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Full text of "Opere de Giorgio Vasari"

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Brigham Young University 








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V 

ims6 . . . ^ ~ 
• m OPERE 

v*(3 DI 

Giorgio vasari 

PITTORE E ARCHITETTO 
ARETINO 



V O L U M E III. 






FIRENZE 

PRESSO S. AUDIN, E C* 

L I B R A J 

IN MERCATO NUOVO 1)1 FACCIA VACCHERECGIA 

MDCCCXXII. 



JkROLD B. LEE LIBk; fl8 
3MGHAM YOUNG UNIVERSiTU 
PROYO. UXAB 



DELLE VITE 



_♦ * 



DE PIÙ ECCELLENTI 

PITTORI , SCULTORI 

E 

ARCHITETTORI 

SCRITTE DA GIORGIO VASARI 

PITTORE E ARCHITETTO ARETINO 

PARTE IIX 



PROEMIO 



V, 



eramente grande augumento fecero alle arti 
della architettura , pittura , e scultura , quelli 
eccellenti maestri che noi abbiamo descritti sin 
qui nella seconda parte di queste vite , aggiu- 
gnendo alle cose dei primi regola , ordine , mi- 
sura, disegno e maniera , se non in tutto perfet- 
tamente , tanto almanco vicino al vero , che i 
terzi , di chi noi ragioneremo da qui avanti, po- 
terono mediante quel lume sollevarsi, e condursi 
alla somma perfezione , dove abbiamo le cose 
moderne di maggior pregio e più celebrate . Ma 
perchè più chiaro ancor si conosca la qualità 
del miglioramento che ci hanno fatto i predetti 
artefici, non sarà certo fuor di proposito dichia- 
rare in poche parole i cinque aggiunti che io no- 
minai , e discorrere succintamente donde sia 
nato quel vero buono che , superato il secolo 
antico , fa il moderno sì glorioso . Fu adunque 
la regola nell'architettura, il modo del misurare 
delle anticaglie , osservando le piante degli edi- 
fici antichi nelle opere moderne . 1/ ordine fu il 
dividere 1' un genere dall' altro , sicché toccasse 
ad ogni corpo le membra sue, e non si cambias- 
se più tra loro il dorico , lo ionico , il corintio , 
ed il toscano : e la misura fu universale sì nella 
architettura come nella scultura , fare i corpi 
delle figure retti , dritti , e con le membra orga- 
nizzati parimente ; ed il simile nella pittura . Il 
disegno fu lo imitare il più bello della natura 
in tutte le figure così scolpite come dipinte , la 
qual parte viene dallo aver la mano e l'ingegno, 
che rapporti tutto quello che vede V occhio in 
Vql. III. a 



6 

sul piano , o disegni o in su fogli , o tavola o al- 
tro piano , giustissimo ed appunto ; e così di ri- 
lievo nella scultura . La maniera venne poi la 
più bella dall' aver messo in uso il frequente 
ritrarre le cose più belle , ed a quel più bello 
o mani , o teste , o corpi , o gambe aggiugnerle 
insieme , e fare una figura di tutte quelle bel- 
lezze cbe più si poteva , e metterla in uso in 
ogni opera per tutte le figure , cbe per questo 
si dice esser bella maniera . Queste cose non 
1' aveva fatte Giotto, né que'primi artefici, seb- 
bene eglino avevano scoperto i principi di * u tte 
queste difficoltà, e toccatele in superficie , come 
nel disegno , più vero cbe non era prima e più 
simile alla natura ; e così 1' unione de' colori, ed 
i componimenti delle figure nelle storie, e molte 
altre cose delle quali abbastanza s'èragionato.Ma 
sebbene i secondi augumentarono grandemente 
a queste arti tutte le cose dette di sopra , elle 
non erano però tanto perfette cbe elle finissero 
diaggiugnere all' intero della perfezione , man- 
candoci ancora nella regola una licenza cbe,non 
essendo di regola , fusse ordinata nella regola , 
e potesse stare senza fare confusione o guastare 
1' ordine ; il quale aveva bisogno d' una inven- 
zione copiosa di tutte le cose , e d' una certa 
bellezza continuata in ogni minima cosa , cbe 
mostrasse tutto quell' ordine con più ornamen- 
to. Nelle misure mancava uno retto giudizio, cbe 
senza cbe le figure fussero misurate avessero in 
quelle grandezze eli' elle erano fatte una grazia 
cbe eccedesse la misura. Nel disegno non v'erano 
gli estremi del fine suo , perebè sebbene e' face- 
vano un braccio tondo ed una gamba diritta , 
non era ricerca con muscoli , con quella facilità 



.. 7 
graziosa e dolce che apparisce fra *1 vedi e non 
vedi, come fanno la carne e le cose vive ; ma 
elle erano crude e scorticate, che faceva difficoltà 
agli occhi e durezza nella maniera ; alla quale 
mancava una leggiadria di fare svelte e graziose 
tutte le figure, e massimamente le femmine ed 
i putti con le membra naturali come agli uo- 
mini : ma ricoperte di quelle grassezze e carno- 
sità che non siano goffe come le naturali , ma 
arteficiate dal disegno e dal giudizio . Vi man- 
cavano ancora la copia de' belli abiti , la varietà 
di tante bizzarrie, la vaghezza de'colori , la uni- 
versità ne' casamenti, e la lontananza e varietà 
ne paesi; ed avvegnaché molti di loro comincias- 
sino come Andrea Verrocchio, Antonio dei Pol- 
iamolo, e molti altri più moderni , a cercare di 
fare, le loro figure più studiate,e che ci apparisse 
dentro maggior disegno , con quella imitazione 
più simile e più appunto alle cose naturali: non- 
dimeno e' non v' era il tutto ancoraché ci fusse 
1' una sicurtà più certa , che eglino andavano in 
verso il buono , e eh' elle fussino però approva- 
te , secondo 1' opere degli antichi , come si vide 
quando il Verrocchio rifece le gambe e le brac- 
cia di marmo al Marsia di casa Medici in Fio- 
renza ; mancando loro pure una fine , ed una 
estrema perfezione ne' piedi , mani , capelli , 
barbe , ancora che il tutto delle membra sia ac- 
cordato con 1' antico , ed abbia una certa corri- 
spondenza giusta nelle misure . Che s' eglino 
avessino avuto quelle minuzie dei fini che sono 
la perfezione ed il fiore dell'arte,arebbono avuto 
ancora una gagliardezza risoluta nell' opere lo- 
ro , e ne sarebbe conseguito la leggiadria ed una 
pulitezza e somma grazia , che non ebbono , 



8 
ancora che vi sia Io stento della diligenza , 
che sono quelli che danno gli stremi dell'arte 
nelle belle figure, o di rilievo o dipinte. Quella 
fine e quel certo che che ci mancava, non lo po- 
tevano mettere così presto in atto , avvengachè 
lo studio insecchisce la maniera , quando egli è 
preso per terminare i fini in quel modo . Bene 
lo trovarono poi dopo gli altri nel vedere cavar 
fuora di terra certe anticaglie citate da Plinio 
delle più. famose , il Laocoonte, 1' Ercole , ed il 
Torso grosso di Belvedere,così la Venere, la Cleo- 
patra, lo Apollo ed infinite altre , le quali nella 
lor dolcezza e nelle lor asprezze con termini car- 
nosi e cavati dalle maggior bellezze del vivo , 
con certi atti , che non in tutto si storcono , ma 
si vanno in certe parti movendo , e si mostrano 
con una graziosissima grazia , furono cagione 
di levare via una certa maniera secca , e cruda 7 
e tagliente che per lo soverchio studio avevano 
lasciata in quest' arte Pietro della Francesca , 
Lazzaro Vasari , Alesso Baldovinetti , Andrea 
dal Castagno, Pesello, Ercole Ferrarese, Giovan 
Bellini , Cosimo Rosselli, 1' Abate di S. Clemen- 
te , Domenico del Ghirlandaio , Sandro Botti- 
cello , Andrea Mantegna , Filippo , e Luca Si- 
gnorello , i quali per sforzarsi cercavano fare 
r impossibile dell'arte con le fatiche, e massime 
negli scorti e nelle vedute spiacevoli : che sic- 
come erano a loro dure a condurle , così erano 
aspre a vederle . Ed ancora che la maggior parte 
fussino ben disegnate e senza errori , vi man- 
cava pure uno spirito di prontezza , che non ci 
sì vide mai , ed una dolcezza ne' colori unita , 
che la cominciò ad usare nelle cose sue il Fran- 
cia Bolognese } e Pietro Perugino ; ed i popoli 



, 9 
nel vederla corsero come matti a questa bellezza^ 

nuova e più viva , parendo loro assolutamente 
che e' non si potesse giammai far meglio . Ma 
lo errore di costoro dimostrarono poi chiara- 
mente le opere di Lionardo da Vinci , il quale 
dando principio a quella terza maniera che noi 
vogliamo chiamar la moderna, oltra la gagliar- 
dezza e bravezza del disegno , ed oltra il con~ 
traffare sottilissimamente tutte le minuzie della 
naturatosi appunto come elle sono , con buona 
regola , miglior ordine , o retta misura , disegno 
perfetto , e grazia divina, abbondantissimo di 
copie , e prò tondissimo di arte, dette veramente 
alle sue figure il moto ed il fiato . Seguitò dopo 
lui, ancora che alquanto lontano , Giorgioné da 
Castel Franco , il quale sfumò le sue pitture , e 
dette una terribil movenza alle sue cose , per 
una certa oscurità di ombre bene intese . Né 
meno di costui diede alle sue pitture forza , ri- 
lievo , dolcezza , e grazia nei colori fra Barto- 
lommeo di S. Marco : ma più di tutti il gfazio- 
sissimo Raffaello da Urbino , il quale studiando 
le fatiche de' maestri vecchi e quelle de* mo- 
derni, prese da tutti il meglio,e fattone raccolta^ 
arricchì l'arte della pittura di quella intera per- 
fezione che ebbero anticamente le figure di 
Apellee di Zeusi, e più se si potesse dire , o 
mostrare 1* opere di quelli a questo paragone . 
Laonde la natura restò vinta da' suoi colori , e 
l'invenzione era in lui sì facile e propria, quanto 
può giudicare chi vede le storie sue , le quali 
sono simili alli scritti , mostrandoci in quelle i 
siti simili e gli edifici , cosi come nelle genti 
nostrali e strane le cere e gli abiti , secorvdo 
che egli ha voluto : oltra il dono della grazia 

* 2 



16 
delle teste, giovani , vecchi , e femmine , riser- 
vando alle modeste la modestia , alle lascive la 
lascivia , ed ai putti ora i vizi negli occhi , ed 
ora i giuochi neli' attitudini. E cosi i suoi panni 
piegati ne troppo semplici ne intrigati , ma con 
una guisa che paiono veri . Segui in questa ma- 
nkrra, ma più. dolce di colorito e non tanta ga- 
gliarda, Andrea del Sarto ; il quale si può dire 
die fusse raro , perchè 1' opere sue sono senza 
errori . Né si può esprimere le leggiadrissime 
vivacità che fece nell'opere sue Antonio da Cor- 
reggio, sfilando i suoi capelli con un modo, non 
di quella maniera fine che facevano gì' innanzi 
a lui , eh' era diffìcile tagliente e secca , ma 
d' una piumosità morbidi , che si scorgevano le 
fila nella facilità del tarli , che parevano d' oro 
e più beili che i vivi , i quali restano vinti dai 
suoi coloriti . Il simile fece Francesco Mazzola 
Parmigiano , il quale in molte parti , di grazia 
e di ornamenti , e di bella maniera lo avanzò , 
come si vede in molte pitture sue , le quali ri- 
dono nel viso , e siccome gli occhi veggono vi- 
vacissimamente, così si scorge il batter dei polsi, 
come più piacque al suo pennello . Ma chi con- 
sidererà T opere delle facciate di Polidoro e di 
Maturino , vedrà le figure far quei gesti che 
V impossibile non può fare ; e stupirà come e' si 
possa , non ragionare con la lingua, eh' è facile, 
ina esprimere col pennello le terribilissime in- 
venzioni , messe da loro in opera con tanta pra- 
tica e destrezza , rappresentando i fatti dei Ro- 
mani come e' furono propriamente . E quanti 
ce ne sono stati che hanno dato vita alle loro fi- 
gure coi colori ne'morti? come il Piosso , fra Se- 
bastiano , Giulio Romano , Perin del Vaga : 



ir 

perchè de' vivi, che per se medesimi son notissi- 
mi, non accade qui ragionare. Ma quello che im- 
porta il tutto di quest'arte è che l'hanno ridotta 
oggi talmente perfetta , e facile per chi possiede 
il disegno , l'invenzione, ed il colorito, che dove 
prima da que 'nostri maestri si faceva una tavola 
in sei anni,oggi in un anno questi maestri ne fan- 
nojsei^ed io ne fo indubitatamente fede,e di vista 
e d' opera : e molto più si veggono finite e per- 
fette) che non facevano prima gli altri maestri 
di conto . Ma quello che fra i morti e vivi porta 
la palma , e trascende e ricuopre tutti , è il di- 
vino Michelagnolo Buonarroti , il qual non sol® 
tiene il principato di una di queste arti , ma di 
tutte tre insieme . Costui supera e vince non so- 
lamente tutti costoro che hanno quasi che vinto 
già la natura, ma quelli stessi famosissimi anti- 
chi , che si lodatamente fuor d' ogni dubbio la 
superarono : ed unico si trionfa di quelli , di 
questi , e di lei , non imaginandosi appena 
quella , cosa alcuna sì strana e tanto difficile , 
che egli con la virtù del divinissimo ingegno 
suo , mediante l' industria , il disegno , 1' arte , 
il giudizio , e la grazia , di gran lunga non la 
trapassi ; e non solo nella pittura, e ne' colori , 
sotto il qual genere si comprendono tutte le for- 
me e tutti i corpi retti e non retti, palpabili ed 
impalpabili, visibili e non visibili, ma nell'estre- 
ma rotondità dei corpi ; e con la punta del suo 
scarpello , e delle fatiche di così bella e frutti- 
fera pianta son distesi già tanti rami e sì onora- 
ti, che oltre l'aver pieno il mondo in sì disusata 
foggia de' più saporiti frutti che siano , hanno 
ancora dato 1' ultimo termine a queste tre nobi- 
lissime arti con tanta e sì maraviglila perfezio- 



12 

ne , che ben si può dire e sicuramente , le sue 
statue in qual si voglia parte di quelle , esser 
più belle assai cbe 1' antiche ; conoscendosi 
nel mettere a paragone , teste , mani , braccia , 
e piedi , formati dall'uno e dall' altro, rimanere 
in quelle di costui un certo fondamento più sal- 
do , una grazia più interamente graziosa , ed 
una molto più assoluta perfezione, condotta con 
una certa difficultà sj facile nella sua maniera , 
che egli è impossibile mai veder meglio ; le 
quali , se per avventura ci fussero di quelle fa- 
mosissime greche o romane da poterle a fron- 
te a fronte paragonare , tanto resterebbono in 
maggior pregio e più onorate , quanto più ap- 
pariscono le sue sculture superiori a tutte le an- 
tiche . Ma se tanto sono da noi ammirati que'fa- 
mosissimi che provocati con si eccessivi premj 
e con tanta felicità, diedero vita alle opere loro, 
quanto doviamo noi maggiormente celebrare e 
mettere in cielo questi rarissimi ingegni, che non 
folo senza premj , ma in una povertà miserabile 
fanno frutti si preziosi ? Credasi ed affermisi 
«dunque , che se in questo nostro secolo fusse la 
giusta remunerazione , si farebbono senza dub- 
bio cose più grandi , e molto migliori che non 
fecero mai gli antichi. Ma lo avere a combattere 
più con la fame che con la fama , tien sotterra- 
ti i miseri ingegni , ne gli lascia ( colpa e vergo- 
gna di chi sollevare li potrebbe , e non se ne 
cura ) farsi conoscere . E tanto basti a questo 
proposito , essendo tempo di oramai tornare alle 
vite , trattando distintamente di tutti quelli che 
hanno fatto opere celebrate in questa terza ma- 
niera , il principio delia quale fu Lionardo dà 
Vinci , dal quale appresso cominceremo . 






. 




MOKATRTD)® BAVIKCI 



VITA 
Di LIONARDO DA VINCI 

PITTORE E SCULTORE FIORENTINO . 



G, 



randissimi doni si veggono piovere dagl'in- 
flussi celesti ne 'corpi umani molte volte natural- 
mente , e soprannaturali talvolta strabocche- 
volmente accozzarsi in un corpo solo, bellezza, v 
grazia , e virtù in una maniera , che dovunque 
si volge quel tale, ciascuna sua azione è tanto 
divina , che lasciandosi dietro tutti gli altri uo- 
mini , manifestamente si fa conoscere per cosa, 
com'ella è largita da Dio e non acquistata per 
arte umana . Questo lo videro gli uomini in Lio- 
nardo da Vinci, nel quale oltra la bellezza del 
corpo non lodata mai abbastanza , era la grazia 
più che infinita in qualunque sua azione; e tanta 
e sì fatta poi la virtù, che dovunque l'animo 
Volse nelle cose difficili , con facilità le rendeva 
assolute . La forza in lui fu molta e congiunta 
con la destrezza, l'animo e'1 valore sempre regio , 
e magnanimo , e la fama del suo nome tanto 
s'allargò, che non solo nel suo tempo fu tenuto 
in pregio , ma pervenne ancora molto più ne' po- 
steri dopo la morte sua . 

Veramente mirabile e celeste fu. Lionardo 
figliuolo di ser Piero da Vinci ; e nella erudi- 
zione e principj delle lettere arebbe fatto pro- 
fitto grande , se egli non fusse stato tanto vario 
ed instabile . Perciocché egli si mise a imparare 
molte cose , e cominciate poi V abbandonava . 



l4 PARTE TERZA 

Ecco , nelP abbaco, egli in pochi mesi chV Vai- 
tese , fece tanto acquisto , che movendo di con- 
tinuo dubbi e diflìcultà al maestro che gì* inse- 
gnava, bene spesso lo confondeva. Dette alquanto 
d'opera alla musica, ma tosto si risolvè a impa- 
rare a sonare la lira, come quello che dalla natura 
t:ve va spirito elevatissimo e pieno di leggiadria , 
onde sopra quella cantò divinamente all'improv- 
viso. Nondimeno bench' egli a sì varie cose atten- 
desse, non lasciò mai il disegnare ed il fare di 
rilievo, come cose che gli andavano a fantasia più. 
d'alcun' altra. Veduto questo Ser Piero e consi- 
derato la elevazione di quello ingegno, preso un 
giorno alcuni de' suoi disegni li portò ad Andrea 
del Verrocchio, ch'era molto amico suo, e lo 
pregò strettamente che gli dovesse dire , se Lio- 
nardo attendendo al disegno farebbe alcun pro- 
fitto. Stupì Andrea nel veder il grandissimo prin- 
cipio di Lionardo, e confortò Ser Piero che 1© 
facesse attendere; ond'egli ordinò con Lionardo 
eh' e' dovesse andare a bottega di Andrea; il che 
Lionardo fece volentieri oltre modo ; e non solo 
esercitò una professione, ma tutte quelle ove il 
disegno si interveniva ; ed avendo uno intelletto 
tanto divino e maraviglioso , che essendo bonis- 
simo geometra, non solo operò nella scultura, 
facendo nella sua giovanezza di terra alcune teste 
di femmine che ridono, che vanno formate per 
F arte di gesso , e parimente teste di putti che 
parevano usciti di mano d'un maestro; ma nell'ar- 
chitettura ancora fe'molti disegni così di piante 
come d'altri edifizj, e fu il primo , ancoraché 
giovanetto, che discorresse sopra il fiume d'Arno 
per metterlo in canale da Pisa a Fiorenza. Fece 
disegni di mulini, gualchiere, ed ordigni che pò- 



VITA DI LIONÀRDO DA VTNCI l5 

tessero andare per forza d' acqua ; e perchè la 
professione sua volle che fosse la pittura , studiò 
assai in ritrai* di naturale, e qualche volta in far 
modelli di figure di terra; ed addosso a quelle 
metteva cenci molli interrati, e poi con pazienza 
si metteva a ritrargli sopra a certe tele sottilis- 
sime di rensa o di panni lini adoperati, e li lavo- 
rava di nero e bianco con la punta del pennello, 
eh' era cosa miracolosa; come ancora ne fan fede 
alcuni che ne ho di sua mano in sul nostro libro 
de' disegni: oltre che disegnò in carta con tanta 
diligenza e si bene , che in quelle finezze non è 
chi v' abbia aggiunto mai ; che n'ho io una testa 
di stile e chiaro scuro , che è divina : ed era 
in quell'ingegno infuso tanta grazia da Dio ed 
una dimostrazione sì terribile accordata con 1' 
intelletto e memoria che lo serviva, e col di- 
segno delle mani sapeva si bene esprimere il 
suo concetto , che con i ragionamenti vinceva 
e con le ragioni confondeva ogni gagliardo in- 
gegno. Ed ogni giorno faceva modelli e disegni 
da potere scaricare con facilità monti e forargli 
per passare da un piano a un' altro, e per via di 
lieve e di argani e di vite mostrava potersi alzare 
e tirare pesi grandi : e modi da votare porti, e 
trombe da cavare de' luoghi bassi acque, che 
quel cervello mai restava di ghiribizzare ; de* 
quali pensieri e fatiche se ne vede sparsi per 
F arte nostra molti disegni , ed io n' ho visti 
assai . Oltreché perse tempo fino a disegnare 
gruppi di corde fatti con ordine , e che da un 
capo seguisse tutto il resto fino ali' altro, tanto 
che s'empiesse un tondo; che se ne vede in 
istampa uno diineilissiino e molto bello, e nel 
juiezzo vi sono queste parole ; Ltonardus ?#?$H 



iG PARTE TERZA 

Academia. E fra questi modelli e disegni ve n'era 
uno col quale più volte a molti cittadini ingegnosi 
che allora governavano Fiorenza, mostrava vo- 
lere alzare il tempio di S. Giovanni di Fiorenza, 
e sottomettervi le scalee senza rumarlo ;e con sì 
forti ragioni lo persuadeva, che pareva possibile, 
qnantunque ciascuno, poi chee'si era partito, co- 
noscesse per se medesimo l'impossibilità di cotanta 
impresa. Era tanto piacevole nella conversazione, 
che tirava a se gli animi delle genti; e non avendo 
egli si può dir nulla, e poco lavorando, del continuo 
tenne servitori e cavalli, de' quali si dilettò mol- 
to, e particolarmente di tutti gli altri animali , 
i quali con grandissimo amore e pacienza gover- 
nava : e mostrollo , che spesso passando dai luo- 
ghi dove si vendevano uccelli , di sua mano ca- 
vandogli di gabbia e pagatogli a chi li vendeva 
il prezzo che n' era chiesto , li lasciava in aria a 
volo , restituendoli la perduta libertà. Laonde 
volle la natura tanto favorirlo, che dovunque e' 
rivolse il pensiero, il cervello, e l'animo, mostrò 
tanta divinità nelle cose sue, che nel dare la per- 
fezione di prontezza, vivacità, boutade, vaghez- 
za, e grazia nessun altro mai gli fu pari. Vedesi 
bene che Lionardo per l'intelligenza dell'arte 
cominciò molte cose, e nessuna mai ne fini, paren- 
dogli che la mano aggiugnere non potesse alia 
perfezione dell'arte nelle cose che egli s' inva- 
ginava; conciossiachè si formava nell'idea alcune 
dimcultà sottili e tanto maravigliose, che con le 
mani, ancora ch'elle frissero eccellentissime, non 
si sarebbono espresse mai. E tanti furono i suoi 
capricci, che filosofando delle cose natura'i, attese 
a intendere la proprietà dell' erbe , continuando 
ed osservando il moto del cielo, il corso delia luna, 



VITA DI LIONARDO DA VINCI 17 

e gli andamenti del Sole . Aeconciossi dunque , 
come è detto, per via di Ser Piero nella sua fan- 
ciullezza all' arte con Andrea del Verr< echio, il 
quale facendo una tavola, dove S. Gi vanni bat- 
tezzava Cristo. Lionardo lavorò un angelo che 
teneva alcune vesti, e benché fosse giovanetto, 
lo condusse di tal maniera, che molto meglio delle 
figure d'Andrea stava 1' angelo di Lionardo ; il 
che fu cagione ch'Andrea mai più non volle 
toccar colori , sdegnatosi che un fanciullo ne sa- 
pesse più di lui. Gli fu allogato per una portiera, 
che si aveva a fare in Fiandra d' oro e di ^eta 
tessuta per mandare al re di Portogallo, un car- 
tone d' Adamo e d' Eva , quando nel paradiso 
terrestre peccano : dove col pennello fece Lio- 
nardo di chiaro e seuro lumeggiato di biacca un 
prato di erbe infinite con alcuni animali, che in 
vero può dirsi che in diligenza e naturalità al 
mondo divino ingegno far non la possa sì simile. 
Quivi è il he o ; altra lo scortar delle foglie e le 
vedute de* rami, condotto con tanto amore , che 
l' ingegno si smarrisce solo a pensare come un 
uomo possa avere tanta pacienza. Evvi ancora un 
palmizio che ha la rotondità delle ruote della 
palma lavorate con sì grande arte e maravigliosa, 
che altro che la pazienza e l'ingegno di Lionardo 
non lo poteva fare; la quale opera altrimenti non 
si fece, onde il cartone è oggi in Fiorenza nella 
felice casa del Magnifico Ottaviano de" Medici, 
donatogli non ha molto dal zio di Lionardo. Di- 
cesi che Ser Piero da Vinci essendo alla villa , fu 
ricercato domesticamente da un suo contadino, 
il quale di un fico da lui tagliato in sul podere 
aveva di sua mano fatto una rotella, che a Fio- 
renza gliene facesse dipingere ; il che egli con- 
fo/. ///. % o 



l8 PARTE TERZA 

lentissimo fece, senda malto pratico il villano 
nel pigliare uccelli e nelle pescagioni, e serven- 
dosi grandemente di lui Ser Piero a questi eser- 
cizj . Laonde lattala condurre a Firenze , senza 
altrimenti dire a Lionardo di chi ella si fosse , lo 
ricercò che egli vi dipignesse suso qualche cosa. 
Lionardo arrecatosi un giorno tra le mani questa 
rotella veggendola torta , mal lavorata , e goffa , 
la dirizzò col fuoco, e datala a un torniatore, di 
rozza e goffa che ella era la fece ridurre delicata 
e pari; ed appresso ingessatala ed acconciatala a 
modo suo, cominciò a pensare quello che vi si 
potesse dipignere su , che avesse a spaventare chi 
le venisse contra, rappresentando lo effetto stesso 
che la testa già di Medusa . .Portò dunque Lio- 
nardo per questo effetto ad una sua stanza, dove 
non entrava se non egli solo, lucertole, ramarri, 
grilli, serpi, farfalle, locuste, nottole ed altre stra- 
ne spezie di simili animali ; dalla moltitudine de 
quali variamente adattata insieme cavò uno anima- 
laccio moltoorrihile e spaventoso, il quale avvele- 
nava con l'alito e faceva l'aria di fuoco; e q ue ^ 
fece uscire d una pietra scura e spezzata, huffando 
veleno dalla gola aperta , fuoco dagli occhi , e 
fumo dal naso sì stranamente , che pareva mo- 
struosa ed orribile cosa affatto; e penò tanto a 
farla, che in quella stanza era il morbo degli 
animali morti troppo crudele , ma non sentito da 
Lionardo per il grande amore che portava all'arte. 
Finita questa opera che più non era ricerca ne 
dai villano ne dal padre, Lionardo gli disse che 
ad ogni sua comodità mandasse per la rotella, che 
quanto a lui era finita. Andato dunque Ser Piero 
una mattina alla stanza per la rotella, e picchiato 
alla porta, Lionardo gli aperse dicendo che aspet- 



VITA DI LIONARDO DA VINCI 19 

tasse un poco, e ritornatosi nella stanza, acconciò 
la rotella al lume in sul leggìo ed assettò la finestra 
che facesse lume abbacinato, poi lo lece passar 
dentro a vederla . Ser Piero nel primo aspetto 
non pensando alla cosa , subitamente si scosse , 
non credendo che quella fosse rotella, ne manco 
dipinto quel figurato che e' vi vedeva; e tornando 
col passo addietro, Lionardo lo tenne dicendo : 
Questa opera serve per quel che ella è latta; 
pigliatela dunque , e portatela , che questo è il 
fine che dell'opere s'aspetta. Parve questa cosa 
più che miracolosa a Ser Piero , e lodò grandis- 
simamente il capriccioso discorso di Lionardo ; 
poi comperata tacitamente da un mereiaio un'al- 
tra rotella dipinta d' un cuore trapassato da uno 
strale, la donò al villano, che ne li restò obbli- 
gato sempre mentre che e'visse. Appresso vendè 
Ser Piero quella di Lionardo secretamente in Fio- 
renza a certi mercatanti cento ducati , ed in breve 
ella pervenne alle mani del duca di Milano, ven- 
dutagli trecento ducati da'detti mercatanti. Fece 
poi Lionardo una nostra Donnain un quadro ch'era 
appresso papa Clemente VII molto eccellente , 
e fra 1' altre cose che v' erano fatte, contraffece 
una caraffa piena d'acqua con alcuni fiori dentro, 
dove oltra la maraviglia della vivezza , aveva 
imitato la rugiada dell' acqua sopra, sì che' ella 
pareva più viva che la vivezza. Ad Antonio Segni, 
suo amicissimo, fece in su un foglio un Nettuno 
condotto così di disegno con tanta diligenzia,che e* 
pareva del tutto vivo. Vedevasi il mare turbato 
ed il carro suo tirato da'cavalli marini con le fan- 
tasime , l' orche , ed i noti , ed alcune teste di 
Bei marini bellissime, il quale disegno fu donato 



20 PARTE TERZA 

da Fabio suo figliuolo a M. Giovanni Gadcli con 
questo epigramma : 

Plnxlt Virgilius JVeptunum, pinxit Homerus; 

Duni maris undisoni per baclajlcctit tquos » 
Mente quidtm vates illuni conspexit uterque , 

Vincius ast oculis ;Jureque vinci t eos. 

Vennegli fantasia eli dipignere in un quadro a 
olio una testa d' una Medusa con una acconcia- 
tura in capo con un agruppainennto di serpi , la 
più strana e stravagante invenzione che si possa 
immaginare mai ; ma come o ( >era che portava 
tempo , e come quasi intervenne in tutte le cose 
sue, rimase imperfetta. Questa è fra le cose ec- 
cellenti nel palazzo del duca Cosimo insieme 
con una testa d'uno angelo, che alza un braccio 
in aria che scorta dalla spalla al gomito venendo 
innanzi , e 1' altro ne va al petto con una mano. 
E' cosa mirabile che quello ingegno, che avendo 
desiderio di dare sommo rilievo alle cose che egli 
faceva andava tmto con l'ombre scure a trovare i 
fondi de 'più scuri, che cercava neri che ombrasse- 
ro e fussero più scuri degli altri neri per fare che'l 
chiaro , mediante quelli , fusse più lucido ? ed 
in fine riusciva questo modo tanto tinto , che non 
vi rimanendo chiaro, avevano più forma di cose 
fatte per contraffare una notte , che una finezza 
del lume del dì, ma tutto era per cercare di dare 
maggiore rilievo, e di trovar il fine e la perfezione 
dell' arte. Piaceva^li tanto quando egli vedeva 
certe teste bizzarre o con barbe o con capegli 
degli uomini naturali , che arebbe seguitato uno 
che gli fusse piaciuto un giorno intero , e se lo 
metteva talmente nella idea , che poi arrivato a 
casa Io disegnava come se l'avesse avuto presente. 



VITA DI LIONARDO T>A VINCI 2 1 

Di questa sorte se ne vede molte teste e di fem- 
mine e di maschi, e n' ho io disegnate parecchie 
di sua mano con la penna nel nostro libro de'di- 
segni tante volte citato, come fu quella di Ame- 
rigj Vespucci , eh' e una testa di vecchio bellis- 
sima disegnata di carbone, e parimente quella di 
Scaramuccia capitano de* Zingari , che poi ebbe 
Messer Donato Valdambrini d'Arezzo canonico 
di S. Lorenzo lassatagli dal Giambullari. Comin- 
ciò una tavola dell' adorazione de' Magi, che v'è 
su molte cose belle , massime di teste, la quale 
era in casa di Amerigo Benci dirimpetto alla log- 
gia de'Peruzzi, la quale anch'ella rimase imper- 
fetta come T altre cose sue. Avvenne che morto 
Giovan Galeazzo duca di Milano, e creato Lodo- 
vico Sforza nel grado medesimo 1' anno izffP, fu 
condotto a Milano con gran riputazione Lionaido 
al duca, il quale molto si dilettava del suono della 
lira, perchè sonasse ; e Lionardo portò quello 
strumento eh' egli aveva di sua mano fabbricato 
d'argento gran parte in forma d' un teschio di 
cavallo, cosa bizzarra e nuova, acciocché l'armo- 
nia fosse con maggior tuba e più sonora di voce; 
laonde superò tutti i musici che quivi erano con- 
corsi a sonare . Oltra ciò fu migliore dicitore di 
rime all'improvviso del tempo suo. Sentendo il 
duca i ragionamenti tanto mirabili di Lionardo , 
talmente s'innamorò delle sue virtù, che era cosa 
incredibile. E pregatolo gli fece fare in pittura 
una tavola d' altare dentrovi una Natività , che 
fu mandata dal duca all'imperatore. Fece ancora 
in Milano ne'frati di S. Domenico a S. Maria delle 
Grazie ttn cenacolo , cosa bellissima e maravi- 
gliosa , ed alle teste degli apostoli diede tanta 
maestà e bellezza, che quella del Cristo lasciò 

* 3 



22 PARTE TERZA 

imperfetta, non pensando poterle dare quella di- 
vinità celeste, che all'imagine di Cristo si richie- 
de. La quale opera rimanendo così per finita , 
e stata dai Milanesi tenuta del continuo in gran- 
dissima venerazione, e dagli altri forestieri anco- 
ra; atteso che Lionardo s'imaginò e riuscigli di 
esprimere quel sospetto, che era entrato negli 
apostoli, di voler sapere chi tradiva il loro mae- 
stro. Per il che si vede nel viso di tutti loro l'amore 
la paura , e lo sdegno , ovvero il dolore di non 
potere intendere lo animo di Cristo; la qual cosa 
non arreca minor maraviglia, che il conoscersi 
allo incontro 1' ostinazione, l'odio, e il tradi- 
mento in Giuda senza che ogni minima parte 
dell'opera mostra una incredibile diligenza; av- 
vengachè infino nella tovaglia è contraffatto l'o- 
pera del tessuto d'una maniera, che la rensa 
stessa non mostra il vero meglio . 

Dicesi che il priore di quel luogo sollecitava 
molto importunamente Lionardo che finisse l'ope- 
ra, parendogli strano veder talora Lionardo starsi 
un mezzo giorno per volta astratto in considera- 
zione; ed arebbe voluto, come faceva dell'opere 
che zappavano nell'orto, che egli non avesse mai 
fermo il pennello; e non gli bastando questo, se 
ne dolse col duca e tanto lo rinfocolò, che fu co- 
stretto a mandar per Lionardo e destramente 
sollecitargli l'opera, mostrando con buon modo 
che tutto faceva per l' importunità del priore . 
Lionardo conoscendo l' ingegno di quel principe 
esser acuto e discreto , volse ( quel che non avea 
mai fatto con quei priore) discorrere col duca 
largamente sopra di questo . Gii ragionò assai 
dell'arte e lo fece capace che gì' ingegni elevati 
talor che manco lavorano, più adoperano, cer- 



VITA DI L10NARD0 DA VINCI ss3 

cando con la mente l'invenzioni, e formandosi 
quelle perfette idee, che poi esprimono e ritrag- 
gono con le mani da quelle già concepute nell'ili' 
telletto. E gli soggiunse che ancor gli mancava 
due teste da fare , quella di Cristo, della quale 
non voleva cercare in terra e non poteva tanto 
pensare , che nella imaginazione gli paresse po- 
ter concepire quella bellezza e celeste grazia , 
che dovette essere in quella della divinità incar- 
nata. Gli mancava poi quella di Giuda, che anco 
gli metteva pensiero, non credendo potersi ima- 
ginare una l'orma da esprimere il volto di colui , 
che dopo tanti benefizi ricevuti avesse avuto l'ani- 
mo si fiero , che si fusse risoluto di tradir il suo 
signore e creator del mondo ; pur che di questa 
seconda ne cercherebbe , ma che alla fine non 
trovando meglio, non gli mancherebbe quella 
di quel priore tanto importuno ed indiscreto. La 
qual cosa mosse il duca maravigliosamente a riso 
e disse, che egli avea mille ragioni. E così il po- 
vero priore confuso > attese a sollecitar l* opera 
dell'orto, e lasciò star Lionardo, il quale finì bene 
la testa del Giuda che pare il vero ritratto deh 
tradimento ed inumanità. Quella di Cristo rimase, 
come si è detto, imperfetta. La nobiltà di questa 
pittura , sì per il componimento > sì per essere 
finita con una incomparabile diligenza fece venir 
voglia al re di Francia di condurla nel regno ; 
onde tentò per ogni via se ci fusse stato architetti , 
che con trovate di legnami e di ferri 1' avessero 
potuta armar di maniera , che ella si fosse con- 
dotta salva , senza considerare a spesa che vi si 
fusse potuta fare) tanto la desiderava, Ma l'esser 
falla nel muro fece che sua Maestà se ne portò 
lu voglia j ed ella si rimase a'Mila&esi< $el tfltè» 



*4 PARTE TERZA 

desimo refettorio, mentre che lavorava il cena- 
colo, neiia testa, dove è una Passione di maniera 
vecchia, ritrasse il detto Lodovico con Massimi- 
liano suo primogenito, e dall' altra parte la du- 
chessa Beatrice con Francesco altro suo figliuolo, 
che poi furono amendue duchi di Milano che sono 
ritratti divinamente. Mentre che egli attendeva a 
questa opera, propose al duca fare un cavallo di 
bronzo di maravigliosa grandezza per mettervi ih 
memoria l'imagi ne del duca ; e tanto grande lo 
cominciò e riuscì, che condur non si potè mai , 
Ecci chi ha avuto opinione (come son varj , e 
molte volte per invidia maligni i giudizi umani) 
che Lionardo (come dell'altre sue cose) lo comin- 
ciasse , perchè non si finisse; perchè essendo di 
tanta grandezza , in volerlo gettar d' un pezzo vi 
si vedeva difficultà incredibile; e si potrebbe anco 
crédere che dall'effetto molti abbiano fatto questo 
giudizio, poiché delle cose sue ne son molte ri- 
mase imperfette. Ma per il vero si può credere 
che l'animò suo grandissimo ed eccellentissimo 
per esser troppo volenteroso fusse impedito , e 
che il voler cercar sempre eccellenza sopra eccel- 
lenza e perfezione sopra perfezione ne fusse cagio- 
ne; talché l'opera fusse ritardata dal desìo, come 
disse il nostro Petrarca. E nel vero quelli che 
veddono il modello che Lionardo fece di terra 
grande , giudicano non aver mai vi«to più bella 
cosa né più superba: il quale durò fino che ì 
Francesi vennero a Milano con Lodovico re di 
Francia, che lo spezzarono tutto. Enne anche 
smarrito un modello piccolo di cera, ch'era te- 
nuto perfetto, insieme con uu libro di notomia 
di cavalli fatta da lui per suo studio. Attese di- 
poi , ma con maggior cura , alla notomia degli 



VITA DI LIONARDO DA VINCI 25 

uomini aiutato e scambievolmente aiutando ia 
questo Messer Marcantonio della Torre eccellente 
filosofo, che allora leggeva in Pavia e scriveva 
di questa materia; e fu de'primi (come odo dire) 
che cominciò a illustrare con la dottrina di Ga- 
leno le cose di medicina, ed a dar vera luce alla 
notomia fino a quel tempo involta in molte e gran- 
dissime tenebre d- ignoranza; ed in questo si servì 
maravigliosamente dell'insegno, opera, e mano 
di Lionardo , che ne fece uu libro disegnato di 
matita rossa e tratteggiato di penna , che egli di 
sua mano scorticò e ritrasse con grandissima dili- 
genza; dove egli fece tutte le ossature, ed a quelle 
congiunse pu con ordine tutti i nervi e coperse 
di muscoli; i primi appiccati "all' osso , ed i se- 
condi che tengono il fermo, ed i terzi che muo- 
vono , ed in quelli a parte per parte di brutti 
caratteri scrisse lettere , che sono fatte con la ma- 
no mancina a rovescio : e chi non ha pratica a 
leggere non l' intende , perchè non si leggono se 
non con lo specchio. Di queste carte della noto- 
mia degli uomini n' è gran parte nelle mani di 
M. Francesco da Melzo gentiluomo milanese, che 
nel tempo di Lionardo era bellissimo fanciullo 
e molto amato da lui , cosi come oggi e bello e 
gentile vecchio , che le ha care e tiene come 
per reliquie tal carte insieme con il ritratto della 
felice memoria di Lionardo: e a chi legge quegli 
scritti par impossibile che quel divino spirito 
abbia cosi ben ragionato dell' arte e de' muscoli 
e nervi e vene e con tanta diligenza d'ogni cosa. 
Come anche sono nelle mani di N. N. pittor mi- 
lanese alcuni scritti di Lionardo, pur di caratteri 
scritti con la mancina a rovescio , che trattano 
della pittura e de' modi del disegno e colorire . 



•?.6 PARTE TERZA 

Costui non è molto che venne a Fiorenza a 
▼edermi, desiderando stampar questa operaie 
la condusse a Roma per dargli esito , ne so poi 
che di ciò sia seguito. E per tornare alle ope- 
re di Lionardo , venne al suo tempo in Mi- 
lano il re di Francia ; onde pregato Lionardo 
di far qualche cosa bizzarra , fece un lione , che 
camminò parecchi passi,poi s'aperse il petto e lo 
mostrò tutto pieno di gigli- Prese in Milano Sa- 
lai Milanese per suo creato, il qual era vaghis- 
simo di grazia e di bellezza, avendo belli capelli 
ricci ed inanellati , de' quali Lionardo si dilettò 
molto : ed a lui insegnò molto cose dell' arte, e 
certi lavori , che in Milano si dicono essere di 
Salai , furono ritocchi da Lionardo . Ritornò a 
Fiorenza, dove trovò che i frati deServi avevano 
allogato a Filippino l'opere della tavola dell'ai- 
tar maggiore della JNunziata : per il che fu detto 
da Lionardo che volentieri avrebbe fatta una si- 
mil cosa. Onde Filippino inteso ciò, come gentil 
persona ch'egli era, se ne tolse giù,ed i frati, per- 
chè Lionardo la dipignesse, se lo tolsero in casa, 
facendo le spese a lui ed a tutta la sua famiglia; e 
cosi li tenne in pratica lungo tempo, ne mai co- 
minciò nulla. Finalmente fece un cartone den- 
trovi una nostra Donna ed una S. Anna con un 
Cristo , la quale non pure fece maravigliare tutti 
gli artefici , ma finita eh' ella fu nella stanza , 
durarono due giorni d' andare a vederla gii uo- 
mini e le donne, i giovani ed i vecchi, come si va 
alle feste solenni, per veder le maraviglie di Lio- 
nardo , che fecero stupire tutto quel popolo ; 
perchè si vedeva nel viso di quella nostra Donna 
tutto quello che di semplice e di bello può con 
semplicità e bellezza dare grazia a una madra 



VITA DI LIONARDO DA VINCI 27 

di Cristo , volendo mostrare quella modestia e 
quella umiltà, che in una vergine contentissima 
d'allegrezza nel vedere la bellezza del suo figliuolo 
che con tenerezza sosteneva in grembo, e mentre 
che ella con onestissima guardatura a basso scor- 
geva un S. Giovanni piccol fanciullo , che si an- 
dava trastullando con un pecorino, non senza un 
ghigno d'una S. Anna, che colma di letizia vede- 
va la sua progenie terrena esser divenuta celeste: 
considerazioni veramente dallo intelletto ed inge- 
gno di Lionardo. Questo cartone , come di sotto 
si dirà, andò poi in Francia. Ritrasse la Ginevra 
d'Amerigo Benci, cosa bellissima, ed abbandonò 
il lavoro a' frati, i quali lo ritornarono a Filippi- 
no, il quale sopravvenuto egli ancora dalia morte 
non lo potè finire. Prese Lionardo a fare per Fran- 
cesco del Giocondo il ritratto di mona Lisa sua 
moglie e quattro anni penatovi lo lasciò imperfet- 
to, la quale opera oggi è appresso il re Francesco 
di Francia in Fon tanableo; nella qual testa chi vo- 
leva vedere quanto l'arte potesse imitarla natura, 
agevolmente si poteva comprendere; perchè quivi 
erano contraffatte tutte le minuzie che si possono 
con sottigliezza dipignere. Avvengachè gli occhi 
avevano que' lustri e quelle acquitrine che di 
continuo si veggono nel vivo , ed intorno a essi 
erano tutti que' rossigni lividi e i peli , che non 
senza grandissima sottigliezza si possono fare. 
Le ciglia per avervi fatto il modo del. nascere i 
peli nella carne , dove più folti e dove più radi , 
e girare secondo i pori della carne, non potevano 
essere più naturali. Il naso con tutte quelle belle 
aperture rossette e tenere si vedeva essere vivo . 
La bocca con quella sua sfenditura , con le sue 
fini unite dal rosso della bocca , con l' incarna- 



a8 PARTE TERZA 

zione del viso , che non colori, ma carne pareva 
veramente . Nella fontanella della gola chi inten- 
tissimamente la guardava vedeva battere i polsi; 
e nel vero si può dire che questa fusse dipinta 
d' una maniera da far tremare e temere ogni ga- 
gliardo artefice , e sia qual si vuole usovvi an- 
cora questa arte che essendo M. Lisa bellissima, 
teneva , mentre che la ritraeva , chi sonasse o 
cantasse , e di continuo buffoni che la facessero 
stare allegra , per levar via quel malinconico 
che suol dar spesso la pittura a' ritratti che si 
fanno ; ed in questo di Lionardo vi era un ghigno 
tanto piacevole, che fra cosa più divina che uma- 
na a vederlo , ed era tenuta cosa maravigliosa , 
per non essere il vivo altrimenti . 

Per la eccellenza dunque delle opere di questo 
divenissimo artefice era tanto cresciuta la fama 
sua, che tutte le persone che si dilettavano dell' 
arte, anzi la stessa città intera disiderava eh' egli 
le lasciasse qualche memoria ; e ragionavasi per 
tutto di fargli fare qualche opera notabile e gran- 
de , donde il pubblico fusse ornato ed onorato di 
tanto ingegno , grazia , e giudizio, quanto nelle 
cose di Lionardo si conosceva . E tra il gonfalo- 
niere e i cittadini grandi si praticò, che essendosi 
fatta di nuovo la gran sala del consiglio, l'archi- 
tettura della quale fu ordinata col giudizio e con- 
siglio suodi Giuliano S. Gallo, e di Simone Polia- 
moli detto Cronaca, e di xMichelagnolo Buonarroti 
e Baccio d'Agnolo; come a'suoi luoghi più distin- 
mente si ragionerà, la quale finita con grande 
prestezza , fu per decreto pubblico ordinato che 
a Lionardo fusse dato a dipignere qualche opera 
bella ; e così da Piero Soderini , gonfaloniere al 
iora di giustizia, gli fu, allogata la detta sala. 



VITA DI LIONARDO DA VINCI 29 

Per il che volendola condurre, Lionardo comin- 
ciò un cartone alla sala del papa, luogo in S. 
Maria Novella , deutrovi la storia di Niccolò Pic- 
cinino capitano del duca Filippo di Milano, nel 
quale disegnò un gruppo di cavalli che combatte- 
vano una bandiera , cosa che eccellentissima e 
di gran magistero fu tenuta ,per le mirabilissi- 
me considerazioni che egli ebbe nel far quella 
fug-i ; perciocché in essa non si conosce meno la 
rabbia , lo sdegno, e la vendetta negli uomini , 
che ne' cavalli , tra' quali due intrecciatisi con 
le gambe dinanzi, non fanno men guerra coi denti 
che si taccia chi li cavalca nel combattere detta 
bandiera ; dove appiccato le mani un soldato , 
con la forza delle spalle, mentre mette il cavallo 
in fuga , rivolto egli con la persona ; aggrappata 
V asta dello stendardo per sgusciarlo per forza 
dalle mani di quattro, che due lo difendono con 
una mano per uno e l'altra in aria, con le spade 
tentano di tagliar V asta , mentre che un soldato 
vecchio con un berretton rosso gridando tiene 
una mano nell' asta, e con 1' altra inalberato una 
storta, mena con stizza un colpo per tagliar tutte 
a due le mani a coloro, che con forza digrignan- 
do i denti , tentano con fierissima attitudine di 
difendere la loro bandiera. Oltra che in terra fra 
le gambe de' cavalli v'è due figure in iscorto , 
che combattendo insieme , mentre uno in terra 
ha sopra un soldato, che alzato il braccio quanto 
può , con quella forza maggiore gli mette alla 
gola il pugnale per finirgli la vita , e quell' altro 
con le gambe e con le braccia sbattuto , fa ciò 
ch'egli può per non voler la morte. Ne si può 
esprimere il disegno che Lionardo fece negli abiti 
de' soldati , variamente variati da lui ; simile i 
Vol. JIL 4 



3o PARTE TERZA 

cimieri e gli altri ornamenti , senza la maestria 
incredibile che egli mostrò nelle forme e linea- 
menti de' cavalli , i quali Lionardo meglio ch'al- 
tro maestro fece di bravura di muscoli e di gar- 
bata bellezza . Dicesi che per disegnare il detto 
cartone fece un edifizio artificiosissimo, che strin- 
gendolo s'alzava, ed allargandolo s'abbassava. 
Ed invaginandosi di volere a olio colorire in muro, 
fece una composizione d' una mistura sì grossa 
per lo incollato del muro che continuando a 
dipignere in detta sala, cominciò a colare di ma- 
niera , che in breve tempo abbandonò quella, 
vedendola guastare. Aveva Lionardo grandissi- 
mo animo , ed in ogni sua azione era generosis- 
simo. Dicesi che andando al banco per la prov- 
visione eh' ogni mese da Piero Soderini soleva 
pigliare, il cassiere gli volse dare certi cartocci 
di quattrini, ed egli non li volse pigliare, rispon- 
dendogli: Io non sono dipintore da quattrini. Es- 
sendo incolpato d' aver giuntato da Piero Soderi- 
ni, fu mormorato contra di lui; perchè Lionardo 
fece tanto con gli amici suoi, che raglino i da- 
nari e portolli per restituire : ma Pietro non li 
volle accettare. Andò a Roma col duca Giuliano 
de' Medici nella creazione di papa Leone , che 
attendeva molto a cose filosofiche , e massima- 
mente all' alchimia ; dove formando una pasta 
di una cera, mentre che camminava, faceva ani- 
mali sottilissimi pieni di vento, nei quali soffian- 
do , gli faceva volare per 1' aria , ma cessando 
il vento cadevano in terra. Fermò in un ramarro , 
trovato dal vignaruolo di Belvedere,il quale era 
Sbizzarrissimo , di scaglie da altri ramarri scorti- 
cate, ali addosso con mistura d' argenti vivi che 
nei muoversi quando camminava tremavano, e 



VITA DI LtONÀRDO DA VIlYGt 3l 

fattogli gli occhi , corna, e barba, domesticatolo 
e tenendolo in una scatola, tutti gli amici ai quali 
lo mostrava per paura faceva fuggire. Usava spes- 
so far minutamente digrassare e purgare le budella 
d'un castrato e talmente venir sottili, che si 
sarebbono tenute in .palma di mano; e aveva 
messo in un'altra stanza un paio di mantici da fab- 
bro, ai quali metteva un capo delle dette budella, 
e gonfiandole ne riempiva la stanza, la quale era 
grandissima , dove bisognava che si recasse in un 
canto chi v' era , mostrando quelle trasparenti e 
piene di vento dal tenere poco luogo in principio 
esser venute a occuparne molto , agguagliandole 
alla virtù. Fece infinite di queste pazzie, ed attese 
agli specchi, e tentò modi stranissimi nel cercare 
oli perdipignere, e vernice per mantenere l'opere 
fatte. Fece in questo tempo per M. Baldassarre 
Turini da Pescia , che era datario di Leone un 
quadretto di una nostra Donna coi figliuolo in 
braccio con infinita diligenza ed arte. Ma o sia 
per colpa di chi lo ingessò o pur per quelle sue 
tante e capricciose misture delle mestiche e de* 
colori , è oggi molto guasto . E in un altro qua- 
dretto ritrasse un fanciulletto che è bello e gra- 
zioso a maraviglia , che oggi sono tutti e due in 
Pescia appresso a M. Giulio Turini . Dicesi che 
essendogli allogato una opera dal papa , subito 
cominciò a stillare oli ed erbe per far la vernice; 
perchè fu detto da papa Leone: Oimè, costui non 
e per far nulla , da che comincia a pensare alla 
fine innanzi il principio dell' opera . Era sdegno 
grandissimo fra Michelagnolo Buonarroti e lui, per 
il che parti di Fiorenza Michelagnolo per la con- 
correnza, con la scusa del duca Giuliano, essendo 
chiamato dal papa per la facciata di S. Lorenzo. 



32 PARTE TERZA. 

Lionardo intendendo ciò, partì ed andò in Fran- 
cia , dove il re avendo avuto opere sue , gli era 
molto affezionato e desiderava che colorisse il 
cartone della S. Anna ; ma egli , secondo il suo 
costume , Io tenne gran tempo in parole. Final- 
mente venuto vecchio , stette molti mesi amma- 
lato, e vedendosi vicino alla morte, si volse diligen- 
temente informare delle cose cattoliche e della via 
buona e santa religione cristiana, e poi con molti 
pianti confesso e contrito, sebbene e' non poteva 
reggersi in piedi , sostenendosi nelle braccia dei 
suoi amici e servi , volle divotamente pigliare il 
Santissimo Sacramento fuor del letto . Sopì: g- 
gionsegli il re , che spesso ed amorevolmente lo 
soleva visitare ; per il che egli per riverenza riz- 
zatosi a sedere sul letto , contando il mal suo e 
gli accidenti di quello, mostrava tuttavia quanto 
avea offeso Dio e gli uomini del mondo , non a- 
vendo operato nell'arte come si conveniva. Onde 
gli venne un parorismo messaggiero della morte , 
per la quai cosa rizzatosi il re e presogli la testa 
per aiutarlo e porgergli favore, acciocché il male 
lo alleggerisse, lo spirito suo che divinissimo era, 
conoscendo non potere avere maggior onore, spirò 
in braccio a quel re nell'età sua d'anni settan- 
tacinque . 

Dolse la perdita di Lionardo fuor di modo a 
tutti quelli che l'avevano conosciuto, perchè 
mai non fu persona, che tanto facesse onore alla 
pittura . Egli con lo splendor dell' aria sua , che 
bellissima era , rasserenava ogni animo mesto , 
e con le parole volgeva al sì e al nò ogn' indura- 
ta intenzione .' Egli con le forze sue riteneva 
ogni violenta furia , e con la destra torceva un. 
ferro d' una campanella di muraglia ed un ferro 



VITA DI LIONARDO DA VINCI 33 
eli cavallo , come se fusse piombo. Con la libe- 
ralità sua raccoglieva e pasceva ogni amico 
povero e ricco , pur eh' egli avesse ingegno e 
virtù. Ornava ed onorava con ogni azione qual- 
sivoglia disonorata e spogliata stanza ; per il che 
ebbe veramente Fiorenza grandissimo dono nel 
nascere di Lionardo , e perdita più che infinita 
nella sua morte. Neil' arte della pittura aggiun- 
se costui alla maniera del colorire ad olio una 
certa oscurità, donde hanno dato i moderni gran 
forza e rilievo alle loro figure. E nella statuaria 
fece prove nelle tre figure di bronzo che sono 
sopra la porta di S. Giovanni dalla parte di tra- 
montana , fatte da Gio: Francesco Rustici , ma 
ordinate col consiglio di Lionardo, le quali sono 
il più bel getto e di disegno e di perfezione che 
modernamente si sia ancor visto . Da Lionardo 
abbiamo la notomia de' cavalli e quella degli 
uomini assai più perfetta; laonde per tante parti 
sue sì divine , ancora che molto più operasse 
con le parole che co' fatti , il nome e la fama 
sua non si spegneranno giammai . Per il che fu 
detto in lode sua da Mess. Gio: Battista Strozzi 
così : 

Vince costui pur solo 
Tutti altri , e vince Fidia e vince Aptlle , 
E tutto il lor vittorioso stuolo . 

Fu discepolo di Lionardo Gio: Antonio Bol- 
traffio Milanese , persona molto pratica ed in- 
tendente , che T anno i5oo dipinse nella chiesa 
della Misericordia fuori di Bologna in una tavola 
a olio con gran diligenza la nostra Donna col 
figliuolo in braccio, S. Gio: Battista, e S. Ba- 

*4 



34 PARTE TERZA 

stiano ignudo , e il padrone che la fé' fare ritrat- 
to di naturale ginocchioni ? opera veramente 
bella , ed in quella scrisse il nome suo e V esser 
discepolo di Lionardo . Costui ha fatto altre 
opere ed a Milano ed altrove; ma basti aver qui 
nominata questa che è la migliore. E cosi Marco 
Uggioni , che in Santa Maria della Pace fece il 
transito di nostra Donna e le nozze di Cana 
Galilea . 




(g-IOBJS-I© SOi 



VITA 
DI GIORGIONE DA CASTELFRANCO 

PITTOR VINIZIANO. 



N, 



e' medesimi tempi che Fiorenza acquistava 
tanta fama per V opere di Lionardo , arrecò non 
piccolo ornamento a Vinezia la virtù ed eccel- 
lenza d'un suo cittadino , il quale di gran lunga 
passò i Bellini da loro tenuti in tanto pregio , e 
qualunque altro fino a quel tempo avesse in 
quella città dipinto J Questi fu Giorgio , che in 
Castelfranco in sul Trevisano nacque !' anno 
147B essendo doge Giova n Mozzenico fra tei 
del doge Piero ; dalle fattezze della persona e 
dalla grandezza dell' animo chiamato poi col 
tempo Giorgione , il quale , quantunque egli 
fusse nato d' umilissima stirpe , non fu però se 
non gentile e di buoni costumi in tutta la sua 
vita. Fu allevato in Vinegia e dilettassi continova- 
mente delle cose d' amore , e piacqueli il suono 
del liuto mirabilmente e tanto , ch'egli sonava e 
cantava nel suo tempo tanto divinamente , che 
egli era spesso per quello adoperato a diverse 
musiche e ragunatedi persone nobili . Attese al 
disegno e lo gustò grandemente , e in quello la 
natura lo favori sì forte y che egli innamoratosi 
delle cose belle di lei , non voleva mettere in 
opera cosa che egli dal vivo non ritraesse . E 
tanto le fu soggetto e tanto andò imitandola , 
che non solo egli acquistò nome d' aver passato 
Gentile e Giovanni Bellini , ina di competere 



36 PARTE TERZA 

con coloro che lavoravano in Toscana ed erano 
autori della maniera moderna . Aveva veduto 
Giorgione alcune cose di mano di Lionardo mol- 
to fumeggiate e cacciate , come si è detto , ter- 
ribilmente di scuro . E questa maniera gli piac- 
que tanto , che mentre visse sempre andò dietro 
a quella , e nel colorito a olio la imitò grande- 
mente . Costui gustando il buono dell' operare , 
andava scegliendo di mettere in opera sempre 
del più. bello e del più vario che e' trovava. Die- 
degli la natura tanto benigno spirito , che egli 
nel colorito a olio ed a fresco fece alcune vivezze 
ed altre cose morbide ed unite e sfumate talmente 
negli scuri , che fu cagione che molti di quegli 
che erano allora eccellenti confessassero lui esser 
nato per metter lo spirito nelle figure , e per 
contraffar la freschezza della carne viva più che 
nessuno che dipignesse non solo in Venezia ma 
per tutto . Lavorò in Venezia nel suo principio 
molti quadri di nostre Donne ed altri ritratti di 
naturale , che sono e vivissimi e belli , come se 
ne vede ancora tre bellissime teste a olio di sua 
mano nello studio del reverendissimo Grimani 
patriarca d' Aquileia ? una fatta per David ( e 
per quel che si dice , è il suo ritratto ) con una 
zazzera come si costumava in que' tempi infino 
alle spalle , vivace e colorita che pardi carne : 
ha un braccio ed il petto armato, col quale tiene 
la testa mozza di Golia . L' altra è una testomi 
maggiore ritratta di naturale, che tiene in mano 
una berretta rossa da commendatore con un ba- 
vero di pelle , e sotto uno di que' saioni all' an- 
tica : questo si pensa che fusse fatto per un ge- 
nerale d' eserciti . La terza è d' un putto bella 
quanto si può fare ? con certi capelli a us© di 



VITA DI GIORGIONE DA CASTELFRANCO 87 
velli , che fan conoscere V eccellenza di Gior^ 
gione j e non meno I' affezione del grandissimo 
patriarca che gli ha portato sempre alla virtù 
sua, tenendole carissime,e meritamente . In Fio- 
renza è di man sua in casa de figliuoli di Giovan 
Borgherini il ritratto d' esso Giovanni , quando 
era giovane in Venezia , e nei medesimo quadro 
il maestro che lo guidava ; che non si può veder 
in due teste né miglior macchie di color di car- 
ne né più bella tinta di ombre . In casa Anton 
de' Nobili è un' altra testa d'un capitano armato 
molto vivace e pronta , il qual dicono essere un 
de' capitani che Consalva Ferrante menò seco a 
Venezia , quando visitò il^oge Agostino Bar- 
herigo; nel qual tempo si dice elie ritrasse il gran 
Consalvo armato , che fu cosa rarissima e non si 
poteva vedere pittura più bella che quella , e 
che esso Consalvo se ne la portò seco . Fece 
Giorgione molti altri ritratti , che sono sparsi in 
molti luoghi per Italia , bellissimi, come ne può 
far fede quello di Lionardo Loredano fatto da 
Giorgione quando era doge , da me visto in 
mostra per un'Assensa, che mi parve veder vivo 
quel serenissimo principe; oltra che ne è uno in 
Faenza in casa Giovanni da Castel Bolognese 
intagliatore di cammei e cristalli eccellente, che 
è fatto per il suocero suo , lavoro veramente di- 
vino , perchè vi è una unione sfumata ne'colori, 
che pare di rilievo più che dipinto . Dilettossi 
molto del dipignere in fresco , e fra molte cose 
che fece , egli condusse tutta una facciata di Cà 
Soranzo in su la piazza di S. Paolo , nella quale 
oltre molti quadri e storie ed altre sue fantasie, 
si vede un quadro lavorato a olio in su la calci- 
na y cosa che ha retto all' acqua al sole ed al 



38 PARTE TERZA 

vento e conservatasi fino a oggi . Ecci ancora 
una Primavera che a me pare delle belle cose 
che e' dipignesse in fresco , ed è gran peccato 
che il tempo 1' abbia consumata si crudelmente. 
Ed io per me non trovo cosa che nuoca più al 
lavoro in fresco che gli scirocchi , e massima- 
mente vicino alla marina, dove portano sempre 
salsedine con esso loro . Seguì in Venezia l'anno 
i5o4 al ponte del Rialto un fuoco terribilissimo 
nel fondaco de' Tedeschi , il quale lo consumo 
tutto con le mercanzie e con grandissimo danno 
de' mercatanti , dove la signoria di Venezia or- 
dinò di rifarlo di nuovo , e con maggior como- 
dità di abituri e di magnificenza e d' ornamento- 
e bellezza fu speditamente finito , dove essendo 
cresciuto la fama di Giorgione , fu consultato 
ed ordinato da chi ne aveva la cura che Gior- 
gione lo dipignesse in fresco di colori secondo la 
sua fantasia , purché e' mostrasse la virtù sua 
e che e' facesse un'opera eccellente, essendo ella 
nel più bel luogo e nella maggior vista di quella 
città. Per il che messovi mano Giorgione, non 
pensò se non a farvi figure a sua fantasia per mo- 
strar l'arte ; che nei vero non si ritrova storie 
che abbiano ordine o che rappresentino i fatti di 
nessuna persona segnalata o antica o moderna, 
ed io per me non 1' ho mai intese, ne anche per 
dimanda che si sia fatta ho trovato chi l' inten- 
da ; perchè dove è una donna , dove è un uomo 
in varie attitudini ; chi ha una testa di lione ap- 
presso , altra con un angelo a guisa di Cupido , 
liè si giudica quel che si sia . V'è bene sopra la 
porta principale che riesce in Merzeria una fem- 
mina a sedere e' ha sotto una testa d' un gi- 
gante morta , quasi in forma d' una luditta che 



VITA DI GIORGIONE DA CASTELFRANCO 3^ 
alza la testa con la spada e parla con un Tedesco 
quale è a basso , ne ho potuto interpretare per 
quel che se 1' abbia fetta , se già non I' avesse 
voluta fare per una Germania . Insomma e' si 
vede ben le figure sue esser molto insieme e che 
andò sempre acquistando nel meglio ; e vi sono 
teste e pezzi di figure molto ben fatte e colorite 
vivacissimamente, ed attese in tutto quello che 
egli vi fece che traesse al segno delle cose vive , 
e non a imitazione nessuna della maniera : la 
quale opera è celebrata in Venezia e famosa non 
meno per quello che e'vi fece, che per il comodo 
delle mercanzie ed utilità del pubblico. Lavorò 
un quadro d'un Cristo che porta la croce ed un 
Giudeo lo tira, il quale col tempo fu posto nella 
chiesa di S. Rocco , ed oggi per la devozione che 
vi hanno molti , fa miracoli , come si vede . La- 
vorò in diversi luoghi , come a Castelfranco e 
nel Trivisano , e fece molti ritratti a varj prin- 
cipi italiani, e fuor d'Italia furono mandate 
molte dell'opere sue come cose degne veramen- 
te , per far testimonio che se la Toscana soprab- 
bondava di artefici in ogni tempo , la parte an- 
cora di là vicino a' monti non era abbandonata 
e dimenticata sempre dal cielo. Dicesi che Gior- 
gione ragionando con alcuni scultori nel tempo 
che Andrea Verrocchio faceva il cavallo di 
bronzo , che volevano , perchè la scultura mo- 
strava in una figura sola diverse positure e ve- 
dute girandogli attorno,che per questo avanzas- 
se la pittura che non mostrava in una figura se 
non una parte sola , Giorgione, eh' era d'opinio- 
ne che in una storia di pittura si mostrasse , 
senza avere a camminare attorno ,' ma in una 
sola occhiata tutte le sorti delle vedute che può 



4© PARTE TERZA 

fare in più gesti un uomo , cosa che la scultura 
non può fare se non mutando il sito e la veduta, 
tal che non sono una , ma più vedute ; propose 
di più che da una figura sola di pittura voleva 
mostrare il dinanzi edil di dietro ed idue profili 
dai lati , cosà che fece mettere loro il cervello 
a partito, e la fece in questo modo. Dipinse uno 
ignudo che voltava le spalle ed aveva in terra 
una fonte d'acqua limpidissima, nella quale 
fece dentro per riverberazione la parte dinanzi ; 
da un de'luti era un corsaletto brunito che s'era 
spogliato nel quale era il profilo manco, perchè 
nel lucido di queit' arme si scorgeva ogni cosa ; 
dall' altra parte era uno specchio che dentro vi 
era 1' altro lato di quello ignudo , cosa di bellis- 
simo ghiribizzo e capriccio , volendo mostrare 
in effetto che la pittura conduce con più virtù ~e 
fatica , e mostra in una vista sola del naturale 
più che non fa la scultura : la qual' opera fu 
sommamente lodata e ammirata per ingegnosa 
e bella . Ritrasse ancora di naturale Caterina re- 
gina di Cipro , qual viddi io già nelle mani del 
clarissimo M. Giovan Gornaro . E' nel nostro 
libro una testa colorita a olio ritratta da un Te- 
desco di casa Fucheri , che allora era de' mag- 
giori mercanti nel fondaco de' Tedeschi, la qua- 
le è cosa mirabile, insieme con altri schizzi e 
disegni di penna fatti da lui . Mentre Giorgione 
attendeva ad onorare e se e la patria sua , nei 
molto conversare che e' faceva per trattenere 
con la musica molti suoi amici , s' innamorò 
d'una madonna e molto goderono l'uno e l'altra 
de' loro amori . avvenne che 1' anno i5n ella 
infettò di peste ; non ne sapendo però altro e 
praticandovi Giorgione al solito , se gli appicca 



VITA DI GTORGIONE DÀ CASTELFRANCO 4' 
la peste di maniera , che in breve tempo nell'età 
sua di trentaquattro anni se ne passò all' altra 
vita, non senza dolore infinito di molti suoi ami- 
ci che lo amavano per le sue virtù, e danno del 
mondo che perse. Pure tollerarono il danno e la 
perdita con V esser restati loro due eccellenti 
suoi creati Sebastiano Viniziano , che fu poi 
frate del Piombo a Roma , e Tiziano da Cadore 
che non solo lo paragonò , ma lo ha superato 
grandemente ; de' quali a suo luogo si dirà pie- 
namente 1' onore e V utile che hanno fatto a 
questa ^rte . 






Fot. III. 




COUltEGGTfl 



VITA. 
V ANTONIO DA CORREGGIO 

PITTORE. 



I 



o non voglio uscire del medesimo paese, dove 
la gran madre natura , per non essere tenuta 
parziale , dette al mondo di rarissimi uomini 
della sorte che avea già molti e molti annijador- 
nata la Toscana, infra i quali fu di eccellente e 
bellissimo ingegno dotato Antonio da Correggio 
pittore singolarissimo , il quale attese alla ma- 
niera moderna tanto perfettamente , che in po- 
chi anni dotato dalla natura ed esercitato dall'ar- 
te , divenne raro e rnaraviglioso artefice . Fu 
molto d'animo timido , e con incomodità di se 
stesso in continove fatiche esercitò 1' arte per la 
famiglia che lo aggravava ;ed ancoraché e'fusse 
tirato da una bontà naturale, si affliggeva niente- 
dimanco più del dovere nel portare i pesi di 
quelle passioni che ordinariamente opprimono 
gli uomini . Era nell'arte molto maninconico © 
soggetto alle fatiche di quella , e grandissimo 
ritrovatore di qualsivoglia difficullà delle cose , 
come ne fanno fede nel duomo di Parma una 
moltitudine grandissima di figure lavorate in 
fresco e ben finite , che sono locate «ella tribuna 
grande di detta chiesa , nelle quali scorta le ve- 
dute al di sotto in su con stupendissima maravi- 
glia . Ed egli fu il primo che in Lombardia co- 
minciasse cose della maniera moderna ; perchè 
si giudica y che se V ingegno di Antonio fosse 



44 PARTE TERZA 

uscito di Lombardia e stato a Roma , arerebbe 
fatto miracoli, e dato delle fatiche a molti eh© 
nel suo tempo furon tenuti grandi . Concio- 
siachè essendo tali le cose sue , senza aver egli 
visto delle cose antiche o delle buone moderne , 
necessariamente ne seguita che se le avesse ve- 
dute y art bbe infinitamente migliorato Y opere 
sue , e creFcend di bene in meglio, sarebbe ve- 
nuto al sommo de' gradi . Tengasi pur per certo 
che nessuno meglio di lui toccò colori , ne con 
maggior vaghezza o con più rilievo alcun' arte- 
fice dipinse meglio di lui : tanta era la morbi- 
dezza delle carni eh' egli faceva e la grazia con 
che e' finiva i suoi lavori . Egli fece ancora in 
detto luogo due quadri grandi lavorati a olio , 
nei quali fra gli altri in uno si vede un Cristo 
morto che fu lodatissimo . Ed in S. Giovanni in 
quella città fece una tribuna in fresco nella qua- 
le figurò una nostra Donna che ascende in cielo 
fra moltitudine di angeli ed altri santi intor- 
no ; la quale pare impossibile eh' egli potesse 
non esprimere con la mano , ma imaginare con 
la fantasia , per i belli andari de' panni e delle 
arie che e' diede a quelle figure , delle quali 
ne sono nel nostro libro alcune disegnate di 
lapis rosso di sua mano , con certi fregi di 
putti bellissimi ed altri fregi fatti in quella ope- 
ra per ornamento con diverse fantasie di sacri- 
fizi all' antica. E nel vero se Antonio non avesse 
condotte T opere sue a quella perfezione eh* 
«Ile si veggono, i disegni suoi ( sebbene hanno 
in loro una buona maniera e vaghezza e pra- 
tica di maestro ) non gli arebbono arrecato fra 
gli artefici quel nome che hanno T eccellentissi- 
jne opere sue . E' quest'arte tanto difficile ed ha 



VITA D'ANTONIO DA CORREGGIO $5 
tanti capi , che un artefice bene spesso non li 
può tutti fare perfettamente,-' perdi è molti solv 
che hanno disegnato divinamente e nel colorii! 
hanno avuto qualche imperfezione , altri hanno 
colorito maravigliosamente e non hanno dis< 
guato alla metà . Questo nasce tutto dal giudi >. 
zio e da una pratica che si piglia da giovane , 
chi nel disegno e chi sopra i colori . Ma perché 
tutto s' impara per condurre l'opere perfetto 
nella fine ; il quale è il colorire con disegno tutto 
quel che si fa , per questo il Correggio merita 
gran lode , avendo conseguito il fine della per* 
fezione nell' opere che egli a olio e a fresco co- 
lorì , come nella medesima città nella chiesa de" 
fi; ti de' Zoccoli di S. Francesco che vi dipinse 
una Nunziata in fresco tanto bene, che accadendo 
per acconcime di quel luogo rovinarla, feciono 
que' frati ricignere il muro attorno con legnami 
armati di ferramenti ; e tagliandolo a poco U 
poco, la salvarono, ed in un altro luogo più si 
curo fu murata da loro nel medesimo convento..,. 
Dipinse ancora sopra una porta di quella ciU:\ 
una nostra Donna che ha il figliuolo in braccio ì 
che è stupenda cosa a vedere il vago colorito in 
fresco di questa opera, dove ne ha riportato dai 
forestieri viandanti > che non hanno visto altro 
di suo , lode e onore infinito , InS. Antonio an- 
cora di quella città dipinse una tavola nella qua » 
le è una nostra Donna e S. Maria Maddalena, ed 
appresso vi è un putto che ride , che time ti 
guisa di angioletto un libro in mano , il quale 
par che rida tanto naturalmente P che muòve tì 
riso chi lo guarda, ne lo vede persona di naturtl 
malinconica * che non si rallegri . Evvi ancora 
ufi S« Girolamo , ed è colorito di maniera é tilt* 

+ 5 



46 PARTE- TERZA 

ravigliosa e stupenda , che i pittori ammirano 
quella per colorito mirabile , e che non si possa 
quasi dipignere meglio. Fece similmente quadri 
ed altre pitture per Lombardia a molti signori ; 
e fra 1' altre cose sue , due quadri in Mantova 
al duca Federigo II per mandare allo imperato- 
re , cosa veramente degna di tanto principe ; le 
quali opere vedendo Giulio Romano , disse non 
aver mai veduto colorito nessuno eh' aggiugnes- 
se a quel segno . h' uno era una Leda ignuda e 
1' altro una Venere s\ di morbidezza colorite e 
d'ombre di carne lavorate, che non parevano 
colori, ma carni. Era in una un paese mirabile , 
né mai Lombardo fu, che meglio facesse queste 
cose di lui , ed oltra di ciò , capelli si leggiadri 
di colore e con finita pulitezza sfilati e condotti, 
che meglio di quelli non si può vedere . Eranvt 
alcuni amori ,che delle saette facevano prova 
su una pietra , eh' erano d' oro e di piombo > 
lavorati con bello artificio : e quel che più gra- 
fia donava alla Venere , era un' acqua chiaris- 
sima e limpida , che correva fra alcuni sassi e 
bagnava i piedi di qu,ella , e quasi nessuno ne 
occupava, onde nello scorgere quella candidezza 
con quella dijicatezza , faceva agli occhi com- 
passione nel vedere . Perchè certissimamente 
Antonio meritò ogni grado ed ogni onore vivo,e 
con le voci e con gli scritti ogni gloria dopo la 
morte . Dipinse ancora in Modena una tavola 
d' una Madonna, tenuta da tutti i pittori in pre- 
gio e per la miglior pittura di quella città . In 
Bologna parimente è di sua mano in casa gliEr- 
colani gentiluomini bolognesi un Cristo che nell' 
orto appare a Maria Maddalena , cosa molto 
Leila . In Reggio era un quadro bellissimo e ra- 



VITA D* ANTONIO DA CORREGGIO 4y 
j*o , che non è molto che passando M. Luciano 
Pallavicino, il quale molto si diletta delle cose 
belle di pittura, e vedendolo, non guardò a 
spesa di danari , e come avesse compero una 
gioia , lo mandò a Genova nella casa sua . E' in 
Reggio medesimamente una tavola , drentovi 
una natività di Cristo , ove partendosi da quello 
uno splendore , fa lume a' pastori e intorno alle 
figure che lo contemplano ; e fra molte consi- 
derazioni avute in questo soggetto, vi è una fem- 
mina che volendo fisamente guardare verso 
Cristo , e per non potere gli occhi mortali soffe- 
rire la luce della sua divinità che con i raggi par 
che percuota quella figura, si mette la mano di- 
nanzi agli occhi , tanto bene espressa, che è una 
maraviglia . Evvi un coro d'angeli sopra la ca- 
panna che cantano , che son tanto ben fatti, che 
par che siano piuttosto piovuti dal cielo , che 
latti dalla mano d' un pittore E' nella medesi- 
ma città un quadretto di grandezza d' un piede, 
la più rara e beila cosa che si possa vedere di 
suo, di figure piccole, nel quale è un Cristo 
nell' orto , pittura finta di notte ,dove 1' angelo 
apparendogli , col lume del suo splendore fa lu- 
me a Cristo , che è tanto simile al vero, che non 
si può ne immaginare né esprimere meglio . 
Giuso a pie del monte in un piano si veggono 
tre apostoli che dormono, sopra' quali fa ombra 
il monte dove Cristo ora , che dà una forza a 
quelle figure che non è possibile ; e più là in un 
paese lontano finto 1' apparire dell'aurora , e' si 
veggono venire dall'un de'lati alcuni soldati con 
Giuda ; e nella sua piccolezza questa istoria è 
tanto bene intesa , che non si può ne di pazien- 
za ne di studio per tanta opera paragonarla . 



48 PARTE TERZA 

Potrebbonsi dire molte cose delle opere di co- 
stui; ma perchè fra gli uomini eccellenti dell'ar- 
te nostra è ammirato per cosa divina ogni cosa 
che si vede di suo , non mi distenderò più . Ho 
usato ogni diligenza d'avere il suo ritratto, e 
perchè lui non lo fece e da altri non è stato mai 
ritratto , perchè visse sempre positivamente , 
non 1' ho potuto trovare . E nel vero fu persona 
che non si stimò né si persuase di sapere far l'ar- 
te, conoscendo la difficultà sua , con quella per- 
fezione che egli arebbe voluto ; contentavasi del 
^)oco , e viveva da bonissimo cristiano . 

Desiderava Antonio , siccome quello ch'era 
aggravato di famiglia , di continuo risparmiare, 
ed era divenuto perciò tanto misero , che più 
non poteva essere . Per il che si dice che essen- 
doli stato fatto in Parma un pagamento di ses- 
santa scudi di quattrini , esso volendoli portare 
a Correggio per alcune occorrenze sue , carico 
di quelli si mise in cammino a piedi , e per lo 
caldo grande che era allora scalmanato dal sole, 
beendo acqua per rinfrescarsi , si pose nel 
letto con una grandissima febbre , ne di quivi 
prima levò il capo che finì la vita nell'età sua 
d' anni quaranta o circa . Furono le pitture sue 
circa il i5i2 , e fece alla' pittura grandissimo 
dono ne' colori da lui maneggiati , come vero 
maestro , e fu cagione che la Lombardia aprisse 
per lui gli occhi : dove tanti belli ingegni si son 
visti nella pittura , seguitandolo in fare opere 
lodevoli e degne di memoria ; perchè mostran- 
doci isuoi capelli fatti con tanta facilità nella dif- 
ficultà del farli, ha insegnato come e 'si abbiano 
a fare ; di che gli debbono eternamente tutti i 
pittori , ad istanza de' quali gli fu, tutto questo 



VITA D* ANTONIO DA CORREGGIO /{() 

epigramma da M. Fabio Segni gentiluomo fio- 
rentino t 

Hujus cum regercl mortales spiritus artus 

Pictoris , Charites supplicuers lovi ? 
Non alia pìngi dextra, Pater alme , rogamusì 

Hunc praeter , nulli pingere nos liceat . 
/innuit his votis summi regnator olympi , 

Et juvencm subito sydera ad alta tulit , 
Ut posse t meli us Charitum simulacra referre 

JPraesens , et nudas cerneret inde Deas* 

Fu in questo tempo medesimo Andrea del 
Gobbo Milanese pittore e coloritore molto vago, 
di mano del quale sono sparse molte opere nelle 
case per Milano sua patria ; ed alla Certosa di 
Pavia una tavola grande con 1' assunzione di 
nostra Donna ? ma imperfetta per la morte che 
gli sopravvenne, la quale tavola mostra quanto 
egli fusse eccellente ed amatore delle fatiche 
deir arte » 




PITTERÒ ÌM COSIMO 



. , - - ■» - grani m • - ga> 

VITA 

DI PIERO DI COSIMO 

P1TTOR FIORENTINO. 



M, 



entre che Giorgioneed il Correggio con gran- 
de loro loda e gloria onoravano le parti di Lom- 
bardia , non mancava la Toscana ancor ella di 
Belli ingegni, fra' quali non fu de' minimi Piero 
figliuolo d'un Lorenzo orafo ed allievo di Cosimo 
Rosselli , e però chiamato sempre e non altri- 
menti inteso che per Piero di Cosimo ; poiché in 
vero non meno si ha obbligo e si debbe riputare 
per vero padre quel che e' insegna la virtù e ci 
«là il bene essere, che quello che ci genera e dà 
r essere semplicemente . Questi dal padre , che 
vedeva nel figliuolo vivace ingegno ed inclina- 
zione al disegno , fu dato in cura a Cosimo che 
lo prese più che volentieri, e fra' molti discepoli 
eh' egli aveva vedendolo crescere con gli anni e 
con la virtù , gli portò amore come a figliuolo e 
per tale lo tenne sempre. Aveva questo giovane 
da natura uno spirito molto elevato, ed era mol- 
to sbratto e vario di fantasia dagli altri giovani 
che stavano con Cosimo per imparare la mede- 
sima arte. Costui era qualche volta tanto intento 
a quello che faceva , che ragionando di qualche 
cosa , come suole avvenire , nel fine del ragiona- 
mento bisognava rifarsi da capo a raccontarglie- 
ne , essendo ito col cervello ad un'altra sua fan- 
tasia . Ed era similmente tanto amico della so- 
litudine , che non aveva piacere, se non quando 






Si PARTE TERZA 

pensoso da se solo poteva andarsene fantastican- 
do e fare suoi castelli in aria; onde aveva cagione 
di volergli ben grande Cosimo suo maestro, per- 
chè se ne serviva talmente nell' opere sue , che 
spesso spesso gli faceva condurre molte cose che 
erano d' importanza, conoscendo che Piero ave- 
va e più bella maniera e miglior giudizio di lui . 
Per questo lo menò egli seco a Roma , quando 
vi fu chiamato da papa Sisto per far le storie 
delia cappella , in una delle quali Piero fece un 
paese bellissimo , come si disse nella vita di Co- 
simo . E perchè egli ritraeva di naturale molto 
eccellentemente , fece in Roma di molti ritratti 
di persone segnalate , e particolarmente quello 
di Verginio Orsino e di Ruberto Sanseverino , i 
quali mise in quelle istorie . Ritrasse ancora poi 
il duca Valentino figliuolo di papa Alessandro 
VI; la qual pittura oggi , che io sappia , non si 
trova , ma bene il cartone di sua mano , ed è 
•appresso al reverendo e virtuoso M.Cosimo Bar- 
toli proposto di S. Giovanni . Fece in Fiorenza 
molti quadri a più cittadini sparsi per le lor ca^ 
se , che ne ho visti de' molto buoni , e così di- 
verse cose a molte altre persone. E nel noviziato 
di S. Marco in un quadro una nostra Donna ritta 
col figliuolo in collo colorita a olio; e nella chie- 
sa di S. Spirito di Fiorenza lavorò alla cappella 
di Gino Capponi una tavola che v' è dentro una 
visitazione di nostra Donna con S. Niccolò e un 
S. Antonio che legge con un par d' occhiali al 
naso , che è molto pronto . Quivi contraffece un 
libro di cartapecora un po' vecchio che par ve- 
ro, e così certe palle a quel S. Niccolò con certi 
lustri , ribattendo i barlumi e riflessi 1' una nell' 
ftitra, che si conosceva in fino allora la stranezza 



VITA DI PIERO DI COSIMO 53 

del suo cervello, ed il cercare che' faceva delle 
cose difficili . E bene lo dimostrò meglio dopo 
la morte di Cosimo , che egli del continuo stava 
rinchiuso e non si lasciava ve der lavorare , e te- 
neva una vita da uomo piuttosto bestiale che 
umano. Non voleva che le stanze si spazzassero; 
voleva mangiare allora che la farne veniva , e 
non voleva che si zappasse o potasse i frutti 
dell' orto , anzi lasciava crescere le viti e andare 
i tralci per terra, ed i fichi non si potavano mai 
ne gli altri alberi , anzi si contentava veder sal- 
vatico ogni cosa , come la sua natura, allegando 
che le cose d' essa natura bisogna lasciarle cu- 
stodire a lei senza farvi altro . Recavasi spesso a 
vedere o animali o erbe o qualche cosa che la 
natura fa per istranezza ed a caso di molte volte, 
e ne aveva un contento e una satisfazione che lo 
furava tutto a se stesso , e replica vaio ne' suoi 
ragionamenti tante volle, che veniva talvolta , 
ancorché e' se n' avesse piacere, a fastidio . Fer- 
mavasi talora a considerale un muro dove lun- 
gamente fosse stato sputato da persone malate , 
e ne cavava le battaglie de' cavalli e le più fan- 
tastiche città ed i più gran paesi che si vedesse 
mai : il simile faceva de' nuvoli dell' aria . Diede 
opera al colorire a olio , avendo visto certe cose 
di Lionardo fumeggiate e finite con quella dili- 
genza estrema che soleva Lionardo, quando e' 
voleva mostrar 1' arte ; e così Piero piacendoli 
quel modo , cercava imitarlo, quantunque egli 
fusse poi molto lontano da Lionardo , edalf al- 
tre maniere assai stravagante , perchè bene si 
può dire che e'ia mutasse quasi a ciò eh 'e' face- 
va . E se Piero non fusse stato tanto astratto e 
avesse tenuto più conto di se nella vita , che raìi 

fai. Ut. à b 






$4 PARTI T E ft Z A 

non fece , arebbe fatto conoscere il grande inge- 
gno che egli aveva, di maniera che sarebbe stato 
adorato , dove egli per la bestialità sua fu piut- 
tosto tenuto pazzo , ancora che egli non facesse 
male se non a se solo nella fine , e benefizio ed 
utile con le opere all' arte sua . Per la qual cosa 
deverebbe sempre ogni buono ingegno ed ogni 
eccellente artefice, ammaestrato da questi e- 
sempli,aver gli occhi alla fin». Né lascerò di dire 
che Piero nella sua gioventù , per essere capric- 
cioso e di stravagante invenzione, fu molto ado- 
perato ne Ile mascherate che si fanno per carno- 
vale , e f ù a que' nobili giovani fiorentini molto 
grato , avendogli lui molto migliorato e d'in- 
Tenziofie e d'ornamento e di grandezza e pompa 
quella sorte di passatempi . E si dice che fu de' 
primi che trovasse di mandargli fuora a guisa di 
trionfi, o almeno gli migliorò assai con accomo- 
dare l'invenzione della storia non solo con musi- 
che e parole a proposito del subietto,ma con in- 
credibil pompa d' accompagnatura di uomini a 
pie ed a cavallo , di abiti ed abbigliamenti acco- 
modati alla storia: eosa che riusciva molto ricca 
e bella,ed aveva insieme del grande e dello inge- 
gnoso . E certo era cosa molto bella a vedere di 
notte venticinque o trenta coppie di cavalli ric- 
chissimamente abbigliati eo' loro signori trave- 
stiti secondo il soggetto della invenzione , sei o 
otto staffieri per uno vestiti d'una livrea medesi- 
ma con le torce in mano, che talvolta passavano 
il numero di quattrocento, e il carro poi o trion- 
fo pieno di ornamenti o di spoglie e bizzarrissi- 
me fantasie : cosa che fa assottigliare gì' ingegni 
e dà gran piacere e satisfazione a' popoli . F 
questi , che assai furono e ingegnosi , mi pia 



ri- 

1 

o< 



YITA DI PIERO DI COSIMO * 

toccare brevemente d'uno che fu prin.^7 
invenzione di Piero già maturo d' anni, e non 
come molti piacevole per la sua vaghezza , ma 
per il contrario per una strana e orribile ed ina-* 
spettata invenzione di non piccola satisfazione 
a' popoli , che come ne' cibi talvolta le cose 
agre , così in quelli passatempi le cose orribili , 
purché siano fatte con giudizio ed arte,dilettano 
maravigliosamente il gusto umano : cosa che ap 
parisce nel recitare le tragedie . Questo fu il 
carro della Morte da lui segretissimamente la- 
vorato alla sala del Papa , che mai se ne potette 
spiare cosa alcuna , ma fu veduto e saputo in 
un medesimo punto . Era il trionfo un carro 
grandissimo tirato da bufoli tutto nero e di- 
pinto d' ossa di morti e di croci bianche , e 
sopra il carro era una Morte grandissima in 
cima con la falce in mano , ed aveva in giro 
al carro molti sepolcri col coperchio; ed in 
tutti que' luoghi che il trionfo si fermava a 
cantare, s' aprivano e uscivano alcuni vestiti di 
tela nera , sopra la quale erano dipinte tutte le 
ossature di morto nelle braccia , petto , rene , e 
gambe , che il bianco spiccava sopra quel nero y 
ed apparendo di lontano alcune di quelle torce 
con maschere che pigliavano col teschio di morto, 
il dinanzi e '1 di dietro e parimente la gola , ol- 
tra al parere cosa naturalissima , era orribile e 
spaventosa a vedere ; e questi morti al suono di 
certe trombe sorde e eon suon roco e morto , 
uscivano mezzi di que' sepolcri, e sedendovi sj- 
pra , cantavano in musica piena di malinconia 
quella oggi nobilissima canzone : 

Dolor , pianto , e penìtenzia ce. 



>4 "parte terza 

non fa innanzi e ad dietro al carro gran numero di 
morti a cavallo sopra certi cavalli con somma 
diligenza scelti de' più secchi e più strutti che 
si potessero trovare, con covertine nere piene di 
croci bianche e ciascuno aveva quattro staffieri 
vestiti da morti con torce nere ed uno stendardo 
grande nero con croci ed ossa e teste di morto , 
Appresso al ti ionio si strascinava dieci stendardi 
neri , e mentre camminavano con voci tremanti 
ed unite diceva quella compagnia il Misererà 
«almo di David . 

Questo duro spettacolo per la novità , come 
ho detto , e terribilità sua, mise terrore e mara- 
viglia insieme in tutta quella città ; e sebbene 
noi! parve nella prima giunta cosa da carnovale, 
nondimeno per una certa novità , e per essere 
accomodato tutto benissimo, satisfece agli animi 
di tutti , e Piero autore ed inventore di tal cosa 
ne fu sommamente lodato e commendato , e fu 
cagione che poi ili mano in mano si seguitasse di 
fave cose spiritose e d' ingegnosa invenzione, che 
in vero per tali soggetti e per condurre simili feste 
non ha avuto questa città mai paragone ; ed an- 
cora in que' vecchi che lo videro ne rimane viva 
memoria , ne si saziano di celebrar questa ca- 
pricci »sa invenzione . Sentii dire io a Andrea di 
Cosimo , che fa con lui a fare questa opera , ed 
Andrea del Sarto che fu suo discepolo evi si tro- 
vò anche egli, che e' fu opinione in quel tempo, 
che questa invenzione fussc fatta per significare 
la tornata della Casa dc'Mcdici del dodici in Fi- 
renze ; perchè allora che questo trionfo si -fece 
erano esuli , e come dire morti , che dovessino 
in breve resuscitare , ed a questo fine interpe- 
travano quelle parole che sono nella canzone : 



VITA DI PIERO DI COSIMO 5$ 

Morti siam , come vedete, 
Così morti vedrem voi : 
Fummo già come vei sete, 
Voi sarete come noi , ec. 

volendo accennare la ritornata loro in casa , 
e quasi come una resurrezione da morte a vita, 
e la cacciata ed abbassamento de' contrari loro; 
oppure che fusse, che molti dallo effètto che se- 
gui della tornata in Firenze di quella illustrissi- 
ma casa , come son vaghi gli ingegni umani 
di applicare le parole e ogni atto che nasce pri- 
ma agli effetti che seguon poi, che gli fu dato 
questa interpretazione. Certo è che qimsto fu 
allora opinione di molti , e se ne parlò assai. Ma 
ritornando all' arte ed azioni di Piero , fu allo- 
gata a Piero una tavola alla cappella de'Tedaldi 
nella chiesa de' frati de' Servi , dove eglino ten- 
gono la veste ed il guanciale di S. Filippo lor 
frate, nella quale finse la nostra Donna ritta che 
è rilevata d;i terra in un dado , e con un libro in 
mano senza il figliuolo, che alza la testa al cieìo 
c sopra quella è lo Spirito Santo che la illumina. 
Kè ha voluto che altro lume che quello che fa la 
colomba lumeggi e lei e le figure che le sono in- 
torno, come una S. Margherita ed una S. Cate- 
rina che la adorano ginocchioni , e ritti sono a 
guardarla S. Pietro e S. Giovanni Evangelista 
insieme con S. Filippo frate de' Servi e S. A n tor- 
nino arcivescovo di Firenze ; oltra che vi fece 
un paese ,bizzarro e per gli alberi strani e per 
alcuno grotte . E per il vero ci sono parti bel- 
lissime, come certe teste che mostrano e disegno 
e grazia , oltra il colorito molto continovato ; e 
certamente che Piero possedeva grandemente i'1 

* ti 



OS PARTE. TERZA 

eolòrire a olio . Fecevi la predelia con alcune 
storiette piccole molto ben fatte, ed in fra l'altre 
ve n' è una quando S. Margherita esce dal ven- 
tre del serpente , che per aver fatto quello ani- 
male e contraffatto e brutto , non penso che in 
quel genere si possa veder meglio , mostrando il 
veleno per gli occhiai fuoco eia morte in uno a- 
spetto veramente pauroso . E certamente che 
simili cose credo che nessuno le facesse meglio 
di lui , ne le imaginasse a gran pezzo , come ne 
può render testimonio un mostro marino che e- 
giifeeee donò al Magnifico Giuliano de' Medici, 
che per la deformità sua è tanto stravagante biz- 
zarro e fantastico , che pare impossibile che la 
natura usasse e tanta deformità e tanta stranezza 
nelle cose sue . Questo mostro è oggi nella guar- 
daroba del duca Cosimo de' Medici, così come è 
anco pur di mano di Piero un libro d' animali 
della medesima sorte, bellissimi e bizzarri, trat- 
teggiati di penna diligentissimamente e con una 
pazienza inestimabile condotti; il quale libro gli 
fu donato da M. Cosimo Bartoli proposto di S. 
Giovanni mio amicissimo e di tutti i nostri arte- 
fici, come quello che sempre si è dilettato ed an- 
cora si diletta di tale mestiero . Fece parimente 
in casa di Francesco del Pugliese intorno a una 
camera diverse storie di figure piccole, ne si può 
esprimere la diversità delle cose fantastiche che 
egli in tutte quelle si dilettò dipignere , e di ca- 
samenti e d'animali e di abiti e strumenti diversi 
ed altre fantasie che gli sovvennono per essere 
storie di favole . Queste istorie dopo la morte di 
Francesco del Pugliese e de' figliuoli sono state 
leva te , ne so ove siano capitate . E cosi un qua- 
dro di Marte e Venere con i suoi amori , e Vul- 



VITA DI PIERO DI COSIMO 5() 

o*ino fatto con una grande arte e con una pazien* 
za incredibile. Dipinse Piero per Filippo Strozzi 
vecchio un quadro di figure piccole , quando 
Perseo libera Andromeda dal mostro , clie v' è ^ 
dentro certe cose bellissime , il qual è oggi in 
casa il Sig. Sforza Almeni primo cameriere del 
duca Cosimo , donatogli da M. Giovanni Bat- 
tista di Lorenzo Strozzi, conoscendo quanto quel 
signore si diletti delia pittura e scultura ;e egli 
ne tien conto grande, perchè non fece mai Piero 
la più vaga pittura né la meglio finita di questa, 
atteso che non è possibile vedere la più bizzarra 
orca marina ne la più capricciosa di quella che 
s' immaginò di dipignere Piero con la più fiera 
attitudine di Perseo che in aria la percuote con 
la spada . Quivi fra '1 timore e la speranza si ve- 
de legata Andromeda di volto bellissima , equa 
innanzi molte genti con diversi abili strani so- 
nando e cantando , ove sono certe teste che ri- 
dono e si rallegrano di vedere liberati) Andro- 
meda, che sono divine . Il paese è bellissimo, ed 
un colorito dolce e grazioso , e quanto si può 
unire e sfumare colori , condusse questa opera 
con estrema diligenzia . 

Dipinse ancora un quadro dov' è una Venere 
ignuda con un Marte parimente che spogli;. to 
nudo dorme sopra un prato pien di fiori,ed attor- 
no son diversi amori , che chi in qua chi in là 
traportano la celata i bracciali e Y altre arme di 
Marte.Evvi un bosco di mirto ed un Cupido che 
ha paura d' un coniglio ; cosi vi sono le colombe 
di Venere e ì' altre cose di amore . Questo qua- 
dro è in Fiorenza in casa Giorgio Vasari, tenuto 
in memoria sua da lui , perchè sempre gli piac- 
que i capricci di quest® maestrQ . Era morte 



ùo V A R T E T K R Z A 

amico di Piero lo spcdalingo clegl' Innocenti , e 
volendo far fare una tavola che andava all'en- 
trata di chiesa a man manca alla cappella del 
Pugliese , 1' allogò a Piero , il qual con suo agio 
la condusse a! fine ; ma prima fece disperare lo 
spcdalingo , che non ci fu mai ordine che la 
vedesse se non finita ; e quanto ciò gli paresse 
strano e pei V amicizia e per il sovvenirlo tutto 
il dì di danari^ e non vedere quel che si faceva , 
egli stesso lo dimostrò, che all'ultima paga non 
gliela voleva dare se non vedeva 1' opera . Ma 
minacciato da Piero clic guasterebhe quel che 
aveva fatto , fu forzato dargli il resto , e con 
maggior collera che prima aver pazienza che la 
mettesse su : ed in questa sono veramente assai 
cose buone. Prese a fare per una cappella una 
tavola nella chiesa di S. Piero Gattolini , e vi 
fece una nostra Donna a sedere con quattro fi- 
gure intorno e due angeli in aria che la incoro- 
nano : opera condotta con tanta diligenza, che 
n'acquistò lode ed onore, la quale oggi si vede in 
S.Friano send > rovinata quella chiesa . Fece 
una tavoletta della Concezione nel tramezzo 
della chiesa di S. Francesco da Fiesole: la quale 
e assai buona coselta, sendo le figure non molto 
grandi . Lavorò per Giovali Vespucci che stava 
dirimpetto a S. Michele delia via de' Servi, oggi 
di Pier Salviati , alcune storie baccanarie che 
sono intorno a una camera , nelle quali fece sì 
strani fauni, satiri, e silvani, e putti, e baccanti 
che è una maraviglia a vedere la diversità de'zai- 
ni e delle vesti , e la varietà delle cere caprine , 
con una grazia ed imitazione verissima . Evvi 
in una storia Sileno a cavallo su uno asino con 
molti fanciulli ; chi lo regge e chi gli dà bere - 



VTTA DI PIERO Di COSIMO 6r 

e si vede una letizia al vivo fatta con grande in- 
gegno ; e nel vero si conosce in quel che si vede 
di suo uno spirito molto vario ed astratto dagli 
altri ; e con certa sottilità nello investigare certe 
sottigliezze della natura che penetrano , senza 
guardare a tempo o fatiche, solo per suo diletto 
e per il piacere dell'arte; e non poteva già esser© 
altrimenti, perchè innamorato di lei non curava 
<le' suoi comodi e si riduceva a mangiar conti- 
nuamente ova sode, che per risparmiare il fuoco 
le coceva quando faceva bollir la colla , e non 
sei o otto per volta , ma una cinquantina , e te- 
nendone in una sporta , le consumava a poco a 
poco: nella quale vita così stranamente godeva, 
che l'altre appetto alla sua gli parevano servi- 
tù . Aveva a noia il piagner de' putti , il tossir 
degli uomini , il suono delle campane , il cantar 
de' frati ; e quando diluviava il cielo d' acqua , 
aveva piacere di veder rovinarla a piombo da' 
tetti e stritolarsi per terra . Aveva paura gran- 
dissima delle saette , e quando e'tonava straordi- 
nariamente , s' inviluppava nel mantello , e ser- 
rato le finestre e l'uscio della camera , si recava 
in un cantone fin che passasse la furia . Nel suo 
ragionamento era tanto diverso e vario , chfr 
qualche volta diceva sì belle cose che faceva 
crepar dalle risa altrui. Ma perla vecchiezza vi- 
cino già ad anni ottanta era fatto sì strano e fan- 
tastico , che non si poteva più seco. Non voleva 
che i garzoni gli stessino intorno, di maniera che 
ogni aiuto per la sua bestialità gli era venuto 
meno . Veniva gli voglia di lavorare, e per il 
parlctico non poteva,ed entrava in tanta collera, 
che voleva sgarare le mani che stessino ferme ; 
e mentre che e' borbottava, o gli cadeva la ma** 



62 PARTE TERZA 

za da poggiare o veramente i pennelli , che era 
una compassione . Adiravasi con le mosche e 
gli dava noia infino l'ombra ; e così ammalatosi 
di vecchiaia e visitato pure da qualche amico , 
era pregato che dovesse acconciarsi con Dio : 
ma non gli pareva avere a morire , e tratteneva 
altrui d'oggi in domane ; non che e' non fusse 
buono e non avesse fede ; che era zelantissimo , 
ancorché inolia vita fusse bestiale . Ragionava 
qualche volta de' tormenti che per i mali fanno 
distruggere i corpi , e quanto stento patisce chi 
consumando gli spiriti a poco a poco si muore , 
il che è una gran miseria . Diceva male de' me- 
dici, degli speziali e di coloro che guardano gli 
ammalati e che gli fanno morire di fame, oltra i 
tormenti degli sciroppi , medicine , cristeri , e 
altri martori , come il non essere lasciato dor- 
mire quando tu hai sonno , il far testamento , il 
veder piagnere i parenti , e lo stare in camera al 
buio : e lodava la giustizia , eh' era così bella 
cosa F andare alla morte, e che si vedeva tant'a- 
ria e tanto popolo , che tu eri confortato con i 
•onfetti e con le buone parole; avevi il prete ed 
il popolo che pregava per te , e che andavi con 
gli angioli in paradiso; che aveva una gran sorte 
chi n' usciva a un tratto ; e faceva discorsi e ti- 
rava le cose a più strani sensi che si potesse udi- 
re . Laonde per sì strane sue fantasie vivendo* 
stranamente , si condusse a tale, che una matti- 
na fu trovato morto a pie d' una scala F anno 
i52i; ed inS. Pier Maggiore gli fu dato sepol- 
tura . 

Molti furono i discepoli di costui , e fra gli 
altri Andrea del Sarto che valse per molti . Il 
suo ritratto si è avuto da Francesco da $. Gallo 



VITA DI PIERO DI COSIMO 63 

che lo fece mentre Piero era vecchio , come 
molto suo amico e domestico; il qual Francesco 
ancora ha di mano di Piero ( che non la debbo 
passare ) una testa bellissima di Cleopatra con 
uno aspido avvolto al collo , e due ritratta, l'uno 
di Giuliano suo padre , l' altro di Francesco 
Giamberti *uo avolo ; che paiono vivi . 




B1AMAKTB 



VITA 
DI BRAMANTE DA URBINO 

ARCHITETTORE. 



Di 



'i grandissimo giovamento all'architettura fu 
veramente il moderno operare di Filippo Bru- 
nelleschi, avendo egli contraffatto e dopo molte 
età rimesse in luce l'opere egregie de' più dotti 
e maravigliosi antichi. Ma non fu manco utile 
al secolo nostro Bramante , acciò seguitando le 
vestigie di Filippo , facesse agii altri dopo lui 
strada sicura nelia professione dell'architettura, 
essendo egli di animo, valore, ingegno, e scienza 
in quella arte non solamente teorico, ma pratico 
ed esercitato sommamente. Né poteva la natura 
formare un ingegno più spedito eh' esercitasse e 
mettesse in opera le cose dell' arte con maggiore 
invenzione e misura e con tanto fondamento , 
quanto costui. Ma non punto meno di tutto que- 
sto fu necessario il creare in quel tempo Giulio II 
pontefice animoso e di lasciar memorie deside- 
rosissimo ; e fu ventura nostra e sua il trovare 
un tal principe, il che agl'ingegni grandi avviene 
rare volte, alle spese del quale e'potesse mostrare 
il valore dello ingegno suo e quelle artificiose dif- 
ficultà che nell'architettura mostrò Bramante; 
la virtù del quale si estese tanto negli edificj da 
lui fabbricati , che le modanature delle cornici, 
i fusi delle colonne , la grazia de' capitelli , le 
base, le mensole, ed i cantoni, le volte, le scale, 
i risalti, ed ogni ordine d'architettura tirato per 
Fot. III. 7 



66 PARTE TERZA 

consiglio o modello di questo artefice riuscì sem- 
pre maraviglioso a chiunque lo vide : laonde 
quell' obbligo eterno che hanno gì' ingegni che 
studiano sopra i sudori antichi, mi pare che an- 
cora lo debbano avere alle fatiche di Bramante. 
Perchè se pure i Greci furono inventori della ar- 
chitettura e i Romani imitatori , Bramante non 
solo imitandoli con invenzion nuova c'insegnò, 
ma ancora bellezza e dimcultà accrebbe gran- 
dissima all'arte, la quale per lui imbellita oggi 
reggiamo . Costui nacque in Castello Durante 
nello stato di Urbino d' una povera persona , ma 
di buone qualità; e nella sua fanciullezza, oltra 
il leggere e lo scrivere, si esercitò grandemente 
nello abbaco. Ma il padre, che aveva bisogno 
che e'guadagnasse, vedendo che egli si dilettava 
motto del disegno, lo indirizzò ancora fanciul- 
letto all'arte della pittura, nella quale studiò egli 
molto le cose di fra Bartolommeo, altrimenti fra 
Carnovale da Urbino, che fece la tavola di S. Maria 
della Bella in Urbino. Ma perchè egli sempre si 
dilettò dell'architettura e della prospettiva, si 
partì da Castel Durante , e condottosi in Lom- 
bardia, andava ora in questa ora in quella citta 
lavorando il meglio che e'poteva, non però cose di 
grande «pesa o di molto onore, non avendo ancora 
ne nome né credito. Pel* il che deliberatosi di 
vedere almeno qualche cosa notabile , si trasferì 
a Milano per vedere il Duomo, dove allora si tro- 
vava un Cesare Cesariano reputato buono geo- 
metra e buono architettore, il quale comentò v i- 
truvio ; e disperato di non averne avuto quella 
rimunerazione che egli si aveva promessa, diventò 
sì strano, che non volse più operare , e divenuto 
selvatico , morì più da bestia che da persoi-;. . 



"N 



VITA DI BRAMANTE DA URBINO 67 

Eravi ancora un Bernardino da Trevio Milanese 
ingegnere ed architettare del Duomo e disegna- 
tore grandissimo , il eguale da Lionardo da Vinci 
tu tenuto maestro raro ancora che la sua manie- 
ra fussc crudetta ed alquanto secca nelle pitture. 
Vedesi di costui in testa del chiostro delle Gra- 
zie una resurrezione di Cristo con alcuni scorti 
bellissimi : ed in S. Francesco una cappella a 
fresco, dentro vi la morte di S. Piero e dì S. Paolo. 
Costui dipinse in Milano molte altre opere^ e per 
il contado ne fece anche buon numero tenute in 
pregio, e nel nostro libro è una testa di carbone 
e biacca d' una femmina assai bella, che ancor 
fa fede della maniera eh' e' tenne. Ma per tor- 
nare a Bramante, considerata che egli ebbe que- 
sta fabbrica e conosciuti questi ingegneri , s' ina- 
nimi di sorte, che egli si risolvè del tutto darsi 
all'architettura; laonde partitosi da Milano, se 
ne venne a Roma innanzi lo anno santo del i5oo y 
dove conosciuto da alcuni suoi amici e del paese 
e lombardi , gli fu dato da dipignere a S. Gio- 
vanni Laterano sopra la porta santa che s'apre- 
per il Giubbileo un'arme di papa Alessandro VI 
lavorata in fresco , con angeli e figure che la 
sostengono . Aveva Bramante recato di Lombar- 
dia e guadagnati in Roma a fare alcune cose certi 
danari, i quali con una masserizia grandissima 
spendeva, desideroso poter viver del suo, ed insie- 
me senza avere a lavorare poter agiatamente mi- 
surare tutte le fabbriche antiche di Roma . E 
messovi mano , solitario e cogitativo se n' an- 
dava ; e fra non molto spazio di tempo misurò 
quanti edifizj erano in quella città e fuori per la 
campagna; e parimente fece fino a Napoli, e 
dovunque e' sapeva che fossero cose antiche . 



68 PARTE TERZA 

Misurò ciò che era a Tivoli ed alla villa Adriana, 
e come si dirà poi al suo luogo, se ne servi assai. 
£ scoperto in questo modo l'animo di Bramante 
il Cardinale di Napoli datogli d'occhio, prese a 
favorirlo: donde Bramante seguitando lo studio* 
essendo venuto voglia al cardinal detto di far 
rifare a' frati della Pace il chiostro di travertino 
ebbe il carico di questo chiostro. Per il che desi- 
derando di acquistare e di gratuirsi molto quei 
cardinale, si messe all'opera con ogni industria e 
diligenza , e prestamente e perfettamente la con- 
dusse al fine. Ed ancorché egli non russe di tutta 
bellezza, gli diede grandissimo nome, per non 
essere in Roma molti che attendessino all'archi- 
tettura con tanto amore, studio, e prestezza, 
quanto Bramante. Servì Bramante ne' suoi prin- 
cipi P er s °tt° architettore di papa Alessandro VI 
alla fonte di Trastevere, e parimente a quella 
che si fece in su la piazza di S. Piero* Trovossi 
ancora, essendo cresciuto in reputazione , con 
altri eccellenti architettori alla resoluzione di 
gran parte del palazzo di S. Giorgio e della chiesa 
di S. Lorenzo in Damaso, fatto fare da Raffaeli 



o 



Riario cardinale di S. Giorgio vicino a Campo di 
Fiore, che quantunque si sia poi fatto meglio, fu 
nondimeno ed è ancora per la grandezza sua 
tenuta comoda e magnifica abitazione; e di que- 
sta fabbrica fu esecutore un Antonio Monteca- 
vallo. Trovossi al consiglio dello accrescimento 
di S. Iacopo degli Spagnuoli in Navona , e pari- 
mente alla deliberazione di S. Maria de Anima f 
fatta condurre poi da uno architetto tedesco. 
Fu suo disegno ancora il palazzo del cardinale 
Adriano da Corneto in Borgo nuovo, che si fab^ 
bricò adagio, e poi finalmente rimase imperfetto 



VITA DI BRAMANTE DA URBINO 69 
per la fuga di dotto cardinale; e parimente l'ac- 
crescimento della cappella maggiore di S. Maria 
del Popolo fa suo disegno; le quali opere gli 
acquistarono in Roma tanto credito , che era sti- 
mato il primo architettore, per essere egli riso- 
luto , presto, e honissimo inventore, che da tutta 
quella città fu del continuo ne' maggior bisogni 
da tutti i grandi adoperato. Per il che creato 
papa Giulio 11 l'anno i5oÌ cominciò a servirlo. 
Era entrato in fantasia a quel pontefice di accon- 
ciare quello spazio che era fra Belvedere e' 1 pa- 
lazzo , eh' egli avesse forma di teatro quadro 
abbracciando una valletta che era in mezzo al 
palazzo papale vecchio, e la muraglia che aveva, 
per abitazione del papa , fatta di nuovo inno- 
cenza VI II, e che da due corridori che mettes- 
sino in mezzo questa valletta si potesse venire di 
Belvedere in palazzo per logge, e così di palazzo 
per quelle andare in Belvedere, e che dalla valle 
per ordine di scale in diversi modi si potesse salire 
sul piano di Belvedere . 

Per il che Bramante , che aveva grandissimo 
giudizio ed iugegno capriccioso in tal cose, spaiti 
nel più basso con cluoi ordini d'altezze, prima 
lina loggia dorica bellissima simile al coliseo de* 
Savelli, ma in cambio di mezze colonne mise 
pilastri e tutta di trevcrtini la murò, e sopra que- 
sta un secondo ordine ionico sodo di finestre, tante 
che e' venne al piano delle prime stanze del pa- 
lazzo papale ed al piano di quelle di Belvedere , 
per far poi una loggia più di quattrocento passi 
dalla banda di verso Roma, e parimente un'altra di 
verso il bosco, che l'una e l'altra volse che met- 
tessino in mezzo la valle , ove spianata che ella 
cra ; si aveva a condurre tutta V acqua di Belve- 

7* 



7© PARTE TERXA 

dere e fare una bellissima fontana. Di questo di- 
segna fini Bramante il primo corridore che esce 
di palazzo e va in Belvedere dalla banda di Ro- 
ma , eccetto 1' ultima loggia che dovea andar di 
sopra; ma la parte verso il bosco riscontro a que- 
sta si fondò bene, ma non si potè finire, interve- 
nendo la morte di Giulio e poi di Bramante. Fu 
tenuta tanto bella invenzione , che si credette 
che dagli antichi in qua Roma non avesse veduto 
meglio. Ma , come s'è detto, dell'altro corridore 
rimasero solo i fondamenti, ed è penato a finirsi 
sino a questo giorno , che Pio IV gli ha dato 
quasi perfezione. Fecevi ancora la testata che è 
in Belvedere allo antiquario delle statue antiche 
con 1' ordine delle nicchie, e nel suo tempo visi 
messe il Laocoonte , statua anticha rarissima , e 
lo Apollo e la Venere, che poi il resto delle sta- 
tue furon poste da Leone X, come il Tevere e 'i 
Nilo e la Cleopatra , e da Clemente VII alcune 
altre , e nel tempo di Paolo III e di Giulio Ili 
fattovi molti acconcimi d'importanza con grossa 
spesa. E tornando a Bramante, s'egli non avesse 
avuto i suoi ministri avari, egli era molto spedito 
ed intendeva maravigliosamente la cosa del fab- 
bricare, e questa muraglia di Belvedere fu da lui 
con grandissima prestezza condotta; ed era tantaf 
la furia di lui che faceva e del papa, che aveva 
voglia che tali fabbriche non si murassero ma 
nascessero , che i fondatori portavano di notte 
la sabbia e il pancone fermo della terra e la cava- 
vano di giorno in presenza a Bramante,perch'e- 
gli senza altro vedere làceva fondare. La quale 
inavvertenza fu cagione che le sue fatiche sono 
|;utte crepate e stanno a pericolo di ruinare 7 
come fece questo medesimo cwidore^ del quah* 



VITA DI BRAMANTE DA URBINO ? I 

un pezzo di braccia ottanta minò a terra al tem- 
po di Clemente VII, e fu rifatto poi da papa 
Paolo III ed egli ancora lo fece rifondare e ringros- 
sare. Sono di suo in Belvedere molte altre salite 
di scale variate, secondo i luoghi suoi aiti e bassi, 
cosa bellissima , con ordine dorico , ionico , e 
corintio , opera condotta con somma grazia ; ed 
aveva fatto un modello che dicono essere stato 
cosa maravigliosa , come ancora si vede il prin- 
cipio di tale opera cosi imperfetta. Fece oltra 
questo una scala a chiocciola su le colonne che 
salgono, sicché a cavallo vi si cammina, nella 
quale il dorico entra nello ionico e così nel co- 
rintio , e dall' uno salgono nell' altro , cosa con- 
dotta con somma grazia e con artifizio certo ec- 
cellente , la quale non gli fa manco onore che 
cosa die sia quivi di man sua. Questa invenzione 
è stata cavata da Bramante da S. Niccolò di Pisa, 
come si disse nella vita di Giovanni e JViccola 
Pisani. Entrò Bramante in capriccio di fare in 
Belvedere in un fregio nella facciata di fuori al- 
cune lettere a guisa di ieroglifici antichi , per 
dimostrare maggiormente l'ingegno che aveva e 
per mettere il nome di quel pontefice e 1 suo, e 
aveva cosi cominciato: Jvlio li. Pont. Maximo, 
ed aveva fatto fare una testa in profilo di Giulio 
Cesare , e con due archi un ponte che diceva : 
Julìo II. Pont. , ed una a guglia del circolo Mas- 
simo per Max. di che il papa si rise , e gli fece 
fore le lettere d' un braccio che ci sono oggi all' 
antica,dicendo che l'aveva cavata questa sciocche- 
ria da Viterbo sopra una porta, dove un maestro 
Francesco architettore messe il suo nome in uno 
architrave intagliato così, che fece un S. France- 
sco, un arco, un tetto, ed una torre, che rilevando 



v 



J2 PARTE TERZA 

diceva a modo suo: Maestro Francesco Archi- 
tettore. Volevagìi il papa , pei* amor della virtù 
sua dell' architettura, gran bene. Per il che me- 
ritò dal detto papa , che sommamente lo amava 
per le sue qualità , d' essere latto degno dell' uf- 
ficio del piombo ,nel quale fece uno edificio da 
improntar le bolle con una vite molto bella. Ando 
Bramante ne'servizj di questo pontefice a Bolo- 
gna quando V anno i5o4 ella tornò alla Chiesa, 
e si adoperò in tutta la guerra della Mirandola a 
molte cose ingegnose e di grandissima importan- 
za. Fé' molti disegni di piante e di edifizj , che 
molto bene erano disegnati da lui, come nel no- 
stro libro ne appare alcuni ben misurati e fatti 
con arte grandissima. Insegnò molte cose d'archi- 
tettura a Piaffaello da Urbino , e così gli ordinò i 
casamenti che poi tirò di prospettiva nella camera 
del papa dove è il monte di Parnaso, nella quai 
camera Piaffaello ritrasse Bramante che misura 
«on certe seste. Si risolvè il papa di mettere in 
strada Giulia da Bramante indirizzata tutti gH 
ufiic j e le ragioni di Roma in un luogo, per la co- 
modità eh' ai negoziatori averla recato nelle fac- 
cende essendo continuamente fino allora stale 
molto scomode. Onde Bramante diede principio 
al palazzo eh' a S. Biagio sul Tevere si vede, nei 
quale è ancora un tempio corintio troni finito, cosa 
molto rara, ed il reste del principio di opera rusti- 
ca bellissimo , che è stato gran danno che una sì 
onorata ed utile e magnifica opera non si sia finita, 
che da quelli della professione è tenuto il più 
bélP ordine che si sia visto mai in quel genere. 
Fece ancora a S. Pietro a Molitorio di trevertiaa 
nel primo chiostro un tempio tondo , del quale 
non può di proporzione $ oidine , e varietà ima- 



VITA DI BRAMANTE DA URBINO 7 3 

ginarsi , e di grazia il più garbato ne meglio 
inteso; e molto più bello sarebbe, se fusse tutta 
la fabbrica del chiostro, che non è finita, con- 
dotta come si vede in uno suo disegno. Fece fare 
in Borgo il palazzo che fu di Raffaello da Urbino 
lavorato di mattoni e di getto con cas^e, le colon- 
ne e le bozze di opera dorica e rustica, cosa molto 
bella ed invenzion nuova del fare le cose gettate. 
Fece ancora il disegno ed ordine dell'ornamento 
di S. Maria da Loreto che da Andrea Sansovino 
fu poi continuato, ed infiniti modelli di palazzi 
e tempj, i quali sono in Roma e per lo stato della 
Chiesa. Era tanto terribile i" ingegno di questo 
maraviglioso artefice, che e'rifece un disegno 
grandissimo per restaurare e dirizzare il palazzo 
del papa. E tanto gli era cresciuto 1' animo, ve-, 
dendo le forze dei papa e la volontà sua corri- 
spondere allo ingegno ed alla voglia che esso ave- 
va , che sentendolo avere volontà di buttare in 
terra la chiesa di S. Pietro per rifarla di nuovo, gli 
fece infiniti disegni, ma fra gli altri ne fece uno 
che fu molto mirabile , dove egli mostrò quella 
intelligenza che si poteva maggiore con due cam- 
panili che mettono in mezzo la facciata, come si 
vede nelle monete che battè poi Giulio II e Leo- 
ne X fatte da Caradosso eccellentissimo orefice^ 
che nel far coni non ebbe pari , come ancora si 
vede la medaglia di Bramante fatta da lui molto 
bella. E così resoluto il papa di dar principio alla 
grandissima e terribilissima fabbrica di S. Pietro 
ne fece rovinare la metà , e postovi mano con 
animo che di bellezza arte invenzione ed ordine, 
così di grandezza , come di ricche zza e d' orna- 
mento, avesse a passare tutte le fabbriche che c- 
rano state fatte in quella città dalia potenza di 



74 PARTE TERZA 

quella repubblica e dall'arte ed ingegno di tanti 
valorosi maestri, con la solita prestezza la fondò, 
ed in gran parte innanzi alla morte del papa e 
sua la tirò alta sino alla cornice dove sono gli 
archi a tutti i quattro pilastri, e voltò quelli con 
somma prestezza ed arte. Fece ancora volgere la 
cappella principale dove è la nicchia, attendendo 
insieme a far tirare innanzi la cappella che si 
chiama del re di Francia . 

Egli trovò in tal lavoro il modo del buttar le 
volte con le casse di legno , che intagliate ven- 
gano co'suoi fregi e fogliami di mistura di calce, 
e mostrò negli archi che sono in tale edificio il 
modo del voltargli con i ponti impiccati, come ab- 
biamo veduto seguitare poi con la medesima in- 
venzione da Anton da S. Gallo. Vedesi in quella 
parte , eh' è finita di suo , la cornice che rigira 
attorno di dentro correre in modo con grazia , 
che il disegno di quella non può nessuna mano 
meglio in essa levare e sminuire. Si vede ne'suoi 
capitelli che sono a foglie d'ulivo di dentro , ed 
}i\ tutta r opera dorica di fuori stranamente bel- 
lissima, di quanta terribilità fosse l'animo di Bra- 
mante, che in vero s'egli avesse avuto le forze 
eguali allo ingegno di che aveva adorno lo spirito, 
certissimamente avrebbe fatto cose inaudite più 
che non fece; perchè oggi questa opera, come si 
dirà a' suoi luoghi, è stata dopo la morte sua 
molto travagliata dagli architettori e talmente , 
che si può dire che da quattro archi in fuori che 
reggono la tribuna non vi siarimasto altro di suo, 
perchè Raffaello da Urbino e Giuliano da S. Gallo, 
esecutori dopo la morte di Giulio II di quella o- 
pera insieme con fra Giocondo Veronese vollono 
jtominciare ad alterarla; e dopo la morte di que* 



VITA M BRAMANTE DA URBINO yS 

sti Baldassarre Peruzzi, facendo nella crociera 
verso Camposanto la cappella dei re di Francia^ 
alterò quell' ordine; e sotto Paolo III Antonio 
da S. Gallo lo mutò tutto , e poi Michelagnolo 
Buonarroti La tolto via le tante opinioni e spese 
superflue, riducendolo a quella bellezza e perfe- 
zione che nessuno di questi ci pensò mai, venendo 
tutto dal disegno e giudizio suo, ancora ch'egli 
dicesse a me parecchie volte ch'era esecutore del 
disegno ed ordine di Bramante, attesoché coloro 
che piantano la prima volta uno edifizio grande 
son quelli gli autori. Apparve smisurato il con- 
cetto di Bramante in questa opera: egli diede un 
principio grandissimo, il quale se nella grandezza 
di sì stupendo e magnifico edifizio avesse comin- 
ciato minore, non valeva né al S. Gallo né agli 
altri né anche al Buonarroti il disegno per accre- 
scerlo, come e'valse per diminuirlo, perchè Bra- 
mante aveva concetto di fare maggior cosa. Dicesi 
che egli aveva tanta la voglia diveder questa fab- 
brica andare innanzi, chee'rovinòin S. Pietro mol- 
te cose belle di sepolture di papi, di pitture e di 
musaici, e che perciò aveano smarrito la memoria 
di molti ritratti di persone grandi che erano sparse 
per quella chiesa , come principale di tutti i cri- 
stiani. Salvò solo l'altare di S.Pietro e la tribuna 
secchia, ed attorno vi fece un ornamento di ordine 
dorico bellissimo tutto di pietra di peperigno , 
icciò quando il papa viene in S. Pietro a dir 
a messa , vi possa stare con tutta la corte e gli 
unbasciatori de' principi cristiani, la quale non 
ini affatto per la morte , e Baldassarre Sanese le 
lette poi la perfezione. Fu Bramante persona 
nolto allegra e sì dilettò sempre di giovare a* 
■ossimi suoi. Fu amicissimo delie persone inge^ 



tj6 PARTE TERZA 

gnose,e favorevole a quelle in ciò chee'poteva , 
come si vede che egli fece al grazioso Raffaello 
Sanzio da Urbino pittore celebratissimo che da 
lui fu condotto a Roma. Sempre splendidissima- 
mente si onorò e Adisse , ed al grado dove i me- 
riti della sua vita l'avevano posto, era niente 
quel che aveva a petto a quello ch'egli avrebbe 
speso. Dilettavasi della poesia, e volentieri udiva 
e diceva improvviso in su la lira e componeva 
qualche sonetto , se non cosi delicato .come si 
usa ora, grave almeno e senza difetti. Fu gran- 
demente stimato dai prelati e presentato da infi- 
niti signori che lo conobbero. Ebbe in vita grido 
grandissimo e maggiore ancora dopo morte, per- 
chè la fabbrica di S. Pietro restò addietro molti 
anni. Visse Bramante anni settanta ed in Roma 
«on onoratissime esequie fu portato dalla corte 
del papa e da tutti gli scultori architettori e 
pittori. Fu sepolto in S. Pietro Fanno i3i4- 

Fu di grandissima perdita all'architettura la 
morte di Bramante , il quale fu investigatore di 
molte buone arti ch'aggiunse a quella, come 
l'invenzione del buttare le volte di getto, lo stucco 
l'uno e l' altro usato dagli antichi , ma stato per^ 
dato dalie ruinc loro fino al suo tempo. Onde 
quelli che vanno misurando le cose antiche di 
architettura , trovano in quelle di Bramante non 
meno scienza e disegno, che si faccino in tutte 
quelle. Onde può rendersi a quegli che conoscono 
tal professione, uno degl'ingegni rari che hanno 
illustrato il secol nostro . Lasciò suo domestico 
amico Giulian Leno , che molto valse nelle fab- 
briche de' tempi suoi per provvedere ed eseguire 
la volontà di chi disegnava, più che per operare 
di man sua, sebbene aveva giudizio e grand©, 



VITA DI BRAMANTE DA URBINO 77 

sperienza. Mentre visse Bramante, fu adoperato 
da lui noli' opre sue Ventura falegname pisto- 
iese , il quale aveva buonissimo ingegno e dise- 
gnava assai acconciamente. Costui si dilettò assai 
in Pioma di misurare le cose antiche, e tornato a 
Pistoia per rimpatriarsi , seguì che l'anno i5o9 
in quella città una nostra Donna, che oggi si chia- 
ma della Umiltà , fece miracoli; e perchè gli fu 
porto molte limosine , la signoria che allora go- 
vernava deliberò fare un tempio in onor suo. Per- 
chè portosi questa occasione a Ventura , fece di 
sua mano un modello d'un tempio a otto facce 
largo braccia . ... ed alto braccia. . . . con un 
vestibulo o portico «errato dinanzi, molto ornato 
di dentro e veramente bello. Dove piaciuto a 
que' signori e capi della città , si cominciò a fab- 
bricare Con l'ordine di Ventura, il quale fatto i 
fondamenti del vestibulo e del tempio, e finito 
affatto il vestibulo , che riuscì ricco di pilastri e 
cornicioni d'ordine Corinto e d'altre pietre inta- 
gliate, e con quelle anche tutte le volte di quell' 
opera furon fatte a quadri scorniciati pur di 
pietra pien di rosoni. Il tempio a otto facce fu 
anche di poi condotto fino, alla cornice ultima , 
dove s'aveva a voltare la tribuna, mentre che 
visse Ventura. E per non esser egli molto sperto 
in cose così grandi, non considerò al peso della 
tribuna che potesse star sicura, avendo egli nella 
grossezza di quella, muraglia fatto nel primo or- 
dine delle finestre, e nel secondo, dove son le 
altre, un andito che cammina attorno, dove egli 
venne a indebolir le mura, che sendo quello edi- 
ficio da basso senza spalle, era pericoloso il vol- 
tarla, e massime negli angoli delie cantonate y 
dove aveva a pignere tutto ìl peso della volta di 

YOL. 111. § 



jB PARTE TERZA 

«Ietta tribuna . Laddove dopo la morte di Ven- 
tura non è stato architetto nessuno, che gli sia 
bastato r animo di voltarla ; anzi avevano fatto 
condurre in sul luogo legni grandi e grossi di al- 
beri per farvi un tetto a capanna, che non pia- 
cendo a que' cittadini , non vollero che si met- 
tessero in opra , e stette così scoperta molti anni, 
tanto che Tanno i56i supplicarono gli operai di 
quella fabbrica al duca Cosimo , perchè S. E, 
facesse loro grazia che quella tribuna si facesse 
dove per compiacerli,quel signore ordinò a Gior 
gio Vasari che vi andasse , e vedesse di trovai 
modo di voltarla, che ciò fatto, ne fece un mo- 
dello che alzava quello edilizio sopra la cornice 
ehe aveva lasciato Ventura, otto braccia per far 
gli le spalle , e ristrinse il vano che va intorno 
fra muro e muro dello andito , e rinfrancando le 
spalle Q gli angoli e le parti di sotto degli andit 
che aveva fatto Ventura fra le finestre, glinca 
tenò con chiavi grosse di ferro doppie in su gì 
angoli, che l'assicurava di maniera, che sicura 
mente si poteva voltare; dove sua Ecce! lenza vols 
andare in sul luogo, e piaciutogli tutto diede or 
dine che si facesse; e così sono condotte tutte le 
spalle, e di già si è dato principio a voltar la tri- 
buna ; sicché l' opra di Ventura verrà ricca e 
con più grandezza ed ornamento e più propor- 
zione. Ma nel vero Ventura merita che senefaccir 
memoria , perchè quella opera è la più notabile 
per cosa moderna, che sia in quella città. 







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VITA 
DI F. BARTOLOMMEO DI S. MARCO 

/ HTTOR FIORENTINO. 



Vi 



icino alla terra di Prato , che è lontana a 
Fiorenza dieci miglia , in una villa chiamata Sa- 
vignano nacque Bartolommeo , secondo l'uso di 
Toscana chiamato Baccio, il quale mostrando 
nella sua puerizia non solo inclinazione ma an- 
cora attitudine al disegno , fu col mezzo di Be- 
nedetto da Ma iano acconcio con Cosimo Rosselli, 
ed in casa alcuni suoi parenti che abitavano 
alla porta a S. Piero Gattolini accomodato, ove 
stette molti anni , talché non era chiamato né 
inteso per altro nome, che per Baccio dalla Por- 
ta . Costui dopo che si partì da Cosimo Rosselli* 
cominciò a studiare con grande affezione le cose 
di Lionardo da Vinci , e in poco tempo fece tal 
frutto e tal progresso nel colorito , che s'acqui- 
stò reputazione e credito d' uno de' miglior 
giovani dell' arte sì nel colorito come nei 
disegno . Ebbe in compagnia Mariotto Alberti- 
nelli , che in poco tempo prese assai bene la sua 
maniera e con lui condusse molti quadri di no- 
stra Donna sparsi per Fiorenza , de' quali tutti 
ragionare sarebbe cosa troppo lunga . Però toc- 
cando solo d' alcuni fatti eccellentemente da 
Baccio , uno n' è in casa di Filippo di Averardo 
Salviati bellissimo e tenuto molto in pregio e 
caro da lui , nel quale è una nostra Donna ; un 
altro non è molto fu comperato ( vendendosi fra 



So PARTE TERZA 

masserizie vecchie ) da Pier Maria delie Pozze 
persona molto amica delle cose di pittura , che 
conosciuto la bellezza sua , non lo lasciò per 
danari, nel quale è una nostra Donna fotta con 
una diligenza straordinaria . Aveva Pier dei 
Pugliese avuto una nostra Donna piccola di 
marmo di bassissimo rilievo di mano di Dona- 
tello , cosa rarissima , la quale per maggior- 
mente onorarla gli fece fare un tabernacolo di 
legno per chiuderla con duoi sportellini , che 
datolo a Baccio dalla Porta , vi fece drento due 
storiette, che fu una la Natività di Cristo, l'altra 
la sua circoncisione, \e quali condusse Baccio di 
figurine a guisa di niiniatura,che non è possibile 
a olio poter far riieglio ,e quando poi si chiude 
di fuora,insu detti sportelli dipinse purea olio di 
chiaro e scuro la nostra Donna annunziata dall' 
Angelo . Questa opera è oggi nello scrittoio del 
duca Cosimo , dove egli ha tutte le antichità di 
bronzo di figure piccole , medaglie , ed altre 
pitture rare di mini , tenuto da sua Eccellenza 
Illustrissima per cosa rara , come è veramente . 
Era Baccio amato in Firenze per la virtù sua , 
che era assidiural lavoro , quieto , e buono di 
natura er! assai timorato di Dio , e gli piaceva 
assai la vita quieta e fuggiva le pratiche viziose, 
e molto gli dilettava le predicazioni e cercava 
sempre le pratiche delle persone dotte e posate. 
Enel vero rare volte fa la natura nascere un 
buono ingegno ed un artefice mansueto, che an- 
che in qualche tempo di quiete e di bontà non lo 
provvegga, come fece a Baccio, il quale, come si 
dirà di sotto, gli riuscì quello ch'egli desiderava, 
che sparsosi ì' esser lui non men buono che va- 
lente , si divulgò talmente il suo nome , che da 



VITA DI F. BÀRTOLOMMEO DI S. MARCO 8l 
Gerozzo di Monna Vcnna Dini gli fa fatta allo», 
finzione ti' una cappella nel cimiterio, dove sono 
T ossa de' morti nello spedale di Santa Maria 
Nuova , e cominciovvi un Giudizio a fresco , il 
quale condusse con tanta diligenza e bella ma« 
mera in quella parte che (ini , che acquistando- 
ne grandissima fama oltra quella che aveva, 
molto fu celebrato per aver egli con bonissima 
considerazione espresso la gloria del paradiso e 
feiisto con i dodici Apostoli giudicare le dodici 
tribù , le quali con bellissimi panni sono mor- 
bidamente colorite, oltra che si vede nei disegno 
ebe restò a finirsi , in queste ligure che sono ivi 
tirate all'inferno la disperazione , il dolore , e la 
vergogna della morte eterna , così come si cono* 
sce la contentezza e la letizia che sono in quelle 
diesi salvano,ancora che questa opera rimanesse* 
imperfetta , avendo egli più voglia d'attendere 
alla religione che alla pittura . Perchè trovan- 
dosi in questi tempi in S. Marco fra Ieronimo 
Savonarola da Ferrara dell' ordine de' Predica- 
tori teologo famosissimo, e continovando Baccio 
la udienza delle prediche sue per la devozione 
che in esso aveva , prese strettissima pratica 
con lui e dimorava quasi continuamente in con- 
vento , avendo anco con gli altri frati fatto ami- 
cizia . Avvenne che continovando fra lei* omino 
le sue predicazioni , e gridando ogni giorno in 
pergamo che le pitture lascive e le musiche e i 
libri amorosi spesso inducono gli animi a cosa 
mal fatte , fu persuaso che non era bene tenero 
in casa, dove son fanciulle, figure dipinte d'uo- 
mini e donne ignude ; per il che rifondati \ po- 
poli dal dir suo , il carnovale seguente ? che era 
costume della città far sopra le piasse alcuni q&* 

in * 



82 PARTE TERZA 

pamiucci di stipa ed altre legne , e la sera dei 
martedì per antico costume arderle queste con 
baili amorosi , dove presi per mano un uomo ed 
una donna giravano cantando intorno certe bal- 
late , fé' sì fra leronimo , che quel giorno si 
condusse a quel luogo tante pitture e sculture 
ignude , molte di mano di maestri eccellenti , e 
parimente libri , liuti, e canzonieri, che fudan-: 
no grandissimo , ma in particolare della pittura; 
dove Baccio portò tutto lo studio de' disegni 
che egli aveva fatto degl' ignudi, e lo imitò an- 
che Lorenzo di Credi e molti altri che avevan 
nome di piagnoni . Laddove non andò molto , 
per l'affezione che Baccio aveva a ira leronimo, 
che fece in un quadro il suo ritratto che fu bel- 
lissimo , il quale fu portato allora a Ferrara , e 
di lì non è molto ch'egli è tornato in Fiorenza 
nella casa di Filippo d' Alamanno Salviati , il 
quale per esser di mano di Baccio l'ha carissimo. 
Avvenne poi che un giorno si levarono le parti 
contrarie a fra leronimo perpigliarlo e metterlo 
nelle forze della giustizia per le sedizioni che 
aveva fatte in quella città ; il che vedendo gli 
amici del frate , si ragunarono essi ancora in 
numero più di cinquecento e si rinchiusero den- 
tro in S. Marco , e Baccio insieme con esso loro 
per ia grandissima affezione che egli aveva a 
quella parte . Vero è che essendo pure di poco 
animo, anzi troppo timido e vile , sentendo poco 
appresso dare la battaglia al convento e ferire 
ed uccidere alcuni, cominciò a dubitare forte- 
mente di se medesimo ; per il che fece voto , sV 
campava da quella furia, di vestirsi subito l'abi- 
to di quella religione, ed interamente poi lo. os- 
servò . Couciusiachò finito il runicre e preso e 



VtTÀ DI F. BARTOLOMMEO DI S. MARCO S3 
condannato il frate alla morte, come gli scrittori 
delle storie più chiaramente raccontano, Baccio 
andatosene a Prato , si fece (Vate in S. Domenico 
di quel luogo , secondo che si trova scritto nelle 
cronache di quel convento , a dì 26 di Luglio 
j5oo con grandissimo dispiacere di tutti gli ami- 
ci suoi che infinitamente si dolsero d' averlo 
perduto , e massime per sentire che egli aveva 
postosi in animo di non attendere più alla pittu- 
ra . Laonde Mariotto Aihertinelli amico e com- 
pagno suo a' preghi di Gerozzo Dini prese le 
robe di fra Bartolommeo , che così lo chiamò il 
priore nel vestirgli 1' abito, e l'opra dell'Ossa di 
S. Maria Nuova condusse a fine ;dove ritrasse di 
naturale lo spedalingo che era allora ,ed alcuni 
frati valenti in chirurgia , e Gerozzo che la fa- 
ceva fare e la moglie interi nelle facce dalle 
Lande ginocchioni, ed in uno ignudo che siede 
ritrasse Giuliano Bugiardini suo creato giovane 
con una zazzera , come si costumava allora , che 
i capelli si conteriano a uno a uno , tanto son di- 
ligenti. Ilitrassevi se stesso ancora , che è una 
testa in zazzera d'uno che esce d' un di quelli 
sepolcri * Evvi ritratto in quell' opera anche fra 
Giovanni da Fiesole pittore , del quale abbiamo 
scritto la vita, che è nella pai te de' beati . Que- 
st' opera fu lavorata e da fra Bartolommeo e da 
Mariotto in fresco tutta , che s' è mantenuta e si 
mantiene benissimo , ed è tenuta dagli artefici 
in pregio , perchè in quei genere si può far poco 
più . Ma essendo fra Bartolommeo stato in Prato 
molti mesi , fu poi da' suoi superiori messo con- 
ventuale in S. Marco di Fiorenza , e gli fu fatto 
da que 1 frati per le virtù sue molte carezze. A.- 
•seva Bernardo del Bianco fatto fare nelia badia 



$4 PARTE TERZA 

di Fiorenza in que' dì una cappella di macigno 
intagliata molto ricca e Leila col disegno di Be- 
nedetto da Rovezzano , la quale fu ed è ancora 
oggi molto stimata per una ornata e varia opera, 
nella quale Benedetto Buglioui fece di terra cot- 
ta invetriata in alcune niechie figure ed angeli 
tutt; 1 tonde per finimento , e fregi pieni di che- 
rubini e d' imprese del Bianco ; e desiderando 
mettervi dentro una tavola che fusse degna di 
quell'ornamento, messesi in fantasia che fra 
Bartolommeo sarebbe il proposito , e operò 
tutti que' mezzi e amici che potè maggiori per 
disporlo. Starasi fra Bartolommeo in convento , 
non attendendo ad altro che agli uniej divini ed 
alle cose della regala , ancoraché pregato molto 
dal priore e dagli amici suoi più cari che e' fa- 
cesse qualche cosa di pittura, ed era già passato 
il termine di quattro anni che egli non aveva vo- 
luto lavorar nulla ; ma stretto in su questa oc- 
casione da Bernardo del Bianco , in fine comin- 
ciò quella tàvola di S. Bernardo che scrive , e 
nel vedere la nostra Donna portata col putto 
in braccio da molti angeli e putti da lui coloriti 
pulitamente, sta tanto contemplativo, che bene 
si conosce in lui un non so che di celeste , che 
risplende in quella opera a chi la considera atten- 
tamente ; dove molta diligenza ed amor pose in- 
sieme con uno arco lavorato a fresco che vie so- 
pra. Fece ancora alcuni quadri per Giovanni 
cardinale de' Medici, e dipinse per Àgnolo Doni 
un quadro di una nostra Donna, clic serve per 
altare d' una cappella in casa sua , di straordi-* 
Ilaria bellezza . 

Venne in questo tempo Raffaello da Urbino 
pittore a imparare l'aite a Fiorenza, ed insegnò 



VITA DI F. BARTOLOMMEO DI 9. MARCO b'5 
i termini buoni della prospettiva a fra Barto- 
lommeo ; perchè essendo Raffaello volonteroso 
di colorire nella maniera del Frate e piacendogli 
il maneggiare i colori e lo unir suo, con lui di 
continuo si stava . Fece in quel tempo una ta- 
vola con infinità di figure in S. Marco in Fio- 
renza ; oggi è appresso al re di Francia , che fu 
a lui donata , e in S. Marco molti mesi si tenne 
a mostra . Poi ne dipinse un' altra in quel luogo, 
dov'è posto infinito numero di figure , in cam- 
bio di quella che si mandò in Francia , nella 
quale sono alcuni fanciulli in aria che volano , 
tenendo un padiglione aperto con arte , e con 
buon disegno e rilievo tanto grande , che paiono 
spiccarsi dalla tavola , e coloriti di color di car- 
ne , mostrano quella bontà e quella bellezza che 
ogni artefice valente cerca di dare alle cose sue; 
la quale opera ancora oggi per eccellentissima si 
tiene . Sono molte figure in essa intorno a una 
nostra Donna tutte lodatissime , e con una gra- 
zia ed affetto e pronta fierezza , vivaci ; ma co- 
lorite poi con una gagliarda maniera, che paion 
di rilievo ; perchè volse mostrare , che oltra al 
disegno , sapeva dar forza e far venire con lo 
scuro delle ombre innanzi le figure;come appare 
intorno a un padiglione , ove sono alcuni putti 
che lo tengono , che volando in aria si spiccano 
dalla tavola ; oltre che v' è un Cristo fanciullo 
che sposa S. Caterina monaca, che non è possi- 
bile in quella scurità di colorito che ha tenuto , 
far più viva cosa ; evvi un cerchio di santi da 
una banda che diminuiscono in prospettiva in- 
torno al vano d'una gran nicchiaci quali son posti 
con tanto ordine , che paion veri , e parimente 
dall' altra banda . E nel vero si valse assai à' i- 



86 PARTE TERZA 

imitare in questo colorito le cose di Lionardo , e 
massime negli scuri , dove adoprò fumo da 
stampa tori, e nero di avorio abbruciato E' oggi 
questa tavola da' detti neri molto riscura ta più 
cbc quando la fece , che sempre sono diventati 
più tinti e scuri . Fecevi innanzi per le figure 
principali un S. Giorgio armato , che ha uno 
stendardo in mano , figura fiera , pronta , viva- 
ce , e con bella attitudine ; evvi un S. Barto- 
lommeo ritto , che merita lode grandissima > 
insieme con due fanciulli che suonano uno il 
liuto e T altro la lira : ali' uno de 'quali ha fatto 
raccorre una gamba e posarvi su lo strumento , 
le man poste alle corde in atto di diminuire , 
1' orecchio intento all' armonia , e la testa volta 
in alto con la bocca alquanto aperta d' una rne- 
niera , che chi lo guarda non può discredersi di 
non avere a sentire ancor la voce ; il simile fa 
i' altro , che acconcio per lato con un orecchio 
appoggiato alla lira , par che senta 1' accorda- 
mento che fa il suono con il liuto e con la voce , 
mentre che facendo tenore , egli con gli occhi a 
terra va seguitando con tener fermo e volto 
l' orecchio al compagno che suona e canta , av- 
vertenze e spiriti veramente ingegnosi : e così 
stando quegli a sedere e vestiti di velo , che ma- 
ravigliosi e industriosamente dalla dotta mano 
di fra Bartolommeo sono condotti , e tutta 1' o- 
pera con ombra scura sfumatamente cacciata . 
Fece poco tempo dopo un* altra tavola dirim- 
petto a quella , la quale è tenuta buona , den- 
tro vi la nostra Donna ed altri santi intorno . 
Meritò lode straordinaria , avendo introdótto un 
modo di fumeggiar le figure, in modo che all'ar- 
te aggiungono unione maravigUosa , talmente 



VITA DI F. BARTOLOMMEO DI S. INARCO 87 
che paiono di rilievo e vive lavorate con ottima 
maniera e perfezione . Sentendo egli nominare 
1' opre egregie di Michelagnolo fatte a Roma , 
così quelle del grazioso Raffaello , e sforzato dal 
grido , che di continuo udiva delle maraviglie 
fatte dai due divini artefici, con licenza del 
priore si trasferi a Roma : dove trattenuto da 
fra Mariano Fetti frate del Piombo a Monteca- 
vallo e S. Salvestro, luogo suo, gli dipinse due 
quadri di S. Pietro e S. Paolo. E perchè non gli 
riuscì molto il far bene in quell'aria, come ave- 
va fatto nella fiorentina , atteso che fra le an- 
tiche e moderne opere che vide e in tanta co-» 
Ina , stordì di maniera , che grandemente scemò 
a virtù e la eccellenza che gli pareva avere ? 
deliberò di partirsi , e lasciò a Raffaello da Ur- 
bino che finisse uno de' quadri il quale non era 
finito , che fu il S. Piero ; il quale tutto ritocco 
di mano del mirabile Raffaello fu dato afra 
Mariano ; e così se ne tornò a Fiorenza , dov'era 
stato morso più volte che non sapeva fare gì' i- 
gnudi . Volle egli dunque mettersi a prova , e 
con fatiche mostrare eh' era attissimo ad ogni 
eccellente lavoro di quella arte,come alcuno al- 
tro . Laonde per prova fece in un quadro un S. 
Sebastiano ignudo con colorito molto alla carne 
simile , di ,ilolce aria , e di corrispondente bel- 
lezza alla persona parimente finito, dove infinite 
lodi acquistò appresso agli artefici . Dicesi che 
stando in chiesa per mostra questa figura , ave- 
vano trovato i frati nelle confessioni donne, che 
nel guardarlo avevano peccato per la leggiadra 
e lasciva imitazione dei vivo datagli dalla virtù, 
di fr Bartolommeo: per il che levatolo di chie- 
sa , lo misero nel capitolo , dove non dimorò 



88 PARTE T E II Z A 

molto tempo , che da Gio: Battista della Palla 
comprato , f u mandato al re di Francia . Aveva 
preso collera fra Bartolomrneo con i legnaiuoli 
che gli facevano alle tavole e quadri gli orna- 
menti , i quali avevan per costume', come han- 
no anche oggi , di coprire con i battitoi delle 
cornici sempre un ottavo delle figure ; laddove 
fra Bartolomrneo deliberò di trovare una inven- 
zione di non fare alle tavole ornamenti,ed a que- 
sto S. Bastiano fece fare la tavola in mezzo ton- 
do , e vi tirò una nicchia in prospettiva che par 
di rilievo incavata nella tavola , e così con le 
cornici dipinte attorno fece ornamento alla fi- 
gura di mezzo ; ed il medesimo fece al nostro S. 
Vincenzio , ed al S. Marco, che si dirà di sotto al 
S. Vincenzio . Fece sopra V arco d' una porta 
per andare in sagrestia in legno a olio unS. Vin- 
cenzio dell' ordine loro , che figurando quello 
predicar del Giudizio , si vedetegli atti , e nella 
testa particolarmente , quel terrore e quella fie- 
rezza che sogliono essere nelle teste de' predi- 
canti > quando più s' affaticano con le minacce 
della giustizia di Dio di ridurre gli uomini osti- 
nati nel peccato alla vita perfetta , di maniera 
che non dipinta , ma vera e viva apparisce que- 
sta figura a chi la considera attentamente , con 
si gran rilievo è condotto ; ed è peccato che si 
guasta e crepa tutta per esser lavorata in su la 
colla fresca i colori freschi , come dissi dell' 
opere di Pietro Perugino negl' Ingesuati . Ven- 
irgli capriccio , per mostrare che sapeva fare le 
figure grandi ? sendogli siato detto che aveva 
maniera minuta , di porre nella faccia dov' è la 
porta del coro il S. Marco Evangelista, figura di 
braccia cinque in tavola , condotta con bonissi- 



VITA DI F. BARTOLOMMEO DI S. MARCO 89 
suo disegno e grande eccellenza. Tornato poi 
da Napoli Salvador Eilli mercatante fiorentino, 
inteso la fama di fra Bartolommeo esisto!' opere 
sue, li fece fare una tavola, dentrovi tristo Salva- 
tore, alludendo al nome suo, céri quattro Evan- 
gelisti che lo circondano , dove sono ancora due 
putti a pie che tengono la palla del mondo , i 
quali di tenera e fresca carne benissimo sono 
condotti , come V altra opera tutta . Sonvi an- 
cora due profeti molto lodati. Questa tavola e 
posta nella Nunziata di Fiorenza sotto 1' organo 
«rande , che cosi volle Salvadore, ed è cosa mol- 
to bella., e dal Frate con grande amore e con 
gran bontà finita , la quale ha intorno 1' orna- 
mento di marmi tutto intagliato per le mani 
<ii Piero Rosselli . Dopo avendo egli bisogno di 
pigliare aria, il priore allora amico suo lo man- 
dò mora ad un lor monasterio, nel quale mentre 
che egli stette, accompagnò ultimamente per 
T anima e per la casa l'operazione delle mani 
alla contemplazione della morte, e fece a S. Mar- 
tino in Lucca una tavola, dove a pie d'una nostra 
Donna è un angioletto che suona un liuto insieme 
con S. Stefano e S, Giovanni con bollissimo dise- 
gno e colorito , mostrando in quella la virtù sua. 
Similmente in S, Romano fece una tavola in tela , 
dentrovi una nostra Donna della Misericordia 
posta su un dado di pietra ed alcuni angeli che 
tengono il manto, e figurò con essa un popolo 
su certe scalee, chi ritto, chi a sedere, chi ingi- 
nocchioni , i quali risguarflano un Cristo in alto 
che manda saette e folgori addossso a' popoli. 
Certamente mostrò fra Bartolommeo in questa 
ppera possedere molto il diminuire l'ombre della 
pittura e gli scuri di quella, con grandissima 

FOL.W. ' 9 



1 

$0 PARTE TERZA 

rilievo operando, dove le difficuità dell'arte mo- 
stro con rara ed eccellente maestria e colorito, 
disegno ed invenzione ; opra tanto perfetta , 
quanto facesse mai. Nella chiesa medesima di-, 
pmse un'altra tavola pure in tela dentrovi un 
Cristo e S, Caterina martire insieme con S. Cate- 
rina da Siena, ratta da terra in spirito, che è una 
figura, della quale in quel grado non si può far 
meglio. Ritornando egli in Fiorenza, diede opera 
alle cose di musica, e di quelle molto dilettan- 
dosi, alcune volte per passar tempo usava oan, 
tare. Dipinse a Prato dirimpetto alle carceri una 
tavola dunaAssunta,e fece in casa Medici alcuni 
quadri di nostre Donne , ed altre pitture ancora 
a diverse persone; come un quadro d' una nostra 
Donna che ha in camera Lodovico di Lodovico 
Capponi , e parimente un altro d' una Vergine 
che tiene il figliuolo in collo con due teste di 
santi appresso alio eccellentissimo M. Lelio To- 
relli segretario maggiore dello illustrissimo duca 
Cosimo, il quale lo tiene carissimo sì per virtù 
di fra Bartolommeo, come anche perchè egli si 
diletta ed ama, e favorisce non solo gli uomini di 
questa arte, ma tutti i belli ingegni. In casa di 
Pier del Pugliese, oggi di Matteo Botti cittadino 
e mercante fiorentino, fece al sommo d' una scala 
in un ricetto un S. Giorgio armato a cavallo , che 
giostrando ammazza il serpente, molto pronto, 
e lo fece a olio di chiaro e scuro , che si dilettò 
assai tutte le cose sue far così, prima dell'opere 
3 uso di cartone, innanzi che le colorisse , o d'in* 
Chiostro o ombrate di aspalto, e come ne appare 
ancora in molte cose elle lasciò di quadri e tavol o 
rimase imperfette dopo la morte sua, e come 
•«usche molti disegni che di suo si veggono fatiti 



VITA DI F. BAÌITOLOMMEO DI S. MARCO 91 
eli chiaroscuro, oggi la maggior parte nel mona, 
sterio di S. Caterina da Siena in sulla piazza di 
S. Marco appresso a una monaca che dipingerli 
cui se ne farà al suo luogo memoria , e molti di 
simil modo fatti che ornano in memoria di lui il 
nostro libro de'disegni, e che ne ha M. France- 
sco del Garbo fisico eccellentissimo» 

Aveva opinione fra Bartolommeo, quando la- 
vorava , tenere le cose vive innanzi , e per poter 
ritrar panni ed arme ed altre simili cose fece fare 
un modello di legno grande quanto il vivo, che 
si snodava nelle congiunture , e quello vestiva 
con panni naturali ; dove egli fece di bellissime 
cose, potendo egli a beneplacito suo tenerle fer- 
me, fino che egli avesse condotto 1' opera sua a 
perfezione,il quale modello, cosi intarlato e gua- 
sto come è, è appresso di noi per memoria sua. 
In Arezzo in badia de' monaci Neri fece la testa 
d' un Cristo in iscuro , cosa bellissima, e la ta- 
vola della compagnia oVContemplanti , la quale 
s'è conservata in casa del magnifico M. Ottaviano 
de'Medici, ed oggi è stata da M. Alessandro suo 
figliuolo messa in una cappella in casa con molti 
ornamenti , tenendola carissima per memoria di 
fra Bartolommeo e perchè egli si diletta infinita- 
mente della pittura. Nel noviziato di S. Marco 
nella cappella una tavola della Purificazione 
molto vaga e con disegno condusse a buon fine ; 
e a S. Maria Maddalena, luogo di detti frati fuor 
di Fiorenza, dimorandovi per suo piacere fece un 
Cristo ed una Maddalena, e per il convento alcune 
cose dipinse in fresco. Similmente lavorò in fre- 
sco un arco sopra la foresteria di S. Marco ed in 
questo dipinse Cristo con Cleofas e Luca , dove 
ritrasse fra Niccolò della Magna quando era gio- 



f)3 PARTE TfcRZA 

vane, il quale poi arcivescovo di Capova ed ulti- 
mamente fu cardinale. Cominciò in S. Gallo una 
tavola , la quale fu poi finita da Giuliano Bugiar- 
dini, oggi allo aitar maggiore diS. Iacopo fra'Fossi 
al canto agli Alberti ; similmente un quadro del 
ratto di Dina, il qualeè appresso M. Cristofano Ri- 
meri, che dal detto Giuliano fu poi colorito, dove 
sono e casamenti ed invenzioni molto lodate. Gli 
fu da Piero Soderini allogata la tavola della sala del 
Consiglio, che di chiaro oscuro da lui disegnata 
ridusse in maniera, ch'era per farsi onore grandis- 
simo; la quale è oggi in S. Lorenzo alla cappella 
del Magnifico Ottaviano de'Medici onoratamente 
collocata così imperfetta,, nella quale sono tutti i 
protettori della città di Fiorenza , e que' santi , 
che nel giorno loro la città ha avuto le sue vit- 
torie, dov' è il ritratto d' esso fra Bartolomuieo 
fattosi in uno specchio: perchè avendola comin- 
ciata e disegnata tutta , avvenne che per il con- 
tinuo lavorare sotto una finestra il lume di quella 
addosso percotendogli , da cjuel lato tutto inte- 
nebrato restò , non potendosi muovere punto • 
Onde fu consigliato che andasse al bagno a S. 
Filippo, essendogli così ordinato da' medici; do- 
ve dimorato molto, pochissimo per questo mi- 
gliorò. Era fra Bartolommeo delle frutte ami- 
cissimo ed alla bocca molto gli dilettavano; ben- 
ché alla salute dannosissime gli fossero . Per- 
chè una mattina avendo mangiato molti fichi , 
oltra il male ch'egli aveva, gii sovraggiunse una 
grandissima febbre , la quale in quattro giorni 
gli fini il corso della vita d'età d'anni quaran- 
totto,onde egli con buon conoscimento rese l'ani- 
ma al cielo . Dolse agli amici suoi ed a' frati 
particolarmente la morte di lui , i quali in S. 



VITA DI P. BÀRTOLOMMEO DI S. MIRCO $Z 
Marco nella sepoltura loro gli diedero onorato 
sepolcro l'anno i5i 7 alli tf di Ottobre. Era 
dispensato ne' frati che in coro a ufficio nessuno 
non andasse, ed il guadagno dell'opere sue veniva 
al covento, restandogli in mano danari per colori 
e per le cose necessarie del dipignere. Lasciò di- 
scepoli suoi Cecchino del Frate, Benedetto Cian- 
fanini, Gabbriel Rustici, e fra Paolo Pistoiese 
al quale rimasero tutte le cose sue. Fece molte 
tavole e quadri con que' disegni dopo la morte 
sua, e ne sono in S. Domenico di Pistoia tre, ed 
una a S. Maria del Sasso in Casentino. Diede tanta 
grazia ne'colori fra Bartolommeo alle sue figure 
e quelle tanto modernamente augumentò di no- 
vità , che per tal cosa merita fra i benefattori 
dell'arte da noi essere annoverato . 



fi 




ÀMERTIMELiLI 



1 



VITA 
DI MARIOTTO ALBERTINELLI 

PITTOR FIORENTINO. 



M 



ariotto ÀÌbertìncìlì famiìiarissimo e cordia» 
issimo amico j e si può dire un altro fra Barto- 
ommeOj non solo per la continua conversazione 
lì pratica , ma ancora per la simiglianza della 
Damerà, mentre che egli attese daddovero all'ar- 
ie, fu figliuolo di Biagio di BindoAlbertinelli :ii 
|uale levatosi di età d'anni venti dal battiloro, 
love infino a quel tempo avea dato opra , ebbe 
primi principj della pittura in bottega di Cosimo 
Rosselli, nella quale prese tal domestichezza con 
Baccio dalla Porta, che erano un'anima ed un 
jorpo, e fu tra loro tal fratellanza, che quando 
Baccio partì da Cosimo per far l'arte da se eome 
maestro, anche Mariotto se n'andò seco; dove 
ìlla porta a S. Piero Gattolini l'uno e l'altro 
molto tempo dimorarono, lavorando, molte cose 
insieme: e perchè Mariotto non era tanto fondato 
pel disegno quanto era Baccio, sì diede allo studio 
li quelle anticaglie che erano allora in Fiorenza, 
la maggior parte e le migliori delle quali erano in 
casa Medici, e disegnò assai volte alcuni qua- 
dretti di mezzo rilievo che erano sotto la loggia /^K^ 
nel giardino di verso S. Lorenzo , che in uno è 
Aidoiie con un cane bellissimo ed in un'altro duor 
ignudi, un che siede ed ha a'piedi un cane, l'altro 
è ritto con le gambe soprapposte che s'appoggia 
>d uà bastone, che sono miracolosi: e parimente 



\ f 



, & u . * A R T E T E K Z A 
due altr, d. simil grandezza, iu uno de'aual 
sono due putt, che portano il f„l mine d ; G ? 1 ™ 
«eli altro è uno gnudo vecchio fatto per 1 Òdi 
Mone che ha le ali sopra le spalle ed a^edi pon 
derando con le mani un par di bilancerà ota, 
a quest, era que giardino tutto pieno di tor« d 
femmine e maschi , che erano non solo lo rtudiJ 
d. Manotto, ma di tutti gli scultori p turi d 1 

desimo luoL ^ • C J , " no ed Un ' altra nel «H 

teste sor, 8 .„' fi COm . e ' due t0rsi di Ma ™« * le 
sopra 1? " 1 A 6 e . < * Uelle de S'»"Pe>ator 
Marina l Z k qU f 6 «faglie studiando] 
Manotto fece gran profitto nel dilegno, e presek 

Loreto T mad r na ^° nSÌna madr * ael ducol 

farsi vaL! q T' e Pe, ' Chè Mariotto stendesse J 
fai si valente, gì, porgeva ogni aiuto. Costui dun- 
osi ScT d0 ? dÌSeg "? re C °' Colm ire > * M 
ossa, pratico, come appari in alcuni quadri che 

lei a Tn qM "i? S i 8n °^ ' Che fu,ono mandati da 
le, a Roma a Carlo e Giordano Orsini che ven- 

n,adTna n A C F* £ CeSSTe B ° r S ia - »^ 
madonna Alfonsina di naturale molto bene; e «li 

Pareva avere trovato perquellafamiliarità h, ven- 

de'M^ a -? Ia K e T nd0 1,a,lno '494 che pLo 
ae Medie, fu bandito, mancatogli quell'aiuto e 

.W'» •« M "°, tt0alIa stanza di Baccio, 

dove attese p,u assiduamente a far modelli di 

te»a eda studiare edaifatiearsiintornoal naturale 
ed a ,m,tar le cose di Baccio, onde in pochi anni 

t J*° e t T d,h S ente e , Pitico maestro : perchè 
prese tanto animo, vedendo riuscirsi bene le cose 
sue che imitando la maniera e l'andar del com- 

IT„° 'u a f'1 T ìtl P ^ eSa la mano di Maviotto 
y« quella del Frate. Perchè intervenendo l'an- 



VITA DI MAIUOTTO ÀT.BERTINÉLU ffl 
data di Baccio al farsi frate , Mariotto per i4 com- 
pagno perduto era quasi smarrito e fuor di se 
stesso; e sì strana gli parve questa novella , che 
disperato di cosa alcuna non si rallegrava, e se 
in quella parte Mariotto non avesse avuto a noia 
ileommercio de'frati, de'quali di continuodiceva 
male, ed era della parte che teneva contra la 
fazione di frate Girolamo da Ferrara, arebbe 
l'amor di Baccio operato talmente, che a forza 
nel convento medesimo col suo compagno si sa- 
rebbe incappucciato egli ancora. Ma da Gerozzo 
Dini , che faceva fare nell' Ossa il giudicio che 
Baccio aveva lasciato imperfetto, fu pregato che 
avendo quella medesima maniera , gli volesse dar 
line; ed inoltre, perchè v'era il cartone finito di 
mano di Baccio ed altri disegni, e pregato ancora 
da fra Bartolommeo che aveva avuto a quel conto 
danari e si faceva coscienza di non avere osser- 
vato la promessa , Mariotto all' opra diede fine, 
dove con diligenza e con amore condusse il resto 
dell'opera talmente, che molti nonio sapendo, 
pensano che d'una sola mano ella sia lavorata; 
per il che tal cosa gli diede grandissimo credito 
neir arte . Lavorò alla certosa di Fiorenza nel 
capitolo un Crocifirso con la nostra Donna e 
la Maddalena a pie della croce ed alcuni angeli 
in aere che ricolgono il sangue di Cristo, opera 
lavorata in fresco e con diligenza e con amore , 
e assai ben condotta. Ma non parendo che i frati 
nel mangiare a lor modo li trattassero, alcuni 
suoi giovani che seco imparavano V arte non lo 
sapendo Mariotto, avevano contraffatto la chiave 
di quelle finestre, onde si porge a' frati la pie- 
tanza, la quale risponde incamera loro, edalcune 
▼olte segretamente, quando a uno e quando a uno 



$8 PARTE TERZA 

altro rubavano il mangiare. Fu molto romore d 
questa cosa tra'fi ati , perchè delle cose della gol,- 
si risentono così bene come gli altri; ma facend< 
ciò 1 garzoni. con molta destrezza ed essendo tenut 
buone persone, incolpavano coloro alcuni fiat 
che per odio 1' un dell' altro il facessero ; dove le 
cosa pur si scoperse un giorno . Perchè i frati 
acciocché il lavoro si finisse, raddoppiarono la 
pietanza a Mariotto ed a'suoi garzoni, i quali co» 
allegrezza e risa finirono quella opera. Alle mona- 
che di S. Giuliano di Fiorenza fece la tavola 
dello aitar maggiore, che in Gualfonda lavorò in 
una sua stanza insieme con un'altra nella mede- 
sima chiesa d'un Crocifisso con angeli e Dio Pa- 
dre, figurando la Trinità in campo d'oro a olio, 
Era Mariotto persona inquietissima e carnale nelle 
cose d'amore e di buon tempo nelle cosedel vi- 
vere ; perchè venendogli in odio le sofisticherie 
e gli stillamenti di cervello della pittura, ed 
essendo spesso dalle lingue de' pittori morso, 
come è continua usanza in loro e per eredità 
mantenuta , si risolvette darsi a più bassa e mena 
faticosa e più allegra arte , e aperto una bellis- 
sima osteria fuor della porta S. Gallo, ed al ponte 
Vecchio al Drago una taverna ed osteria , fece 
quella molti mesi, dicendo che aveva presa un'ar- 
te la quale era senza muscoli, scorti, prospettive,. 
e quei eh ' importa più senza biasimo, e che quella 
che aveva lasciata era contraria a questa, perchè 
imitava la carne ed il sangue, e questa faceva il 
sangue e la carne, e che quivi ognora si sentiva 
avendo buon vino lodare, ed a quella ogni giorno- 
si sentiva biasimare. Ma pure venutagli anco 
questa a noia, rimorso dalla viltà del mestiero, 
ritornò alla pittura dove iece per Fiorenza qua- 



VITA DI MARIOTTO ALBEJ1TINELLI 99 
iri e pitture in casa di cittadini, e In vorò a Giovan 
Maria Benintendi tre storiette di sua m»no,ed in 
;asa Medici per la creazione di Leone X dipinse 
1 olio un tondo della sua arme con la fede la spe- 
ranza e la carità, il quale sopra la porta del 
palazzo loro stette gran tempo. Prese a fare nella 
compagnia di S. Zanobi allato alla canonica di 
Et Muria del Fiore una tavola della Nunziata, e 
juella con molta fatica condusse. Aveva fatto far 
timi a posta e in su l'opera la volle lavorare per 
potere condurre le vedute, che altee lontane erano 
abbagliate , diminuire e crescere a suo modo . 
Eragli entrato in fantasia che le pitture che non 
avevano rilievo e forza ed insieme anche dolcez- 
za, non fussero da tenere in pregio; e perchè cono- 
sceva che elle non si potevano fare uscire del piano 
senza ombre, le quali avendo troppa oscurità 
restano coperte, e se son dolci non hanno forza, 
egli arebbe voluto aggiugnere con la dolcezza un 
certo modo di lavorare, che l'arte fino allora 
non gli pareva che avesse fatto a suo modo ; onde 
perchè se gli porse occasione in questa opera di 
dìo fare,si mise a far perciò fatiche straordinarie, 
|e quali si conoscono in un Dio Padre che è in 
aria ed in alcuni putti, che son molto rilevati dalla 
la vola per un campo scuro d'una prospettiva 
che egli vi fece col cielo d'una volta intagliata a 
(mezza botte , che girando gli archi di quella e 
Diminuendo le linee al punto, va di maniera inden- 
tro , che pare di rilievo ; oltra che vi sono alcuni 
[ngeli che volano spargendo fiori molto graziosi. 
Questa opera fu disfatta e rifatta da Mariotto 
anaim che la conducesse al suo fine più volte, 
cambiando ora il colorito o più chiare o più 
scuro, e talora più vivace ed acceso ed ora meno, 



I 

IOO PARTE TERZA 

ma non si satisfacendo a suo modo, ne gli parenc 
avere aggiunto con la mano ai pensieri dell'iute 
letto, arebbe voluto trovare un bianco che fu* 
stato più fiero della biacca • dove egli si mise 
purgarla per poter lumeggiare in su i maggio 
chiari a modo suo. Nientedimeno conosciuto no 
poter tar quello con V arte che comprende in 2 
1 ingegno ed intelligenza umana, si contentò e 
quello che avea fatto , poiché non aggiueneva 
quel che non si poteva fare , e ne conseguì fi 
gli artefici di questa opera lode edonore,con ere 
dere ancora di cavarne per mezzo di queste fati 
«ne dai padroni molto più utile che non fece 
intravvenendo discordia Ira quelli che la face 
vano fere e Mariotto. Ma Pietro Perugino allori 
vecchio, Ridolfo Ghirlandaio, e Francesco Gra 
nacci la stimarono, e d'accordo il prezzo di essJ 
opera insieme acconciarono. Fece in S. Branca- 
zio di Fiorenza in un mezzo tondo la visitazione 
di nostra Donna. Similmente in S. Trinità lavoro 
in una tavola la nostra Donna, S. Girolamo e S 
Zanobi con diligenza per Zanobi del Maestro; ed 
alla chiesa della congregazione de'preti di S. Mar-I 
tino lece : una tavola della Visitazione molto lodata. 
*o condotto al convento della Quercia fuori di 
Viterbo, e quivi poiché ebbe cominciata una 
tavola gh venne volontà di veder Roma; e così 
m quella condottosi, lavorò e finì a frate Mariano 
* etti a S. Salvestro di Montecavallo alla cappella 
sua una tavola.a olio con S. Domenico, S. Cate- 
rina da Siena che Cristo la sposa , con la nostra 
JJonnacon delicata maniera. Ed alla Quercia 
ritornato, dove aveva alcuni amori , ai quali per 
lo desiderio del non gli avere posseduti , mentre 
elie stette a Iloma volse mostrare ch'era nel!* 



VITA DI MÀ'RIOTTO ALBERTINELLl IOI 
giostra valente , perchè fece l'ultimo sforzo. E 
come quel che non era né molto giovane ne valo- 
roso in così fatte imprese , fu sforzato mettersi 
nel letto ; di che dando la colpa all'aria di quel 
luogo, si fé 'portare a Fiorenza in ceste; e non 
gli valsero aiuti ne ristori , che di quel male si 
morì in pochi giorni d'età d'anni quarantacinque, 
ed in S. Pier Maggiore di quella città fu sepolto. 
De' disegni di mano di costui ne sono nel nostro 
libro di penna e di chiaro e scuro alcuni molto buo- 
ni, eparticoiarmenteuna scala a chiocciola difficile 
molto, che bene l'intendea,tirata in prospettiva. 
Ebbe Mariotto molti disce poli fra'qualifuGiuliano 
Ungi ai dini, il Franciabigio, fiorentini, ed Inno- 
cenzo da Imola, de' quali a suo luogo si parlerà. 
Parimente Visino pittor fiorentino fu suo disce- 
polo e migliore di tutti questi per disegno colo- 
rito e diligenza, e per una miglior maniera che 
mostrò nelle cose che e'fece, condotte con molta 
diligenza. E ancorché in Fiorenza ne siano poche, 
ciò si può vedere oggi in casa di Gio: Battista di 
Agnol Doni in un quadro d'una spera colorito a 
olio a uso di minio, dove sono Adamo ed Eva 
ignudi che mangiano il pomo , cosa molto dili- 
gente, ed un quadro d'un Cristo deposto di croce 
insieme coi ladroni, dove è uno intrigamento bene 
inteso di scale. Quivi alcuni aiutano a depor Cri- 
sto ed altri in sulle spalle portano un ladrone alla 
sepoltura, con molte varie e capricciose attitu- 
dini e varietà di figure atte a quel soggetto , le 
quali mostrano che egli era valent'uomo. Il me- 
desimo fu da alcuni mercanti fiorentini condotto 
in Ungheria, dove fece molte opere e vi fu sti- 
mato assai. Ma questo povero uomo fu per .poco 
a rischio di capitarvi male ? perchè essendo di 
Voi, IIL io 



Ì02 PARI? TERZA 

Datura libero e sciolto né potendo sopportare il 
fastidio di certi Ungheri importuni che tutto il! 
giorno gli rompevano il capo con lodare le cose 
di quel paese, come se non f'usse altro bene o feli- 
cità che in quelle loro stufe , e mangiar, e bere, 
né altra grandezza o nobiltà che nel loro re ed in 
quella corte, e tutto il resto del mondo fosse fango, 
parendo a lui, come è in effetto , che nelle cose 
d' Italia fusse altra bontà, gentilezza , e bellezza, 
«tracco una volta di queste loro sciocchezze , e 
perventura essendo un poco allegro, gli scappa 
di bocca che valeva più un fiasco di trebbiano 
ed un berlingozzo che quanti re e reine furono 
mai in quei paesi ; e se e' non si abbatteva che 
la cosa dette nelle mani ad un vescovo galan- 
tuomo , e pratico delle cose del mondo (e che 
importò il tutto j discreto e che seppe e volle 
voltare la cosa in burla, egli imparava a scherza» 
con bestie; perchè quegli animalacci Ungheri non 
intendendo le parole e pensando che egli avesse 
detto qualche gran cosa , come s'egli "fusse per 
torre la vita e lo stato al loro re, lo volevano a 
furia di popolo senza alcuna redenzione croci- 
fìggere. Ma quel vescovo dabbene lo cavò d'ogni 
impaccio , stimando quanto meritava la virtù di 
quel valentuomo, e pigliando la cosa per buon ver- 
go, lo rimise in grazia del re, che intesa la cosa, 
se ne prese sollazzo , e poi finalmente fu in quel 
paese assai stimata ed onorata la virtù sua. Ma non 
durò la sua ventura molto tempo , perchè non 
potendo tollerare le stufe ne quell' aria fredda 
nimica della sua complessione , in breve lo con- 
dusse a fine, rimanendo però viva la grazia e fama 
sua in quelli che lo conobbero in vita e che poi 
di mau j in mano videro l'opere sue. Fuiono le 
sue pitture circa l'anno x5i5. 




ff? bii; ,r_b 



V I T iV 
DI RAFFÀELLINO DEL GARBO 

PITTOR FIORENTINO. 



JL Raffaello del Garbo, il quale essendo mentre 
era funciulletto , chiamato per vezzi Raffaelli- 
no , quel nome si mantenne poi sempre ; fu ne' 
suoi principj di tanta espettazione nelP arte , 
che di già si annoverava ira i più eccellenti , co- 
sa che a pochi interviene ; ma a pochissimi poi 
quello che intervenne a lui , che da ottimo prin- 
cipio e quasi certissima speranza si conducesse a 
debolissimo fine ; essendo per lo più costume 
così delle cose naturali come delle artificiali , 
dai piccoli principj venire crescendo di mano in 
mano fino all'ultima perfezione. Ma certo molte 
cagioni così dell' arte , come della naturarci 
sono incognite , e non sempre ne in ogni cosa si 
tiene da loro 1' ordine usitato , cosa da fare stare 
Sopra di se bene spesso i giudizj umani . Come 
si sia , questo si vide in Ralfaellino , perchè par- 
ve che la natura e 1* arte si sforzassero di co- 
minciare in lui con certi principj straordinari, 
il mezzo de' quali fu meno che mediocre , ed il 
fine quasi nulla . Costui nella sua gioventù dise- 
gnò tanto' , quanto pittore che si sia mai eserci- 
tato in disegnare per venir perfetto; onde si veg- 
gono ancora gran numero di disegni per tutta 
r arte mandati fu or a per vilissimo prezzo da un 
suo figliuolo , parte disegnati di stile , e parte 
di penna e d' acquerello ; ma tutti sopra fogli 



I©4 PARTE TERZA 

tinti , lumeggiati dì biacca , e fatti con una fie- 
rezza e pratica mirabile , come molti ne sono 
nel nostro libro di bellissima maniera . Oltre ciò 
imparò a colorire a tempera ed a fresco tanto 
bene , cbe le cose sue prime son fotte con una 
pazienza e diligenza incredibile, come s' è dotto. 
Nella Minerva intorno alla sepoltura del cardi- 
nal Caraffa v' è quel cielo della volta tanto (ine , 
che par fatta da miniatori, onde fu allora tenuta 
dagli artefici in gran pregio, e Filippo suo mae- 
stro lo reputava in alcune cose molto migliore 
maestro di se ; ed aveva preso Raffaello in tal 
modo la maniera di Filippo , che pochi la cono- 
scevano per altro che per la sua . Costui poi nel 
partirsi dal suo maestro rindolcì la maniera assai 
ne' panni e fé* più morbidi i capelli e l'arie 
delle teste , ed era in tanta espctta zinne degli 
artefici, cbe mentre egli seguitò questa maniera, 
era stimato il primo giovane dell'arte; perchè, 
gli fu allogato una tavola dalla famiglia de' Cap- 
poni , i quali avendo sotto la chiesa di S. Bai to- 
Jommeo a Monte Oli veto fuor della porta a S. 
Friano sul monte fatto una cappella che si chia- 
ma il Paradiso , vollono che Raffaello facesse la 
tavola, nella quale a olio fece la resurrezione di 
Cristo con alcuni soldati, che quasi come morti 
sono cascati intorno al sepolcro , molto vivaci 
* belli, e hanno le più graziose teste che si pos- 
sa vedere ; fra i quali in una testa d' un giovano 
fu ritratto Niceola Capponi, che è mirabile; 
parimente una figura alla quale è cascato addos- 
so il coperchio di pietra del sepolcro , ha una 
testa che grida molto bella e bizzarra . Perei iè 
visto i Capponi 1' opera di Raffaello esser cosa 
rara ; gli feeion fare un ornamento tutto iuta- 



VITA DI RAFFAELLINO DEL GARBO 105 
gliato con colonne tonde e riccamente messe 
d'oro a bolo brunito; e non andò molti anni, che 
dando una saetta sopra il campanile di quel luo- 
go, forò la volta e cascò vicino a questa tavola ? 
la quale per essere lavorata a olio, non offese 
niente; ma dove ella passò accanto all'ornamen- 
to messo d' oro , lo consumò quel vapore , la- 
sciandovi il semplice bolo senza oro . Mi è par- 
so scrivere questo a proposito del dipignere a 
olio , acciò si veda quanto importi sapere di- 
fendersi da simile ingiuria ; e non solo a que- 
sta opera 1' ha fatto , ma a molte altre . Fece ai 
fresco in sul canto d' una casa , che oggi è di 
Matteo Botti , fra'l canto del ponte alla Carraia 
e quello della Cuculia un tabernacoletto , dren- 
tovi la nostra Donna col figliuolo in collo , S. 
Caterina , e S. Barbera ginocchioni , molto gra- 
zioso e diligente lavoro. Nella villa di Marignol- 
le de' Giroiami fece due bellissime tavole con 
la nostra Donna , S. Zanobi , ed altri Santi , e le 
predelle sotto piene di figurine di storie di que' 
santi fatte con diligenza. Fece sopra le monache 
di S. Giorgio in muro alla porta della chiesa una 
Pietà con le Marie intorno , e similmente sotto 
quello un altro arco con una nostra Donna nel 
i5o4, opera degna di gran lode. Nella chiesa di' 
S. Spirito in Fiorenza in una tavola sopra quella 
de' JVerli di Filippo suo maestro dipinse una 
Pietà , cosa tenuta molto buona e lodevole, ma 
in un' altra di S. Bernardo manco perfetta di 
quella . Sotto la porta della sagrestia fece due 
tavole, una quando S. Gregorio papa dice mes- 
sa , che Cristo gli appare ignudo , versando il 
sangue , con la croce in spalla , ed il diacono e 
suddiacono parati la servono , eon due angeli 



IG>6 PARTE TERZA 

che incensano il corpo di Cristo: sotto a un'altra 
cappella fece. una tavola,drentovi la nostraDon- 
na , S. leronimo , e S. Bartolommeo , nelle quali 
due opere durò fatica , e non poca ; ma andava 
ogni di peggiorando , né so a che mi attribuire 
questa disgrazia sua , che il povero Raffaello 
non mancava di studio , diligenza , e fatica , ma 
poco gli valeva ; laddove si giudica che venuto 
in famiglia grave e povero, ed ogni giorno Inso- 
gnando valersi di quel che guadagnava, oltre che 
non era di troppo animo , e pigliando a far le 
cose per poco pregio , di mano in mano andò 
peggiorando,rna sempre nondimeno si veddedel 
buono nelle cose sue . Fece per i monaci di Ce- 
stello nel loro refettorio una storia grande nella 
facciata colorita in fresco , nella quale dipinse il 
miracolo che fece Gesù Cristo de' cinque pani e 
due pesci , saziando cinque mila persone , Fece 
allo abate de' Panichi per la chiesa di S. Salvi 
fuori della porta alla Croce la tavola dello aitar 
maggiore con la nostra Donna, S. Gio; Gual- 
berto , S. Salvi, e S. Bernardo cardinale degU 
TJberti , e S. Benedetto abate , e dalle bande S. 
Battista e S. Fedele armato in due nicchio che 
mettevano in mezzo la tavola , la quale aveva 
un ricco ornamento , e nella predella più storie 
di figure piccole della vita di S. Gio: Gualberto, 
nel che si portò molto bene , perchè fu sovve- 
nuto in quella sua miseria da quello abate , al 
qual venne pietà di lui e delia sua virtù ; e Raf- 
faello nella predella di quella tavola lo ritrasse 
di naturale insieme col generale loro che gover- 
nava a quei tempo . Fece in S. Pier Maggiore 
una tavola a man ritta entrando in chiesa; e nel- 
le Murate un S. Gismondo re . In un quadro ri 






Y1TÀ DI RÀFFAELL1N0 DEL GARBO 107 
{fece in S. Branca zio pei* Girolamo Federigli! 
una Trinità in fresco, dove e' fu sepolto,ritraen- 
dovilui e la moglie ginocchioni,dove e'cominciò 
a tornare nella maniera minuta . Similmente fe- 
ce due figure in Cestello a tempra , cioè un S. 
Rocco e S. Ignazio che sono alla cappella di S. 
Bastiano. Alla coscia del ponte Rubaconte verso 
le mulina , fece in una cappelluccia una nostra 
Donna, S.Lorenzo, ed un altro santo; ed in ulti- 
mo si ridusse a far ogni lavoro meccanico : e ad 
alcune monache ed altre genti, che allora rica- 
mavano assai paramenti da chiese, si diede a 
fare disegni di chiaro scuro e fregiature di santi e 
di storie per vilissimo prezzo, perchè ancora che 
egli avesse peggiorato , talvolta gli usciva di bel- 
lissimi disegni e fantasie di mano (come ne fanno 
fede molte carte ) che poi dopo la morte di colo- 
ro che ricamavano si son venduti qua e là, e nel 
libro del signore spedalingove n'è molti che mo- 
strano quanto valesse nel disegno . Il che fu ca- 
gione chesifeciono molti paramenti e fregiature 
per le chiese di Fiorenza e per il dominio, e an- 
che a Roma per cardinali e vescovi , i quali sono 
tenuti molto belli , ed oggi questo modo del ri- 
camare , in quel modo che usava Pagolo da Ve- 
rona, Galieno Fiorentino, ed altri simili, è quasi 
perduto, essendosi trovato un altro modo di pun- 
teggiar largo , che non ha ne quella bellezza né 
quella diligenza ed è meno durabile assai che 
quello; onde egli per questo benefizio merita , 
sebbene la povertà gli diede scomodo e stento in 
vita, che egli abbia gloria ed onore delle virtù 
sue dopo la morte . E nel vero fu Raffaello sgra- 
ziato nelle pratiche percbè usò sempre con gente 
povere e basse ? come quello che avvilito si ver- 



io8 PMTE TERZA 

gognava di se , atteso che nella sua gioventù fu, 
tenuto in grande spettazione , e poi si conosceva 
lontano dall' opere sue prima fatte in gioventù 
tanto eccellentemente . E così invecchiando de- 
clinò tanto da quel primo buono , che le cose 
non parevano più di sua mano , ed ogni giorno 
T arte dimenticando , si ridusse poi , oltra le ta- 
vole e quadri che faceva , a dipignere ogni vais- 
sima cosa , e tanto avvilì , che ogni cosa gli dava 
noia , ma più la grave famiglia de' figliuoli che 
aveva 7 eh' ogni valor dell' arte trasmutò in gof- 
fezza . Perchè sovraggiunto da infermità e im- 
poverito , miseramente finì Jla sua vita di età 
d' anni cinquantotto . Fu sepolto dalla compa- 
gnia della Misericordia in S. Simone di Fiorenza 
nel i524« Lasciò dopo di se molti , che furono 
pratiche persone . Andò ad imparare da costui i 
principj dell' arte nella sua fanciullezza Bron- 
zino fiorentino pittore , il quale si portò poi si 
bene sotto la protezione di Iacopo da Pontormo 
pittore fiorentino , che nell' arte ha fatto i me- 
desimi frutti che Iacopo suo maestro . Il ritratto 
di Raffaello si è cavato da un disegno che aveva 
Bastiano da Montecarlo , che fu anch' egli suo 
discepolo, il quale fu pratico maestro per uomo 
$enza disegno. 




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VITA 
DI TORRIGIANO 

SCULTOR FIORENTINO. 

LXrandissima possanza ha lo sdegno in uno che 
erca con alterigia e con superbia in una profes- 
ione essere stimato eccellente , e che in tempo 
rhe egli non se lo aspetti vegga levarsi di nuovo 
jualche bello ingegno nella medesima arte , il 
piale non pure lo paragoni , ma col tempo di 
»ran lunga lo avanzi. Questi tali certamente non 
\ l'erro che per rabbia non rodessero o male che 
potendo non facessero , perchè par loro scorne 
ie' popoli troppo orribile lo aver "visto nascere i 
putti e da nati quasi in un tempo nella virtù es- 
tere raggiunti , non sapendo eglino che ogni dì 
;i vede la volontà spinta dallo studio negli anni 
rcerbi de' giovani, quando con la frequentazione 
legli studi è da essi esercitata , crescere in infi- 
nto , e che i vecchi dalla paura dalla superbia 
t dall' ambizione tirati diventano goffi, e quanto 
neglio credono fare , peggio fanno , e credendo 
md «re innanzi , ritornano addietro ; onde essi 
nvidiosi mai non danno credito alla perfezione 
le' giovani nelle cose che fanno, quantunque 
rhiaramente le veggano , per V ostinazione di' è 
n loro ; perchè nelle prove si vede, che quando 
jglino per volere mostrare quel che sanno più si 
forzano, ci mostrano spesso di loro cose ridicole 
; da pigliarsene giuoco. Enel vero come gli 
irtefici passano i termini , che 1' occhie non sta 



HO PARTE TERZA 

fermo e la mano lor trema , possono se hann 

avanzato alcuna cosa dare de' consigli a chi op< 

ra • conciossiachè V arti della pittura e scultui 

vogliono V animo tutto svegliato e fiero, siccom 

e nella età che bolle il sangue, e pieno di vogli 

ardente e de' piaceri del mondo capital nimicc 

E chi nelle voglie del mondo non è continente 

fugga gli studi di qualsivoglia arte o scienza 

perciocché non bene convengono fra loro cota] 

piaceri e Io studio . E da che tanti pesi si recane 

dietro queste virtù , pochi per ogni modo som 

coloro che arrivano al supremo grado . Ond( 

più sono quelli che dalie mosse con caldezza s 

partono , che quelli che per ben meritare ne 

corso acquistino il premio . 

Più superbia adunque che arte , ancorché 
molto valesse,si vide nelTorrigiano scultore fio 
Tentino , il quale nella sua giovanezza fu da Lo- 
renzo vecchio de'Medici tenuto nel giardino che 
in su la piazza di S. Marco di Firenze aveva 
qual magnifico cittadino in guisa d' antiche e 
buone sculture ripieno , che la loggia i viali e 
tutte le stanze erano adorne di buone figure an- 
tiche di marmo e di pitture ed altre cosi fatte 
cose di mano de' migliori maestri che mai fosse- 
ro stati in Italia e fuori . Le quali tutte cose , 
oltre al magnifico ornamento che facevano a 
quel giardino , erano come una scuola ed acca- 
demia ai giovanetti pittori e scultori ed a tutti gli 
altri che attendevano al disegno , e particolar- 
mente ai giovani nobili ; atteso che il detto Ma- 
gnifico Lorenzo teneva per fermo , che coloro 
che nascono di sangue nobile possano più age- 
volmente in ogni cosa venire a perfezione ? e più 
presto che non fanno per lo più le genti basse , 



VITA DI TOXITUGIANO III 
ideilo quali comunemente non si veggiono quei 
concetti ne quel maraviglioso ingegno che nei 
chiari di sangue si vede : senza che avendo i 
nanco nobili il più delle volte a difendersi dallo 
stento e dalla povertà, e pei' conseguente neces- 
sitati a tare ogni cosa meccanica , non possono 
esercitare 1' ingegno ne ai sommi gradi d' eccel- 
enza pervenire . Onde ben disse il dottissimo* 
ilciato parlando dei belli ingegni nati povera- 
mente , e che non possono sollevarsi per essere 
tanto tenuti a basso dalla povertà , quanto inal- 
bati dalle penne dell' ingegno : 

Ut me piuma levat ; sic grave mergit onus . 

Favorì dunque il Magnifico Lorenzo sempre i 
belli ingegni , ma particolarmente i nobili che 
ivevano a queste arti inclinazione ; onde non è 
jjran latto che di quella scuola uscissero alcuni 
me hanno fatto stupire il mondo ; e , che è più , 
>on solo dava provvisione da poter vivere e ve- 
tire a coloro che essendo poveri non arebbono 
>otfito esercitare lo studio del disegno , ma an- 
ora donativi straordinari a chi meglio degli altri 
i fusse in alcuna cosa adoperato ; onde gareg- 
;iando fra loro i giovani studiosi delle nostre 
iti, ne divennero, come si dirà , eccellentissimi, 
ira allora custode e capo di detti giovani Bertol- 
o scultore fiorentino vecchio e pratico maestro 
tato già discepolo di Donato; onde insegnava lo- 
o, e parimente aveva cura alle cose del giardino, 
d a'molti disegni ,cartoni, e modelli di mano di 
)onato , Pippo , Masaccio , Paolo Uccello , fra 
Giovanni ,fra Filippo, e d'altri maestri paesani 
forestieri . E nel vero queste arti non si posso- 
o imparare , se non con lungo studio fattoi» 



I m PARTE TERZA 

ritrarre e sforzarsi d' imitare le cose buone ; e 
chi non ha di si fatte comodità , sebbene è daifl 
natura aiutato, non si può condurre se non tardi 
a perfezione . Ma tornando all' anticaglie del 
detto giardino , elle andarono la maggior part^ 
male 1' anno 1 4f)4 quando Piero figliuolo dm 
detto Lorenzo fu bandito di Firenze, perciocché 
tutte furono vendute all' incanto . Ma nondimel 
no la maggior parte furono l'anno i5j?. rendi». ti 
al Magnifico Giuliano , allora che egli e gli aiti! 
di casa Medici ritornarono alla patria , ed oggj 
per la maggior parte si conservano nella guar^j 
daroba del duca Cosimo . Il quale esempio vé| 
ramente magnifico di Lorenzo , sempre che sari 
imitato da' principi e da altre persone onorate , 
recherà loro onore e lode perpetua , perchè eia 
aiuta e favorisce nell' alte imprese i belli e pelj 
legrini ingegni , dai quali riceve il mondo tanti 
bellezza , onore , comodo , e utile , merita di 
vivere eternamente per fama negli intelletti de* 
gli uomini. 

Fra gli altri che studiarono V arti del disegna 
in questo giardino , riuscirono tutti questi eccelj 
Ientissimi,Micbelagnolo di Lodovico Buonarroti) 
<Jio: Francesco Rustici , Torrigiano Torrigiani 
Francesco Granacci , Niccolò di Domenico Sog 
gi , Lorenzo di Credi , e Giuliano Bugiardini ; « 
de' forestieri Baccio da Monte Lupo , Andrei 
Contucci dal Monte Sansavino, ed altri , de'qual 
si farà memoria al luogo loro . 

Il Torrigiano adunque , del quale al prescnt 
scriviamo la vita , praticando nei detto giardinj 
con i sopraddetti , era di natura tanto superba 
colleroso , oltre all' essere di persona robusta 
d' animo iiero e coraggioso ; che tutti gii aiti 



VITA DI TORRIGIANO li £ 
bene sposso soperchiava di fatti e di parole. Era 
la sua principale professione la scultura , ma 
nondimeno lavorava di terra molto pulitamente 
je con assai bella e buona maniera . Ma non po- 
tendo egli sopportare che niuno con V opere gli 
passasse innanzi , si metteva a guastar con le 
mani quell' opere di man d' altri , alla bontà 
ideile quali non poteva con 1' ingegno arrivare ; 
le se altri di ciò si risentiva , egli spesso veniva 
ad altro che a parole . Aveva costui particola? 
odio con Michela gnolo , non per altro , se non 
perchè lo vedeva studiosamente attendere all'ar- 
te e sapeva che nascosamente la notte ed il gior- 
no delle feste disegnava in casa , onde poi nei 
giardino riusciva meglio che tutti gli altri, ed 
era perciò molto carezzato dal Magnifico Lorena 
zo ; perchè mosso da crudele invidia , cercava 
sempre d' offenderlo di fatti o di parole ; onde 
venuti un giorno alle mani diede il Torrigiano a 
Michelagnolo sì fattamente un pugno sul naso , 
che glielo infranse di maniera , che lo portò poi 
sempre così schiacciato mentre che visse : la 
qual cosa avendo intesa il Magnifico , ne ebbe 
tanto sdegnojche se il Torrigiano non si fuggiva 
di Firenze n' arebbe ricevuto qualche grave 
castigo . Andatosene dunque a Roma , dove al- 
lora faceva lavorare Alessandro VI torre Bor- 
gia , vi fece il Torrigiano in compagnia d'altri 
maestri molti lavori di stucchi . Poi dandosi da- 
nari per lo duca Valentino che faceva guerra ai 
Romagnuoli , il Torrigiano fu sviato da alcuni 
giovani fiorentini , e così fattosi in un tratto di 
scultore soldato , si portò in quelle guerre di 
Romagna valorosamente. Il medesimo fece con 
Paolo Vitelli nella guerra di Pisa ì e con Piero 
Fol.III. II 



Tt4 V A R T -E TERZA 

de' Medici Ritrovò nel fatto d' arme del Gari- 
gliano , dove si acquistò una insegna e nome di 
valente alfiere . Finalmente conoscendo che 
non era per mai venire , ancorché lo meritasse 
come desiderava al grado di capitano , e non 
avere alcuna cosa avanzato nella guerra 7 anzi 
aver consumato vanamente il tempo , ritornò 
alla scultura ; ed avendo fatto ad alcuni merca- 
tanti fiorentini operette di marmo e di bronzo in 
figure piccole che sono in Fiorenza per le case 
de' cittadini , e disegnato molte cose con fie- 
rezza e buona maniera , come si può vedere in 
alcune carte del nostro libro di sua mano , insie- 
me con altre le quali fece a concorrenza di Mi- 
chelagnolo, fu dai suddetti mercanti condotto 
in Inghilterra , dove lavorò in servigio di quel 
re infinite cose di marmo ? di bronzo e di legno 
a concorrenza d' alcuni maestri di quel paese , 
ai quali tutti restò superiore , e ne cavò tanti e 
così fatti premj , che se non fusse stato , come 
superbo, persona inconsiderata e senza governo, 
sarebbe vivnto quietamente e fatto ottima fine, 
laddove gli avvenne il contrario . Dopo essendo 
condotto d' Inghilterra in Ispagna, vi fece molte 
opere che sono sparse in diversi luoghi e sono 
molto stimate , ma infra V altre fece un Croci- 
fisso di terra che è la più mirabile cosa che sia 
in tutta la Spagna ; e fuori della citta di Siviglia 
in un monasterio de' frati di S. Girolamo fece un 
altro Crocifisso ed un S. Girolamo in penitenza 
col suo lione , nella figura del qual santo ritras- 
se un vecchio dispensiero de' Botti , mercanti 
fiorentini in Ispagna ? ed una nostra Donna col 
figliuolo tanto bella , che ella fu cagione che ne 
facesse un altra simile al duca d' Arcos ; il quale 



VITA DI TORRI GIANO !i5 
per averla fece tante promesse a Torrigiano , 
che egli si pensò d'esserne ricco per sempre. La 
quale opera finita , gli donò quel duca tante dì 
quelle monete che chiamano rnaravedis , che 
vagiiono poco o nulla , che il Torrigiano , al 
quale ne andarono due persone a casa cariche , 
si confermò maggiormente nella sua opinione 
d'avere a esser ricchissimo. Ma avendo poi fatta 
contare e vedere a un suo amico fiorentino 
quella moneta e ridurla al modo italiano . vide 
che tanta somma non arrivava pure a trenta 
ducati ; perchè tenendosi beffato , con grandis- 
sima collera andò dove era la figura che aveva 
fatto per quel duca e tutta guastolla . Laonde 
Mie Ilo Spagnuolo tenendosi vituperato , accusò 
il Torrigiano per eretico ; onde essendo messo 
[in prigione ed ogni dì esaminato e mandato da un 
inquisitore all'altro, fu giudicato finalmente 
iiegno di gravisima punizione ; la quale non fu 
messa altrimenti in esecuzione , perchè esso 
Torrigiano per ciò venne in tanta maninconia , 
ime stato molti giorni senza mangiare , e perciò 
flebilissimo divenuto a poco a poco fini la vita : 
; cosi col torsi il cibo si liberò dalia vergogna in 
:he sarebbe forse caduto , essendo , come si ere- 
lette , stato condannato a morte . Furono 1* o- 
pere di costui circa gli anni di nostra salute 
i5i5, e mori 1' anno i522. 




OTTLTIDSUA. Ss G-AXJL 



VITA 

DI GIULIANO E D' ANTONIO 

DA S. GALLO 

ARCHITETTI FIORENTINI. 

J7 rancesco di Paolo Giamberti , il quale fu ra- 
gionevole architetto al tempo di Cosimo de' Me- 
dici e iudalui morto adoperato, ebbe due figliuola 
Gi uliano ed Antonio, i quali mise all'arte dell'inta- 
gliare di legno,e col Francione legnaiuolo, persona 
ingegnosa , il quale similmente attendeva agi' 
intagli di legno ed alla prospettiva , e col quale 
aveva molto dimestichezza avendo eglino insieme 
molte cose e d'intaglio e d'architettura operati) 
per Lorenzo de' Medici , acconciò il detto Fran- 
cesco Giuliano uno de'detti suoi figliuoli, il quale 
Giuliano imparò in modo bene tutto quello che 
il Francione gì' insegnò , che gì' intagli e le bel- 
lissime prospettive, che poi da se lavorò nel cor© 
del duomo di Pisa, sono aneor'oggi fra molte pro- 
spettive nuove non senza maraviglia guardate. 
Mentre che Giuliano attendeva al disegno ed il 
sangue della giovanezza gli bolliva, l'esercito del 
duca di Galavria , per l'odio che quel signore 
portava a Lorenzo de' Medici , s' accampò alla 
Castellina per occupare il dominio alia signoria 
di Fiorenza e per venire, se gli fusse riuscito, a 
fine di qualche suo disegno maggiore. Perchè 
essendo forzato il magnifico Lorenzo a mandare 
uno ingegnerò alla Castellina che facesse molina 
^ bàstie , e che avesse cura e maneggiasse Parti- 
li 



Il8 PARTE TERZA 

gtieria , il che pochi in quel tempo sapevano fare. 
Vi mando Giuliano , come d'ingegno più atto e 
pu destro e spedito, e da lui conosciuto come 
figliuolo di Francesco, stato amorevole servitore 
di casa Medici. Arrivato Giuliano alla Castellina, 
torti fico quel luogo dentro e fuori di buone mura 
e di mulina, e d'altre cose necessarie alla difesa 
di quella la provvide. Dopo veggendo gli uomini 
star lontani all' artiglieria, o maneggiarla e cari- 
carla , e tirarla timidamente , si gettò a quella e 
1 acconciò di maniera, che da indi in poi a nes- 
suno fece male, avendo ella prima ucciso molte 
persone, le quali nel tirarla per poco giudizio loro 
non avevano saputo farsì,che neltornareaddietro 
non offendesse. Presa dunque Giuliano la cura 
della detta artiglieria , fu tanta nel tirarla e ser- 
virsene la sua prudenza, che il campo del duca 
impauri di sorte, che per questa ed altri impe- 
dimenti ebbe caro d'accordarsi e di lì partirsi; 
di che conseguì Giuliano non piccola lode in Fio- 
renza appresso Lorenzo, onde fu poi di continuo 
ben veduto e carezzato . In tanto essendosi dato 
alle cose d'architettura cominciò il primo chio- 
stro di Cestello e ne fece quella parte che si vede 
di componimento ionico, ponendo i capitelli sopra 
le colonne con la voluta che girando cascava sino 
al collarino, dove finisce la colonna, avendo sotto 
Tuo volo e fusarola latto un fregio alto il terzo del 
diametro di detta colonna; il quale capitello fu 
ritratto da uno di marmo antichissimo, stato tro- 
vato a Fiesole da M. Lionardo Salutati vescovo 
di quel luogo che lo tenne con altre anticaglie un 
tempo nella via di S. Gallo ih una casa e giardino 
tfo.vé abitava, dirimpetto a 8. Agata; il quale 
canile-ilo è oggi appresso M, Gio; Battista de'Rica- 



^ITA DI GlULUtfO E AtfT. »À S. GALLO il$ 
ioli vescovo di Pistoia e tenuto in pregio per ia 
bellezza e varietà sua, essendo che fra gli antichi 
non se n'è veduto un altro simile . Ma questo 
chiostro rimase imperfetto, per non poter fare al- 
lora quei monaci tanta spesa . Intanto venuto in 
maggior considerazione Giuliano appresso Lo- 
renzo , il quale era in animo di fabbricare al 
Poggio a Caiano , luogo fra Fiorenza e Pistoia, 
e n' aveva fatto fare più modelli al Francione e 
ad altri , esso Lorenzo fece fare di quello ehe 
aveva in animo di fare un modello a Giuliano , 
il quale lo fece tanto diverso e vario dalla forma 
degli altri e tanto secondo il capriccio di Loren- 
zo, che egli cominciò subitamente a farlo mettere 
in opera, come migliore di tutti; ed accresciuto- 
gli grado per questo, gli dette poi sempre provvi- 
sione. Volendo poi fare una volta alla sala grande 
di detto palazzo nel modo che noi chiamiamo a 
botte , non credeva Lorenzo che per la distanzia 
si potesse girare; onde Giuliano, che fabbricava 
in Fiorenza una sua casa, voltò la sala sua a 
similitudine di quella per far capace la volontà 
del Magnifico Lorenzo - T perchè egli quella del 
Poggio felicemente fece condurre. Ónde la fama 
sua talmente era cresciuta, che a preghi del duca 
di Calavria fece il modello d'un palazzo per com- 
missione del Magnifico Lorenzo, che doveva ser- 
vire a Napoli , e consumò gran tempo a con- 
durlo . Mentre adunque lo lavorava , il castel- 
lano di Ostia, vescovo allora della Rovere , il 
cpale fu poi col tempo papa Giulio II, volendo 
acconciare e mettere in buon ordine quella for- 
tezza, udita la fama di Giulianomiandò per lui a 
|porenza,ed ordinatogli buona provvisione.ve lo 
tenne due anni d farvi tulli quegli utili e corno- 



120 P A R T E TERZA 

tìità che poteva con F arte sua . E perchè il mo< 
dello del duca di Calavria non patisse e finir s. 
potesse , ad Antonio suo fratello lasciò che coe 
suo ordine lo finisse ; il quale nel lavorarlo ave 
va con diligenza seguitato e finito , essendo An- 
tonio ancora di sufficienza in tal arte non mene 
che Giuliano . Per il che fu consigliato Giuliano 
da Lorenzo vecchio a presentarlo egli stesso , 
acciò che in tal modello potesse mostrare le dif- 
ficultà che in esso aveva fatte . Laonde partì per 
Kapoli , e presentato F opera , onoratamente fu 
ricevuto non con meno stupore dello averlo il 
Magnifico Lorenzo mandato con. tanto garbata 
maniera , quanto con maraviglia per il magi- 
sterio dell' opera nel modello ; il quale piacque 
sì , che si diede con celerità principio all'opera 
vicino al Castel nuovo . Poiché Giuliano fu stato 
a Napoli un pezzo , nel chiedere licenza al duca 
per tornare a Fiorenza gli fu fatto dal re pre- 
senti di cavalli e vesti, e fra V altre d' una tazza 
d'argento con alcune centinaia di ducati, i quali 
Giuliano non volle accettare , dicendo che stava 
con padrone il quale non aveva bisogno d' oro 
ȏ d' argento ; e se pure gli voleva far presente 
o aleun segno di guiderdone , per mostrare che 
vi fosse stato gli donasse alcuna delle sue antica- 
glie a sua elezione : le quali il re liberalissima- 
mente per amor del Magnifico Lorenzo e per le 
virtù di Giuliano gli concesse, e queste furono 
la testa d'uno Adriano Imperatore , oggi sopra 
la porta del giardino in casa Medici , una fem- 
mina ignuda più che'l naturale , ed un Cupido 
che dorme di marmo, tutti tondi : le quali Giu- 
liano mandò a presentare al Magnifico Lorenzo, 
*.;,Ue perciò ne u*osU*ò infinita allegrezza , non 



VITA DI GIULIANO E ANT. DA S. GALLO 1 1 1 
restando mai di lodar 1' atto del libéralissimo 
artefice , il quale rifiutò 1' oro e V argento per 
l'artifizio, cosa che pochi avrebbono fatto. 
Questo Cupido è oggi in guardaroba del duca 
Cosimo . Ritornato dunque Giuliano a Fioren- 
za , fu gratissimamente raccolto dai Magnifico 
Lorenzo ; al quale venne capriccio per sodisfare 
a frate Mariano da Ghinazzano litteratissimo 
deli' ordine de' frati Eremitani di S. Agostino di 
edificargli fuor della porta S. Gallo un convento 
capace per cento frati, del quale ne fu da molti 
architetti fatto modelli , ed in ultimo si misa 
in opera quello di Giuliano : il che fu cagione 
che Lorenzo lo nominò da questa opera Giuliano 
da S. Gallo. Onde Giuliano , che da ogni uno si 
sentiva chiamare da S. Gallo , disse un giorno 
burlando al Magnifico Lorenzo : Colpa del vo* 
stro chiamarmi da S. Gallo , mi fate perdere il 
nome del casato antico , e credendo aver andare 
innanzi per antichità , ritorno addietro . Perchè 
Lorenzo gli rispose : Che piuttosto voleva che 
per la sua virtù egli fosse principio d' un casato 
nuovo , che dependesse da altri : onde Giuliano 
di tal cosa fu contento . Seguitandosi per tanto 
r opera di S. Gallo insieme con le altre fabbri- 
che di Lorenzo, non fu finita ne quella né l'altre 
per la morte di esso Lorenzo ; e poi ancora poco 
yiva in piede rimase tal fabbrica di S. Gallo , 
perchè nel i53o per lo assedio di Fiorenza ,fu 
rovinata e buttata in terra insieme col borgo , 
che di fabbriche molto belle aveva piena tutta 
la piazza ; ed al presente non si vede alcun vesti- 
gio né di casa né di chiesa né di convento . Suc- 
cesse in quel tempo la morte del re di Napoli , e 
Giuliano Gondi ricchissimo mercante fiorenti- 



l?1 PARTE TERZA 

no se ne tornò a Fiorenza , e dirimpetto a S. Fi 
renze i di sopra dove stavano i lioni,fece di com- 
pommento rustico fabbricare un palazzo da Giù- 
iiano , col quale per la gita di Napoli avevi 
stretta dimestichezza . Questo palazzo dovevs 
lare la cantonata finita e voltare verso la merca- 
tanzia vecchia ; ma la morte di Giuliano Gondi 
la fece fermare ; nel qual palazzo fece fra l'altre 
cose un cammino molto ricco d'intagli e tante 
vario di componimento e bello, che non se n'era 
insino allora veduto un simile ne con tanta co- 
pia di figure.Fece il medesimo per un Viniziano 
iuor della porta a Pinti in Camerata un palazzo, 
ed a' privati cittadini molte case 7 delle quali 
non accade far menzione . E volendo il Magni- 
fico Lorenzo per utilità pubblica ed ornamento 
dello stato , e per lasciar fama e memoria , oltre 
alle infinite che procacciate si aveva , fare -la 
fortificazione del Poggio Imperiale sopra Poggi- 
bonsi su la strada di Roma per farci Una città , 
non la volle disegnare senza il consiglio e dise- 
gno di Giuliano ; onde per lui fu cominciata 
quella fabbrica famosissima , nella quale fece 
quel considerato ordine di fortificazione e di 
bellezza che oggi veggiamo . Le quali opere gli 
diedero tal. fama , che dal duca di Milano , ac- 
ciocché, gli facesse il modello d' un palazzo per 
lui , fu per il mezzo poi di Lorenzo condotto a 
Milano , dove non meno fu onorato Giuliano dal 
duca, che e' si fusse stato onorato prima dal re , 
quando lo fece chiamare a Napoli . Perchè pre- 
sentando egli il modello per parte del Magnifico 
Xorenzo , riempiè quel duca di stupore e di ma- 
raviglia nel vedere in esso 1' ordine e la distri- 
buzione di tanti belli ornamentile con arte tutti 



VITA DI GIULIANO E ANT. DA S. GALLO ii3 
con leggiadria accomodati ne' luoghi loro ; il 
he fu cagione che procacciate tutte le cose a 
io necessarie , si cominciasse a metterlo in o- 
era . Nella medesima città furono insieme Giu- 
ano e Lionardo da Vinci che lavorava col du- 
it , e parlando esso Lionardo del getto che far 
oleva del suo cavallo , n' ebbe bonissimi docu- 
icnti, la quale opera fu messa in pezzi per la 
enuta de" Francesi : e così il cavallo non si fini, 
è ancora si potè finire il palazzo . 

Putornato Giuliano a Fiorenza , trovò che 
ntonio suo fratello ,che gli serviva ne' model- 

, era divenuto tanto egregio, che nel suotem- 
i non e' era chi lavorasse ed intagliasse meglio 
i esso , e massimamente Crocifissi di legno 
randi , come ne fa fede quello sopra l'aitar 
taggiore nella Nunziata di Fiorenza , euno che 
>ngono i frati di S. Gallo in S. Iacopo tra 
ossi , e un altro nella compagnia dello Scalzo , 
jttali sono tutti tenuti bonissimi . Ma egli Io 
vò da tale esercizio , ed all' architettura in 
>mpagnia sua lo fece attendere , avendo egli 
tr il privato e pubblico a fare molte faccende . 
vvenne , come di continuo avviene , che la 
rtuna nimica della virtù levò gli appoggi delle 
eranze a' virtuosi, con la morte di Lorenzo 
'Medici, la quale non solo fu cagione di danno 
;li artefici virtuosi ed alla patria sua, ma a 
tta P Italia ancora ; onde rimase Giuliano con 
i altri spirti ingegnosi sconsentissimo , e per 
dolore si trasferì a Prato vicino a Fiorenza a 
re il tempio della nostra Donna delle Carceri , 
r essere ferme in Fiorenza tutte le fabbriche 
bbliche e private . Dimorò dunque in Prato 
s anni contìnui con sopportare la spesa , il di- 



11<1 PARTE TERZA 

sagio e '1 dolore , come potette il meglio . Da* 
avendosi a ricoprire la chiesa della Madonna 
Loreto e voltare la cupola già stata comincia 
e non finitala Giuliano da Maiano , dubitavar 
coloro che di ciò avevano la cura che la debole:! 
za de' pilastri non reggesse così gran peso : pei 
che scrivendo a Giuliano, che se voleva tale op< 
ra andasse a vedere-; egli, come animoso e v; 
lente , andò e mostrò con facilità quella poM 
voltarsi e che a ciò gli bastava 1' animo , e tan 
e tali ragioni allegò loro , che V opera gli fu a 
logata . Dopo la quale allogazione fece spedii 
1' opera di Prato , e coi medesimi maestri mii 
ratoii e scarpellini a Loreto si condusse . E pe: 
che tale opra avesse fermezza nelle pietre 
saldezza e forma e stabilità, e facesse legazion 
mandò a Roma per la pozzolana , ne calce 
che con essa non fosse temperata, e murata og 
pietra.e così in termine di tre anni quella fini 
e libera rimase perfetta. Andò poi a Roma , de 
ve a papa Alessandro VI restaurò il tetto di i 
Maria Maggiore che minava , e vi fece qu 
palco che al presente si vede. Così nel praticai 
per la corte , il vescovo della Rovere , fati 
cardinale di S. Pietro in Vincola , già amico t 
Giuliano fin quando era castellano d' Ostia , i 
fece fare il modello del palazzo di S. Pietro 
Vincola ; e poco dopo questo volendo edificai 
a Savona sua patria un palazzo , volle farlo s 
milmente col disegno e con la presenza di Giù 
liano , la quale andata gli era difficile, percioc 
che il palco non era ancor finito , e papa Ale! 
Sandro non voleva che e' partisse . Per il che 1 
fece finire per Antonio suo fratello, il quale pi 
a fere ingegno buono e versatile, nel pratica? 



i 



i 



VITA DI GIULIANO E ANT. DA S. GALLO 125 
la corte contrasse servitù col papa che gli mise 
brandissimo amore, e glielo mostrò nel volere 
Fondare e rifondare con le difese a uso di ca- 
stello la mole di Adriano , oggi detta Castello 
5. Agnolo , alla quale impresa fu preposto An- 
tonio . Cosi si fecero i torrioni da basso , i fossi, 
3 l'altre fortificazioni che al presente veggiamo; 
a quale opera gli die credito grande appresso il 
taàpa e col duca Valentino suo figliuolo , e fu 
legione eli' egli facesse la rocca che si vede oggi 
i Civita Castellana . E cosi mentre quel ponte- 
fice visse e^lidi continuo attese a fabbricare , e 
ier esso lavorando , fu non meno premiato che 
timato da lui. Già aveva Giuliano a Savona 
condotto T opera innanzi , quando il cardinale 
tfbr alcuni suoi bisogni ritornò a Romane lasciò 
nolti operai eh' alla fabbrica dessero perfezio- 
ic con l'ordine e col disegno di Giuliano , il 
juale ne menò seco a Roma, ed egli fece volen- 
ieri questo viaggio per rivedere Antonio e V o- 
)ere d' esso , dove dimorò alcuni mesi . Ma ve- 
lendo in quel tempo il cardinale in disgrazia del 
>apa , si parti da Roma per non esser fatto pri- 
jione , e Giuliano gli tenne sempre compagnia, 
arrivati dunque a Savona , crebbero maggior 
lurnero di maestri da murare ed altri artefici in 
ul lavoro ; ma facendosi ogni ora più vivi i ro- 
nori del papa contra il cardinale , non stette 
nolto che se n' andò in Avignone , e d' un mo- 
lello che Giuliano aveva fatto d' un palazzo per 
ui fece fare un dono al re , il quale modello era 
naraviglioso f ricchissimo d'ornamenti, e molto 
apace per lo alloggiamento di tutta la sua cor- 
e. Era la corte reale in Lione quando Giuliano 
iresentò il modello , il quale fu tanto caro ed 

Voi. Uh i* 



IlG PARTE TERZA 

accetto al re,che largamente lo premiò e gii die- 
de lodi infinite,e ne rese molte grazie al cardinale 
che era in Avignone.Ebbero in tanto nuove che il 
palazzodi Savona era già presso alla fine.perilche 
il cardinale deliberò che Giuliano rivedesse tale 
opera ; perchè andato Giuliano a Savona, poco vi 
dimorò che fu finito affatto. Laonde Giuliano de- 
siderando tornare a Fiorenza , dove per lungo 
tempo non era stato, con que' maestri prese il 
cammino; e perchè aveva in quel tempo il re di 
Francia rimesso Pisa in libertà e durava ancora la 
guerra tra' Fiorentini Pisani, volendo Giuliano 
passare, si fece in Lucca fare un salvocondotto, 
avendo eglino de'soldati pisani non poco sospetto. 
Ma nondimeno nel lor passare vicino adAltopa- 
scio furono da' Pisani fatti prigioni , non curando 
essi salvocondotto ne cosa che avessero ; e per 
sei mesi fu ritenuto in Pisa con taglia di trecen- 
to ducati , ne prima che gli avesse pagati se ne 
tornò a Fiorenza. Aveva Antonio a Roma inteso 
queste cose , ed avendo desiderio di rivedere la 
patria e '1 fratello , con licenza partì da Roma , 
e nel suo passaggio disegnò al duca Valentino 
la rocca di Montefiascone ; e così a Fiorenza si 
ricondusse l'anno i5o3, e quivi con allegrezza 
di loro e degli amici si goderono . Segui allora 
la morte d' Alessandro VI e la successione di 
Pio III che poco visse , e fu creato pontefice il 
cardinale di S. Pietro in Vincola chiamato papa 
Giulio II ; la qual cosa fu di grande allegrezza 
a Giuliano perla lunga servitù che aveva seco , 
onde deliberò andare a baciargli il piede . Per- 
chè giunto a Roma fu lietamente veduto e con 
carezze raccolto , e subito fu fatto esecutore 
delle sue prime fabbriche innanzi la venuta di 



tlTA DI GIULIANO E ANT. DA S. GALLO 127 
Bramante . Antonkr, che era rimasto a Fiorenza 
sendo gonfaloniere Pier Sederini , non ci essen- 
do Giuliano , continuò la fabbrica del Poggio 
Imperiale , dove si mandavano a lavorare tutti 
i prigioni pisani per finire più tosto tal fabbri- 
ca . Fu poi per i casi d' Arezzo rovinata la for- 
tezza vecchia , ed Antonio fece il modello della 
nuova coi consenso di Giuliano, il quale da Roma 
perciò partì e subito vi tornò;e fu questa opera 
cagione che Antonio fosse fatto architetto, del 
comune di Fiorenza sopra tutte le fortificazioni. 
Nel ritorno di Giuliano in Roma si praticava 
se'l divino Michelagnolo Buonarroti dovesse fare 
la sepoltura di Giulio; perchè Giuliano confortò 
il papa all' impresa, aggiugnendo che gli pareva 
che per quello edilizio si dovesse fabbricare una 
cappella apposta senza porre quella nel vecchio 
S. /Pietro , non vi essendo luogo , perciocché 
quella cappella renderebbe quelT opera più 
perfetta . Avendo dunque molti architetti fatti 
disegni , si venne in tanta considerazione a poco 
a poco , che in cambio di fare una cappella si 
mise mano alla gran fabbrica del nuovo S. Pie- 
tro. Ed essendo di que' giorni capitato in Roma 
Bramante da Castel Durante architetto, il quale 
tornava di Lombardia , egli si adoperò di ma- 
niera con mezzi ed altri modi straordinari e con 
suoi ghiribizzi , avendo in suo favore Baldassar- 
re Peruzzi , Raffaello da Urbino, ed altri archi- 
tetti , che mise tutta V opera in confusione , on- 
de si consumò molto tempo in ragionamenti ; e 
finalmente 1' opera ( in guisa seppe egli adope- 
rarsi ) fu data a lui , come a persona di più giu- 
dizio , migliore ingegno , e maggiore invenzio- 
ne . Perchè Giuliano sdegnato, parendogli avere 



123 PARTE TERZA 

ricevuto ingiuria dal papa , col quale aveva 
avuto stretta servitù , quando era in minor gra- 
do,e la promessa di quella fabbrica, domandò li- 
cenza; e cosi non ostante che egli fusse ordinato 
compagno di Bramante in altri edilizi che in 
Roma si facevano , si partì e se ne tornò coti 
molti doni avuti dal papa a Fiorenza . Il che fu 
molto caro a Piero Soderini , il quale lo mise 
subito in opera . Né passarono sei mesi , che M. 
Bartolommeo della Rovere nipote del papa e 
compare di Giuliano gli scrisse a nome di Sua 
Santità che egli dovesse per suo utile ritornare* 
a Roma , ma non fu possibile né con patti né 
con promesse svolgere Giuliano, parendogli es- 
sere stato schernito dal papa . Ma finalmente 
essendo scritto a Piero Soderini che per ogni 
modo mandasse Giuliano a Roma , perchè Suaj 
Santità voleva fornire la fortificazione del tor-1 
rion tondo cominciata da Niccola V, e così quel- 
la di Borgo e Belvedere ed altre cose , si lasciò 
Giuliano persuadere dal Soderino , e così andò 
a R.oma , dove fu dal papa ben raccolto e conj 
molti doni . Andando poi il papa a Bologna A 
cacciati che ne furono i Bentivogli , per consi- s ^ 
glio di Giuliano deliberò i*ar fare da Michela-*! 
gnolo Buonarroti un papa di bronzo ; il che fu 
fatto , siccome si dirà nella vita di esso Michea 
lagnolo . Seguitò similmente Giuliano il papa ; 
alla Mirandola , e quella presa , avendo molti- 
disagi e fatiche sopportato , se ne tornò con la* 
corte a Roma . Né essendo ancora la rabbia di 
cacciare i Franzesi d' Italia uscita di testa al* 
papa , tentò di levare il governo di Fiorenza? 
dalle mani a Piero Soderini , essendogli ciò, per* 
fare quello che aveva in animo , di non piccolo* 



VITA DI GIULIANO E ÀNT. DA S.GALLO 129 
irhpedi mento . Onde per queste cagioni essen- 
dosi diviato il papa da l fabbricare e nelle guerre 
intricato , Giuliano già stanco si risolvette di- 
mandare licenza al papa , vedendo cbe solo albi 
fabbrica di S. Pietro si attendeva 7 ed anco a 
quella non molto . Ma rispondendogli il papa in 
collera : Credi tu cbe non si trovino de' Giuliani 
da S. Gallo ? egli rispose ; Che non mai di fede 
ne di servitù pari alla sua ; ina cbe ritroverebbe 
ben egli de' principi di più integrità nelle pro- 
messe cbe non era stato il papa verso se . In- 
somma non gli dando altramente licenza , il pa- 
pa gli disse che altra volta gliene parlasse . 

Aveva intanto Bramante 3 condotto a Roma 
Raffaello da Urbino , messolo in opera a dipi— 
gnere Je camere papali ; onde Giuliano vedendo 
che in quelle pitture molto si compiaceva il pa- 
pa , e cbe egli disiderava cbe si dipignesse la 
volta della cappella di Sisto suo zio , gli ragionò 
di Micbelagnolo , aggiugnendo cbe egli aveva 
già in Bologna fatta la statua di bronzo: la qual 
cosa piacendo al papa fu mandato per Micbela- 
gnolo y e giunto in Roma, fu allogatagli la volta 
della detta cappella . Poco dopo tornando Giu- 
liano a chiedere di nuovo al papa licenza , Sua 
Santità vedendolo in ciò deliberato, fu contento 
che a Fiorenza se ne tornasse con sua buona 
grazia; e poi cbe V ebbe benedetto , in una bor- 
sa di raso rosso gli donò cinquecento scudi , di- 
cendogli che se ne tornasse*! casa a riposarsi , e 
cbe in ogni tempo gli sarebbe amorevole . Giu- 
liano dunque baciatogli il santo piede , se ne 
tornò a Fiorenza in quel tempo appunto cbe 
Pisa era circondata ed assediata dall' esercito 
iìureiitiuo ; onde non sì tosto fu arrivato , che 

* 12 



l3o PARTE TERSA 



Piero Soderini dopo V accoglienze lo mandò fa 
©ampo ai commissari i quali non potevano ri- 
parare che i Pisani non mettessero per Arno 
Tettovaglie in Pisa . Giuliano dunque disegnato 
che a tempo migliore si facesse un ponte in su le 
barche , se ne tornò a Fiorenza , e venuta la 
primavera , menando seco Antonio suo fratello, 
se n'andò a Pisa , dove condussero un ponte,che 
fu cosa molto ingegnosa ; perchè , oltre che al- 
zandosi ed abbassandosi si difendeva dalle piene 
e stava saldo , essendo bene incatenato , fece di 
maniera quello che i commissari disideravano , 
assediando Pisa dalla parte d' Arno verso la ma- 
rina , che furono forzati i Pisani, non avendo 
più rimedio al mal loro, a fare accordo coi Fio- 
rentini , e così si resero . Né passò molto che il 
medesimo Piero Soderini mandò di nuovo Giu- 
liano^ Pisa con infinito numero di maestri, dove 
con celerità straordinaria fabbricò la fortezza 
che è oggi alla porta a S.Marco, e la detta porta 
di componimento dorico . E mentre che Giulia- 
no continuò questo lavoro , che fu insino all' an- 
no i5i2 , Antonio andò per tutto il dominio a 
rivedere e restaurare le fortezze e altre fàbbri- 
che pubbliche . Essendo poi col favore di esso 
papa Giulio stata rimessa in Fiorenza ed in go- 
verno la casa de' Medici, onde ella era nella ve- 
nuta in Italia di Carlo Vili re di Francia stata 
cacciata , e stato cavato di palazzo Piero Sode- 
rini , fu riconosciuta dai Medici la servirtù che 
Giuliano ed Antonio avevano ne' tempi addietro 
avuta con quella illustrissima Casa . E assunto 
pon molto dopo la morte di Giulio II Giovanni 
cardinale de* Medici , fa forzato di nuovo Giu- 
liano a trasferirsi a Roma, dove morto non »ow 



VITA DI GIULIANO E ANT. DA S. CALLO l3l 
to dopo Bramante, fu voluta dar la citra della 
fabbrica di S. Pietro a Giuliano ; ma essendo 
egli macero dalle fatiche ed abbattuto dalla vec- 
chiezza e da un male di pietra che lo cruciava , 
con licenza di Sua Santità se ne tornò a Fioren- 
za , e quel carico fu dato al graztosissimo Raf- 
faello da Urbino : e Giuliano passati due anni fu 
in modo stretto da quel suo male , che si inori 
d'anni settantaquattro Tanno i5iy , lasciando 
il nome al mondo , il corpo alla terra, e l'anima 
a Dio . Lasciò nella sua partita dolentissimo An- 
tonio , che teneramente T amava , ed un suo fi- 
gliuolo nominato Francesco che attendeva alla 
scultura, ancorché fusse d'assai tenera età. 
Questo Francesco , il quale ha salvato insino u 
oggi tutte le cose de' suoi vecchi e le ha in ve*- 
iterazione , oltre a molte altre opere fatte iu 
Fiorenza ed altrove di scultura e d'architettura, 
è di sua mano in Orsanmichele la Madonna che 
vi è di marmo col figliuolo in collo edin grembo 
ha S. Anna; la quale opera, che è di figure ton- 
de ed in un sasso solo, fu ed è tenuta bell'opera. 
Jtìti fatto similmente la sepoltura clic papa Cle- 
mente fece fare a Monte Cassino di Piero de'Me- 
dici ed altre opere , di molte delle quali non si 
fa menzione per essere il detto Francesco vivo . 
Antonio dopo la morte di Giuliano , come quel- 
lo che malvolentieri si stava, fece due Croci- 
fissi grandi di legno , V uno de' quali fu man- 
dato in Ispagna , e 1' altro fu da Domenico Bmé*- 
ninscgtii per ordine del cardinale Giulio de' Me- 
dici vicecaneelliere portato in Francia . Aven- 
dosi poi a fare la fortezza di Livorno, vi fu man- 
dato dal cardinale de' Medici Antonio a farne 
il disegno ; il «he egli fece , sebbsue oon f& poi. 



l3*X PARTE TERZA 

messo interamente in opera ne in quel rnodo> 
elle Antonio L' aveva disegnato . Dopo delibe- 
rando gli uomini di Montepulciano per i mira- 
coli fatti da una tmagine di nostra Donna , di 
fare un tempio di grandissima spesa > Antonio 
fece il modello , e ne divenne capo ; onde due 
volte 1' anno visitava quella fabbrica , la quale 
oggi si vede condotta all' ultima perfezione, che 
fu nel vero di bellissimo componimento e vario 
dall' ingegno d' Antonio con somma grazia con- 
dotta ; e tutte le pietre sono di certi sassi , che 
tirano al bianco in modo di tre ver lini ; la quale 
opera è fuori della porta di S. Biagio a man de- 
stra e a mezzo la salita del poggio . In questo 
tempo ancora diede princìpio al palazzo d' An- 
tonio di Monte cardinale di S. Prassede nel ca- 
stello del Monte S. Savino , e un altro per il 
medesimo ne fece a Montepulciano ,cosa di buo- 
nissima grazia lavorato e finito . Fece 1' ordine 
della banda delle case de' frati de' Servi su la 
piazza loro , secondo 1' ordine della loggia de- 
gl' Innocenti. Ed in Arezzo fece i modelli delle 
navate della nostra Donna delle Lagrime , che 
fu molto male intesa y perchè scompagna con la 
fabbrica prima e gli archi delle teste non torna- 
no in mezzo. Similmente fece un modello della 
Madonna di Cortona , il quale non penso che si 
mettesse in opera . Fu ado prato nello assedio 
per le fortificazioni e bastioni dentro alia città , 
ed ebbe a cotale impresa per compagnia Fran- 
cesco suo nipote . Dopo essendo stato messo in 
opera il gigante di piazza di mano di Michcla- 
gnolo al tempo di Giuliano fratello di esso An- 
tonio, e dovendovi'^ condurre queH' altr che 
aveva fatto Baccio Bandinelli, fu data la cwra ad 



VITA DI GIULIANO E ANT. DA S. GALLO l33 
Antonio di condurvelo a salvamento ; ed egli 
tolto in sua compagnia Baccio d' Agnolo , co» 
Egegai molto gagliardi lo condusse e posò salvo 
E* su queliti base che a questo effetto si era ordi- 
nata . In ultimo essendo egli già vecchio dive- 
nuto , non si dilettava d' altro che dell' agricol- 
tura , nella quale era intelligentissimo . Laonde 
quando più non poteva per la vecchiaia pati- 
re gì' incomodi del mondo , P anno i53/[ rese 
I anima a Dio , ed insieme con Giuliano suo 
fratello nella chiesa di S. Maria Novella nella 
sepoltura de' Giamberti gli fu dato riposo . Le 
opere maravigliose di questi duoi fratelli faranno 
fede al mondo dello ingegno mirabile che eglino 
ebbero, e della vita e costumi onorati e delle 
azioni loro avute in pregio da tutto il mondo . 
lisciarono Giuliano ed Antonio ereditaria l'arte 
dell' architettura , dei modi dell' architetture 
toscane , con miglior forma che gli altri fatto 
non avevano , e V ordine dorico con migliori 
misure e proporzione , che alla vitruviana opi- 
nione e regola prima non s* era usato di fare . 
Condussero in Fiorenza nelle lor case una infi- 
nità di cose antiche di marmo bellissime , che 
non meno ornarono ed ornano Fiorenza , eh' e- 
glino ornassero se ed ornassero 1' arte . Porto 
Giuliano da Roma il gettare le volte di materie 
che venissero intagliate , come in casa sua ne fa 
fede una camera , ed al Poggio a Caiano nella 
sala grande la volta che vi si vede ora; onde ob- 
bligo si debbe avere alle fatiche sue , avendo 
fortificato il dornioio fiorentino ed ornata la cit- 
tà , e per tanti paesi dove lavorarono , dato 
nome a Fiorenza ed agl'ingegni toscani, che per 
onorata memoria hanno fatto loro questi versi : 



i34 parte terza 

Cedile Romani structores , cedile Graij , 
Artis , Vitruvi , tu quoque cede parens , 

Etruscos celebrare vìros testudinis areus , 
Urna ( tholus, statuae, tempia, domus- 
que potunt. 




TBLÀiFEAEJLlL 



VITA 
I RAFFAELLO DA URBINO 



PITTORE ED ARCHITETTO. 



3 



_ uanto largo e benigno si dimostri talora il 
ielo nell' accumulare in una persona sola 1* in- 
jnite ricchezze de' suoi tesori e tutte quelle 
jrazie e più rari doni che in lungo spazio di 
empo suol compartire fra molti individui, chia- 
amente potè vedersi nel non meno eccellente 
he grazioso Raffael Sanzio da Urbino , il quale 
u dalla natura dotato di tutta quella modestia 
; bontà che suole alcuna volta vedersi in coloro, 
;hepiù degli altri hanno a una certa umanità di 
latura gentile aggiunto un ornamento bellissi- 
mo d' una graziata affabilità , che sempre suol 
nostrarsi dolce e piacevole con ogni sorte di 
persone ed in qualunque maniera di cose. Di co- 
stui fece dono al mondo la natura, quando vinta 
dall'arte per mano di Michelagnolo Buonarroti, 
volle in Raffaello esser vinta dall' arte e dai co- 
stumi insieme . E nel vero , poiché la maggior 
parte degli artefici stati insino allora si avevano 
dalla natura recato un certo che di pazzia e di 
Balvatichezza , che oltre all'avergli fatti astratti 
e fantastichi , era stata cagione che molte volte 
si era più dimostrato in loro 1' ombra e lo scuro 
de' vizj , che la chiarezza e splendore di quelle 
virtù che fanno gli uomini immortali ; fu ben 
ragione che per contrario in Raffaello facesse 
chiaramente risplendere tutte le più rare virtù 



l3(5 PARTE TERZA 

dell' animo accompagnate da tanta grazia , stu- 
dio, bellezza , modestia , ed ottimi costumi, 
quanti sarebbono bastati a ricoprire ogni vizio 
quantunque brutto, ed ogni macchia ancorché 
grandissima . Laonde si può dire sicuramente , 
che coloro che sono possessori di tante rare do- 
ti , quante si videro in Raffaello da Urbino , sia-* 
no non uomini semplicemente , ma se è così le* 
cito dire, Dei mortali , e che coloro "che nei ri- 
cordi della fama lasciano quaggiù fra noi , me- 
diante l'opere loro, onorato nome, possono anco 
sperare d' avere a godere in cielo condegno gui-| 
derdone alle fatiche emeriti loro. Nacque a-i 
dunque Raffaello in Urbino città notissima in 
Italia T anno i483 in veuerdì santo a ore tre di 
notte d'un Giovanni de' Santi pittore non inoltri 
eccellente , ma sibbene uomo di buono ingegnqi 
ed atto a indirizzarci figliuoli per quella buona; 
via, che a lui per mala fortuna sua non era stata; 
mostra nella sua gioventù . E perchè sapeva) 
Giovanni quanto importi allevare i figliuoli noi* 
con il latte delle balie , ma delle proprie madri, 
nato che gli fu Raffaello , al quale così pose no* 
me al battesimo con buono augurio , volle, noi» 
avendo altri figliuoli , come non ebbe anco poi , 
che la propria madre lo allattasse , e che piut- 
tosto ne' teneri anni apparasse in casa i costumi 
paterni , che perle case de' villani e plebei uo4 
li) ini meri gentili o rozzi costumi e creanze ; e 1 
cresciuto che fu, cominciò a esercitarlo nella i 
pittura , vedendolo a cotal arte molto inclinato 
edi bellissimo ingegno;onde non passarono molti 
anni , che Raffaello ancor fanciullo gli fu di | 
grande aiuto in molte opere che Giovanni fece 
nello stato d' yrbino , In ultimo conoscendo 



VITA IH RAFFAELLO DA URBfNO 137 
questo buono ed amorevole padre che poco pa- 
:eva appresso di se acquistare il figliuolo, si di- 
spose di porlo con Pietro Perugino, il quale, se- 
condo che gli veniva detto , teneva in quel tem- 
po fra i pittori il primo luogo . Perchè andato a 
Perugia , non vi trovando Pietro , si mise per 
più comodamente poterlo aspettare a lavorare 
in S. Francesco alcune cose . Ma tornato Pietro 
da Roma , Giovanni che persona costumata era 
e gentile fece seco amicizia, e quando tempo gli 
parve, col più acconcio modo che seppe gli disse 
ti desiderio suo . E così Pietro , che era cortese 
moìto ed amator de' negl'ingegni, accettò Raf- 
faello ; onde Giovanni andatosene tutto lieto a 
Urbino e preso il putto,no» senza molte lagrime 
della madre che teneramente V amava , lo menò 
a Perugia ; là dove dietro veduto la maniera del 
disegnare di Raffaello e le beile maniere e costu- 
mi , ne fé' quel giudizio che poi il tempo dimo- 
strò verissimo con gli effetti » E' cosa notabilis- 
sima, che studiando Raffaello la maniera di Pie- 
tro , la imitò cosi appunto e in tutte le cose, che 
i suoi ritratti non si conoscevano dagli originali 
dei maestro , e fra le cose sue e di Pietro non si 
sapeva certo discernere , come apertamente di- 
mostrano ancora in S. Francesco di Perugia al- 
cune figure ch'egli vi lavorò in una tavola a olio 
per madonna Maddalena degli Oddi ; e ciò sono 
una nostra Buona assunta in cielo e Gesù Cristo 
chela corona , e di sotto intorno al sepolcro so- 
no i dodici Apostoli che contemplano la gloria 
celeste ; e a pie della tavola in una predella di 
figure piccole spartite in tre storie è la nostra 
Donna annunziata dall' angelo , quando i Magi 
adorano Cristo 7 e quando nel tempio è in brae~ 
Fot, Ut " \'ò 






l3S PARTE TERZA 

ciò a Simeone : la quale opera certo è fatta con 
«strema diligenza , e chi non avesse in pratica la 
maniera , crederebbe fermamente cbe ella fusse 
di mano di Pietro, laddove eli' è senza dubbio di 
mano di Raffaello . Dopo questa opera tornando 
Pietro per alcuni suoi bisogni a Firenze , Rat-i 
faello partitosi di Perugia , se n' andò con alcuni^ 
amici suoi a Gittà di Castello, dove fece una ta- 
vola in Sant' Agostino di quella maniera , e si- 
milmente in S. Domenico una d' un Crocifisso J 
la quale , se non vi fusse il suo nome scritto 1 
nessuno la crederebbe opera di Raffaello , ma 
sibbene di Pietro. In S. Francesco ancora della 
medesima città fece in una tavoletta lo sposali- 
zio di nostra Danna , nel quale espressamente si 
conosce 1' augumento della virtù di Raffaello 
venire con finezza assottigliando e passando la 
maniera di Pietro . In questa opera è tirato un 
tempio in prospettiva con tanto amora, cbe e 
cosa mirabile a vedere le difficultà cbe egli ir 
tale esercizio andava cercando . In questo men- 
tre avendo egli acquistato fama grandissima nel 
seguito di quella maniera , era stato allogato da 
Pio II pontefice la libreria del duomo di Siena 
al Pinturiccbio ? il quale essendo amico di Raf- 
faello e conoscendolo ottimo disegnatore , lol 
condusse a Siena , dove Raffaello gli fece al< uni] 
dei disegni e cartoni di quell' opera ; e la cagione! 
cbe egli non continuò fu , cbe essendo in Siena 
da alcuni pittori con grandissime lodi celebrato 
il cartone cbe Lionardo da Vinci aveva fatto 
nella sala del Papa in Fiorenza d' un gruppo di 
cavalli bellissimo per farlo nella sala del palaz- 
zo, e similmente alcuni nudi fatti a concorrenza 
d'; Lionardo da Micbelagnolo Buonarroti molto 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO 1 3$ 
É&liori , venne intanto disiderio Raffaello petf 
' amore che portò sempre all'eccellenza dell'ar- 
e, che messo da parte quell'opera ed ogni utile 
; comodo suo , se ne venne a Fiorenza . Dove 
ìrrivato , perchè non gli piacque meno la citta 
jho quell'opere, le quali gli parvero divine, 
liberò di abitare in essa per alcun tempore 
:osi fatta amicizia con alcuni giovani pittori , 
Va' quali furono Ridolfo Ghirlandaio , Aristo- 
;ile S. Gallo ed altri , fu nella città molto ono- 
rato , e particolarmente da Taddeo Taddei , il 
male lo volle sempre in casa sua ed alla sua ta- 
vola , come quegli che amò sempre tutti gli uo- 
mini inclinati alla virtù. E Raffaello, che era la 
gentilezza stessa , per non esser vinto di corte- 
sia , gli fece due quadri che tengono della ma- 
niera prima dPPietro , e dell' altra che poi stu- 
diando apprese , molto migliore , come si di- 
rà : i quali quadri sono ancora in casa degli eredi 
del detto Taddeo. Ebbe anco Raffaello amicizia 
grandissima con Lorenzo Nasi, al quale, avendo 
preso donna in que' giorni , dipinse un quadro 
nel quale fece fra le gambe alla nostra Donna 
un putto , al quale un S. Giovannino tutto lieto 
porge un uccello con molta festa e piacere dell'u- 
no e dell' altro ; e nell'attitudine d' amhidue 
una certa semplicità puerile e tutta amorevole , 
oltre che sono tanto ben coloriti e con tanta di- 
ligenza condotti , che piuttosto paiono di carne 
viva che lavorati di colori ; e disegnò parimen- 
te la nostra Donna , che ha un' aria veramente 
piena di grazia e di divinità; ed insomma il pia- 
no , i paesi , e tutto il resto dell' opera è bellis- 
simo; il quale quadro fu da Lorenzo Nasi tenuto 
con grandissima venerazione mentre che visse > 



*4o P A ìì T E TE II 1 A 

«josì per memoria di Raffaello statogli amicissii. 
ino, come per la dignità ed eccellenza dell' ope- 
ra . Ma capitò poi male quest' opera l'anno i5jfi 
a dì 17 Novembre ? quando la casa di Lorenzo 
insieme con quelle ornatissime e belle degli ere- 
di di Marco del Nero , per uno smottamento del 
monte di S. Giorgio , rovinarono insieme con 
altre case vicine : nondimeno ritrovati i pezzi 
d' essa fra i calcinacci della rovina ; furono da 
Battista figliuolo d' esso Lorenzo amorevolissi- 
mo dell' arte fatti rimettere insieme in quel mi- 
glior modo che si potette. Dopo queste opere fu 
forzato Raffaello a partirsi di Firenze ed andare 
a Urbino , per aver la , essendo la madre e Gio- 
vanni suo padre morti , tutte le sue cose in ab- 
bandono. Mentre che dunque dimorò in Urbino, 
fece per Guidobaldo da Montefeltro allora ca- 
pitano de'Fiorentini due quadri di nostra Donna 
piccoli , ma bellissimi e della seconda maniera, 
i quali sono oggi appresso lo illustrissimo ed ec- 
cellentissimo Guidobaldo duca d'Urbino . Fece 
al medesimo un quadretto d' un Cristo che ora 
nell' orto , e lontani alquanto i tre apostoli che 
dormono ; la qual pittura è tanto finita , che un 
minio non può essere ne migliore ne altrimenti . 
Questa essendo stata gran tempo appresso Fran- 
cesco Maria duca d' Urbino , fu poi dalla illu- 
strissima signora Leonora sua consorte donata a 
Don Paolo Giustiniano e Don Pietro Quirini 
Viniziani e romiti del sacro eremo di Carnai- 
doli , e da loro fu poi , come reliquia e cosa ra- 
rissima,ed insomma di mano di Raffaello da Ur- 
bino , e per memoria di quella illustrissima Si- 
gnora, posta nella camera del maggiore di detto 
eremo , dove è tenuta in quella venerazione 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO l^t 
ch'ella merita Dopo queste opere ed avere acco- 
modate le cose sue ritornò Raffaello a Perugia , 
love fece nella chiesa de' frati de' Servi in una 
tavola alla cappella degli Ansidei una nostra 
Donna, S.Gio: Battista e S. Niccola; ed in S. Se- 
vero della medesima città , piccol monasterio 
dell'ordine di Camaidoli , alla cappella della 
nostra Donna fece in fresco un Cristo in gloria , 
iun Dio Padre con alcuni angeli attorno e sei 
santi a sedere, cioè tre per banda , S. Benedetto 
S. Romualdo, S. Lorenzo, S. Girolamo, S.Mauro 
e S. Placido , ed in quest' opera , la quale per 
Cosa in fresco fu allora tenuta molto bella , 
Scrisse il nome suo in lettere grandi e molto be- 
ne apparenti . Gli fu anco fatto dipignere nella 
medesima città dalle donne di S.Antonio da Pa- 
dova in una tavola la nostra Donna ed in grem- 
bo a quella , siccome piacque a quelle semplici 
e venerande donae, Gesù. Cristo vestito , e dai 
Iati di essa Madonna S. Pietro, S. Paolo, S. Ceci- 
|Ka e S. Caterina , alle quali due sante vergini 
fece le più belle e dolci arie di teste e le più va- 
rie acconciature di capo , il che fu cosa rara in 
que' tempi , che si possano vedere ; e sopra 
questa tavola in un mezzo tondo dipinse un Dio 
Padre bellissimo, e nella predella dell'aitare 
tre storie di figure piccole , Cristo quando fa 
d'azione nelP orto, quando porta la croce, dove 
sono bellissime movenze di soldati che lo stra- 
scinano , e quando è morto in grembo alla ma- 
dre ; opera certo mirabile , devota , e tenuta da 
quelle donne in gran venerazione , e da tutti i 
pittori molto lodata . Ne tacerò che si conobbe, 
poi che fu stato a Firenze , che egli variò ed ab- 
bellì tanto la maniera , mediante V aver vedute 



1^2 PARTE TERZA 

molte cose e di mano di maestri eccellenti j, 
che ella non aveva che fare alcuna cosa con 
quella prima , se non come fussino di mano di 
diversi e più e meno eccellenti nella pittura . 
Prima che partisse di Perugia, Io pregò madon- 
na Atalanta Baglioni che egli volesse li;i le per la, 
sua cappella nella chiesa di S. Francesco una 
tavola ; ma perchè egli non petè servirla allora,, 
le promise che tornato che fusse da Firenze I 
dove allora per suoi bisogni era forzato d' anda- 
re , non le mancherebbe . E così venuto a Fi- 
renze , dove attese con incredibile fatica agli 
studi dell' arte, fece il cartone per la detta cap-, 
pella con animo d' andare , come fece , quanto 
prima gli venisse in acconcio a metterlo in o- 
pera . Dimorando adunque in Fiorenza Agnolo 
Doni , il quale quanto era assegnato nell'altre 
cose , tanto spendeva volentieri, ma con più ri- 
sparmio che poteva , nelle cose di pittura e di 
scultura delle quali si dilettava molto , gli fece, 
fere il ritratto di se e della sua donna in quella 
maniera che si veggiono oppresso Gio: Battista 
suo figliuolo nella casa che detto Agnolo edificò 
bella e comodissima in Firenze nel corso de'lin-, 
tori appresso al canto degli Alberti . Fece anco 
a Domenico Canigiani in un quadro la nostra 
Donna con il putto Gesù che fa festa a un S.Gio- 
vannino portogli da S. Elisabetta , che mentre 
lo sostiene , con prontezza vivissima guarda uro 
S. Giuseppo , il quale standosi appoggiato co» 
ambe le mani a un bastone , china la testa verso 
quella vecchia , quasi maravigliandosi e lodan- 
done la grandezza di Dio che così 'attemp. ta 
avesse un sì picciol figliuolo ; e tutti pare che 
atupiseano del vedere con quanto senno in queU 



VITA-M RAFFAELLO *>A URBINO l43 
a età sì tenera i due cugini , 1' uno riverente 
ili' altro , si fanno festa , senza che ogni colpo 
li colore nelle teste , nelle mani , e ne piedi 
i0 no anzi pennellate di carne , che tinta di mae- 
stro che faccia queir arte. Questa nobilissima 
pittura è oggi appresso gli eredi del detto Do- 
menico Canigiani , che la tengono m quella sti- 
ma che merita un opera di Raffaello da Urbino. 
Studiò questo eccellentissimo pittore nella citta 
d, Firenze le cose vecchie di Masaccio , e quelle 
che vide nei lavori di Lionardo e di Michela- 
cuoio lo fecion attendere maggiormente agli 
studi , e per conseguenza acquistarne migliora- 
mento straordinario all'arte ed alla sua maniera. 
Ebbe oltre gli altri , mentre stette RafFaello in 
Fiorenza , stretta dimestichezza con fra Barto- 
Iommeo di S. Marco , piacendogli molto e cer- 
cando assai d' imitare il suo colorire: ed ali in- 
contro insegnò a quel buon padre 1 modi della 
prospettiva, a<la quale non aveva il Frate atteso 
[usino a quel tempo . Ma in su la maggior fre- 
quenza di questa pratica fu richiamato Ranaello 
a Perugia , dove primieramente in S. Francesco 
finì l'opera delia già detta madonna Atalanta 
Baglioni , della quale aveva fatto , come si e 
detto , il cartone in Fiorenza . E' in questa di- 
vinissiraa pittura un Cristo morto portato a sot- 
terrare, condotto con tanta freschezza e si tatto 
amore , che a vederlo pare fatto pur ora . Im- 
maginossi Raffaello nel componimento di questa 
opera il dolore che hanno i più stretti ed amo- 
revoli parenti nel riporre il corpo d' alcuna più 
cara persona , nella quale veramente consista il 
bene, l'onore e T utile di tutta una famiglia . Vi 
si vede la nostra Dona* tenuta meno , e le teste 



t44 parte terza 
4i tutte le figure molto graziose nel pianto , e 
quella particolarmente di S. Giovanni , il quale 
incrocicchiate le mani china la testa con una 
maniera da far commuovere qual si sia più duro 
animo a pietà . E di vero chi considera la dili- 
genza, 1' amore, l'arte , e la grazia di quest'o- 
pera , ha gran ragione di maravigliarsi , perche 
ella fa stupire chiunque la mira, per l'aria delle 
figure , per la bellezza de' panni , ed insomma 
per una estrema bontà ch'eli 'ha in tutte le par- 
ti . Finito questo lavoro e tornato a Fiorenza , 
gli fu dai Dei cittadini fiorentini allogata una 
tavola che andava alla cappella dell' aitar loro 
in Santo Spirito : ed egli la cominciò, eia bozza 
a bollissimo termine condusse ; ed intanto fece 
un quadrò che si mandò in Siena, il quale nella 
partita di Raffaello rimase a Ridolfo del Ghir- 
landaio , perch' egli finisse un panno azzurro 
che vi mancava . E questo avvenne , perche 
Bramante da Urbino , essendo a* servigi di Giu- 
lio II , per un poco di parentela eh' aveva con 
Raffaello e per essere di un paese medesimo, gli 
scrisse che aveva operato col papa , il quale ave- 
va fatto fare eerte stanze , eh' egli potrebbe in 
quelle mostrare il valor suo . Piacque il partito 
a Raffaello ; perchè lasciate l' opere di Fiorenza? 
e la tavola dei Dei non finita , ma in quel modo 
ehepoi la fece porre M.Baldassarre daPescia nella 
pieve della sua patria dopo la morte diRaffaello, 
si trasferì a Roma, dove giunto Raffaello trovò- 
che gran parte delle camere di palazzo erano 
state dipinte e tuttavia si dipignevano da più 
maestri , e così stavano come si vedeva , che ve 
h era una che eli Pietro della Francesca vi era 
una storia finita , e Luca da Cortona aveva con- 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO ifó 
dotta a buon termine una facciata, e Don Pietri 
della Gatta abate di S. Clemente di Arezzo vi 
aveva cominciato alcune cose; similmente Bra- 
mantino da Milano vi aveva dipinto molte li- 
gure , le quali la maggior parte erano ritratti 
di naturale che erano tenuti bellissimi . laonde 
Raffaello nella sua arrivata , avendo ricevute 
molte carezze da papa Giulio , cominciò nella 
camera della Segnatura una storia quando i teo- 
logi accordano la filosofia e l'astrologia con la 
teologia , dove sono ritratti tutti i savi del mon- 
do che disputano in vari modi « Sonvi in di- 
sparte alcuni astrologi che hanno fatto figure 
sopra certe tavolette e caratteri in vari modi di 
geomanzia e d' astrologia , ed ai Vangelisti le 
mandano per certi angeli bellissimi , ì quali 
Evangelisti le dichiarano. Fra costoro è un Dio- 
gene con la sua tazza a giacere in su le scalee , 
figura molto considerata ed astratta, che per la 
sua bellezza e per lo suo abito così a caso è de- 
gna d'esser lodata . Similmente vi è Aristotile e 
Platone , 1' uno col Timeo in mano , 1' altro con 
1' Etica , dove intorno gli fa cerchio una grande 
scuola di filosofi. Ne si può esprimere la bellezza 
di quegli astrologi e geometri ebe disegnano 
con le seste in su le tavole moltissime figure e 
caratteri . Fra i medesimi nella figura d' un gio- 
vane di formosa bellezza , il quale apre le brac- 
cia per maraviglia e china la testa , è il ritratto 
di Federigo II duca di Mantova ebe si trovava 
allora in Roma; evvi similmente una figura ebe 
chinata a terra con un paio di seste in mano le 
gira sopra le tavole , la quale dicono essere Bra- 
mante architettore, ed egli non è men desso ebe 
«e e'fusse vivo,tanto è ben ritratto: e allato a una 



i46 parte teru 
figura che volta ii di dietro ed ha mia palla del 
cielo in mano è il ritrailo di Zoroastro,ed allato 
a esso è Raffaello maestro di questa opera, ritrat- 
tosi da se medesimo nello specchio .- Questo è 
una testa giovane e d' aspetto molto modesto , 
accompagnato da una piacevole e buona grazia 
con la berretta nera in capo . IN è si può espri- 
mere la bellezza e la bontà che si vede nelle 
teste e figure de' Vangelisti , a' quali ha fatto 
nel viso una certa attenzione ed accuratezza 
molto naturale , e massimamente a quelli che 
scrivono . E cosi fece dietro ad un S. Matteo 
mentre che egli cava di quelle tavoie,dove sono 
le figure , i caratteri tenutegli da uno angelo , © 
che le distende in su un libro, e un vecchio che 
messosi una carta in sul ginocchio , copia tanto 
quanto S. Matteo distende ; e mentre che sta at- 
tento in quel disagio, pare che egli torca le ma- 
scella e la testa, secondo che egli allarga ed al- 
lunga la penna. E oltra le minuzie delle consi- 
derazioni , che son pure assai , vi è il componi- 
mento di tutta la storia , che certo è spartito 
tanto con ordine e misura , che egli mostrò ve- 
ramente un sì fatto saggio di .«e, che fece cono- 
scere che egli voleva fra coloro che toccavano i 
pennelli tenere il campo senza contrasto. Ador- 
nò ancora questa opera di una prospettiva e di 
molte figure finite con tanto delicata e dolce 
maniera, che fu cagione che papa Giulio facesse 
buttare a terra tutte le storie degli altri maestri 
e vecchi e moderni , e che Raffaello solo avesse 
il vanto di tutte le fatiche che in tali opere fusr 
sero state fatte sino a queir ora . E sebbene l'o- 
pera di Gio: Antonio Sodoma da Vercelli , la 
quale era sopra la storia di Raffaello , si doveva 



VITA DI RAFFAELLO DA ORBINO \[\r] 
pnr coni missione del papa gettare per terra , 
▼olle nondimeno Raffaello servirsi del parti- 
te ut o di quella e delle grottesche ;e dove erano 
alcuni tondi , che son quattro, fece per ciascuno 
una figura del significato delle storie di sotto , 
■alletta quella banda dove era la storia. A quella 
prima, dove egli aveva dipinto laFilosofia e l'A- 
strologia, Geometria e Poesia che si accordano 
con la Teologia , v 5 e una femmina fatta per la 
Cognizione delle cose , la quale siede in una se- 
dia , ehe ha per reggimento da ogni handa una 
Dea Cibele , con quelle tante poppe che dagli 
antichi era figurata Diana Poiimaste , e la veste 
sua è di quattro colori figurati per gli elementi ; 
dalla testa in giù v'è il color del fuoco , e sotto 
la cintura quel dell' aria : dalia natura ai ginoc- 
chio è il color della terra, e dal resto perfino ai 
piedi è il colore dell' aequa . E cosi 1' accompa- 
gnano alcuni putti veramente bellissimi . In un 
altro tondo volto verso la finestra che guarda in 
Belvedere è finta la Poesia, la quale è in perso- 
na di Pollinnia coronata di lauro , e tiene un 
«uono antico in una mano ed un libro nell'altra, 
e soprapposte le gambe, e con aria e bellezza di 
viso immortale sta elevata con gli occhi al cie- 
lo , accompagnandola due putti che sono vivaci 
e pronti, e che insieme con essa fanno vari com- 
ponimenti e con 1' altre ; e da questa banda vi 
fé' poi sopra la già detta finestra il monte di 
Parnaso . JMl' altro tondo che è fatto sopra la 
storia dove i Santi Dottori ordinano la messa , 
:c una Teologia con libri ed altre cose attorno , 
Io' medesimi putti non men belli che gli altri . 
E sopra l'altra finestra che volta nel cortile 
tbcè ut II' altra tondo una Giustizia con le sue 



ifò PARTE TERZA 

bilance e la spada inalberataceli i medesimi put- 
ti che all'altre di somma bellezza, per aver egli 
nella storia di sotto della faccia fatto come si dà 
le leggi civili e le canoniche , come a suo luogo 
diremo . E così nella volta medesima in su le 
cantonate de' peducci di quella fece quattro 
storie disegnate e colorite con una gran diligen- 
za , ma di figure di non molta grandezza ; in 
una delle quali verso la Teologia fece il peccar 
di Adamo, lavorato con leggiadrissima maniera, 
nel mangiare del pomo ; e in quella dove è l'A- 
strologia vi è ella medesima che pone le stelle 
fisse e V erranti a' luoghi loro. Neil' altra poi 
del monte di Parnaso è Marsia fatto scorticare a 
un albero da Apollo: e di verso la storia dove si 
danno i decretali , è il giudizio di Salomone 
quando egli vuol far dividere il fanciullo . Le 
quali quattro istorie sono tutte piene di senso 
e di affetto ,e lavorate con disegno bonissimo e 
di colorito vago e graziato . Ma finita oramai la 
volta, cioè il cielo di quella stanza,resta che noi 
raccontiamo quello che e' fece faccia per fac* 
eia a pie delle cose dette di sopra. Nella facciata 
dunque di verso Belvedere , dov' è il monte 
Parnaso ed il fonte di Elicona , fece intorno a 
quel monte una selva ombrosissima di lauri , 
*ie' quali si conosce per la loro verdezza quasi il 
tremolare delle foglie per V aure dolcissime, e 
Iteli' aria una infinità di amori ignudi con bel- 
lissime arie di viso che colgono rami di lauro e 
ne fanno ghirlande, e quelle spargono e gettano 
per il monte, nel quale pare che spiri veramente 
un fiato di divinità nella bellezza delle figure e 
nella nobiltà di quella pittura , la quale fa ma- 
l"uvi§;Uare chi iatsntiwiawineiite ia considera 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO 1% 
come possa ingegno umano , con l'imperfezione 
di semplici colori , ridurre con V eccellenza del 
disegno le cose di pittura a parere vive , sicco- 
me sono anco vivissimi que'poeti che si veggono 
sparsi per il monte , chi ritti chi a sedere e chi 
scrivendo , altri ragionando ed altri cantando o 
favoleggiando insieme a quattro a sei , secondo 
che gli è parso di scompartirgli. Sonvi ritratti di 
naturale tutti i più famosi ed antichi e moderni 
poeti che furono e che erano fino al suo tempo, 
i quali furono cavati parte da statue , parte da 
medaglie, e molti da pitture vecchie, ed ancora 
di naturale mentre che erano vivi da lui mede- 
simo . E per cominciarmi da un capo , quivi è 
Ovidio , Virgilio , Ennio , Tibullo , Catullo , 
Properzio, ed Omero, che cieco con la testa ele- 
vata cantando versi , ha a' piedi uno che gli 
scrive . Vi sono poi tutte- in un gruppo le nove 
Muse ed Apollo con tanta bellezza d' arie e di- 
vinità nelle figure , che grazia e vita spirano 
ne'fiati loro.Evvi la dotta Safo ed il divinissimo 
Dante , il leggiadro Petrarca e 1' amoroso Boc- 
caccio, che vivi vivi sono; il Tibaldeo similmen- 
te , ed infiniti altri moderni , la quale istoria è 
fatta con molta grazia e finita con diligenza . 
Fece in un' altra parete un cielo con Cristo e la 
nostra Donna , S. Gio: Battista , gli Apostoli e 
gli Evangelisti e Martiri su le nugole , con Dio 
Padre che sopra tutti manda lo Spirito Santo, e 
massimamente sopra un numero infinito di santi 
che sottoscrivono la messa e sopra l ? ostia che è 
sullo altare disputano, fra i quali sono i quattro 
Dottori della chiesa che intorno hanno infiniti 
santi ; evvi Domenico , Francesco , Tommaso 
d' Aquino, Bonaventura; Scoto , J\ T iccolò de Li» 
Fol.JIL i£ 



l5o PARTE TERZA 

ra , Dante , fra Girolamo Savonarola tln Ferra- 
ra , e tutti i teologi cristiani , ed infiniti ritratti 
di naturale : e in aria sono quattro fanciulli che 
tengono aperti gli Evangeli ; dalle quali figure 
vion potrebbe pittore alcuno formar cosa più, 
leggiadra né di maggior perfezione. Avvengackè 
nell'aria e in cerchio sono figurati que' Santi a 
sedere , che nel vero oltra al parer vivi di co- 
lori , scortano di maniera e sfuggono , die non 
altrimenti farebbono se fussino di rilievo ; oHra 
clie sono vestiti diversamente con bellissime 
pieghe di panni , e V arie delle teste più celesti 
che umane , come si vede in quella di Cristo, la 
quale mostra quella clemenza e quella pietà che 
può mostrare agli uomini mortali divinità di 
cosa dipinta . Coneiofussechè Raffaello ebbe 
questo dono dalla natura di far 1' arie sue delle 
toste dolcissime e graziosissime, come ancora ne 
fa fede la nostra Donna , ohe messesi le mani al 
petto , guardando e contemplando il figliuolo y 
pare che non possa dinegar grazia: senza che egli 
riservò un decoro certo bellissimo , mostrando 
nelT arie de' santi Patriarchi l'antichità , negli 
Apostoli la semplicità, e ne' Martiri la lede. iVla 
molto piùarte ed ingegno mostrò ne'SanliDotto- 
ri cristiani, i quali a sei , a tre, a due disputano 
per la storia ; si vede nelle cere loro una certa 
curiosità ed un affanno nel voler trovare jl certo 
di quel che stanno in dubbio , facendone segno 
col disputar con le mani e col far certi atti con 
la persona , con attenzione degli orecchi , con 
lo increspare delle, ciglia , e con lo stupire in 
molte diverse maniere , certo variate e proprie; 
saiyjo che i quattro Dottori della Chiesa, che il- 
luminati dallo Spirito Santo snodano e risolvono 



VITA DI RAFFAELLO »A URBINO l5t 
con le Scritture sacre tutte le cose degli Evan- 
geli che sostengono que' putti, che gli hanno in 
mano volando per l'aria . Fece nell' altra faccia, 
dov' è V altra finestra, da una parte Giustiniani 
che dà le leggi ai dottóri che le correggano , e 
sopra la Temperanza, la Fortezza, e la Pruden- 
za : dall' altra parte fece il papa che da le de- 
cretali canoniche , ed in detto papa ritrasse pa- 
pa Giulio di naturale, Giovanni cardinale defe- 
dici assistente che fu papa Leone , Antonio car- 
dinale di Monte, e Alessandro Farnese cardinale 
che fu poi papa Paolo III , co» altri ritratti. 
Restò il papa di questa opera molto sodisfatto ^ 
e per fargli le spalliere di prezzo , come era la 
pittura , fece venire da Monte Oliveto di Chiù- 
suri , luogo in quel di Siena , fra Giovanni da 
Verona allora gran maestro di commessi di pro- 
spettive di legno , il quale vi fece non solo le 
spalliere attorno , ma ancora usci heUissimi e 
sederi lavorati ili prospettive , i quali appresso 
al papa grandissima grazia, premio, ed onore gli 
acquistarono. E certo che in tal magisterio mai 
tion fu più nessuno più valente di disegno e d'o* 
pera che fra Giovanni, come ne fa fede ancorala 
Verona sua patria una sagrestia di prospettive 
di legno bellissima in Santa Maria in Organo , il 
coro di Monte Oliveto di Chiusuri , e quel di S* 
Benedetto di Siena , ed ancora la sagrestia di 
Monte Oliveto di Napoli, e nel luogo medesimo 
nella cappella di Paolo da Tolosa il eoro lavora- 
to dai medesimo . Per il che meritò che dalla 
religion sua fosse stimato e con grandissimo onor 
tenuto , nella quale si morì d' età d' anni sessan- 
totto 1' anno I53?. E di costui, come di persona 
veramente eccellente e rara , ho voluto far mem- 



l52 PARTE TERZA 

zione , parendomi che così meritasse la sua vir- 
tù , la quale fu cagione , come si dirà in altro 
luogo, di molte opere rare fatte da altri maestri 
dopo lui . 

Ma per tornare a Raffaello , crebbero le virtù 
sue di maniera, che seguitò per commissione del 
papa la camera seconda verso la sala grande ; 
ed egli , che nome grandissimo aveva acquista- 
to, ritrasse in questo tèmpo papa Giulio in un 
quadro a olio tanto vivo e verace , che faceva 
temere il ritratto a vederlo , come se proprio 
egli fosse il vivo : la quale opera è oggi in S. Ma- 
ria del Popolo con un quadro di nostra Donna 
bellissimo, fatto medesimamente in questo tem- 
po , dentrovi la natività di Gesù Cristo -, dove è 
la Vergine cbe con un velo cuopre il figliuolo ; 
il quale è di tanta bellezza , cbe nell' aria della 
testa e per tutte le membra dimostra essere vero 
figliuolo di Dio;e non manco di quello è bella la 
testa ed il volto di essa Madonna , conoscendosi 
in lei, oltra la somma bellezza, allegrezza e pie- 
tà. Evvi un Giuseppo cbe appoggiando ambe le 
mani ad una mazza ? pensoso in contemplare il 
re e la regina del cielo, sta con un ammirazione 
da vecchio santissimored amendue questi quadri 
si mostrano le feste solenni . Aveva acquistato 
in Roma Raffaello in questi tempi molta fama , 
ed ancoraché egli avesse la maniera gentile da o- 
gnuno tenuta bellissima , e con tutto che egli 
avesse veduto tante anticaglie in quella città e 
che egli studiasse continovamente,non aveva pe- 
rò per questo dato ancora alle sue figure una 
certa grandezza e maestà , cbe e' diede loro da 
qui avanti . Avvenne adunque in questo tempo 
che Michelagnolo fece al papa nella cappella 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO x53 
quel romore e paura , di che parleremo nella 
*ita sua , onde fu sforzato fuggirsi a Fiorenza ; 
per il che avendo Bramante la chiave della cap- 
pella , a Raffaello , come amico, la fece vedere, 
acciocché i modi di Michelagnolo comprendere 
potesse. Onde tal vista fu cagione che in S. Ago- 
stino sopra la S. Anna di Andrea Sansovino in 
Roma Raffaello suhito rifacesse di nuovo lo I- 
saia profeta che ci si vede , che di già V aveva 
finito ; nella quale opera , per le cose vedute di 
Michelagnolo , migliorò ed ingrandì fuor di 
modo la maniera e diedele più maestà : perchè 
nel veder poi Michelagnolo V opera di Raffaello, 
pensò che Bramante , com' era vero , gli avesse 
fatto quel male innanzi per fare utile e nome a 
Raffaello . Al quale Agostino Chisi Sanese ric- 
chissimo mercante e di tutti gli uomini virtuosi 
amicissimo fece non molto dopo allogazione 
d' una cappella , e ciò per avergli poco innanzi 
Raffaello dipinto in una loggia del suo palazzo , 
oggi detto i Chisi in Trastevere , con dolcissima 
maniera una Galatea nel mare sopra un carro 
tirato da due delfini , a cui sono intorno i Tri- 
toni e molti Dei marini . Avendo dunque fatto 
Raffaello il cartone per la detta cappella , la 
quale è all'entrata della chiesa di S. Maria della 
Pace a man destra entrando in chiesa per la 
porta principale, la condusse lavorata in fresco 
della maniera nuova alquanto più magnifica e 
grande , che non era la prima . Figurò Raffaello 
in questa pittura , avanti che la cappella di Mi- 
chelagnolo si discoprisse pubblicamente , aven- 
dola nondimeno veduta , alcuni profeti e sibille., 
che nel vero delle sue cose è tenuta la migliore 
e fra le tante belle bellissima, perchè nelle fera- 



»4 



l5/J. PARTE TERZA 

mine e nei fanciulli che vi sono si vede grandio- 
si ina vivacità e colorito perfetto; e questa opera 
lo fé' stimar grandemente vivo e morto per es- 
sere la più rara ed eccellente opera che Raffael- 
lo facesse in vita sua . Poi stimolato da' prieghi 
d'un cameriere di papa Giulio, dipinse la tavola 
delio aitar maggiore di Araceli, nella quale fece 
una nostra Donna in aria ,con un paese bellissi- 
mo, un S. Giovanni ed un S.Francesco e S. Gi- 
rolamo ritratto da cardinale ; nella qual nostra 
Donna è una umiltà e modestia veramente da 
madre di Cristo ; ed oltre che il putto con bella 
attitudine scherza col manto della madre , si co- 
nosce nella figura del S. Giovanni quella peni- 
tenza che suol fare il digiuno , e nella testa si 
scorge una sincerità d'animo ed una prontezza 
di sicurtà , come in coloro che lontani dal mon- 
do lo sbeffano, e nel praticare il pubblico odiano 
la bugia e dicono la verità . Similmente il S. Gi- 
rolamo ha la testa elevata con gli occhi alla no- 
stra Donna , tutta contemplativa , ne' quali par 
che ci accenni tutta quella dottrina e eapienzia 
che egli scrivendo mostrò nelle sue carte , offe- 
rendo con ambe le mani il cameriero in atto di 
raccomandarlo ; il qual cameriero nel suo ri- 
tratto è non men vivo che si sia dipinto . JVè 
mancò Raffaello fare il medesimo nella figura 
di S. Francesco , il quale ginocchioni in terra 
con un braccio steso e con la testa elevata guarda 
in alto la nostra Donna,ard.nd odi carità nell'af- 
fetto della pittura, la quale nel lineamentoe nel 
colorito mostra che e'si strugga di affezione, pi- 
gliando conforto e vita dal mansuetissimo guar- 
do della bellezza di lei e dalla vivezza e bellezza 
del figliuolo . Fecevi Raffaello un putto ritto in 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO l55 
mezzo della tavola sotto la nostra Donna , che 
alza la testa verso lei e tiene unoepitaiiìo,che di 
bellezza di volto e di corrispondenza della per- 
sona non si può fare ne più grazioso uè meglio ; 
oltreché v.' è un paese che in tutta perdizione e 
«iugulare e bellissimo . Dappoi continuando le 
camere di palazzo, fece una storia del miracolo 
del sacramento del corporale d' Orvieto o di 
Bolsena che tglino sei chiamino , nella quale 
storia si vede al prete , mentre che dice messa , 
nella testa infocata di rossola vergogna che egli 
aveva nel v< d»°re per la sua incredulità fatto li- 
quefar V ostia in sul corporale, e che spaventato 
negli occhi e fuor di se smarrito pel cospetto 
de' suoi uditori , pare persona irrisoluta : e si 
conosce nell' attitudine delle mani quasi il tre- 
mito e lo spavento che si suole in simili casi 
avere . Fece vi Raffaello intorno molte varie e 
diverse figure : alcuni servono alla messa , altri 
stanno su per una scala ginocchioni , e alterati 
dalla novità del caso fanno bellissime attitudini 
in diversi gesti, esprimendo in molte uno affetto 
di rendersi in colpa ,e tanto ne' maschi quan- 
to nelle femmine , fra le quali ve n' ha una che 
a pie della storia da basso siede in terra , tenen- 
do un putto in collo , la quale sentendo il ra- 
gionamento che mostra un'altra di dirle del ca- 
so successo al prete , maravigliosamente si stor- 
ce , mentre che ella ascolta ciò con una grazia 
donnesca molto propria e vivace . Finse dall' al- 
tra banda papa Giulio che ode quella messa > 
cosa maravigliosissima ? dove ritrasse il cardi- 
ale di S. Giorgio ed infiniti ; e nel rotto della 
finestra accomodò una salita di scalee che la sto- 
ria mostra intera , anzi pare che se il vano di 



ì5(5 PARTE TERZA 

quella finestra non vi fosse , quella non sarebbe 
stata punto bene ; laonde veramente se gli può 
dar vanto che nelle invenzioni dei componimen- 
ti , di che storie si fossero , nessuno giammai 
più di lui nella pittura è stato accomodato ed 
aperto e valente ; come mostrò ancora in questo 
medesimo luogo dirimpetto a questa in una sto- 
ria, quando S. Piero nelle mani d' Erode in pri- 
gione è guardato dagli armati; dove tanta è l'ar- 
chitettura che ha tenuto in tal cosa, e tanta la 
^escrezione nel casamento della prigione , che 
in vero gli altri , appresso a lui , hanno più di 
confusione eh' egli non ha di bellezza , avendo 
egli cercato di continuo figurare le storie come 
esse sono scritte 7 e farvi dentro cose garbate ed 
eccellenti, come mostra in questa V orrore della 
prigione , nel veder legato fra que' due armati 
con le catene di ferro quel vecchio , il gravissi- 
mo sonno nelle guardie ; ed il lucidissimo splen- 
dore deli' angelo nelle scure tenebre della notte 
luminosamente far discernere tutte le minuzie 
delia carcere , e vivacissimamente risplendere 
1' armi di coloro in modo , che i lustri paiono 
bruniti più che se russino verissimi e non dipin- 
ti . Ne meno arte ed ingegno è nell'atto quando 
egli sciolto dalle catene esce fuor di prigione 
accompagnato dall' angelo , dove mostra nel 
viso S. Piero piuttosto d' essere un sogno che 
visibile; come ancora si vede terrore e spavento 
in altre guardie , che armate fuor della prigio- 
ne sentono il romore della porta di, ferro ed una 
sentinella con una torcia in mano desta gli altri 
e mentre con quella fa lor lume , riverberano i 
lumi della torcia in tutte le armi , e dove non 
percuote quella,serve un lume di luna ; la eguale 



VITA DI RAFFAELLO DA TJRRINO 1S7 
invenzione avendola fatta Raffaello sopra la fi- 
nestra , viene a esser quella facciata più scura , 
avvengachè quando si guarda tal pittura , ti dà 
lume nel viso , e contendono tanto bene insieme 
la luce viva con quella dipinta co' diversi lumi 
della notte , che ti par veder il fumo della tor- 
cia , lo splendor dell' Angelo , con le scure te- 
nebre della notte si naturali e sì vere , che non 
diresti mai ch'ella fusse dipinta , avendo espres- 
so tanto propriamente sì difficile imaginazio- 
ne . Qui si scorgono nell' armi 1' ombre , gli 
sbattimenti , i reflessi , e le fumosità del ca.or 
de' lumi lavorati con ombra sì abbacinata , che 
in vero si può dire eh' egli fosse il maestro degli 
altri ; e per cosa che contrafaccia la notte , più 
simile di quante la pittura ne fece giammai,que- 
sta è la più divina e da tutti tenuta la più rara » 
Egli fece ancora in una delle pareti nette il 
culto divino e 1 arca degli Ebreied il candelabro, 
e papa Giulio che caccia l'avarizia dalla chiesa, 
storia di bellezza e di bontà simile alla notte detta 
di sopra; nella quale storia si veggono alcuni ri- 
tratti di palafrenieri che vivevano allora, 1- quali 
in su la sedia portano papaGiulio veramentevivis- 
simo, al quale mentre che alcuni popoli e fem- 
mine fanno luogo perchè e' passi , si vede la furia 
d'un armato a cavallo, il quale accompagnato 
da due a pie, con attitudine ferocissima urta e 
percuote il superbissimo Eliodoro, che per co- 
mandamento d'Antioco vuole spogliare il tempi© 
di tutti i depositi delle vedove e de' pupilli. E 
già si vede lo sgombro delle robe ed i tesori che 
andavano via , ma per la paura del nuovo acci- 
dente d'Eliodoro a bbattuto e percosso aspramente 
dai tre predetti, che per esser ciò visione da luì 



1*8 PARTE TERZA 

solamente sono veduti e sentiti, si veggono tutt 
traboccare e versare per terra, cadendo chi gì 
portava per un subito orrore e spavento cheer 
nato in tutte le genti di Eliodoro. Ed appartate 
da questi si vede il santissimo Onia pontefice pon 
licealmente vestito con le mani e con gii ocelt 
ai cielo ferventissimamente orare, afflitto per l 
compassione de' poverelli che quivi perdevan 
le cose loro, ed allegro per quel soccorso che da 
cielo sente sopravvenuto . Veggonsi oltra ci* 
per bel capriecio di Raffaello molti saliti sopra 
zoccoli del basamento ed abbracciatisi alle colon 
ne , con attitudini disagiatissime stare a vedere 
ed un popolo tutto attonito in diverse e varie ma 
niere che aspetta il successo di questa cosa. E fi 
questa opera tanto stupenda in tutte le parti, eh 
anco i cartoni sono tenuti in grandissima venera 
zione ; onde M. Francesco Masini gentiluomo e 
Cesena, il quale senza aiuto d'alcun maestro, m 
in fin da fanciullezza guidato da straordinari 
instinto- di natura,dando da se medesimo opera i 
disegno ed alla pittura , ha dipinto quadri eh 
sono- stati molto lodati dagli intendenti dell'art* 
hadra molti suoi disegni ed alcuni rilievi di mai 
ino fcntiebi alcuni pezzi del detto cartone, eh 
lece Raffaello per questa istoria d' Eliodoro,e g 
tiene in quella stima che veramente meritane 
Me tacerò che M. Niccolò Masini , il quale n 
ha. di queste cose dato notizia , è, come in tutl 
l' altre cose virtuosissimo, delle nostre arti ver? 
mente amatore . Ma tornando a Ratfaello , nel; 
volta poi che vi è sopra fece quattro storie: l'aj 
parizione di Dio ad Abraamnel promettergli 
moltiplicazione del ieme suo, il sacrifizio d'isaa 
\ix seala di Iacob , e 1 rubo ardente di Moisè 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO l5$ 
iella quale non si conosce meno arte, invenzione, 
■segno, e grazia, che nell'altre cose lavorate dì 
ui. Mentre che la felicità di questo artefice faceva 
li se tante gran maraviglie, la invidia della for- 
uua privò della vita Giulio II, il quale era ali- 
nentatore di tal virtù ed amatore d'ogni cosa 
mona . Laonde fu poi creato Leon X, il quale 
olle che tale opera si seguisse , e Raffaello ne 
ali con la virtù in cielo e ne trasse cortesie infi- 
lite , avendo incontrato in un principe si grande, 
l quale per eredità di casa sua era molto incli- 
lato a tale arte; per il che Raffaello si mise in 
uore di seguire Jale opera, e nel!' altra faccia 
lìce la venuta d'Attila a Roma e lo incontrarlo 

pie di Monte Mario che fece Leone III ponte- 
ice, il quale io cacciò con le sole benedizioni.. 
'ece Raffaello in questa storia S. Pietro e S. Paolo 
i aria con le spade in mano che vengono a difen- 
er la chiesa : e sebbene la storia di Leone III non 
ice questo, egli nondimeno per capriccio suo voi- 
ì figurarla forsecosì, eomeinterviene molte volte 
he cosi le pitture come le poesie vanno vagando 
er ornamento dell' opera , non si discostando 
ero per modo non conveniente dal primo inten- 
imento. Vedesi in quegli Apostoli quella fie- 
?zza ed ardire celeste, che suole il giudizio divino 
lolte volte mettere nel volto de' servi suoi per 
ifender la santissima religione ; e ne fa segno 
ttila , il quale si vede sopra un cavallo nero 
alzano e stellato in fronte, bellissimo quanto 
iù si può, il quale con attitudine spaventosa 
za la testa e volta la persona in fuga. Sono vi 
tri cavalli bellissimi, e massimamente un gian- 
jlto macchiato ch ; è cavalcato da una figura, 

qivale ha tutto lo ignudo coperto «li scaglie a 



160 PARTE TERZA 

guisa di pesce, il che è ritratto dalla colonm 

Traiana , nella quale sono i popoli armati it 

quella foggia, e si stima eh' elle siano arme fatttf 

di pelle di coccodrilli. Evvi Monte Mario ch< 

abbrucia , mostrando che nel fine della partiti 

de' soldati gli alloggiamenti rimangono sempre 

in preda alle fiamme. Ritrasse ancora di naturai* 

alcuni mazzieri che accompagnano il papa, 

quali son vivissimi,e così i cavalli dove son sopra. 

edil simile la cortede'cardinali,edalcuni palafre 

«ieri che tengono la chinea sopra cui èa cavalloni 

pontificale, ritratto non meno vivo che gli altri 

Leone X e molti cortigiani ; cosa leggiadrissim; 

da vedere a proposito in tale opera ed utilissim 

all'arte nostra, massimamente per quelli che ò 

tali cose son digiuni. In questo medesimo tempi 

fece a Napoli una tavola , la quale fu posta in 

Domenico nella cappella dov'è il Crocifisso chi 

parlò a S. Tommaso d' Aquino . Dentro vi è 1 

nostra Donna, S. Girolamo vestito da cardinale 

ed un Angelo Raffaello eh' accompagna Tobia 

Lavorò un quadro al Sig. Leonello da Carpi S'r 

gnor di Meldola , il quale ancor vive di età pi 

che novanta anni, il quale fu miracolosissimo ( 

colorito e di bellezza singolare, atteso che egli 

condotto di forza e d' una vaghezza tanto leggi? 

eira, che io non penso che e' si possa far meglio 

vedendosi nel viso della nostra Donna una div 

«ita e nell'attitudine una modestia, che non 

possibile migliorarla. Finse che ella a man giun 

adori il figliuolo che le siede in su le gambe, fr 

Cendo carezze a S. Giovanni piccolo fanciullo, 

quale lo adora insieme con S. Elisabetta e Gii 

seppo. Questo quadro era già appresso il rev< 

r'endissimo cardinale di Carpi figliuolo di 4 et ^ 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO l6f 
Sig. Leonello, delle nostre arti amator grandis- 
simo, ed oggi dee essere appresso gli eredi suoi. 
| Dopo essendo stato creato Lorenzo Pucci cardi- 
; naie di Santi Quattro sommo penitenziere, ebbe 
grazia con esso, che egli facesse per S. Giovanni 
in monte di Bologna una tavola ; la quale è oggi 
! locata nella cappella , dove è il corpo della beata 
! Elena dall'Olio, nella quale opera mostrò quanto 
la grazia nelle delicatissime mani di Raffaello 
potesse insieme con V arte. Evvi una S. Cecilia 
,che da un coro in cielo d'angeli abbagliata, sta 
,a udire il suono, tutta data in preda all' armonia, 
,e si vede nella sua testa quella astrazione ebe si 
jvede nel viso di coloro che sono in estasi ; oitra 
che sono sparsi per terra istrumenti musici, che 
non dipinti, ma vivi e veri si conoscono, e simil- 
mente alcuni suoi veli e vestimenti di drappi d'oro 
f e di seta, e sotto quelli un cilicio maraviglioso: e 
t in un S. Paolo, che ha posato il braccio destro in su 
[la spada ignuda e la testa appoggiata alla mauo, 
si vede non meno espressa la considerazione della 
sua scienza r che l'aspetto della sua fierezza con- 
versa in gravità; questi è vestito di un panno rosso 
Isemplice per mantello e d'una tonaca verde sotto 
^quello all'apostolica e scalzo. Evvi poi S. Maria 
Maddalena che tiene in mano un vaso di pietra 
finissima in un posnr leggiadrissimo, e svoltando 
la testa par tutta allegra .della sua conversione- 
che certo in quel genere penso che meglio non 
si potesse fare: e così sono anco bellissime le teste 
,di S. Agostino e di S. Giovanni Evangelista. E nel 
jvero che l'altre pitture, pitture nominare si pos- 
sono, ma quelle di Raffaello cose vive, perchè 
trema la carne, vedesi lo spirito, battono i sensi 
alle figure sue, e vivacità viva vi si scorge , perii 
F«i. 111. iS 



t6* parte terza 
che questo gli diede, oltra le lodi che aveva , pi^ 
nome assai. Laonde furono però fatti a suo onore 
molti versi e latini e volgari , de' quali metterò 
questi soli per non far più. lunga storia di quel 
che io m'abbia fatto, 

Pingant sola alii referantque colorlbus ora ; 
Caeciliae os Raphael atq ne animum explicuit, 

Fece ancora dopo questo un quadretto di figure 
piecole, oggi in Bologna medesimamente, in casa 
il conte Vincenzio Ereolani, dentrovi un Cristo 
a uso di Giove in cielo e dattorno i quattro Evan- 
gelisti, come li descrive Ezechiel , uno a guisa 
d'uomo e l'altro di leone, e quello d'aquila e 
questo di bue con un paesino sotto figurato per 
la terra non meno raro e bello nella sua picco- 
lezza, che siano l'altre cose sue nelle grandezze; 
loro. A Verona mandò della medesima bontà un 
gran quadro ai conti da Canossa, nel quale è una 
natività di nostro Signore bellissima con un' au^ 
rora molto iodata, siccome è ancora S, Anna, anzi 
tutta P opera, la quale non si può meglio lodare, 
che dicendo che è di mano di Raffaello da Urbino, 
onde que'conti meritamente l' hanno in somma, 
venerazione ; ne V hanno mai , per grandissimo 
grezzo che sia stato loro offerto da molti principi; 
a niuno voluto concederla ; ed a Bindo Altoviti 
fece il ritratto suo quando era. giovane , che i 
tenuto stupendissimo, E similmente un quadro d 
nostra Donna che egli mandò a Fiorenza , il qua 
quadro è oggi nel palazzo del due» Cosimo nelh 
cappella delle stanze nuove e'da me fatte e dipinte 
e serve per tavola dell'altare, ed in esso è dipinto 
una S. Anna vecchissima a sedere, la quale porg< 
alla nostra Donna il suo figliuolo di tanta bellezzi 



VITA DI RAFFAELLO Di I3R4ÌNO ì6$ 
nell'ignudo e nelle fattezze del volto, che nel sud 
ridere rallegra chiunque lo guarda: senza che 
Raffaello mostrò nel dipignere la nostra Donna 
tutto quello che di Bellezza si può fare nell'aria 
di una Vergine, dove sia accompagnata negli 
occhi modestia, nella fronte onore , nel naso gra- 
zia , e nella hocca virtù; senza che l'abito suo 
è tale, che mostra una semplicità ed onestà infi- 
nita. E nel vero io non penso, che per tanta 
cosa si possa veder meglio. Evvi un S. Giovanni 
a sedere ignudo ed un'altra santa, che è bellis- 
sima anch' ella. Cosi per campo vi è un casa- 
mento, dov'egli ha finto una finestra impannata 
cheta lume alla stanza, dove le figure son dentro» 
Fece in Roma un quadro di buona grandezza nel 
quale ritrasse papa Leone , il cardinale Giulio dei 
Medici, e il cardinale de' Rossi, nel quale si veg- 
gono non finte, ma di rilievo tonde le figure: quivi 
è il velluto che ha il pelo, il domasco addosso a 
quel papa che suona e lustra , le pelli della federa 
morbide e vive, e gli ori e le sete contraffatti sì, 
che non colori, ma oro e seta paiono: vi è un libro 
di cartapecora miniato, che piti vivo si mostra 
che la vivacità, e un campanello d'argento lavo- 
rato, che non si può dire quanto è bello. Ma fra 
l'altre cose vi è una palla della seggiola brunita 
e d'oro, nella quale a guisa di specchio sì ribat- 
tono (tanta è la sua chiarezza) i lumi delle fine* 
stre, le spalle del papa,ed il rigirare delle stanze, 
e sono tutte queste cose condotte con tanta dili- 
genza , che credesi pure e sicuramente, che mae- 
stro nessuno di questo meglio non faccia ne abbia 
a fare ; la quale opera fu cagione che il papa di 
premio grande lo rimunerò : e questo quadro si 
trova ancora in Fiorenza nella guardaroba del 
duca. Fece similmente il duca Lorenzo e'1 due* 



l64 PARTS TERZA 

Giuliano con perfezione , non più da altri che d* 
esso, dipinta nella grazia del colorito; i quali sono 
appresso agli eredi d'Ottaviano de'Medici in Fio- 
renza. Laonde di grandezza fu la gloria di Raf- 
faello accresciuta, e de' preinj parimente; per- 
chè per lasciare memoria di se fece murare un 
palazzo a Roma in Borgo nuovo , il quale Bra- 
mante lece condurre di getto. Per queste e molte 
altre opere essendo passata la fama di questo nobi- 
lissimo artefice insino in Francia ed in Fiandra , 
Alberto Durerò tedesco pittore mirabilissimo ed 
intagliatore di rame di bellissime stampe divenne 
tributario delle sue opere a Raffaello, e gli mandò 
la testa d'un suo ritratto condotta da lui a guazzo 
su una tela di bisso che da ogni banda mostrava 
parimente e senza biacca i lumi trasparenti , se 
non che con acquerelli di colori era tinta e mac- 
chiata, e de'lumi del panno aveva campato i chiari; 
la qual cosa parve maravigliosa a Raffaello; per- 
chè egli mandò molte carte disegnate di man sua, 
le quali furono carissime ad Alberto. Era questa 
testa fra le cose di Giulio Romano ereditario dì 
Raffaello in Mantova. Avendo dunque veduto 
Raffaello lo andare nelle stampe d' Alberto Du- 
rerò, volonteroso ancor egli di mostrare quel che 
in tale arie poteva, fece studiare Marco Antonio 
Bolognese in questa pratica infinitamente, il quale 
riuscì tanto eccellente , che gli fece stampare le 
prime cose sue, la carta degli Innocenti, un Cena* 
colo , il Nettuno , e la S. Cecilia quando bolle nel- 
l'olio. Fece poi Marco Antonio per Raffaello un 
numero di stampe le quali Raffaello donò poi al 
Baviera suo garzone, ch'aveva cura d'una sua don- 
na, la quale Raffaello amò sino alla morte, e di 
quella fece un ritratto bellissimo, che pareva viva, 
il qual è oggi in Fiorenza appresso il gentilissimo 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO j6£ 
Botti mercante fiorentino amico e familiare <T q- 
gni persona virtuosa , e massimamente de' pit- 
tori , tenuta da lui come reliquia per l'amore 
che egli porta all' arte, e particolarmente a Raf- 
faello : ne meno di lui stima 1' opere dell'arte 
nostra e gli artefici il fratello suo Simon Botti f 
che oltra lo esser tenuto da tutti noi per uno> 
de' più amorevoli che facciano beneficio agli 
uomini di queste professioni , è da me in parti- 
colare tenuto e stimato per il migliore e mag- 
giore amico che si possa per lunga esperienza 
aver caro, oltra al giudicio buono che egli ha e 
mostra nelle cose dell' arte . Ma per tornare alle 
stampe , il favorire Raffaello il Baviera fu ca- 
gione che si destasse poi Marco da Ravenna ed 
altri infiniti per sì fatto modo , che le stampe in 
rame fecero della carestia loro quella copia che 
al presente veggiamo ; perchè Ugo da Carpi con 
belle invenzioni , avendo il cervello volto a cose 
ingegnose e fantastiche , trovò le stampe di le- 
gno,che con tre stampe possono il mezzo , il lu- 
me , e V ombra contraffare le carte di chia- 
roscuro, la quale certo fu cosa di bella e capric- 
ciosa invenzione ; e di questo ancora è poi ve- 
nuta abbondanza, come si dirà nella vita di 
Marcantonio Bolognese più minutamente. Fece^ 
poi Raffaello per il monasterio di Palermo,detto> 
S. Maria dello Spasmo de" frati di Monte Olive- 
to , una tavola d' un Cristo che porta la croce , 
la quale è tenuta cosa maravigliosa , conoscen- 
dosi in quella la impietà de' crocifissori che lo 
conducono alla morte al monte Calvario con 
grandissima rabbia , dove il Cristo appassiona- 
tissimo nel tormento dello avvicinarsi alla mor- 
te ? cascato iti terra p«r il peso del legno dell* 

* i5 



166 PARTE TERZA 

Croce , e bagnato di sudore e di sangue si volta 
verso le Marie che piangono dirottissimamente. 
Oltre ciò si vede fra loro Veronica che stende le 
braccia , porgendogli un panno con un affetto di 
carità grandissima . Senza che 1' opera è piena 
di armati a cavallo ed a piedi , i quali sboccano 
fuora della porta di Gerusalemme con gli sten- 
dardi della giustizia in mano in attitudini varie 
e bellissime . Questa tavola finita del tutto , ma 
non condotta ancora al suo luogo, fu vicinissima 
a capitar male,perciocchè secondo che e'dicono, 
essendo ella messa in mare per essere portata in 
Palermo, una orribile tempesta percosse ad uno 
scoglio la nave che la portava di maniera che 
tutta si aperse , e si perderono gli uomini e le 
mercanzie , eccetto questa tavola solamente,che j 
così incassata com' era fu portata dal mare in 
quel di Genova ; dove ripescata e tirata in terra 
fu veduta essere cosa divina , e per questo messa 
in custodia , essendosi mantenuta illesa e senza 
macchia o difetto alcuno , perciocché sino la fu- 
ria de' venti e V onde del mare ebbono rispetto 
alla bellezza di tal' opera : della quale divul- 
gandosi poi la fama , procacciarono i monaci di 
riaverla , ed appena che con favori dei papa 
ella fu renduta loro , che satisfecero , e bene , 
coloro che 1' avevano salvata . Rimbarcatala 
dunque di nuovo e condottala pure in Sicilia , la 
posero in Palermo , nel qual luogo ha più fama 
e riputazione che '1 monte di Vulcano. Mentre 
che Raffaello lavorava queste opere , le qual: 
non poteva mancare di fare , avendo a servire 
per persone grandi e segnalate, oltra che ancort 
per qualche interesse particolare non poteva di- 
sdire , non restava però con tutto questo dì se- 



VITA DI RAFFAELLO DA TJRRINO 167 
guitare V ordine che egli aveva cominciato delle 
camere del papa , e delle sale ; nelle quali del 
continuo teneva delle genti che con i disegni 
suoi medesimi gli tiravano innanzi 1' opera , ed 
egli continuamente rivedendo ogni cosa, suppli- 
va con tutti quegli aiuti migliori che egli più 
poteva ad un peso così fatto . Non passò dunque 
molto, che egli scoperse la camera di torre Bor- 
gia , nella quale aveva fatto in ogni faccia una 
storia, due sopra le finestre e due altre in quelle 
libere . Era in uno lo incendio di Borgo vecchio 
di Roma , che non potendosi spegnere il fuoco ,* 
S. Leone IV si fa alla loggia di palazzo e con la 
benedizione lo estingue interamente: nella qua- 
le storia si veggiono diversi pericoli figurati. Da 
una parte vi sono femmine che dalla tempesta 
del vento, mentre elle portano acqua per ispe- 
gnere il fuoco con certi vasi in mano ed in capo, 
sono aggirati loro i capelli ed i panni con una 
furia terribilissima; altri che si studiano buttare 
acqua, accecati dal fumo non conoscono se stes- 
si . Dall' altra parte v' è figurato , nel medesimo 
modo che Virgilio descrive che Anchise fu por- 
tato da Enea , un vecchio ammalato fuor di se 
per T infermità e per le fiamme del fuoco; dove 
si vede nella figura del giovane l'animo e la for- 
za ed il patire di tutte le membra dal peso del 
vecchio abbandonato addosso a quel giovane. Se- 
guitalo una vecchia scalza e sfibbiata che viene 
fuggendo il fuoco , ed un fanciul letto ignudo 
loro innanzi . Cosi dal sommo d' una rovina si 
vede una donna ignuda tutta rabbuffata, la qua- 
le avendo il figliuolo in mano, lo getta ad un suo 
che è campato dalle fiamme e sta nella strada in 
punta di piedi a braccia tese per ricevere il fa»- 



l6# PARTE TERZA 

ciullo in fasce , dove non meno si conosce in lei 
Fa fletto del cercare di campare ri figliuolo , che 
il patire di se nel pericolo dello àrdentissirnó 
fuoco che Y avvampa, né meno passione si scor- 
ge in colui che lo piglia per cagione d' esso put- 
to , che per cagione del proprio timor d ella 
morte ; ne si può esprimere quello che s'imma- 
ginò questo ingegnosissimo e mirabile artefice 
in una madre , che messosi i figliuoli innanzi r 
scalza , sfibbiata , e scinta , e rabbuffato iì capo 
con parte delle vesti in mano li batte , perchè 
e' fuggano dalla rovina e da quell'incendio del 
fuoco : oltreché vi sono ancor alcune femmine , 
che inginocchiate dinanzi al papa pare che pre- 
ghino sua Santità , che faccia che tale incendio 
jfinisca . L' altra storia è del medesimo San Leo- 
ne IV dove ha finto il porto di Ostia ? occupato 
da un' armata di Turchi , che era venuta per 
farlo prigione . Veggonvisi i Cristiani combat- 
tere in mare Y armata , e già al porto esser ve- 
nuti prigioni infiniti , che d ; una barca escono 
tirati da certi soldati per la barba con bellissime 
cere e bravissime attitudini , e con una diiferen- 
za di abiti da galeotti sono menati innanzi a S. 
Leone . che è figurato e ritratto per papa Leo- 
ne X , dove fece sua Santità in pontificale in 
mezzo del cardinale Santa Maria in Portico 7 
cioè Bernardo Divizio da Bibbiena , e Giulio 
de' Medici cardinale , che fu poi papa Clemen- 
te ; ne si può contare minutissimamente le belle 
avvertenze che usò questo ingegnosissimo arte- 
fice nell' arie de' prigioni , che senza lingua si 
conosce il dolore , la paura , e la morte .Sono 
nelle altre due storie, quando papa Leone X sa- 
gra U re Cristianissimo Francesco I di Francia . 



▼ITA DI RAFFAELLO DA URBINO l6f) 
cantando la Messa in pontificale e benedicendo 
eli oli per ugnerlo, ed insieme la corona reale ; 
dove oltra il numero de' cardinali e vescovi in 

Eontificale che ministrano, vi ritrasse molti am- 
asc latori ed altre persine di naturale , e così 
certe figure con abiti alla franzese , secondo 
che si usava in quel tempo . Neil' altra storia 
fece la coronazione del detto re , nella quale è 
il papa ed esso Francesco ritratti di naturale, 
1' uno armato e P altro pontificalmente . Oltra 
che tutti i cardinali , vescovi , camerieri , scu- 
dieri , cubiculari, sono in pontificale a' loro luo- 
ghi a sedere ordinatamente , come costuma la 
cappella , ritratti di naturale , come Giannozzo 
Pandolfini vescovo di Troia amicissimo di Raf- 
faello e molti altri che furono segnalati in quel 
tempo ; e vicino al re è un putto ginocchioni 
che tiene la corona reale , in che fu ritratto Ip- 
polito de' Medici , che fu poi cardinale e vice- 
cancelliere , tanto pregiato , ed amicissimo non 
solo di questa virtù , ina di tutte l'altre ; alle 
benignissime ossa del quale io mi conosco molto 
obbligato , poiché il principio mio , quale egli 
si fusse , ebbe origine da lui . Non si può scri- 
vere le minuzie delle cose di questo artefice , 
che in vero ogni cosa nel suo silenzio par che 
favelli; oltra i basamenti fatti sotto a queste con 
varie figure di difensori e rimuneratori della 
chiesa messi in mezzo da vari termini , e con- 
dotto tutto d' una maniera che ogni cosa mo- 
stra spirito ed affetto e considerazione,con quella 
concordanza ed unione di colorito luna con l'al- 
tra , che migliore non si può immaginare . E 
perchè la volta di questa stanza era dipinta da 
Pietro Perugino suo maestro , Raffaello non la 



170 PAKTE TERZA 

Volse guastar per la memoria sua e per TaiTezio-. 
ne che gli portava , sendo stato principio del 
grado che egli teneva in tal virtù . Era tanta la 
grandezza di questo uomo , che teneva disegna- 
tori per tutta Italia ,aPozzuolo, e fino in Gre- 
cia ; ne restò d' avere tutto quello che di buono 
per questa arte potesse giovare . Perchè segui- 
tando egli ancora , fece una sala, dove di terret- 
ta erano alcune figure di apostoli ed altri santi 
in tabernacoli ; e per Giovanni da Udine suo di- 
scepolo, il quale per contraffare animali è unico, 
fece in ciò tutti quegli animali che papa Leone 
aveva , il camaleonte , i zibetti , le scimmie , i 
pappagalli , i leoni, i liofanti, ed altri animali 
più stranieri . Ed oltre che di grottesche e vari 
pavimenti egli tal palazzo abbellì assai , diede 
ancora disegno alle scale papali ed alle logge co- 
minciate bene da Bramante architettore , ma 
rimase imperfette per la morte di quello , e se- 
guite poi col nuovo disegno ed architettura di 
Raffaello , che ne fece un modello di legname 
con maggior ordine e ornamento che non aveva 
fatto Bramante . Perchè volendo papa Leone 
mostrare la grandezza della magnificenza e ge- 
nerosità sua , Raffaello fece i disegni degli orna- 
menti degli stucchi e delle storie che vi si dipin- 
sero , e similmente de' partimenti; e quanto allo 
stucco,ed alle grottesche, fece capo di quella o- 
pera Giovanni da Udine , e sopra le figure Giu- 
lio Romano, ancora che poco vi lavorasse ; così 
Gio: Francesco , il Bologna , Perino dei Vaga , 
Pellegrino da Modana , Vincenzio da S. Gimi- 
gnano,e Polidoro da Caravaggio con molti altri 
pittori che feciono storie e figure , ed altre cose 
che accadevano per tutto quel lavoro , il quale 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO 171 
fece Raffaello finire con tanta perfezione , che 
sino da Fiorenza fece condurre il pavimento da 
Luca della Robbia . Onde certamente non può 
per pitture , stucchi , ordine , e belle invenzioni 
ne farsi ne invaginarsi di fare più beli' opera . 
E fu cagione la bellezza di questo lavoro, che 
Raffaello ebbe carico di tutte le cose di pittura 
ed architettura che si facevano in palazzo , Di- 
cesi eh' era tanta la cortesia di Raffaello , che 
coloro che muravano , perchè egli accomodasse 
gli amici suoi , non tirarono la muraglia tutta 
soda e continuata, ma lasciarono sopra le stanze 
vecchie da basso alcune aperture e vani da po- 
tervi riporre botti , Tettine e legne ; le quali bu- 
che e vani fecero indebilire i piedi della fabbri- 
ca , sicché è stato forza che si riempia dappoi , 
perchè tutta cominciava ad aprirsi. Egli fece 
fare a Gian Barile in tutte le porte e palchi di 
legname assai cose d' intaglio lavorate e finite 
con bella grazia . Diede disegni d' architettura 
alla vigna del papa , ed in Borgo a più case , e 
particolarmente al palazzo di M. Gio: Battista 
dall' Àquila , il quale fu cosa bellissima . Ne di- 
segnò ancora uno al vescovo di Troia , il quale 
Io fece fare in Fiorenza nella via di S. Gallo , 
Fece a* monaci Neri di S. Sisto in Piacenza la 
tavola dello aitar maggiore , dentrovi la nostra 
Donna con S. Sisto eS. Barbara, cosa veramente 
rarissima e singolare . Fece per Francia molti 
quadri , e particolarmente per il re S. Michele 
che combatte col diavolo , tenuto cosa maravi-* 
gliosa , nella qual' opera fece un sasso arsiccio 
per il centro della terra , che fra le fessure di 
quello usciva fuori alcuna fiamma di fuoco e di 
§oUb,e in Lucifero incotto ed arso nelle membro 



\*]1 PARTE TERSA 

con incarnazione di diverse tinte si scorgeva tutte 
le sorti della collera , che la superbia invelenita 
e gonfia adopera contra chi opprime la grandez- 
za di chi è privo di regno, dove sia pace , e certo^ 
d'aver a provare continovamente pena . Il con- 
trario si scorge nel S. Michele, che ancoraché e* 
sia fatto con aria celeste accompagnato dalle ar- 
mi di ferro e di oro , ha nondimeno bravura e 
forza e terrore, avendo già fatto cader Lucifero, 
e quello con una zagaglia gettato rovescio ; in 
somma fu sì fatta questa opera, che meritò aver- 
ne da quel re onoratissimo premio . Ritrasse 
Beatrice Ferrarese ed altre donne , e particolar- 
mente quella sua ed altre infinite . Fu Raffaello 
persona molto amorosa ed affezionata alle donne, 
e di continuo presto ai servigi loro ; la qual co- 
sa fu cagione , che continuando i diletti carnali , 
egli fu dagli amici forse più che non conveniva 
rispettato e compiaciuto . Onde facendogli Ago- 
stino Ghigi amico suo caro dipignere nel palazzo 
suo la prima loggia , Raffaello non poteva molto 
attendere a lavorare per i' amore che portava ad 
una sua donna ; per il che Agostino si disperava 
di sorte , che per via d' altri e da se , e di mezzi 
ancora operò si , che a pena ottenne , che que- 
sta sua donna venne a stare con esso in casa con- 
tinuamente in quella parte dove Raffaello lavo- 
rava; il che fu cagione che il lavoro venisse a 
fine. Fece in questa opera tutti i cartoni, e mol- 
te figure colorì di sua mano in fresco ; e nella 
volta fece il concilio degli Dei in cielo , dove si 
Veggono nelle loro forme molti abiti e linea- 
menti cavati dall' antico con bellissima grazia e 
disegno espressi : e così fece le nozze di Psiche 
con ministri che s«rvoa Gìq ve^ e. le Grazie che 



VITA DI RAFf ÀELT.O DA URBINO 173 
Spargono i fiori per la tavola ; e ne' peducci 
delia volta fece molte storie , fra !e quali in una 
è Mercurio col flauto , che volando par che 
scenda dal cielo , ed in un' altra è Giove con 
gravità celeste che bacia Ganimede ; e così di 
sotto nelP altra il carro di Venere e le Grazie 
che con Mercurio tirano al cielo Psiche, e 
molte altre storie poetiche negli altri peducci . 
E negli spicchi della volta sopra gli archi fra 
peduccio e peduccio sono molti putti che scor- 
tano bellissimi, i quali volando portano tutti gli 
strumenti degli Dei ; di Giove il fulmine e la 
saette , di Marte gli elmi le spade e le targhe , 
di Vulcano i martelli , di Ercole la clava e la 
pelle del lione , di Mercurio il caduceo , di Pan 
fa zampogna , di Vertunno i rastri dell' agricol- 
tura , e tutti hanno animali appropriati alla na- 
tura loro , pitturare poesia veramente bellissi- 
ma. Fecevi fare da Giovanni da Udine un ricinto 
alle storie d' ogni sorte fiori , foglie , e frutte in 
festoni , che non possono es6er più belli . Fece 
r ordine delle architetture delle stalle de' Ghi- 
gi ; e nella chiesa di S. Maria del Popolo l' or- 
dine della cappella di Agostino sopraddetto , 
nella quale oltre che la dipinse , diede ordine 
che si facesse una maravigliosa sepoltura , ed a 
Lorenzetto scultor fiorentino fece lavorar due 
figure , che sono ancora in casa sua al macello 
de' corbi in Roma . Ma la morte di Raffaello e 
poi quella di Agostino fu cagione che tal cosa si 
desse a Sebastiano Viniziano . Era Raffaello in 
tanta grandezza venuto , che Leone X ordinò 
che egli cominciasse ila sala grande di sopra , 
dove sono le vittorie di Costantino , alla quate, 
egli diede principio . Similmente venne volontà 

\ r QL t HL IjU 



1 74 PARTE TERZA 

al papa di far panni d'arazzi ricchissimi d' or© 
e di seta in filaticci ; perchè Raffaello fece in 
propria forma e grandezza tutti di sua mano i 
cartoni coloriti, i quali furono mandati in Fian- 
dra a tessersi , e finiti i panni vennero a Roma . 
La quale opera fu tanto miracolosamente con- 
dotta , che reca maraviglia il vederla ed il pen- 
sare come sia possibile avere sfilato i capelli e 
le barbe e dato col filo morbidezza alle carni ; 
opera certo piuttosto di miracolo che di artificio 
umano , perchè in essi sono acque, animali , ca- 
samenti , e talmente ben fatti , che non tessuti , 
ma paiono veramente fatti col pennello . Costò 
questa opera settanta mila scudi e si conserva 
ancora nella cappella papale . Fece al cardinale 
Colonna un S. Giovanni in tela , il quale portan-, 
dogli per la bellezza sua grandissimo amore e 
trovandosi da un infermità percosso , gli fu do- 
mandato in dono da M. Iacopo da Carpi medico 
che lo guarì ; e per averne egli voglia , a se me- 
desimo lo tolse , parendogli aver seco obbligo 
infinito: ed ora si ritrova in Fiorenza nelle mani 
di Francesco Beninteudi . Dipinse a Giulio car- 
dinale de' Medici e vicecancelliere una tavola 
della trasfigurazione di Cristo per mandare in 
Francia , la quale egli di sua mano continua- 
mente lavorando ridusse ad ultima perfezione ; 
nella quale storia figurò Cristo trasfiguralo nel 
monte Tabor , e a pie di quello gli undici disce- 
poli che T appettano, dove si vede condotto un 
giovanetto spiritato , acciocché Cristo sceso dei 
monte lo liberi , il quale giovanetto mentre che 
con attitudine scontorta si prostende gridando e 
stralunando gli occhi, mostra il suo patire den- 
teo n^lla carne ; nelle vene , e' ne' polsi conta- 



VITA DI RAFFAELLO DA URBItfO lj5 
minati dalla malignità dello spirto , e con pal- 
lida incarnazione fa quel gesto forzato e pauro- 
so . Questa figura sostiene un vecchio, che 
abbracciatola e preso animo , fatto gli occhi ton- 
di con la luce in mezzo , mostra con lo alzare le 
ciglia ed increspar la fronte in un tempo medesi- 
mo e forza e paura ; pure mirando gli apostoli 
fiso , pare che sperando in loro faccia knimo a 
se stesso. Evvi una femmina fra molte, la quale 
è principale figura di quella tavola , che ingi- 
nocchiata dinanzi a quelli , voltando la testa a 
loro e con V atto delle braccia verso lo spiritato^ 
mostra la miseria di colui ; oltra che gli aposto- 
li , chi ritto e chi a sedere e altri ginocchioni 
mostrano avere grandissima compassione di 
tanta disgrazia . E nel vero egli vi fece figure e 
teste , olirà la bellezza straordinaria, tanto nuo- 
ve , varie , e belle , che si fa giudizio comune 
degli artefiei che quest' opera fra tante , quant' 
egli ne fece , sia la più celebrata , la più bella , 
e la più divina . Avvengachè chi vuol conoscere 
e mostrare in pittura Cristo trasfigurato alla 
divinità lo guardi in questa opera nella quale egli 
lo fece sopra questo monte, diminuito in un'aria 
lucida con Mosè ed Elia, che alluminati da una 
chiarezza di splendore si fanno vivi nel lume 
suo . Sono in terra prostrati Pietro, Iacopo e 
Giovanni in varie e belle attitudini ; chi ha a 
terra il capo , e chi con fare ombra agli occhi 
con le mani si difende dai raggi e dalla immensa 
luce dello splendore di Cristo ; il quale vestito 
di colore di neve , pare che aprendo le bracci^ 
ed alzando la testa, mostri la Essenza e la Deità 
di tutte le tre Persone unitamente ristrette nel- 
la perfezione dell'arte di Raffaello , il quale 



Tj6 PA^TE T E 11 ff A 

pare che tanto si restringesse insieme con la 
virtù sua per mostrare lo sforzo ed il valor 
dell' arte nel volto di Cristo, che finitolo , come 
ultima cosa che a fare avesse , non toccò più 
pennelli , sopraggiugnendogli la morte . 

Ora avendo raccontate 1' opere di questo ec- 
cellentissimo artefice, prima che io venga a dire 
altri particolari della vita e morte sua , non vo- 
glio che mi paia fatica discorrere alquanto per 
utile de' nostri artefici intorno alle maniere di 
Raffaello . Egli dunque avendo nella sua fan- 
ciullezza imitata la maniera di Pietro Perugino 
suo maestro , e fattala molto migliore per dise- 
no , colorito , ed invenzione , e parendogli aver 
fatto assai, conobbe venuto in migliore età esser 
troppo lontano dal vero ; perciocché vedendo 
egli 1' opere di Lionardo da Vinci , il quale 
nell' arie delle teste , così di maschi come di 
femmine , non ebbe pari , e nel dar grazia alle 
figure e ne' moti superò tutti gli altri pittori , 
restò tutto stupefatto e maravigliato; ed insom- 
ma piacendogli la maniera di Lionardo più che 
qualunque altra avesse veduta mai , si mise a 
studiarla , e lasciando , sebbene con gran fatica, 
a poco a poco la maniera di Pietro , cercò quan- 
to seppe e potè il più d'imitare la maniera di es- 
so Lionardo . Ma per diligenza o studio che fa- 
cesse , in alcune difficoltà non potè mai passare 
Lionardo ; e sebbene pare a molti che egli lo 
passasse nella dolcezza ed in una certa facilità 
naturale , egli nondimeno non gli fu punto su- 
periore in un certo fondamento terribile di con- 
cetti e grandezza d'arte , nel che pochi sono 
stati pari a Lionardo , ma Raffaello se gli è av- 
vicinato bune più che nessun altro pittore , 9 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO 177 
massimamente nella grazia de' colori . Ma tor- 
nando a esso Raffaello , gli fu col tempo di 
grandissimo disahito e fatica quella maniera 
che egli prese di Pietro quando era giovanetto , 
la quale prese agevolmente per essere minuta 
secca e di poco disegno ; perciocché non poten- 
dosela dimenticare , fu cagione che con molta 
difficultà imparò la bellezza degP ignudi ed il 
modo degli scorti difficili dal cartone che fece 
Michelagnolo Bonarroti per la sala del Consiglio 
di Fiorenza.-ed un altro che si fusse perso d'ani- 
mo , parendogli avere insino allora gettato via 
il tempo , non arebbe mai fatto , ancorché di 
bellissimo ingegno , quello che fece Raffaello , 
il quale smorbatosi e levatosi da dosso quella 
maniera di Pietro per apprender quella di Mi- 
chelagnolo piena di difficultà in tutte le parti , 
diventò quasi di maestro nuovo discepolo , e si 
sforzò con incredibile studio di fare , essendo 
già uomo , in pochi mesi quello , che arebbe 
avuto bisogno in quella tenera età che meglio 
apprende ogni cosa , e nello spazio di molti an- 
ni . E nel vero chi non impara a buon' ora i 
buoni principi e la maniera che vuol seguitare , 
ed a poco a poco non va facilitando con V espe- 
rienza le difficultà dell' arti , cercando d' inten- 
dere le parti e metterle in pratica , non diverrà 
quasi mai perfetto ; e se pure diverrà , sarà con 
più tempo e molto maggior fatica. Quando Raf- 
faello si diede a voler mutare e migliorare la 
maniera , non aveva mai dato opera agi' ignudi 
con quello studio che si ricerca , ma solamente 
gli aveva ritratti di naturale nella maniera che 
aveva veduto fare a Pietro suo maestro , aiu- 
tandoli con quella grazia che aveva dalla natu- 

* 16 



« 



178 PARTE TERZA 

Ta . Datosi dunque allo studiare gì' ignudi ed a 
riscontrare i muscoli delle noto mie e degli uo- 
mini morti e scorticati con queiii de' vivi , che 
per la coperta della pelle non appariscono ter- 
minati nel modo che fanno levata la pelle , e; 
veduto poi in che modo si facciano carnosi e 
dolci ne' luoghi loro , e come nel girare delle 
vedute si facciano con grazia certi storcimenti , 
e parimente gli effetti del gonfiare ed abbassare 
ed alzare o un membro o tutta la persona ,.cd 
oltre ciò i' incatenatura dell' ossa , de' nervi , e 
delle vene , si fece eccellente in tuile-le parti 
che in un ottimo dipintore sono richieste . Ma 
conoscendo nondimeno che non poteva in que- 
sta parte arrivare alla perfezione di Michela- 
gnolo , come uomo di grandissimo giudizio. ? 
considerò che la pittura non consiste solamente 
in fare uomini nudi , ma che eli' ha il campo 
largo , e che fra i perfetti dipintori si possono 
anco coloro annoverare che sanno esprimere 
bene e con facilità l'invenzioni delle storie ed i 
loro capricci con bel giudizio ; e che nel fare i 
componi menti delle storie chi sa non confon- 
derle col troppo ) ed anco farle non povere col 
poco , ma con bella invenzione ed ordine acco- 
modarle , si può chiamare valente e giudizioso 
artefice. A questo, siccome bene andò pensando 
Baifaello , s' aggiunge lo arricchirle con la va- 
rietà e stravaganza delle prospettive , de' casa- 
menti , e de' paesi , il leggiadro modo di vestir® 
le figure,il fare che elle si perdano alcuna volta 
nello scuro ed alcuna volta vengano innanzi col 
chiaro , il f;>re vive è belle le teste delle femmi- 
ne , de' putii , de' giovani e dc ; vecchi , e d; r 
loro, secondo il bisógne , movenza e bravura . 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO Ijp 
Considerò anco quanto importi la fuga de* ca- 
valli nelle battaglie , la nerezza de' soldati , il 
saper tare tutte le sorti d' animali , e sopratutto 
il far in modo nei ritratti somigliar gli uomini r 
che paiano vivi e si conoscano per chi eglino 
sono fatti , ed altre cose infinite, come sono ab- 
bigliamenti di panni , calzari , celate , armadu- 
re , acconciature di femmine , capelli , barbe , 
vasi , alberi , grotte , sassi /fuochi , arie torbide 
e serene , nuvoli , piogge , saette , sereni, notte , 
lumi di luna , splendori di sole, ed infinite altre 
cose che seco portano ognora i bisogni dell' arte 
della pittura . Queste cose , dico , considerando 
Raffaello , si risolvè , non potendo aggiugnere 
Miclielagnolo in quella parte dove egli aveva 
messo mano , di volerlo in queste altre pareg- 
giare e forse superarlo ; e così si diede non ad 
imitare la maniera di colui per non perdervi 
vanamente il tempo , ma a farsi un ottimo uni- 
versale in quest' altre parti che si sono raccon- 
tate . E se cosi avessero fatto molti artefici 
dell' età nostra , che per aver voluto seguitare 
lo studio solamente delle cose di Miclielagnolo 
non hanno imitato lui ne potuto aggiugnere a 
tanta perfezione , eglino non arebbono faticato 
invano ne fatto una maniera molto dura , tutta 
piena di difficultà , senza vaghezza , senza colo- 
rito , e povera d' invenzione , laddove arebbono 
potuto , cercando d' essere universali e d' imi- 
tare l'altre parti , essere stati a se stessi ed al 
mondo di giovamento . Raffaello adunque fatta 
questa risoluzione , e conosciuto che fra Barto- 
lommeo di 5. Marco aveva un assai buon modo 
di dipigqere , disegno ben fonduto , ed una ma- 
niera di colorito piacevole , ancorché talvolta 



l8o> PAKTK TERZA 

«sasse troppo gli scuri per dar maggior rilievo, 

E rese da lui quello che gli parve secondo il suo 
isogno e capriccio , cioè un modo mezzano di 
fare , così nel disegno come nel colorito , e 
mescolando col detto modo alcuni altri scelti 
delle cose migliori d' altri maestri , fece di mol- 
te maniere una sola che fu poi sempre tenuta 
sua propria, la quale fu e sarà sempre stimata 
dagli artefici infinitamente . E questa si vide 
perfetta poi nelle Sibille e ne' Profeti dell'ope- 
ra che fece , come si è detto , nella Pace, al fare 
della quale opera gli fu di grande aiuto V aver 
veduto nella cappella del papa l'opera di Miche- 
lagnolo . E se Raffaello si fusse in questa sua 
detta maniera fermato , ne avesse cercato d' ag- 
grandirla e variarla per mostrare che egli inten- 
deva gl'ignudi cosi bene come Michelagno)o,nori 
si sarebbe tolto parte di quel buon nome che 
acquistato si aveva, perciocché gì' ignudi che 
fece nella camera di torre Borgia , dove è V in- 
cendio di Borgo nuovo , ancorché siano buoni , 
non sono in tutto eccellenti . Parimente non so- 
disfeciono affatto quelli che furono similmente 
fatti da lui nella volta del palazzo d' Agostino 
Chigi in Trastevere , perchè mancano di quella 
grazia e dolcezza che fu propria di Raffaello : 
del che fu anche in gran parte cagione 1' averli 
fatti colorire ad altri col suo disegno; dal quale 
errore ravvedutosi , come giudizioso , volle poi 
lavorare da se solo e senza aiuto d'altri la tavola 
di S. Pietro a Molitorio della trasfigurazione di 
Cristo, nella quale sono quelle parti , che già 
s' è detto che ricerca e debbe avere una buona 
pittura . E se non avesse in questa opera quasi 
per capriccio adoperato il nero di fumo da st%H*~ 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO 1 8 1 
patori , il quale , come più volte si è detto , di 
sua natura diventa sempre col tempo più. scuro 
ed offende gli altri colori, coi quali è mescolato, 
credo che quel!' opera sarebbe ancor fresca co- 
me quando egli la fece , dove oggi pare piuttosto 
tinta die altrimenti . Ho voluto quasi nella fine 
di questa vita fare questo discorso , per mostra- 
re con quanta fatica , studio , e diligenza si go- 
Ternasse sempre mai questo onorato artefice , e 
particolarmente per utile degli altri pittori, ac- 
ciò si sappiano difendere da quegl' impedimenti, 
dar quali seppe la prudenza e virtù di Raffaello 
difendersi . Aggiugnerò ancor questo , che do- 
Trebbe ciascuno contentarsi di fare volentieri 
quelle cose ; alle quali si sente da naturale instin- 
to inclinato , e non volere por mano per gareg- 
giare a quello che non gli vien dato, dalla natura, 
per non faticare in vano , e spesso con vergogna 
e danno . Oltre ciò quando basta il fare , non si 
dee cercare di volere strafare per passare innan- 
zi a coloro , che per grande aiuto di natura e 
per grazia particolare data loro da Dio hanno 
fatto o fanno miracoli nell' arte . Perciocché 
chi non è atto a una cosa, non potrà mai, ed af- 
fatichisi quanto vuole , arrivare dove un altro 
con r aiuto della natura è camminato agevol- 
mente . E ci sia per esempio fra i vecchi Paolo 
Uccello , il quale affaticandosi contra quello che 
poteva per andare innanzi , tornò sempre in. 
dietro . Il medesimo ha fatto ai giorni nostri e 
poco fa Iacopo da Pontormo ; e si è veduto per 
isperienza in molti altri, come si è detto e come 
si dirà . E ciò forse avviene , perchè il cielo va 
compartendo le grazie , acciò stia contento cia- 
scuno a quella che gli tocca . Ma avendo oggi- 



lHl PARTE TERZA 

mai discorso sopra queste cose dell' arte forscT 
più che bisogno non era , per ritornare alla vita 
e morte di Raffaello , dico , che avendo egli 
stretta amicizia con Bernardo Divizio cardinale 
di Bibbiena , il cardinale V aveva molti anni in- 
festato per dargli moglie ; e Raffaello non aveva: 
espressi» mente ricusato di fare la voglia del car- 
dinale . ma aveva ben trattenuto la cosa , con 
dire di voler aspettare che passassero tre o quat- 
tro anni ; il qual termine venuto , quando Raf- 
faello non se V aspettava gli fu dal cardinale ri- 
cordata la promessa, ed egli vedendosi obbliga- 
to , còme cortese , non volte mancare della pa- 
rola sua', e cosi accettò per donna una nipote dì 
esso cardinale . E perchè sempre fu malissimo 
contento di questo laccio, andò in modo metten- 
do tempo in mezzo', che molti mesi passarono r 
che '1 matrimonio non <■ consumò ; e ciò faceva 
egli non senza onorato proposito ; perchè aveiì- 
do tanti anni servito la córte ed essendo credi- 
tore di Leone di buona somma , gli era stato 
dato indizio che alia finedella sala che per lui si 
faceva , in ricompensa delle fatiche e delle virt» 
sue il papa gli avrebbe dato un cappello rosso , 
avendo già deliberato di farne un buon numero, 
e fra essi qualcuno di manco merito che Raffael- 
lo non era. il quale Raffaello attendendo in tanto 
a' suoi amori così di nascosto , continuò fuor di 
modo i piaceri amorosi ; onde avvenne eh' una 
volta fra 1' altre disordinò più del solito, perchè 
tornato a casa con una grandissima febbre , fa 
creduto da' medici che fosse riscaldato . Onde 
non confessando egli il disordine che aveva fat- 
to , per poca prudenza loro gli cavarono sangue , 
di maniera che indebilito si sentiva mancare, 



VITA DI RAFFAELLO I>A URBINO ì83 
laddove (gli aveva bisogno di ristoro ; perchè 
face testamento; e prima , come cristiano , man- 
dò l' amata sua fuor di casa e le lasciò modo di 
vivere onestamente ; dopo divise le cose s-ue 
fra' discepoli suoi , Giulio Romano , il quale 
sempre amò molto , Gio: Francesco Fiorentino 
detto il Fattore 9 ed un non so che prete da Ur- 
bino suo parente . Ordinò poi che delle sue fa* 
colta in S. Maria Ritonda si restaurasse un ta- 
bernacolo di quegli antichi di pietre nuove., ed 
un altare si facesse con una statua di nostra Don- 
na di marmo ; la quale per sua sepoltura e ripo- 
so dopo la morte %[ elesse; e lasciò ogni suo avo- 
re a Giulio e Gio; Francesco, facendo esecutore 
del testamento M. Baldassarre da Pescia , allora 
datario del papa . Poi confesso e contrito finì il 
corso delia sua vita il giorno medesimo che 
nacque ,. che fu il venerdì Santo d' anni trenta- 
sette ; T anima uel quale è da credere che come 
di sue virtù ha abbellito il mondo, cosi abbia eli 
«e medesima adorno il cielo. Gli, misero alla 
morte al capo nella saia , ove lavorava, la tavola 
della Trasfigurazione che aveva finita per il car- 
dinale de' Medici , la quale opera,, nel vedere \\ 
corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l'a- 
nima di dolore a ognuno che quivi guardava : la 
quale tavola per la perdita di Raffaello, fu messa 
dal cardinale a S. Pietro a .Molitorio .allo aitar 
.maggiore , e fu poi sempre perla rarità d'ogni 
suo gesto in gran pregio tenuta. Fu data al cor- 
po suo quella onorata sepoltura che tanto- nobile 
spirito aveva meritato 9 perchè non fu nessuno 
artefice , che dolendosi non piangesse , ed insie- 
me olla sepoltura non T accompagnasse . Dolse 
ancora sommamente la morte sua a tutta la coi- 



l84 PARTE. TERZA 

te del papa , prima per avere egli avuto in vita 
uno ufficio di cubiculario,ed appresso per essere 
stato sì caro al papa , che la sua morte amara- 
mente lo fece piangere . O felice e beata anima, 
da che ogni uomo volentieri ragiona di te e ce- 
lebra i gesti tuoi ed ammira ogni tuo disegno 
lasciato ! Ben poteva la pittura ,"quando questo 
nobile artefice morì , morire anche ella ■ che 
quando egli gli occhi chiuse , élla quasi cieca 
rimase - Ora a noi che dopo lui siamo rimasi 
resta a imitare il buono , anzi ottimo modo da 
lui lasciatoci in esempio , e come merita la vir- 
tù sua e 1' obbligo nostro , tenerne nell' animo 
graziosissimo ricordo e farne con la lingua sem- 
pre onoratìssiraa memoria . Che in vero noi ab- 
biamo per lui T arte, i colori , e la invenzione 
unitamente ridotti a quella fine e perfezione , 
che appena si poteva sperare ; né di passar lui 
giammai si pensi spirito alcuno. Ed oltre a que- 
sto beneficio che e' fece all'arte, come amico di 
quella j non restò vivendo mostrarci x come si 
negozia con gli uomini grandi , co' mediocri ; o 
con gì' infimi . E certo fra le sue doti singolari 
ne scorgo una di tal valore , che in me stesso 
stupisco ; che il cielo gii diede forza di poter 
■mostrare nell'arte nostra uno effetto si contrario 
alle complessioni di noi pittori ; questo è , che 
naturalménte gli artefici nostri j non dico solo i 
bassi , ma quelli che hanno umore d'esser gran- 
di ( come di questo umore l'arte ne produce in- 
finiti ) Worando nell'opere in compagnia di 
Raffaello, stavano uniti e di concordia tale, che 
tutti i mali umori nel veder lui si ammorzava- 
no , ed ogni vile e basso pensiero cadeva loro di 
mente ; la quale unione mai non fu più fri altro 



VITA DI RAFFAELLO DA URBINO l85 
tempo che nel suo : e questo avveniva , perche 
restavano vinti dalla cortesia e da IP arte sua 3 
ma più dal genio della sua buona natura , la 
qual era si piena di gentilezza e si colma di ca- 
rità, che egli si vedeva che fino gli animali 1' o- 
noravano , non che gli uomini. Dicesi che ogni 
pittore che conosciuto 1' avesse , ed anche chi 
non T avesse conosciuto , se lo avesse richiesto 
di qualche disegno che gli bisognasse , egli la- 
sciava r opera sua per sovvenirlo : e sempre 
tenne infiniti in opera , aiutandoli ed insegnan- 
doli con quello amore che non ad artefici, ma a 
figliuoli propri si conveniva . Per la qual cagio- 
ne si vedeva che non andava mai a corte , che 
partendo di casa non avesse seco cinquanta pit- 
tori , tutti valenti e buoni , che gli facevano 
compagnia per onorarlo . Egli in somma non 
visse da pittore , ma da principe ; per il che , o 
Arte della pittura , tu pur ti potevi allora sti- 
mare felicissima , avendo un tuo artefice che di 
virtù e di costumi ti alzava sopra il cielo ! Beata 
veramente ti potevi chiamare , da che per l'or- 
me di tanto uomo hanno pur visto gli allievi tuoi 
comesi vive, e che importi 1' avere accompa- 
gnato insieme arte e virtute, le quali in Raffael- 
lo congiunte , potette sforzare la grandezza di 
Giulio II e la generosità di Leone X nel sommo 
grado e dignità che egli eranoafarselo famiglia- 
rissimo ed usargli ogni sorte di liberalità. talché 
potè coi favore e con le facultà che gli diedero 
fare a se ed all' arte grandissimo onore . Beato 
ancora si può dire chi stando a' suoi servigi, sot- 
to lui operò , perchè ritrovo chiunque che lo 
imitò, essersi a onesto porto ridotto; e cosi quelli 
che imiteranno le sue fatiche nell' arte saranno 
Voi, III y 



l86 PARTI TERRA 

•Borati dal mondo , e ne' costumi santi lui so. 
migliando, remunerati dal cielo. Ebbe Raffaeli* 
^al Bembo questo epitaffio ; 

D. O. M. 

RAPHAELl . SANCTIO . IOAN. F. VRBINATI 

PICTORI . EMINENT1SS. VETERVMQ. AEMVLO 

CVIVS. SPIRANTEIS. PROPE. IMAGUSEIS 

SI . CONTEMPLARE 

NATVRAE . ATQVE . ARTiS . FOEDVS 

FACILE . INSPEXERIS 

ITLTI . II. ET . LEONIS . X. PONT. MAX. 

PICTVRAE . ET . ARCHITECT. OPERIBVS 

GLORIAM. AVXIT. 

VIXIT.AN XXXVII. INTEGER. INTEGROS 

QVO . DIE . jNATVS . EST . EO ESSE . DES1IT 

V1I.ID.ÀPR1L. MDXX. 

ItLB . HIC . BST . RAPHAEL . TIMViT^QOO . SOSPlTK . YI*Cl 
liERTM . MAGNA : PAREHS . QVO . MORlEKT* . MORI . 

Ed il conte Baldassar Castiglione scrìsse dell* 
sua morte in questa maniera ; 
Quocl lacerum corpus medica sanaverit arte , 

Hippolytum Stygiis et revocarli aquis , 
Ad Stygias ipse est raptus Epidaurius undas ; 

Sic precium vitae morsfuit artifici . 
Tu quoque dum toto laniatam corpore Romani 

Componis miro , Raphael , ingenio , 
Atque Urbis lacerum ferro , igni, annisque ca- 
ri aver 

Ad vitam , ariti quum jam revocasque decus ; 
Movisti superum invidiam , indignataque mors 

est 

Te dudum extìnctis reddere posse animam ; 
Et quod lo nga dies paullaiim aboleverat, hoc te 

Mortali spreta lege parare iterimi . 
Sic miser heu ! prima cadi* intercepte juventa, 

Duberi et morti nostraque nosqut mones . 




(GrlIJeg DA MARCELI, A. 



1 ' ■ '■' ' *' 



VITA 
DI GUGLIELMO DA MARCILLÀ. 

PITTORE FRANZESE 

E MAESTRO DI FINESTRE INTETRIATE 

Xn questi medesimi tempi dotati da Dio di quel- 
la maggior felicità che possano aver l'arti nostre 
fiorì Guglielmo da Marcii la Franzese , il quale? 
per la ferma abitazione ed affezione, che e' portò 
alia città d' Arezzo , si può dire che se la eleg- 
gesse per patria , e che da tutti fusse repotato e 
chiamato Aretino. E veramente de' benefizi che 
si cavano della virtù , è uno che sia pure di che 
Strana e lontana regione, o barbara ed incognita 
nazione quale uomo si voglia, pur che egli ab- 
bia lo animo ornato di virtù, e con le mani fac- 
cia alcuno esercizio ingegnoso , nello apparir 
nuovo in ogni città dove e' carnmina,mostrando 
il valor suo , tanta forza ha V opera virtuosa , 
che di lingua in lingua in poco spazio gli fa no- 
me , e le qualità di lui diventano pregiatissime 
è onoratissime . E spesso avviene a infiniti che 
di lontano hanno lasciato le patrie loro, nel dare 
d' intoppo in nazioni che siano amiche delle vir- 
tù e de' forestieri , per buono uso di costumi 
trovarsi accarezzati e riconosciuti sì fattamente, 
che si scordano il loro nido natio e un altra 
nuovo s' eleggono per ultimo riposo , come per 
ultimo suo nido elesse Arezzo Guglielmo , il 
quale nella stia giovanezza attese in Francia 
Air arte del disegno,ed insieme con quello diede 



lS3 PARTE TERZA 

opera alle finestre di vetro , nelle quali faceva 
figure di colorito non meno unite, che s'elle 
fossero d' una vaghissima e unitissima pittura a 
olio . Costui ne' suoi paesi persuaso da'prieghi 
d' alcuni amici suoi si ritrovò alla morte d' un 
loro inimico , per la qual cosa fu sforzato nella 
religione di S. Domenico in Francia pigliare 
F abito di frate per essere libero dalla coite e 
dalla giustizia . E sebbene egli dimorò nella re- 
ligione,non però mai abbandonò gli studi dell'ar- 
te, anzi continuando li condusse ad ottima per- 
fezione . Fu per ordine di papa Giulio II data 
commissione a Bramante da Urbino di far fare in 
palazzo molte finestre di vetro . Perchè nel do- 
mandare che egli fece de' più eccellenti fra gli 
altri che di tal mestiero lavoravano , gli fu dato 
notizia d' alcuni che facevano in Francia cose 
maravigliose , e ne vide il saggio per lo amba- 
sciator francese che negoziava allora appresso 
sua Santità , il quale aveva in un telaro per fi- 
nestra dello studio una figura lavorata in un 
pezzo di vetro bianco con infinito numero di co- 
lori sopra il vetro lavorati a fuoco ; onde per or- 
dine di Bramante fu scritto in Francia che venis- 
sero a Roma , offerendogli buone provvisioni 
Laonde maestro Claudio Franzese capo di que- 
st'arte, avuto tal nuova, sapendo l'eccellenza di 
Guglielmo, con buone promesse e danari fece sì, 
che non gli fu difficile trarlo fuor de' frati, aven- 
do egli per le discortesie usategli e per le invidie 
che son di continuo fra loro più voglia di partir- 
si, che maestro Claudio bisogno di trarlo fuora. 
Vennero dunque a Roma e I abito di S. Dome- 
nico si mutò in quello di S. Piero . Aveva Bra- 
mante fatto fare allora due finestre di trevertino 



VITA. DI GUGLIELMO DA MAftCILLA 189 
nel palazzo del papa , le quali erano nella sala 
dinanzi alla cappella , oggi abbellita di fabbrica 
in volta per Antonio da S. Gallo e di stucchi 
mirabili per le mani di Ferino del Vaga Fioren- 
tino ; le quali finestre da maestro Claudio e da 
Guglielmo furono lavorate , ancoraché poi per 
il sacco spezzate per trarne i piombi per le palle 
degli archibusi , le quali erano certamente ma» 
ravigliose . Oltra queste ne fecero per le camere 
papali infinite, delle quali il medesimo avvenne 
che dell'altre due,ed oggi ancora se ne vede una 
nella camera del fuoco di Raffaello sopra torre 
Borgia , nella quale sono Angioli che tengono 
T arme di Leon X . Fecero ancora in S. Maria 
del Popolo due finestre nella cappella di dietro 
alla Madonna con le storie della vita di lei , le 
quali di quel mestiero furono iodatissime . E 
queste opere non meno gli acquistarono fama e 
nome, che comodità alla vita. Ma maestro Clau- 
dio disordinato molto nel mangiare e bere ? 
come è costume di quella nazione,cosa pestifera 
all' aria di Roma , ammalò d' una febbre si gra- 
ve , che in sei giorni passò all'altra vita . Per- 
chè Guglielmo rimanendo solo e quasi perduto 
senza il compagno , da se dipinse una finestra 
in Santa Maria de Anima , chiesa de' Tedeschi 
in Roma , pur di vetro, la quale fu cagione che 
Silvio cardinale di Cortona gli fece offerte e con- 
venne seco, perchè in Cortona sua patria alcune 
finestre e altre opere gli facesse ; onde seco in 
Cortona lo condusse ad abitare; e la prima ope- 
ra che facesse fu la facciata di casa sua che è 
tolta su la piazza, la quale dipinse di chiaro 
■Puro, e dentro vi fece Crotone e gli altri primi 
fondatori di quella città . Laonde il cardinale 

* >7 



M)0 PARTE TÈRZA 

conoscendo Guglielmo non meno buona persona- 
che ottimo maestro di quel!' {irte , gli fece fare 
nella pieve di Cortona la finestra della cappella, 
maggiore , nella quale fece la natività di Cristo 
ed i Magi che l'adorano. A.veva Guglielmo bello 
spirito , ingegno, e grandissima pratica nel ma- 
neggiare i vetri, e massimamente nel dispensare 
in modo i colori , che i chiari venissero nelle 
prime figure ed i più oscuri di mano in mano in 
quelle che andavano più lontane , ed in questa 
parte fu raro e veramente eccellente . Ebbe poi 
nel dipignergli òttimo giudizio, onde conduceva 
le figure tanto unite , che elle si allontanavano 
a poco a poco per modo, che non si appicavano, 
ne con i casamenti né con i paesi , e parevano 
dipinte in una tavola o piuttosto di rilievo.Ebbe 
invenzione e varietà nella composizione delle 
storie , e le fece ricche e molto accomodate , a- 
gevolando il modo di fare quelle pitture che 
vanno commesse di pezzi di vetri; il che pareva, 
ed è veramente a chi non ha questa pratica e 
destrezza^ difficilissimo . Disegnò costui le sue 
pitture -per le finestre con tanto buon modo ed 
ordine, che le commettiture de'piombi e de'for- 
rì che attraversano in certi luoghi accomodò di 
maniera nelle congiunture delle figure e nelle 
pieghe de' panni, che non si conoscono, anzi da- 
vano tanta grazia , che più non arebbe fatto il 
pennello; e così seppe fare della necessità virtù. 
Adoprava Guglielmo solamente di due sorti 
colori per ombrare que' vetri che voleva reg- 
gessero al fuoco ;V uno fu scaglia di ferro , e 
1' altro scaglia dirame ; quella di (erro nera gli 
ombrava i panni , i capelli , ed i casamenti , e 
T altra ( cioè quella di rame che fa tanè ) le e»r- 



VITA DI GUGLIELMO DA MARCILLA 191 
liagioni . Si serviva anco assai d'una pietra dura 
che viene di Fiandra e di Francia , che oggi sì 
chiama lapis amotica,che è di colore rosso e ser- 
re molto per brunire l' oro ; e pesta prima in un 
mortaio di bronzo , e poi con un macinello di 
ferro sopra una piastra di rame o d' ottone e 
temperata a gomma , in sul vetro fa divinamen- 
te . Non aveva Guglielmo quando prima arrivò 
a Roma , sebbene era pratico nel!' altre cose y 
molto disegno ; ma conosciuto il bisogno , seb- 
bene era in là con gli anni , si diede a disegnare 
e studiare , e così a poco a poco le migliorò, 
quanto si vide poi nelle finestre che fece nel pa- 
lazzo del detto cardinale in Cortona, ed in quel!' 
altro di fuori ed in un occhio che è nella dett* 
pieve sopra la faceiata dinanzi a man ritta en- 
trando in chiesa, do ve è Tarme di papa Leone X; 
e parimente in due finestre piccole che sono nel- 
la compagnia del Gesù , in una delle quali è un 
Cristo e riell' altra un S. Onofrio ; le quali 
opere sono assai differenti e moltomigtiori delle 
prime . Dimorando dunque , come si è detto ,, 
costui in Cortona , morì in Arezzo Fabiano di 
Stagio Sassoli Aretino , stato buonissimo mae- 
stro di fare finestre grandi , onde avendo gli 
Operai del vescovado allogato tre finestre che 
sono nella cappella principale), di venti braccia 
l'ima , a Stagio figliuolo del detto Fabiano ed à 
Domenico Pecori pittore , quando furono finite 
e poste ai luoghi loro , non molto sodisfecero 
agli Aretini , ancoraché fossero assai buone e 
piuttosto lodevoli che no . Ora avvenne che an- 
dando in quel tempo M. Lodovico Bellichini > 
medico eccellente e de' primi che governasse la 
«ita d' ÀiV8»o ; a medicare in Corrótta la maeV** 



ì<)2 PARTE f IRU 

del detto cardinale , egli si dimesticò assai col 
detto Guglielmo , col quale quanto tempo gli 
avanzava ragionava molto volentieri , e Gugliel- 
mo parimente , che allora si chiamava il Priore 
per avere di que' giorni avuto il beneficio d'una 
prioria, pose affezione al detto medico : il quale 
un giorno domandò Guglielmo se con buona gra- 
zia del cardinale anderebbe a fare in Arezzo al- 
cune finestre , ed avendogli promesso , con [li- 
cenza e buona grazia del cardinale là si condus- 
se . Stagio dunque , del quale si è ragionato di 
sopra , avendo divisa la compagnia con Dome- 
nico , raccettò in casa sua Guglielmo , il quale 
per la prima opera in una finestra di S. Lucia , 
cappella degli Àlbergotti nel vescovado d'Arez- 
zo,t"ece essa Santa ed un S. Salvestro tanto bene, 
che questa opera può dirsi veramente fatta di 
vivissime figure e non di vetri colorati e traspa- 
renti , o almeno pittura lodata e maravigliosa ; 
perchè oltre al magisterio delle carni , sono 
squagliati i vetri , cioè levata in alcun luogo la 
prima pelle , e poi colorita d' altro colore , co» 
me sarebbe a dire posto in sul vetro rosso squa- 
gliato opera gialla , e in su 1' azzurro bianca e 
verde lavorata , la qual cosa in questo mestiere 
è difficile e miracolosa . Il vero dunque e primo 
colorato viene tutto da uno de' lati , come dire 
il color rosso , azzurro , o verde , e l' altra par- 
te } che è grossa quanto il taglio d' un coltello o 
poco più , bianca . Molti per paura di non spez- 
zare i vetri , per non avere gran pratica nei 
maneggiarli , non adoperano punta di ferro per 
«quagliarli , ma in quel cambio per più sicurtà 
vanno incavando i detti vetri con una ruota di 
rame con in cima un ferrose così a poco a poco 



VITA DI GUGLIELMO DA MARCILLÀ IC)3 
tanto fanno con lo smeriglio , che lasciano la 
pelle sola del retro bianco, il quale viene molto 
netto . Quando poi il sopraddetto vetro rimase» 
Linneo si vuol fare di color giallo , allora si dà 9 
quando si vuole metter a fuoco appunto per cuo- 
cerlo , con un pennello d'argento calcinato , che 
è un colore simile al bolo , ma un poco grosso , 
e questo al fuoco si fonde sopra il vetro e fa che 
scorrendo si attacca , penetrando a detto vetro , 
e fa un bellissimo giallo ; i quali modi di fare 
niuno adoperò meglio né con più artificio ed in- 
gegno del priore Guglielmo ; ed in queste cose 
consiste la difficultà, perchè il tignere di colori a 
olio o in altro modo è poco o niente , e che sia 
diafano e trasparente non è cosa di molto mo- 
mento, ma il cuocerli a fuoco e fare che reggano 
alle percosse dell'acqua e si conservino sempre, 
è ben fatica degna di lode . Onde questo eccel- 
lente maestro merita lode grandissima, per non 
essere chi in questa professione di disegno d' in- 
venzione di colore e di bontà abbia mai fatto 
tanto . Fece poi V occhio grande di detta chiesa, 
dentrovi la venuta deilo Spirito Santo , e così il 
battesimo di Cristo per S. Giovanni , dove egli 
fece Cristo nel Giordano che aspetta S. Giovan- 
ni, il quale ha preso una tazza d' acqua per bat- 
tezzarlo , mentre che un vecchio nudo si scalza 
e certi Angioli preparano la veste per Cristo , e 
sopra è il Padre che manda lo Spirito Santo al 
Figliuolo . Questa finestra è sopra il battesimo 
in detto Duomo . nel quale ancora lavorò la fi- 
nestra della resurrezione di Lazzaro quatridua- 
no , dove è impossibile mettere in si poco spazio 
tante figure nelle quali si conosce lo spavento e 
lo stupore di quel popolo ed il fetore del corpo 



ig4 parti t z r k a 

di Lazzaro il quale fa piangere ed insieme ralle- 
grare le due sorelle della sua resurrezione . Ed 
an questa opera sonojsquagliainenti infiniti di co- 
lore sopra colore nel vetro , e vivissima certo 
pare ogni minima cosa nel suo genere. Echi 
vuol vedere quanto abbia in quest' arte potuto 
la mano del Priore nella finestra di S. Matteo 
•opra la cappella d'esso apostolo, guardi la mi- 
rabile invenzione di questa istoria , e vedrà vivo 
Cristo chiamare Matteo dal banco che lo seguiti, 
il quale aprendo le braccia per riceverlo in se , 
abbandona le acquistate ricchezze e tesbri,ed in 
questo mentre un apostolo addormentato a pie 
di certe scale si vede essere svegliato da un aJtra 
con prontezza grandissima, e nel medesimo mo- 
do vi si vede ancora un S. Piero favellare con S. 
Giovanni si belli 1' uno e Y altro, che veramente 
paiono divini. In questa finestra medesima sona 
i tempj di prospettiva le scale e le figure tal- 
mente composte , ed i paesi sì propri fatti , che 
mai non si penserà che siano vetri, ma cosa pio- 
vuta dal cielo a consolazione degli uomini. Fece 
in detto luogo la finestra di S. Antonio e di S# 
Niccolò bellissime, e due altre , dentrovi nell'u- 
na la storia quando Cristo caccia i vendenti del 
tempio e nell' altra l'adultera; opere veramente 
tutte tenute egregie e maravigliose. E talmente 
furono degne di lode, di carezze e di premj le 
fatiche e le virtù del Priore dagli Aretini rico- 
nosciute , ed egli di tal cosa tanto contento e 
sodisfatto, che si risolvette eleggere quella città 
per patria, e di Franzese eh' era diventare Are- 
tino . Appresso considerando seco medesimo 
r arte de' vetri essere poco eterna per le rovine 
eh» nascono ognora in tali opere , gli venne de- 



VITA DI GUGLIELMO DÀ MARC ILLA. 190 
«KÌerio di darsi alla pittura ; e così dagli operai 
di quel vescovado prese a fare tre grandissime 
volte a fresco , pensando lasciar di se memoria ; 
■e gli Aretini in ricompensa gli fecero dare un 
podere eli' era della fraternità di S. Maria della 
Misericordia vicino alla terra con bonissime 
case a godimento della vita sua , e volsero che 
finita tale opera , fosse stimato per uno egregio 
artefice il valor di quella , e che gli operai di 
ciò gli facessino buono il tutto . Perchè egli si 
mise in animo di farsi in ciò valere e alla simili- 
tudine delle cose della cappella di Michela gnolo 
fece le figure per V altezza grandissime . E pt>tè 
in lui talmente la voglia di farsi eccellente in 
tale arte, che ancora che ei fosse di età- di cin- 
quant' anni , migliorò di cosa in cosa di modo 
che mostrò non meno conoscere ed intendere il 
belìo , che in opera dilettarsi di contraffare il 
Jmono. Figurò i principj del Testamento nuovo, 
come nelle tre grandi il principio del vecchio 
aveva fatto; onde pcrjquesta cagione voglio cre- 
dere che ogn' ingegno che abbia volontà di per- 
venire alia perfezione possa passare ( volendo 
affaticarsi ) il termine d' ogni scieuza . Egli si 
spaurì bene nel principio di quelle per la gran- 
dezza e per non aver più fatto ; il che fu cagione 
eh' egli mandò a Roma per maestro Giovanni 
Franzese miniatore, il quale venendo in Arezzo, 
fece in fresco sopra S. Antonio lini» arco con un 
Cristo , e nella compagnia il segno che si porta 
a processione , che gii furono latti lavorare dal 
Priore; ed egli molto diligentemente gli condus- 
se . In questo medesimo tempo fece alla chiesa 
di S. Francesco V occhio della chiesa nella fac- 
ciata dinanzi , opera grande , nel quale unse il 



196 PARTE TERZA 

papa nel concistoro e la residenza de* cardinali , 
Ìlove S. Francesco porta le rose di gennaio , e 
per la confermazione della regola va a Roma ; 
nella quale opera mostrò quanto egli de' com- 
ponimenti s' intendesse , che veramente si può 
dire lui esser nato per quello esercizio . Quivi 
non pensi artefice alcuno di bellezza , di copia 
di figure né di grazia giammai paragonarlo. So- 
no iufinìte opere di finestre per quella città 
tutte bellissime; e nella Madonna delle Lagrime 
r occhio grande con 1' assunzione della Madon- 
na e gli Apostoli , ed una d' un' Annunziata 
bellissima , un occhio con lo sposalizio ed un 
altro dentrovi un S. Girolamo per gli spadari . 
Similmente giù per la chiesa tre altre finestre , 
e nella chiesa di S. Girolamo un occhio con ila 
natività di Cristo bellissimo, ed ancora un altro 
in S. Rocco . Mandonne eziandio in diversi luo- 
ghi , come a Castiglione del Lago ed a Fiorenza 
a Lodovico Capponi una per in S. Felicita , 
dove è la tavola di Iacopo da Pontormo pittore 
eccellentissimo , e la cappella lavorata da lui a 
olio in muro ed in fresco ed in tavola ; la quale 
finestra venne nelle mani de' frati Gesuati , che 
in Fiorenza lavorano di tal mestiere , ed essi la 
scommossero tutta per vedere i modi di quello , 
e molti pezzi per saggi ne levarono e di nuovo 
vi rimessero , e finalmente la mutarono di quel 
eh' ella era. Volle ancora colorire a olio , e fece 
in S. Francesco d' Arezzo alla cappella della 
Concezione una tavola , nella quale sono alcune 
vestimenta molto bene condotte e molte teste 
vivissime e tanto belle, che egli ne restò onorata 
per sempre, essendo questa la prima opera che e- 
gli avesse mai fatta ad olio Era il Priore per- 



VITA DI GUGLIELMO DA MARCILI^/ 197 

sona molto onorevole, e si dilettava coltivare ed 
acconciare , onde avendo compero un bellissi- 
mo casamento , fece in quello infiniti bonifica- 
nienti , e come uomo religioso , tenne di conti- 
nuo costumi bonissimi , ed il'rimorso della co- 
scienza per bipartita ebe fece da' frati lo te- 
neva molto aggravato . Per il che a S. Domenico 
d' Arezzo , convento della sua religione , fece 
una finestra alla cappella dell' aitar maggiore 
bellissima , nella quale fece una vite eh' esce di 
corpo a S. Domenico , e fa infiniti santi frati , i 
quali fanno lo albero della religione , ed a som- 
mo è la nostra Donna e Cristo che sposa S. 
Caterina Sanese , cosa molto lodata e di gran 
maestria , della quale non volse premio 9 paren- 
doli avere molto obbligo a quella .religione . 
Mandò a Perugia in S. Lorenzo una bellissima 
nnestra , ed altre infinite in molli luoghi intor- 
no ad Arezzo , E perchè era molto vago delle 
cose d' architettura , fece per quella terra a' cit- 
tadini assai disegni di fabbriche e di ornamenti 
per la città , le due porte di S. Rocco di pietra , 
3 l'ornamento di macigno che si mise alla tavola 
li maestro Luca in S. Girolamo . Nella badia a 
Cipriano d' Anghiari «e fece uno , e nella com- 
pagnia della Trinità alla cappella del Crocifisso 
un altro ornamento , ed un lavamani ricchissi- 
mo nella sagrestia , i quali Santi scarpellino 
condusse in opera perfettamente . Laonde eg'i 
che di lavorare sempre aveva diletto , conti- 
nuando il verno e la state il lavoro dei muro , il 




in pochi giorni rese 1* anima a chi glie ne aveva 



198 PARTE TERZA 

donata , e come buon cristiano prese i sacra- 
menti della chiesa e fece testamento . Appresso 
avendo speziale divozione nei romiti Camaldo- 
lesi , i quali vicino ad Arezzo venti miglia sul 
giogo d' Apennino fanno congregazione , lasciò 
loro T avere ed il corpo suo ; ed a Pastorino da 
Siena suo garzone eh' era stato seco molti anni 
lasciò i vetri e le masserizie da lavorare ed i suoi 
disegni , che n' è nel nostro libro una storia 
quando Faraone sommerge nel mar Rosso . Il 
Pastorino ha poi atteso a molte altre cose pui 
dell' arte , ed alle finestre di vetro , ancoraché 
abbia fatto poi poche cose di quella professione 
Lo seguitò anco molto un Maso Porro Cortone- 
se, che valse più nel commetterle e nel cuocere 
i vetri , che nel dipignerle . Furono suoi creai 
Battista Borro Aretino , il quale nelle finestn 
molto lo va imitando, ed insegnò i primi princi 
pj a Benedetto Spadari ed a Giorgio Vasari Are 
tino . Visse il Priore anni sessantadue e mot 
1' anno i53j . Merita infinite lodi il Priore , d 
che per lui in Toscana è condotta V arie del la 
vorare i vetri con quella maestria e sottigliezz 
che desiderare si puote ; e perciò sendoci stat 
di tanto beneficio , ancora saremo a lui d'onor 
e d' eterna lode amorevoli , esaltandolo nell 
vita e nell' opere del continovo . 




O f Ili 

' / - >* 



Ih CHOKACA 



23 



V I T A 
! DELCRONAGA 

ARCHITETTO FIORENTINO. 

M, ' 

J-TAoIti ingegni si perdono, i quali farebbono 
opere rare e degne, se nel venire al mondo per- 
cuotessero in persone, che sapessino e volessino 
mettergli in opera a quelle cose dove e' son 
buoni ; dove egli avviene bene spesso che chi può 
non sa e non vuole , e se pure chi che sia vuol 
fare una qualche eccellente fabbrica , non si cura 
altrimenti cercare d' un architetto rarissimo e d' 
uno spirito molto elevato; anzi mette l'onore 
e la gloria sua in mano a certi ingegni ladri, che 
vituperano spesso il nome e la fama delle memo- 
rie. E per tirare in grandezza chi dependa tutto 
da lui (tanto puote l' ambizione), da spesso bando 
a'disegni buoni che se gli danno, e mette in opera 
il più cattivo; onde rimane alla fama sua la gof- 
fezza dell'opera, stimandosi per quelli che sono 
giudiciosi, l'artefice e chi lo fa operare essere 
d'un animo istesso, da che nell' opere si congiun- 
gono. E per lo contrario quanti sono stati i prin- 
cipi poco intendenti, i quali per essersi incontrati 
in persone eccellenti e di giudizio hanno dopo la 
morte loro non minor fama avuto per le memorie 
delle fabbriche, che iti vita si avessero per il 
dominio ne' popoli . Ma veramente il Cronaca 
fu nel suo tempo avventurato, perciocché egli 
seppe fare, e trovò chi di continuo lo mise iti 
opera, ed in cose tutte grandi e magnifiche. Di 



5.no PARTE TERZA 

costui si raccontarne mentre Antonio Poliamolo 
era in Roma a lavorare le sepolture di bronzo 
die sono in S. Pietro ,, gli capitò a casa un gio- 
vanetto suo parente , chiamato per proprio nome 
Simone, fuggitosi eia Fiorenza per alcune que- 
stioni, il quale avendo molta inclinazione all'arte 
dell' architettura per essere stato con un maestro 
di legname, cominciò a considerare le bellissi- 
me anticaglie di quella città , e dilettandosene 
le andava misurndo con grandissima diìigenzia 
Laonde seguitando , non molto poi che fu stato 
a Roma dimostrò aver fatto molto profitto sì 
nelle misure, e sì nel mettere in opera alcuna 
cosa. Per il che fatto pensiero di tornarsene a 
Firenze, si partì di Roma, ed arrivato alla patria, 
per essere divenuto assai buon ragionatore con- 
tava le maraviglie di Roma e d' altri luoghi con 
tanta accuratezza, che fu nominato da indi in 
poi il Cronaca, parendo veramente a ciascuno 
che egli fusse una cronaca di cose nel suo ragio- 
namento. Era dunque costui fattosi tale, che fu 
ne' moderni tenuto il più eccellente architettore 
ehe fusse nella città di Fiorenza', per avere nel 
discernere i luoghi giudizio, e per mostrare che era 
con lo ingegno più elevato che molti altri che 
attendevano a quel mestiero , conoscendosi per 
le opere sue quanto egli fusse buono imitatore 
delle cose antiche, e quanto egli osservasse le 
regole di Vitruvio e le opere di Filippo di Ser 
Rrunellesco. Era allora in Fiorenza quel Filippo 
Strozzi, che o££Ì a differenza del figliuolo si chia- 
ma il vecchio, il quale per le sue ricchezze desi- 
derava lasciare di se alla patria ed a' figliuoli tra 
l'altre memoria d'un bel palazzo. Per la qual co- 
sa Benedetto da Maiano chiamato a questo effetto 



VITA DEL CRONACA 201 

da lui gli fece un modello isolato intorno intorno, 
che poi si mise in opera, ma non interamente, 
come si dirà di sotto, non volendo alcuni vicini 
fargli comodità delle case loro. Onde cominciò 
il palazzo in quel modo che potè, e condusse il 
guscio di fuori avanti la morte di esso Filippo 
presso che alla fine, il quale guscio è d'ordine 
rustico e graduato, come si vede; perciocché la 
parte de 'bozzi dal primo fincstrato in giù insieme 
con ie porte è rustica grandemente , e la parte 
che è dal primo fincstrato al secondo è meno 
rustica assai. Ora accadde che partendosi Bene- 
detto di Fiorenza, tornò appunto il Cronaca da 
Roma; onde essendo messo per le mani a Filippo, 
gli piacque tanto per il modello che egli fece del 
cortile e del cornicione che va di fuori intorno 
al palazzo, che conosciuta l'eccellenza di quell'in- 
gegno , volle che poi il tutto passasse per le sue 
mani, servendosi sempre poi di lui. Fecevi dun- 
que il Cronaca , oltre la bellezza di fuori con 
ordine toscano, in cima una cornice corintia molto 
magnifica che è per fine del tetto, della quale la 
metà al presente si vede finita con tanta singoiar 
grazia , che non vi si può apporre ne si può più 
bella desiderare . Questa cornice fu ritratta dal 
Cronaca e tolta e misurata appunto in Roma da 
una antica che si trova a Spogliacristo, la quale 
fra molte che ne sono in quella città è tenuta bel- 
lissima . Ben è vero ch'ella fu dai Cronaca rin- 
grandita a proporzione del palazzo, acciò fa- 
cesse proporzionato fine, ed anche col suo ag- 
getto tetto a quel palazzo; e così l'ingegno del 
Cronaca seppe servirsi delle cose d'altri e farle 
quasi diventar sue ; il che non riesce a molti; 
persile il fatto sta non in aver solamente ritratti 

* 18 



202 PARTE TERZA 

e disegni di cose belle, ma in saperle accomodare 
secondo che è quello a che hanno a servire , con 
grazia, misura, proporzione, e convenienza. Ma 
guanto fu e sarà sempre lodata questa cornice 
del Cronaca , tanto fu biasimata quella che fece 
nella medesima città al palazzo de'Bartolini Bac 
ciò d'Agnolo, il quale pose sopra una facciata 
piccola e gentile di membra per imitare il Cro- 
naca una gran cornice antica misurata appunto 
dal frontespizio di Monteca vallo; ma tornò tanto 
male per non avere saputo con giudizio accomo-^ 
darla che non potrebbe star peggio, e pare sopra 
un capo piccino una gran berretta . Non basta 
agli artefici , come molti dicono, fatto ch'egli 
hanno V opere, scusarsi con dire: Elle sono misu- 
rate appunto dall'antico e sono cavate da buoni 
maestri; attesoché il buon giudizio e rocchio 
più gioca in tutte le cose , che non fa la misura 
delle seste . Il Cronaca dunque condusse la detta 
cornice con grande arte insino al mezzo intorno 
intorno a quel palazzo col denteilo e uovolo,eda 
due bande la finì tutta, contrappesando le pietre 
in modo , perchè venissero bilicate e legate , che 
non si può veder cosa murata meglio ne condot- 
ta con più diligenza a perfezione . Cosi anche 
tutte V altre pietre di questo palazzo sono tanto 
finite e ben commesse , eh' elle paiono non mu- 
rate ma tutte d' un pezzo . E perchè ogni cosa 
corrispondesse, fece fare per ornamento del 
detto palazzo ferri bellissimi per tutto , e le lu-» 
xniere che sono in su i canti ; e tutti furono da 
Niccolò Grosso Caparra fabbro fiorentino con 
grandissima diligenza lavorati. Vedesi in quelle 
lumiere maravigliose le cornici, le colonne,! 
capitelli e le mensole saldate di ferro con mara- 



VITA DEL CRONACA 203 

tiglioso magistero , ne mai ha lavorato moder- 
no alcuno di ierro macchine sì grandi e sì diffi- 
cili con tanta scienza e pratica . Fu Niccolò 
Grosso persona fantastica e di suo capo , ragio- 
nevole nelle sue cose e d' altri , né mai voleva 
di quel d' altrui : non volse mai far credenza a 
nessuno de' suoi lavori , ma sempre voleva l'ar- 
ra ; .e per questo Lorenzo de' Medici lo chiamava 
il Caparra , e da molt' altri ancora per tal nome 
era conosciuto . Egli aveva appiccato alla sua 
bottega una insegna nella quale erano libri ch'ar- 
devano , per il che quando uno gli chiedeva 
tempo a pagare , gli diceva : Io non posso , per- 
chè i miei libri abbruciano , e non vi si può più 
scrivere debitori. Gii fu dato a fare per i signori 
capitani di parte Guelfa un paio d'alari, i quali 
avendo egli finiti,più volte gli furono mandati a 
chiedere , ed egli di continuo usava dire ; Io su- 
do e duro fatica su questa incudine, e voglio che 
qui su mi siano pagati i miei danari . Perchè 
essi di nuovo rimandarono per il lor lavoro,ed a. 
dirgli che per i danari andasse , che subito sa- 
rebbe pagato ; ed egli ostinato rispondeva che 
prima gli portassero i danari . Laonde il prov- 
veditore venuto in collera, perchè i capitani gli 
volevano vedere , gli mandò dicendo , eh' esso 
aveva avuto la metà dei danari, e che mandasse 

fli alari, che del rimanente lo sodisfarebbe, 
er la qual cosa il Caparra avvedutosi del vero, 
diede al donzello uno alar solo , dicendo s Te 
porta questo eh' è il loro , e se piace a essi, por- 
ta 1 intero pagamento che te li darò , percioc- 
che questo è mio . Gli ufficiali veduto 1' opera 
mirabile che in quello aveva nato , gli manda, 
rono i danari a bottega , ed esso mandò lor» 



2(>4 P A R T E T E R Z A 

l'altro alare . Dicono ancora che Lorenzo de J 
Medici volse far fare 'ferramenti per mandare a 
donar fuora , acciocché 1' eccellenza del Capar- 
ra si vedesse ; perchè andò egli stesso in persona 
a bottega sua , e per avventura trovò che lavo- 
rava alcune cose che erano di povere persone , 
dalie quali aveva avuto parte del pagamento 
per arra . Richiedendolo dunque Lorenzo , egli 
mai non gli volse promettere di servirlo , se pri- 
ma non serviva coloro, dicendogli che erano ve- 
nuti a bottega innanzi lui , e che tanto stima- 
va i danari loro quanto quei di Lorenzo . Al 
medesimo portarono alcuni cittadini giovani un 
disegno , perchè facesse loro un ferro da sbarra- 
re e rompere altri ferri con una vite ; ma egli 
non li volle altrimenti servire, anzi sgridandogli 
disse loro : Io non voglio per niun modo in cosi 
latta cosa servirvi , perciocché non sono se non 
istromenti da ladri e dà rubare o svergognare 
fanciulle . Non sono , vi dico , cosa per me ne 
per voi , i quali mi parete uomini dabbene . Co- 
storo veggendo che il Caparra non voleva ser- 
virgli , dimandarono chi fusse in Fiorenza che 
potesse servirgli; perchè venuto egli in collera , 
con dir loro una gran villania se gli levo d in- 
torno . Non volle mai costui lavorare a' Giudei , 
anzi usava dire che i loro danari erano fracidi e 
putivano . Fu persona buona e religiosa , ma di 
cervello fantastico ed ostinato ; né volendo mai 
partirsi di Firenze per offerte che gli frissero fat- 
te , in quella visse e mori . Ho di costui ^ voluto 
fare questa memoria perchè in vero nell' eserci- 
to suo fu singwlareje non ha mai avuto né avrà 
pari,come si può particolarmente vedere ne lev- 
ri e nelle bellissime lumiere di questo palazzo 



VITA DEL CRONACA 2o5 
degli Strozzi , il quale fu condotto a fine dal 
Cronaca ed adornato d' un ricchissimo cortile 
d' ordine corintio e dorico con ornamenti di co- 
lonne , capitelli , cornici , finestre , e porte bel- 
lissime . E se a qualcuno paresse che il di den- 
tro di questo palazzo non corrispondesse al di 
fuori, sappia che la colpa non è del Cronaca , 
perchè fu forzato a accomodarsi dentro al 
guscio principiato da altri , e seguitare in gran 
parte quello che da altri era stato messo innan- 
zi ; e non fu poco che lo riducesse a tanta bel- 
lezza, quanta è quella che vi si vede . Il medesi- 
mo si risponde a coloro che dicessino che la sa- 
lita delle scale non è dolce ne di giusta misura , 
ma troppo erta e repente ; e così anco a chi di- 
cesse che le stanze e gli altri appartamenti di 
dentro non corrispondessono, come si è detto , 
alla grandezza e magnificenza di fuori . Ma non 
perciò sarà mai tenuto questo palazzo , se non 
veramente magnifico e pari a qualsivoglia pri- 
vata fabbrica ohe sia stata in Italia a'nostri tem- 
pi edificata ; onde meritò e merita il Cronaca 
per questa opera infinita commendazione . Fece 
il medesimo la sagrestia di Santo Spirito in Fio- 
renza , che è un tempio a otto facce , con bella 
proporzione e condotto molto pulitamente : e 
fra l'altre cose che in questa opera si veggiono ? 
vi sono alcuni capitelli condotti dalla felice ma- 
no d' Andrea dal Monte Sansavino, che sono la- 
vorati con somma perfezione : e similmente il 
ricetto della detta sagrestia che è tenuto di bel- 
lissima invenzione , sebbene ilpartimento , co- 
me si dirà , non è su le colonne ben partito . Fe~ 
ce anco il medesimo la chiesa di S. Francesco 
dell'Osservanza in sul l>oggio di S. Miniato fuor 



2o6 PARTE TÈRZA 

di Firenze , e similmente tutto il convento dei 
frati de' Servi, che è cosa molto lodata. Ne' me- 
desimi tempi dovendosi fare per consiglio di fra 
Geronimo Savonarola , allora famosissimo pre- 
dicatore , la gran sala del consiglio nel palazzo 
della signoria di Fiorenza , ne fu preso parere 
con Lionardo da Vinci , Michelagnolo Buonar- 
roti ancoraché giovanetto, Giuliano da S. Gallo, 
Baccio d'Agnolo , e Simone del Poliamolo detto 
il Cronaca , il qual era molto amico e divoto 
del Savonarola . Costoro dunque dopò molte di- 
spute dettono ordine d' accordo che la sala si 
facesse in quel modo eh' eli' è poi stata sempre, 
insino che ella si è ai giorni nostri quasi rinno- 
vata , come si è detto e si dirà in altro luogo . 
E di tutta P opera fu dato il carico al Cronaca , 
come ingegnoso ed anco come amico di fra Gi- 
rolamo detto ; ed egli la condusse con molta 
prestezza e diligenza , e particolarmente mostrò 
bellissimo ingegno nel fare il tetto , per essere 
1* edifizio grandissimo per tutti i versi . Fece 
dunque 1' asticciuola del cavallo , che è lunga 
braccia trentotto da muro a muro , di più travi 
commesse insieme , augnate ed incatenate be- 
nissimo , per non esser possibile trovar legni a 
proposito di tanta grandezza , e dove gli altri 
cavalli hanno uh monaco solo , tutti quelli di 
questa sala n' hanno tre per ciascuno, uno gran- 
de nei mezzo ed uno da ciascun lato minori . Gli 
arcali sono lunghi a proporzione , e così i pun- 
toni di ciascun monaco; ne tacerò che i puntoni 
de'monaci minori puritano dal lato verso il mu- 
ro nell' arcale e verso il mezzo nel puntone del 
monaco maggiore . Ho voluto raccontare in che 
modo stanno questi cavalli , perchè furono fatti 



VITA DEL CRONACA 207 
con Leila considerazione , ed io ho veduto dise* 
gnarii da molti per mandare in diversi luoghi . 
Tirati su questi cosi fatti cavalli e posti 1' uno 
lontano dall' altro sei braccia , e posto simil- 
mente in brevissimo tempo il tetto , fu fatto dal 
Co.maca conficcare il palco , il quale allora fu 
fatto di legname semplice e compartito a qua- 
dri , de' quali ciascuno per ogni verso era brac- 
cia quattro con ricignimento attorno di cornice 
e pochi membri , e tanto quanto erano grosse 
le travi fu fatto un piano , che rigirava intorno 
ai quadri ed a tutta l'opera con borchioni in su 
le crociere e cantonate di tutto il palco . E per- 
chè le due testate di questa sala , una per cia- 
scun lato , erano fuor di squadra otto braccia e' 
non presero , come arebbono potuto fare , riso- 
luzione d' ingrossare le mura per ridurla in 
isquadra , ma seguitarono le mura eguali insino 
al tetto con fare tre finestre grandi per ciascuna 
delle facciate delle teste . Ma finito il tutto , riu- 
scendo loro questa sala per la sua straordinaria 
grandezza cieca di lumi , e rispetto al corpo 
così Jungo e largo , nana e con poco sfogo d' al- 
tezza , ed insomma quasi tutta sproporzionata , 
cercarono , ma non giovò molto , 1' aiutarla col 
fare dalla parte di levante due finestre nel mez- 
zo della sala e quattro dalla banda di ponente . 
Appresso per darle ultimo fine feciono in-sul 
piano del mattonato con molta prestezza, essen- 
do a ciò sollecitati dai cittadini , una ringhiera 
di legname intorno intorno alle mura di quella 
larga ed alta tre braccia , con i suoi sederi a uso 
di teatro e con balaustri dinanzi , sopra la quale 
ringhiera avevano a stare tutti i magistrati del- 
la città ; e^iel mezzo della facciata che è volta a 



2ó8 PARTE TERZA 

levante era una residenza più eminente , dove 
col gonfaloniere di giustizia stavano i signori , e 
da ciascun lato di questo più eminente luogo 
erano due porte , una delle quali entrava nei se- 
greto e 1' altra nello specchio ; e nella facciata 
che è dirimpetto a questa dal lato di ponente 
era un altare dove si diceva messa , con una 
tavola di mano di fra Bartolommeo , come si è 
detto, ed accanto all'altare la bigoncia da orare. 
Nei mezzo poi della sala erano panche in (ila ed 
a traverso per i cittadini , e nel mezzo della rin- 
ghiera ed in su le cantonate erano alcuni passi 
con sei gradi , che facevano salita e comodo ai 
tavolaccini per raccorre i partiti. In questa sala, 
che fu allora molto lodata come fatta <^on pre- 
stezza e con molte belle considerazioni , ha poi 
meglio scoperto il tempo gli errori dell' esser 
bassa, scura, malinconica e fuor di squadra. Ma 
nondimeno meritano il Cronaca e gli altri di es- 
ser scusati , sì per la prestezza con che fu fatta, 
come vollono i cittadini con animo d' ornarla 
col tempo di pitture e metter il palco d' oro , e 
sì perchè insino allora non era stato fatto in Ita- 
lia la maggior sala , ancorché grandissime siano 
quella del palazzo di S. Marco in Roma , quella 
del Vaticano fatta da Pio II ed Innocenzio Vili, 
quella del castello di Napoli ? del palazzo di 
Milano, d'Urbino, di Venezia e di Padova. Dopo 
questo fece il Cronaca col consiglio dei medesi- 
mi , per salire a questa sala , una scaia grande 
larga sei braccia , ripiegata in due salite , e ric- 
ca d'ornamenti di macigno , con pilastri e ca- 
pitelli corinti e cornici doppie e con archi della 
medesima pietra , le volte : .a mezza botte , e le 
finestre con colonne di mischio, ed i capitelli di 



VITA DEL CRONACA 209 
marmo intagliato. Ed ancora che questa operar 
lasse molto lodata , più sarebbe stata 7 se questa 
scala non fusse riuscita malagevole e troppo rit- 
ta, essendo che si poteva far più dolce , come 
si sono fatte ai tempo del duca Cosimo nel me- 
desimo spazio di larghezza , e non più , le scale 
nuove fatte da Giorgio Vasari dirimpetto a que- 
sta del Cronaca , le quali sono tanto dolci ed 
agevoli , che è quasi il salirle come andare per 
piano . E ciò è stato opera del detto Sig. duca 
Cosimo , il quale , come è in tutte le cose , è nel 
governo de' suoi popoli di felicissimo ingegno e 
di grandissimo giudizio , non perdona né a spe- 
sa ne a cosa veruna , perchè tutte le fortifica- 
zioni ed edificj pubblici e privati corrispondano 
alla grandezza del suo animo e siano non meno 
belli che utili , ne meno utili che belìi . Consi- 
derando dunque sua eccellenza che il corpo di 
questa sala è il maggiore e più magnifico e più 
bello di tutta Europa , si è risoluta in quelle 
parti che sono difettose d' acconciarla ; ed in 
tutte l'altre co! disegno ed opera di Giorgio Va- 
sari Aretino farla ornatissima sopra tutti gli e- 
dificj d'Italia : e così alzata la grandezza deile 
mura sopra il vecchio dodici braccia , di ma- 
niera che è alta dal pavimento al palco braccia 
trentadua , si sono l'istaurati i cavalli fatti dal 
Cronaca che reggono il tetto , e rimessi in alto 
con nuovo ordine , e rifatto il pnlco vecchio , 
che era ordinario e semplice e non ben degno di 
quella sala , con vario spartimento ricco di cor- 
nici , pieno d' intagli e tutto messo d' oro , con 
trentanove tavole di pitture in quadri tondi ed 
ottangoli, la maggior parte de' quali sono di no- 
ve braccia 1' uno ed alcuni maggiori ; con istorie 
Fol. IH KJ 



1 1O PARTE TERZA 

di pitture a olio di figure di sette o otto braccia 
le maggiori . Nelle quali storie , cominciandosi 
dal primo principio , sono gli accrescimenti e 
gli onori , e le vittorie e tutti i fatti egregi della 
città di Fiorenza e del dominio , e particolar- 
mente la guerra di Pisa e di Siena , con una infi- 
nità d' altre cose che troppo sarei lungo a rac- 
contarle . E si è lasciato conveniente spazio di 
sessanta braccia per ciascuna delle facciate dalle 
bande per fare in ciascuna tre storie ( che corri- 
spondono al palco, quanto tiene lo spazio di set- 
te quadri da ciascun lato ) che trattano delle 
guerre di Pisa , e di Siena : i quali spartimenti 
delle facciate sono tanto grandi, che non si sono 
anco veduti maggiori spazj per fare istorie di 
pitture ne dagli antichi ne dai moderni : e sono 
i detti spartimenti ornati di pietre grandissime , 
le quali si congiungono alle teste della sala , do- 
ve da una parte, cioè verso tramontana, ha fatio 
finire il Sig. duca , secondo ch'era stata comin- 
ciata e condotta a buon termine da Baccio Ban- 
dinelli , una facciata piena di colonne e pilastri 
e di nicchie piene di statue di marmo ; il quale 
appartamento ha da servire per udienza pub- 
blica , come a suo luogo si dirà . Dall'altra ban- 
da dirimpetto a questa ha da esser in un' al- 
tra simile facciata , che si fa dall' Aramannato 
scultore ed architetto, una fonte che gotti acqua 
nella sala con ricco e bellissimo ornamento di 
colonne e di statue di marmo e di hron o . Non 
tacerò che per essersi alzato il tetto di questa 
sala dodici braccia ella n ? ha acquietato non so- 
lamente sfogo , ma lumi assaissimi , perciocché 
oltre gli altri che sono più in alto , in ciascuna 
di queste testate vanno tre grandissime fi icstre, 



YITA DEL CRONACA 2 I r 
che verranno col piano sopra un corridore che 
fa loggia dentro la sala e da un lato sopra l'opera 
del Bandinelle) , donde si scoprirà tutta la piaz- 
za con bellissima veduta . Ma di questa sala e 
degli altri acconcimi che in questo palazzo si 
sono fatti e fanno si ragionerà in altro luogo più 
lungamente . Questo per ora dirò io , che se il 
Cronaca e quegli altri ingegnosi artefici che det- 
tono il disegno di questa sala potessero ritornar 
vivi , per mio credere non riconoscehhono ne 
il pnlazzo , riè la sala , né cosa che vi sia ; la 
qual sala , cioè quella parte che è in isquadra, è 
lunga braccia novanta e larga braccia trentotto, 
senza l'opere del Bandinello e dell'Ammanila to. 
Ma tornando al Cronaca, negli ultimi anni della 
sua vita eragli entrato nel capo tanta frenesia 
delle cose di fra Girolamo Savonarola, che altro 
che di quelle sue cose non voleva ragionare . E 
cosi vivendo , finalmente d' anni cinquantacin- 
que d'una infermità assai lunga si mori , e fu 
onoratamente sepolto nella chiesa di S. Ambruo- 
gio di Fiorenza nel i5o(), e non dopo lungo spa- 
zio di tempo gli fu fatto questo epitaffio da M. 
Gio: Battista Strozzi : 

CRONACA 

Vìvo , e mille e mille anni e mille ancora 3 
Mercè de' vivi miei palazzi e lempj , 
Bella Roma , vivrà V alma mia Flora . 



Ebbe il Cronaca un fratello chiamato Matteo, 
che attese alla scultura e stette con Antonio 
Bossellino scultore , ed ancorché fosse di bello 
e buono ingegno,disegnasse bene ed avesse buo- 



212 PARTE. TERZA 

na pratica nel lavorare di marmo, non lasciò al- 
cuna opera finita ; perchè togliendolo al mondo 
la morte d'anni diciannove, non potè adempiere 
quello che di lui chiunque lo conobbe si pro- 
metteva . 




TPTLTLK&O 



VITA 
DI DOMENICO PULIGO 

PITTORE FIORENTINO. 

V 

JLi cosa maravigliosa , anzi stupenda, che molti 
Beli' arte della pittura nel continuo esercitare 
e maneggiare i colori , per instinto di natura o 
per un uso di buona maniera presa senza dise- 
gno alcuno o fondamento , conducono le cose 
loro a sì fatto termine , che elle si abbattono 
molte volte a essere così buone , che ancorché 
gli artefici loro non siano de' rari , elle sforzano 
eli uomini ad averle in somma venerazione e lo- 
darle . E si è veduto già molte volte ed in molti 
nostri pittori , che coloro fanno l'opere loro più 
^vìvaci e più perfette, i quali hanno naturalmen- 
te bella maniera e si esercitano con fatica e stu- 
dio continuamente ; perchè ha tanta forza que- 
sto dono della natura , che benché costoro tra- 
scurino e lascino gli studj dell'arte, ed altro non 
seguano che 1' uso solo del dipignere e del ma- 
neggiare i colori con grazia infusa dalia natura , 
apparisce nel primo aspetto dell' opere loro 
eh' elle mostrano tutte le parti eccellenti e ma- 
ravigliose , che sogliono minutamente apparire 
ne' lavori di que' maestri che noi teniamo mi- 
gliori . E che ciò sia vero , 1' esperienza ce lo 
dimostra a' tempi nostri nell'opere di Domenico 
Puligo pittore fiorentino , nelle quali da chi ha 
notizia delle cose dell' arte si conosce quello che 
si è datto di sopra chiaramente . Mentre che 

* *9 






-2?4 PARTE TEKZÀ 

Ridolfo di Domenico Ghirlandaio lavorava in 
Firenze assai cose di pittura , come si dirà , se- 
guitando 1' umore del padre tenne sempre in 
bottega molti giovani a dipignere ; il che fu ca- 
gione per concorrenza l'uno dell'altro che assai 
ne riuscirono buonissimi maestri , alcuni in fare 
ritratti di naturale , altri in lavorare a fresco , 
ed altri a tempera ed in dipignere speditamente 
drappi. A costoro facendo Ridolfo lavorare qua- 
dri, tavole, e tele, in pochi anni ne mandò con 
suo molto utile una infinità in Inghilterra nell' 
Àlemagna ed in Ispagna . E Baccio Gotti e Telo 
del Nunziata suoi discepoli furono condotti uno 
in Francia aire Francesco , e P altro in Inghil- 
terra al re , che li chiesero per aver prima ve- 
duto dell' opere loro . Due altri discepoli del 
medesimo restarono e si stettono molti anni con 
Ridolfo , perchè ancora che avessero molte ri- 
chieste da' mercanti e da altri in Ispagna ed in 
Ungheria , non vollono mai né per promesse né 
per danarf privarsi delle dolcezze della patria , 
nella quale avevano da lavorare più che non po- 
tevano . Uno di questi fu Antonio del Ceraiuolo 
Fiorentinojil quale essendo molti anni stato con 
Lorenzo di Credi , aveva da lui particolarmente 
imparato a ritrarre tanto bene di naturale , che 
con facilità grandissima faceva i suoi ritratti si- 
milissimi ai naturale , ancorché in altro non 
avesse molto disegno ; ed io ho veduto alcune 
teste di sua mano ritratte dal vivo , che ancor- 
ché abbiano verbigrazia il naso torto , un labbro 
piccolo ed un grande ed altre sì fatte diformità , 
somigliano nondimeno il naturale , per aver egli 
ben preso 1' aria di colui : laddove per contrario 
molti eccellenti maestri hanno tutto pitture & ri— 



TTTA DI DOMENICO PULIGO 1l5 

tratti di tutta perfezione in quanto all' arte ,raa 
non somigliano ne poco ne assai colui per cui 
sono stati tatti. E per dire il vero chi fa ritratti 
dee ingegnarsi , senza guardare a quello che si 
richiede in una perfetta figura , fare che somi- 
glino colui per cui si fanno : ma quando somi- 
gliano e sono anco belli , allora si possono dir 
opere singolari egli artefici loro eccellentissimi* 
Questo Antonio dunque ? oltre a molti ritratti , 
fece molte tavole per Firenze, ma farò solamen- 
te per brevità menzione di due ; cbe sono una in 
S. Iacopo tra' Fossi al canto agli Alberti \ nella 
quale fece un Crocifisso con S. Maria Maddalena 
e S- Francesco ; nell 1 altra che è nella Nunziata 
è un S. Michele cbe pesa 1' anime . L' altro dei 
due sopraddetti fu Domenico Puligo, il quale fu 
di tutti gli altri soprannominati più eccellente 
nel disegno e più vago e grazioso nel colorito . 
Costui dunque considerando cbe il suo dipignere 
con dolcezza senza tignere 1' opere o dar loro 
crudezza , ma che il fare a poco a poco sfuggire 
i lontani come velati da una certa nebbia, dava 
rilievo e grazia alle sue pitture ; e cbe sebbene i 
contorni delle figure che faceva si andavano per- 
dendo in modo , cbe occultando gli errori non 
si potevano vedere ne' fondi dove erano termi- 
nate le figure ? che nondimeno il suo colorire, e 
la beli' aria delle teste facevano piacere V opere 
sue , tenne sempre il medesimo modo di fare e la 
medesima maniera , cbe lo fece essere in pregio 
mentre cbe visse . Ma lasciando da canto il far 
memoria de' quadri e de' ritratti cbe fece stan- 
do in bottega di Ridolfo , cbe parte furono man- 
dati di fuori e parte servirono la città , dirò so- 
lamente di quelle cbe fece , quando fu piuttosto 



216 PARTE TERZA 

amico e concorrente di esso Ridolfo che disee* 
polo , e di quelle che fece essendo tanto amico 
d' Andrea del Sarto , che ninna cosa aveva più 
cara , che vedere queir uomo in bottega sua per 
imparare da lui , mostrargli le sue cose , e pi- 
gliarne parere per fuggire i difetti e gli errori in 
che incorrono molte volte coloro che non mo- 
strano a nessuno dell' arte quello che fanno ; i 
quali troppo fidandosi del proprio giudizio , vo- 
gliono anzi essere biasimati dall'universale fatte 
che sono 1' opere , che correggerle mediante gli 
avvertimenti degli amorevoli amici . Fece fra 
le prime cose Domenico un hellissimo quadro 
di nostra Donna a M. Agnolo della Stufa , che 
1' ha alla sua badia di Capalona nel contado 
d' Arezzo , e lo tiene carissimo per essere stato 
condotto con molta diligenza e bellissimo colo- 
rito . Dipinse un altro quadro di nostra Donna 
non meno bello che questo a M. Agnolo Nicco- 
lini oggi arcivescovo di Pisa e cardinale , il 
quale P ha nelle sue case a Fiorenza al canto 
de' Pazzi ; e parimente un altro di simile gran- 
dezza e bontà , che è oggi appresso Filippo 
dell' Antella in Fiorenza . In un altro , che è 
grande circa tre braccia, fece Domenico una 
nostra Donna intera col putto fra le ginocchia , 
un S. Giovannino , ed un'altra testa; il quaL 
quadro , che è tenuto delle migliori opere che 
facesse non si potendo vedere il più dolce co- 
lorito , è oggi appresso M. Filippo Spini tesau- 
riere dell' illustrissimo principe di Fiorenza , 
magnifico gentiluomo e che molto si diletta del- 
le cose di pittura . Fra molti ritratti che Do- 
menico fece di naturale , che tutti sono belli e 
molto somigliano-, quello è bellissimo che fece 



VITA DI DOMENICO VViJOO 21? 

eli Monsignore Messer Piero Carneseccbi , allora 
bellissimo giovinetto J al quale fece anco alcuni 
altri quadri tutti belli e condotti con molta dili- 
genza . Ritrasse anco in un quadro la Barbara 
Fiorentina in quel tempo famosa e bellissima cor- 
tigiana e molto amata da molti , non meno che 
per la bellezza per le sue buone creanze , e 
particolarmente per essere bonissima musica e 
cantare divinamente . Ma la migliore opera che 
mai conducesse Domenico , fu un quadro gran- 
de , dove fece quanto il vivo una nostra Donna 
con alcuni angeli e putti ed un S. Bernardo che 
scrive , il qual quadro è oggi appresso Gio: 
Gualberto del Giocondo e M. Niccolò suo fra- 
tello canonico di S. Lorenzo di Firenze . Fece 
il medesimo molti altri quadri che sono per le 
Case de'cittadini , e particolarmente alcuni do- 
ve si vede la testa di Cleopatra che si fa mordere 
da un aspide la poppa , ed altri dove è Lucrezia 
Romana che si uccide con un pugnale . Sono 
anco di mano dei medesimo alcuni ritratti di 
naturale e quadri molto belli alla porta a Pinti 
in casa di Giulio Scali , uomo non meno di bel- 
lissimo giudizio nelle cose delle nostre arti, che 
in tutte l'altre migliori e più lodate professioni. 
Lavorò Domenico a Francesco del Giocondo in 
una tavola per la sua cappella nella tribuna 
maggiore della chiesa de' Servi in Fiorenza un 
S. Francesco che riceve le stimate; la quale o- 
pera è molto dolce di colorito e morbidezza , e 
lavorata con molta diligenza . E nella chiesa di 
Cestello intorno al tabernacolo del Sacramento 
lavorò a fresco due angeli ; e nella tavola d' una 
cappella della medesima chiesa fece la Madonna 
col figliuolo in braccio, S. Gio: Battista e S. Ber- 
nardo ed altri santi . E perchè parve ai monaci 



2i8 PARTE TERZA 

eli quel luogo che si portasse in queste open 
molto bene , gli fecero fare alla loro badia d 
Settimo fuor di Fiorenza in un chiostro ie visio 
ni del conte Ugo che fece sette hadie . E noi 
molto dopo dipinse il Puligo in sul canto di vi; 
Mozza da S. Caterina in un tabernacolo una no 
stra Donna ritta col figliuolo in collo che spos. 
S. Caterina ,e un S. Piero Martire . Nel castelh 
d' Anghiari fece in una compagnia un deposte 
di croce , che si può fra le sue migliori open 
annoverare . Ma perchè fu più sua professione 
attendere a' quadri di nostre Donne , riti atti, ec 
altre teste , che a cose grandi , consumò quas 
tutto il tempo in quelle ; e se egli avesse segui- 
tato le fatiche dell' arte , e non piuttosto i pia 
ceri del mondo, come fece,arebbe fatto senza ai 
cun dubbio molto profitto nella pittura , e mas- 
simamente avendolo Andrea del Sarto suo ami- 
cissimo aiutato in molte cose di disegni e di con- 
siglio ; onde molte opere di costui si veggiono 
non meno ben disegnate , che colorite con bella 
e buona maniera : ma 1" avere per suo uso Do- 
menico non volere durare molta fatica , e lavo- 
rare più per far opere e guadagnare che pei 
fama , fu cagione che non passò più oltre; per- 
chè praticando con persone allegre e di buon 
tempo e con musici e con femmine , seguitand 
certi suoi amori , si morì d' anni cinquantadue 
l'anno 1027 per avere presa la peste in casa 
d* una sua innamorata . Furono da costui i co- 
lori con si buona ed unita maniera adoperati j 
che per questo merita più lode che per altro, 
Fu suo discepolo fra gii altri Domenico Beceri 
Fiorentino, il quale adoperando i colori pulita 
mente , con bonissima maniera conduce l'opere 
sue . 







ANDREA. IDA IFITESOILB 



VITA 
D' ANDREA DA FIESOLE 

SCULTORE 
E D'ALTRI FIESOLANL 



erchè non meno sì richiede agli scultori ave- 
re praticale' ferri , che a chi esercita la pittura 
quella de' colori, di qui avviene che molti fanno 
di terra benissimo , che poi di marmo non con- 
ducono T opere a veruna perfezione ; ed alcuni 
per lo contrario lavorano bene il marmo senza 
avere altro disegno, che un non soche, che han- 
no nell' idea di buona maniera ; la imitazione 
[iella quale si trae da certe cose che al giudizio 
piacciono, e che poi tolte all' imaginazione si 
mettono in opera . Onde è quasi una maraviglia 
vedere alcuni scultori che senza saper punto 
disegnare in carta , conducono nondimeno coi 
ferri V opere loro a buono e lodato fine , come 
si vide in Andrea di Piero di Marco Ferrucci 
scultore da Fiesole , il quale nella sua prima 
fanciullezza imparò i principj della scultura da 
Francesco di Simone Ferrucci scultore da Fie- 
sole : e sebbene da principio imparò solamente 
a intagliare fogliami , acquistò nondimeno a po- 
co a poco tanta pratica nel fare , che non passò 
molto che si diede a far figure ; di maniera che 
avendo la mano resoluta e veloce , condusse le 
sue cose di marmo più con un certo giudizio e 
pratica naturale, che per disegno che egli aves- 



220 PARTE TERZA 

se . Ma nondimeno attese un poco più all'arte 
quando poi seguitò nel colmo della sua gioventù 
Michele Maini scultore similmente da Fiesole : 
il quale Mfciièie fece nella Minerva di Roma iì 
S. Sebastiano di marmo che fu tanto lodato in 
que' tempi . Andrea dunque , essendo condotto 
a lavorare a Imola , fece negl'Innocenti di quel- 
la città una cappella di macigno che fu molto 
lodata; dopo la quale opera se n' andò a Napoli, 
essendo là chiamato da Antonio di Giorgio da 
Settignano grandissimo ingegnere ed architetto 
del re Ferrante , appresso al quale era in tanto 
credito Antonio , che non solo maneggiava tutte 
le fabbriche del regno , ma ancora tutti i più 
importanti negozj dello stato . Giunto Andrea 
in Napoli, fu. messo in opera e lavorò molte cose 
nel castello di S. Martino ed in altri luoghi della 
città per quel re . Ma venendo a morte Anto- 
nio , poiché fu fatto seppellire da quel re , non 
con esequie da architettore , ma reali , e con 
venti coppie d' imbastiti che 1' accompagnarono 
alla sepoltura, Andrea si partì da Napoli , cono- 
scendo che quel paese non faceva per lui , e se 
ne tornò a Roma, dove stette per qualche tempo 
attendendo agli studj dell' arte e a lavorare . Do- 
po tornato in Toscana lavorò in Pistoia nella 
chiesa di S. Iacopo la cappella di marmo dove è 
il battesimo , e con molta diligenza condusse il 
vaso di detto battesimo con tutto il suo orna- 
mento ; e nella faccia della cappella fece due 
figure grandi quanto il vivo di mezzo rilievo ; 
cioè S. Giovanni che battezza Cristo , molto ben 
condotta e con bella maniera . Fece nel medesi- 
mo tempo alcune altre opere piccole , delle 
-quali non accade far menzione ; dirò bene che 



VITA D* ANDREA DA FIESOLE 22 1 
incora che queste cose f ussero fatte da Andrea 
là con pratica che con arte,si conosce nondime- 
10 in loro una resoluzione ed un gusto di bontà 
nolto lodevole . E nel vero se così fatti artefici 
ivessero congiunto alla buona pratica ed al e iu- 
hzio 1 fondamento del disegno , vincerebbe 
l eccellenza coloro che disegnando perfetta- 
nente , quando si mettono a lavorare il marmo, 
.0 graffiano , e con istento in mala maniera lo 
inducono, per non avere pratica e non sapere 
naseggiare 1 ferri con quella pratica che si ri- 
diede Dopo queste cose lavorò Andrea nella 
ìhiesa del vescovado di Fiesole una tavola di 
narmo posta nel mezzo fra le due scale che sai- 
Jorio al coro di sopra , dove fece tre figure ton- 
Le ed alcune storie di bassorilievo ; e in S. Giro- 
amo di Fiesole fece la tavolina di marmo , che 
j murata nel mezzo della chiesa . Per la fama 
li queste opere venuto Andrea in cognizione , 
| fu dagli operai di Santa Maria del Fiore , ai- 
ora che Giulio cardinale de' Medici governava 
Morcnza dato a farcia statua d'uno apostolo di 
[uattro braccia in quel tempo , dico , che altre 
piatirò simili ne furono allogate in un medesi- 
mo tempo , una a Benedetto da Maiano , una a 
•acopo Sansovino , una a Baccio Bandinelli , e 
altra aMichelagnolo Buonarroti ; le quali sta- 
ne avevano a essere insino al numero di dodici, 
J do ì veano P° rsi dove i detti apostoli sono in 
mei magnifico tempio dipinti di mano di Lo- 
enzodi Licci. Andrea dunque condusse la sua 
*>n più bella pratica e giudizio che con dise- 
rò, e n acquistò , se non lode quanto gli altri , 
■ome di assai buono e pratico maestro; onde la- 
roro poi quasi di continuo per V opera di detta 



■2^2 PARTE TERZA 

©!iiesa , e fece la testa di Marsilio Ficino , che 
in quella si vede dentro alla porta che va alla 
Canonica . Fece anco una fonte di marmo che fu 
mandata al re d' Ungheria, la quale gli acquistò 
erande onore . Fu di sua mano ancora una se- 
poltura di marmo che fu mandata similmente 
in Strigonia città d' Ungheria , nella quale era 
una nostra Donna molto ben condotta con altre 
figure ; nella quale sepoltura fu poi riposto il 
corpo del cardinale di Strigonia . A Volterra 
mandò Andrea due angeli tondi di marmo ; ed a 
Marco del Nero Fiorentino fece un Crocifisso di 
legno grande quanto il vivo , che è oggi in Fio- 
renza nella chiesa di S. Felicita : un altro mi- 
nore ne fece per la compagnia dell* Assunta d 
Fiesole . Dilettossi anco Andrea dell'architettu- 
ra , e fu maestro del Mangone scarpellino ed 
architetto , che poi in Roma condusse molti pa- 
lazzi ed altre fabbriche assai acconciamente 
Andrea finalmente essendo fatto vecchio , attese 
solamente alle cose di quadro , come quelle 
che essendo persona modesta e dabbene , pii 
amava di vivere quietamente , che alcun' altri 
cosa . Gli fu allogata da madonna Antonia Ve 
spucci la sepoltura di M. Antonio Strozzi sin 
marito ; ma non potendo egli rno'.to lavorare ài 
per se , gli fece i due angeli Maso Boscolì d; 
Fiesole suo creato , che ha poi molte opere la 
vorato in Roma ed altrove, e la Madonna fec 
Silvio Cosini da Fiesole, ma non fu messa su su 
hito che fu fatta , il che fu P anno i5m, perch 
Andrea si morì . e fu sotterrato dalla compagni 
dello Scalzo ne' Servi. E Silvio poi posta su 1 
detta Madonna e finita di tutto punto la dettj 
sepoltura dello Strozzi 7 seguitò 1' arte dell 



VITA I>' ANDREA DA FIESOLE IT 
scultura con fierezza straordinaria ; onde ha poi 
noltecose lavorato leggiadramente e con bella 
paniera , ed ha passato infiniti, e massimamen- 
e in bizzaria di cose alla grottesca, come si può 
'edere nella sagrestia di Michelagnolo Buonar- 
roti in alcuni capitelli di marmo intagliati sopra 
pilastri delle sepolture con alcune mascherine 
anto bene straforate , che non è possibile veder 
rieglio. Nel medesimo luogo fece alcune fregia- 
rne di maschere che ridono molto belle . Per- 
chè veduto il Buonarroti V ingegno e la pratica 
li Silvio , gli fece cominciare alcuni trofei per 
ine di quella sepoltura, ma rimasero imperfetti 
nsieme con altre cose per T assedio di Firen- 
ze. Lavorò Silvio una sepoltura per i Minerbetti 
iella loro cappella nel tramezzo della chiesa di 
J. Maria Novella tanto bene , quanto sia possi- 
>ile ; perchè oltre la cassa che è di bel garbo , 
d sono intagliate alcune targhe, cimieri , ed ai- 
re bizzarrie con tanto disegno , quanto si possa 
n simile cosa desiderare. Essendo Silvio a Pisa 
' anno iSsH, vi fece un angelo che mancava so- 
)ra una colonna all'aitare 'maggiore del duomo 
>er riscontro di quello del Tribolo, tanto simile 
il detto , che non potrebbe essere più quando 
ussero d' una medesima mano . Nella chiesa di 
Vlontenero vicino a Livorno fece una tavoletta 
li marmo con due figure ai frati Ingesuati;edin 
Volterra fece la sepoltura di M. Raffaello Voi- 
errano , uomo dottissimo, nella quale lo ritras- 
se di naturale sopra una cassa di marmo con al- 
luni ornamenti e figure. Essendo poi, mentre era 
| assedio intorno a Firenze , Niccolò Capponi 
moratissimo cittadino morto in Castel nuovo 
Iella Garfagnana nei ritornare da Genova, dove 



8^4 PARTE TERZA 

era stato ambasciatore della sua repubblica 
ali* imperatore , fu mandato con molta frett 
Silvio a formarne la testa, perchè poi ne facess. 
una di marmo , siccome n' aveva condotta uni 
di cera bellissima . E perchè abitò Silvio qual 
che tempo con tutta la famiglia in Pisa, essend* 
della compagnia della Misericordia, che in quel 
la città accompagna i condannati alla morte in 
sino al luogo della giustizia, gli venne una volti 
capriccio , essendo sagrestano , della più strani 
cosa del mondo. Trasse una notte il corpo d'uni 
che, era stato impiccato il giorno innanzi, delli 
sepoltura , e dopo averne fatto notomia per con 
to dell' arte , come capriccioso e forse maliastn 
e persona che prestava fede agi' incanti e simil 
sciocchezze, lo scorticò tutto , ed acconciata 1 
pelle , secondo che gli era stato insegnato , se n< 
fece ^pensando che avesse qualche gran virtù 
un coietto, e quello portò per alcun tempo sopri 
la camicia , senza che nessuno lo sapesse giam- 
mai . Ma essendone una volta sgridato da ui 
buon padre , a cui confessò la cosa , si trasse co 
stui di dosso il coietto , e secondo che dal frat 
gli fu imposto , lo ripose in una sepoltura 
Molte altre simili cose si potrebbono raccontar! 
di costui , ma non facendo al proposito dell; 
nostra storia , si passano con silenzio. Essendogl 
morta la prima moglie in Pisa se n andò a Car- 
rara , e qui standosi a lavorare alcune cose, pre- 
se un' altra donna , colla quale non molto dop< 
<ae n* andò a Genova , dove stando a' servigi de 
principe Doria , fece di marmo sopra la porta 
del suo palazzo un'arme bellissima, e per tutte 
il palazzo molti ornamenti di stucchi , seconde 
«he da Perino del Vaga pittore gli erano ordì 



vita d' Andrea da Fiesole 22 5 
nati . Fecevi anco un bellissimo ritratto di mar- 
mo di Carlo V imperatore . Ma perchè Silvio 
per suo naturai costume non dimorava mai lun- 
go tempo in un luogo , ne aveva fermezza , in- 
crescendogli lo stare troppo bene in Genova , si 
mise in cammino per andare in Francia . Ma 
partitosi , prima che fusse al Monsanese tornò 
in dietro, e fermatosi in Milano, lavorò nel duo- 
mo alcune storie e figure e molti ornamenti con 
sua molta lode , e finalmente vi si mcil d' età 
W anni quarantacinque . Fu costui di beilo in- 
gegno capriccioso e molto destro in ogni cosa , 
e persona che seppe condurre con molta diligen- 
za qualunque cosa si metteva fra mano . Si di- 
lettò di comporre sonetti e di cantare all' im- 
provviso , e nella sua prima giovanezza attese 
all' armi . Ma se egli avesse fermo il pensiero 
alla scultura ed al disegno , non arebbe avuto 
pari ; e come passò Andrea Ferruzzi suo mae- 
stro , così arebbe ancora vivendo passato molti 
altri ch'hanno avuto nome d'eccellenti maestri. 
Fiorì ne' medesimi tempi d' Andrea e di Silvio 
un altro scultore desolano detto il Cicilia , il 
quale ^ u persona molto pratica . Vedesi di sua 
mano nella chiesa di S. Iacopo in Campo Corbo- 
lini di Fiorenza la sepoltura di M. Luigi Tor- 
nabuoni cavaliere , la quale è molto lodata , e 
massimamente per avere egli fatto lo scudo dell' 
arme di quel cavaliere nella testa d' un cavallo, 
quasi per mostrare , secondo gli antichi , che 
dalla testa del cavallo fu primieramente tolta la 
forma degli scudi . Ne' medesimi tempi ancora 
Antonio da Carrara scultore rarissimo fece in 
Palermo al duca di Moriglione di casa Pignnt- 
tella Napoletano e viceré di Sicilia tre statue 9 

* 20 






.2^6 PARTE TERZA 

•ice tre nostre Donne in diversi atti e maniere 
le qnal. furono poste sopra tre altari del duomo 
A Monlehone in Calabria . Feee a mederò 
alcune stone di marmo che sono in Palermo 
D, costu, nmase un figliuolo , che è oggi S ™C 



£uss« il padre 




~VJ~NC:JD>A. Ss GIMI(&ICA^< 



VITA 
DI VINCENZIO DA S. GIMIGNANO 

E DI 

I TIMOTEO DA URBINO 

PITTORI. 

J-Jovendo io scrivere dopo Andrea da Fiesole 
scultore la vita di due eccellenti pittori , cioè 
di Vincenzio da S. Gimignano di Toscana e di 
Timoteo da Urbino , ragionerò prima di Vin- 
cenzio , essendo quello che è di sopra il suo ri- 
tratto , e poi immediate di Timoteo , essendo 
stati quasi in un medesimo tempo ed ambidue 
discepoli ed amici di Raffaello . Vincenzio dun- 
que, il quale per il grazioso Raffaello da Urbino 
lavorò in compagnia di molti altri nelle logge 
papali > si portò di maniera , che fu da Raffaello 
e da tutti gli altri molto lodato . Onde essendo 
perciò messo a lavorare in Borgo , dirimpetto 
al palazzo di M. Gio: Battista dall' Aquiìa , fece 
con molta sua lode in una faccia di terretta un 
fregio, nel quale figurò le nove Muse con Apol- 
lo in mezzo , e sopra alcuni leoni, impresa del 
papa, i quali sono tenuti bellissimi. Aveva Vin- 
cenzio la «uà maniera diligentissima , morbida 
nel colorito , e le figure sue erano molto grate 
nell' as/petto , ed insomma egli si sforzò sempre 
d' imitare la maniera di Raffaello da Urbino ; il 
c^jue si vede aijco nel medesimo Borgo dirimpetto 



... 



32$ PARTE TERZA 

al palazzo del cardinale d' Ancona in una fac- 
ciata della casa che fabbricò M. Gio: Antonio 
Battiferro da Urbino, il quale per la stretta 
amicizia die ebbe con Raffaello ebbe da lui il di- 
segno di quella facciata , ed in corte per mezzo 
di lui molti benefìcj e grosse entrate . Fece dun- 
que Raffaello in questo disegno die poi fu messo 
in opera da Vincenzio , alludendo al casato de' 
Battiferri , i Ciclopi che battono i fulmini a 
Giove , ed in un' altra parte Vulcano che fab- 
brica le saette a Cupido con alcuni ignudi bellis- 
simi , ed altre storie e statue bellissime . Fece il 
medesimo Vincenzio in su la piazza di S. Luigi 
de' Franzesi in Roma , in una facciata moltissi- 
me storie , la morte di Cesare , ed un trionfo 
della giustizia, ed in un fregio una battaglia di 
cavalli fieramente e con molta diligenza condot- 
ti : ed in questa opera vicino al tetto fra le fine- 
stre fece alcune Virtù molto ben lavorate . Si- 
milmente nella facciata degli Epifani dietro alla 
Curia di Pompeo e vicino a Campo di Fiore fe- 
ce i Magi che seguono la stella , ed infiniti altri 
lavori per quella città , la cui aria e sito pai 
che sia in gran parte cagione che gli animi ope- 
rino cose maravigliose , e 1' esperienza fa cono- 
scere che molte volte uno stesso uomo non hs 
la medesima maniera ne fa le cose della mede- 
sima bontà in tutti i luoghi , ma migliori e peg- 
giori secondo la qualità del luogo . Essendc 
Vincenzio in bonissimo credito in Roma , segui 
1' anno 1527 la rovina ed il sacco di quella mi- 
sera città , stata signora delle genti : perche 
egli oltremodo dolente se ne tornò alla sua pa- 
tria S.Gimignano. Laddove fra i disagi patiti t 
r amore venutogli meno delle cose dell' arti • 



VITA DI VINCENZIO DA S. GIMIGNATMO 329 
essendo fuor dell' aria che i begl' ingegni ali» 
mentando fa loro operare cose rarissime , fece 
alcune cose , le quali io mi tacerò per non co- 
prire con queste la lode ed il gran nome che 
s' aveva in Roma onorevolmente acquistato . 
Basta che si vede espressamente che le violenze 
deviano forte i pellegrini ingegni da quel primo 
obietto o li fanno torcere la strada in contrario : 
il che si vede anco in un compagno di costui 
chiamato Schizzone , il quale fece in Borgo al- 
cune cose molto lodate , e così in Campo santo 
di Roma e in S. Stefano degl' Indiani ; e poi 
anch' egli dalla poca discrezione de' soldati fu 
fatto deviare dall' arte , ed indi a poco perdere 
la vita . Mori Vincenzio in S. Gimignano sua 
patria , essendo vivuto sempre poco lieto dopo 
la sua partita di Roma . 

Timoteo pittore da Urbino nacque di Barto- 
lommeo della Vite cittadino d'onesta condizio- 
ne , e di Calliope figliuola di maestro Antonio 
Alberto da Ferrara assai buon pittore del tem- 
po suo , secondo che le sue opere in Urbino ed 
altrove ne dimostrano . Ma essendo ancor fan- 
ciullo Timoteo , mortogli il padre , rimase al 
governo della madre Calliope con buono e felice 
augurio per essere Calliope una delle nove Mu- 
se , e per la conformità che hanno in fra di loro 
la pittura e la poesia . Poi dunque che fu il fan- 
ciullo allevato dalla prudente madre costuma- 
tamente, e da lei incamminato negli studj delle 
prime arti e del disegno parimente , venne ap- 
punto il giovane in cognizione del mondo quan- 
do fioriva il divino Raffaello Sanzio , ed atten- 
dendo nella sua prima età all'orefice, fu chia- 
mato da M. Pier Antonio suo maggior fratello ? 



23o PARTE TERZA 

che allora studiava in Bologna , in quella no- 
bihssima patria , acciò sotto la disciplina di 
qualche buon maestro seguitasse quell' arte , a 
che pareva fusse inclinato da natura . Abitando 
dunque in Bologna , nella quale città dimorò 
assai tempo e fu molta onorato e trattenuto in 
casa con ogni sorte di cortesia dal magnifico e 
nobile M. Francesco Gombruti , praticava con* 
tinuamente Timoteo con uomini virtuosi e di 
bello ingegno; perchè essendo in pochi mesi per 
giovane giudizioso conosciuto, ed inclinato mol- 
to più alle cose di pittura che all' orefice , per 
averne dato saggio in alcuni molto ben condotti 
ritratti d' amici suoi e d' altri , parve al detto 
suo fratello , per seguitare il genio del giovane , 
essendo anco a ciò persuaso dagli amici, levarlo 
dalle lime e dagli scarpelli , e che si desse tutto 
allo studio del disegnare ; di che essendo egli 
contentissimo , si diede subito ai disegno ed alle 
fatiche dell' arte , ritraendo e disegnando tutte 
le migliori opere di quella città; e tenendo stret- 
ta dimestichezza con pittori , s' incamminò di 
maniera nella nuova strada, che era una mara- 
viglia il profitto che faceva di giorno in giorno 
e tanto più, quanto senza alcuna particolare di 
sciplina di appartato maestro apprendeva facil- 
mente ogni dimoile cosa . Laonde innamorato 
del suo esercizio, ed apparati molti segreti della 
pittura , vedendo solamente alcuna fiata a cotali 
pittori idioti fare le mestiche e adoperare i pen- 
nelli , da se stesso guidato e dalla mano della na- 
tura , si pose arditamente a colorire , pigliando 
un' assai vaga maniera e molto simile a quella 
del nuovo ApelJe suo compatriotta , ancorch» 
ili mano di lui non avesse veduto se non alcuni 



YITA Di VINCENZIO DA S. GIMIGNANO 5t3t 
locbe cose in Bologna . E così avendo assai feli- 
emente , secondo che il suo buono ingegno e 
iudizio lo guidava , lavorato alcune cose in 
avole ed in muro , e parendogli die tutto a 
:omparazione degli altri pittori gii fosse molto 
jene riuscito , seguitò animosamente gli studj 
Iella pittura per sì fatto modo, cbe in processo 
li tempo si trovò aver fermato il piede neii' ar- 
te , e con buona opinione dell' universale in 
grandissima espettazione . Tornato dunque alla 
patria già uomo di ventisei anni, vi si fermò per 
alquanti mesi, dando bonissimo saggio del saper 
uio ; perciocché fece la prima tavola della Ma- 
donna nel duomo , dentrovi ( oltre la Vergine ) 
S. Crescenzio e S. Vitale uW altare di S. Croce , 
dove è un angioletto sedente in terra che suona 
la viola con grazia veramente angelica e con 
semplicità fanciullesca condotta con aite e giu- 
dizio . Appresso dipinse un altra tavola per l'ai- 
tar maggiore della chiesa della Trinità con una 
S. Apollonia a man sinistra del detto altare. Per 
queste opere ed alcune altre , delle quali non 
accade far menzione , spargendosi la fama ed il 
nome di Timoteo, egli fu da Raffaello con molta 
istanza chiamato a Roma , dove andato di bo- 
nissima voglia , fu ricevuto con quella amorevo- 
lezza ed umanità , che fu non meno propria di 
Raffaello che si fusse 1' eccellenza dell' arte . 
Lavorando dunque con Raffaello , in poco più 
d' un anno fece grande acquisto, non solamente 
nell'arte ma ancora nella roba ; perciocché in 
detto tempo rimise a casa buone somme di da- 
nari . Lavorò col maestro nella chiesa della 
Pace le Sibille di sua mano ed invenzione , che 
aono nelle lunette a man destra , tant# stimata 



1$2 PARTE TERZA 

da tutti i pittori : il che affermano alcuni , che 
ancora si ricordano averlo veduto lavorare , e 
ne fanno fede i cartoni che ancora si ritrovano 
appresso i suoi successori . Parimente da sua 
posta fece poi il cataletto e dentrovi il corpo 
morto con l'altre cose che gli sono intorno 
tanto lodate nella scuola di S. Caterina da Sic 
na; ed ancora che alcuni Sanesi troppo amato* 
della lor patria attribuiscano queste opere ad 
altri , facilmente si conosce eh' elleno sono fat- 
tura di Timoteo < così per la grazia e dolcezza 
del colorito , come per altre memorie lasciate 
da lui in quel nobilissimo studio d' eccellentis- 
simi pitton.Ora benché Timoteo stesse bene ce 
onoratamente in Roma , non potendo , come 
molti fanno, sopportare la lontananza delia pa- 
tna , essendovi anco chiamato ognora e tiratov 
dagli avvisi degli amici e dai preghi della ma- 
dre già vecchiaie ne tornò a Urbino con dispia- 
cere di Raffaello ; che molto per le sue buone 
qualità l'amava . Né molto dopo avendo Timo- 
teo a persuasione de' suoi preso moglie in Ur 
bino , ed innamoratosi della patria, nella quale 
si vedeva essere molto onorato , e che è più 
avendo cominciato ad avere figliuoli , ferme 
V animo ed il proposito di non volere più an 
dare attorno , non ostante , come si vede anco 
ra per alcune Ietterebbe egli fusse da Raffaeli* 
richiamato a Roma . Ma non perciò restò di la- 
vorare e fare di molte opere in Urbino e nelle 
città all' intorno . In Forlì dipinse una cappelli 
insieme con Girolamo Genga suo amico e com- 
patriotta ; e dopo fece una tavola tutta di sa* 
mano che fu mandata a Città di Castello , ec 
mn' altra similmente ai Cagliesi. Lavorò anco ir 



VITA DI VINCENZIO DA S. GMIGNANO 233 
•esco a Castel Durante alcune cose , che sono 
eramente da esser lodate , siccome tutte lai- 
re opere di costui ; le quali fanno fede che fu 
eggiadro pittore nelle figure , ne' paesi , ed in 
utte T altre parti delia pittura. In Urbino fece 
ti duomo la cappella di S% Martino ad in stand* 
el vescovo Arrivacene Mantovano in com pa- 
nia del detto Genga ; ma la tavola dell' altare 
d il mezzo della cappella sono interamente di 
aano di Timoteo. Dipinse ancora in detta chie- 
a una Maddalena in piedi e vestita con picciol 
aanto e coperta sotto di capelli insino a terra , 
quali sono così belli e veri , che pare che il 
ento gli muova , oltre la. divinità del viso , che 
eli' atto mostra veramente 1' amore eh' ella 
portava al suo maestro . In S. Agata è un' altra 
avola di mano del medesimo con assai buone 
igure ; ed in S. Bernardino fuor della città 
ece quella tanto lodata opera che è a mano di- 
itta ali' altare vde' Bonaventuri gentiluomini 
Jrbinati , nella quale è con bellissima grazia 
>er V Annunziata figurata la Vergine in piedi 
:on la faccia e con le mani giunte e gli occhi le- 
dati al cielo ■ e di sopra in aria in mezzo a un 
;ran cerchio di splendore è un fanciullino djrit- 

, che tiene il piede sopra lo Spirito Santo in 
orma di colomba, e nella man sinistra una 
mila figurata per V imperio del mondo , e con 
j altra elevata dà la benedizione ; e dalla destra 
lei fanciullo è un angelo che mostra alla Ma- 
loniaa col dito il detto fanciullo : abbasso , cioè 

1 pari della Madonna, sono dal lato destro il 
battista vestito d' una pelle di cammello squar- 
tata a studio per mostrare il nudò della figura^ 

Voi. III. ai 



234 PARTE TERZA 

e dal sinistro un S. Sebastiano tutto nudo legai 
con bella attitudine a un arbore e fatto ce 
tanta diligenza , che non potrebbe aver più r 
lievo ne essere in tutte le parti più bello . Neil 
corte degl'Illustrissimi d'Urbino sono di st 
mano Apollo e due Muse mezze nude in unostn 
diolo secreto belle a maraviglia . Lavorò per 
medesimi molti quadri, e fece alcuni ornameli 
di camere che sono bellissimi . E dopo in con 
pagnia del Genga dipinse alcune barde da e; 
valli , che furono mandate al re di Francia, ce 
figure di diversi animali sì belli , che pareva , 
riguardanti che avessono movimento e vita.Fec 
ancora alcuni archi trionfali simili agli antichi 
quando andò a marito V illustrissima duchesj 
Leonora moglie del Signor duca Francesco Me 
ria , al quale piacquero infinitamente, siccoir. 
ancora a tutta la corte , onde fu molti anni de 
la famiglia di detto signore con onorevole proi 
visione .Fu Timoteo gagliardo disegnatore , m 
molto più dolce e vago coloritore , in tanto eh 
non potrebbono essere le sue opere più puliti 
mente ne con più diligenza lavorate. Fu ailegr 
uomo e di natura gioconda e festevole , desti 
della persona, e nei motti e ragionamenti argut 
e facetissimo . Si dilettò sonare d' ogni sort 
strumento , ma particolarmente di lira , in s 
la quale cantava all' improvviso con grazia stri 
ordinaria .Morì 1' anno di nostra salute i5i^ , 
della sua vita cinquantaquattresimo , lasciand 
la patria ricca del suo nome e delle sue virtù 
quanto dolente della sua perdita . Lasciò in Ur 
bino alcune opere imperfette , le quali essend- 
poi state finite da altri, mostrano col paragone 



VITA DI VINCENZIO DA S. GIMIGNANO 235 
lanto fusse il valoi'e e la virtù di Timoteo ; di 
ano dei quale sono alcuni disegni nel nostro 
wo,i quali ho avuto dal molto virtuoso e gen- 
e M. Giovanni Maria suo figliuolo, molto belli 
certamente lodevoli ; cioè uno schizzo del ri- 
atto del Magnifico Giuliano de' Medici in pen- 
t, il quale fece Timoteo, mentre che esso Giu- 
ino si riparava nella corte d' Urbino, in quella 
mosissima accademia, ed un Noli me tangere, 
. un Gio: Evangelisti» che dorme , mentre che 
•isto ora nell' orto , tutti bellissimi . 



i4 




ABTOUEA COl'TWC^ 



VITA 
D' ANDREA DAL MONTE S. SAVINO 

SCULTORE E© ARCHITETTO. 

'«nLncorcnè Andrea di Domenico Coninoci dal 
Monte Sansavino fusse nato di poverissimo padre 
lavoratore di terra e levato da guardare gli ar- 
menti, fu nondimeno di concetti tanto alti, d'in- 
gegno sì raro e d' animo sì pronto nelle opere e 
nei ragionamenti delle difficultà dell'architettu- 
,ra e della prospettiva, che non fu nel suo tempo 
ne il migliore ne il più sottile e raro intelletto 
del suo , ne chi rendesse i maggiori dubbi più 
chiari ed aperti di quello che fece egli ; onde 
meritò essere tenuto ne'suoi tempi da tutti gl'in- 
tendenti singolarissimo nelle dette professioni . 
Nacque Andrea , secondo che si dice , 1' anno 
i46o> e nella sua fanciullezza guardando gli ar- 
menti , siccome anco si dice di Giotto , disegna- 
va tutto giorno nel sabbione , e ritraeva di terra 
qualcuna delle bestie che guardava . Onde av- 
venne che passando un giorno , dove costui si 
stava guardando le sue bestiole , un cittadino 
fiorentino , il quale dicono essere stato Simon* 
Vespucci podestà allora del Monte , che egli vi- 
de questo putto starsi tutto intento a disegnare 
o formare di terra ; perchè chiamatolo a se , poi- 
ché ebbe veduta l'inclinazione del putto, ed in- 
teso di cui fusse figliuolo , lo chiese a Domenico 
Contucci e da lui l'ottenne graziosamente , pro- 
mettendo di volerlo far' attendere agli studj del 

* -21 



238 PARTE TERZA 

disegno per vedere quanto potesse quella incli- 
nazione naturale aiutata dal continuo studio . 
Tornato dunque Simone a Firenze , lo pose all' 
arte con Antonio del Poliamolo; appresso al 
quale imparò tanto Andrea che in pochi anni di- 
venne lenissimo maestro . Ed in casa del detto 
Simone al ponte Vecchio si vede ancora un car- 
tone da lui lavorato in quel tempo , dove Cristo 
è battuto alla colonna , condotto con molta dili- 
genza; ed oltre ciò due teste di terra cotta mira- 
bili ritratte da medaglie antiche, F una è di Ne- 
rone , l'altra di Galba imperatori : le quali teste 
servivano per ornamento *d' un cammino ; mail 
Galba è oggi in Arezzo nelle case di Giorgio 
Vasari . Fece dopo , standosi pure in Firenze , 
una tavola di terra cotta per la chiesa di S. A- 
gata del Monte Sansavino con un S. Lorenzo ed 
alcuni altri santi e piccole storiette benissimo 
lavorate ; ed indi a non molto ne fece un'altra 
simile , dentrovi F assunzione di nostra Donna 
molto bella , S. Agata , S. Lucia , e S. Romual-, 
do ; la quale tavola fu poi invetriata da quelli 
della Robbia . Seguitando poi F arte della scul- 
tura, fece nella sua giovanezza per Simone Pol- 
iamolo , altrimenti il Cronaca , due capitelli di 
pilastri per la sagrestia di S. Spirito , che gli ac- 
quistarono grandissima fama , e furono cagione 
che gli fu dato a fare il ricetto che è fra la detta 
sagrestia e la chiesa; e perchè il luogo era stret- 
to , bisognò che Andrea andasse rnoìto ghiribiz- 
zando . Vi fece dunque di macigno un componi- 
mento d'ordine Corinto con dodici colonne ton- 
de , cioè sei da ogni banda , e sopra le colonne 
posto F architrave , fregio , e cornice , fece una 
volta a botte tutta della medesima pietra con 



VITA D' ANDREA. DAL MONTE S. SAVINO 1?>() 
tino spartimento pieno cT intagli che fu cosa 
nuova , varia , ricca , e molto lodata . Ben' è 
vero,che se il detto spartimento della volta fusse 
ne' diritti delle colonne venuto a cascare con le 
cornici , che vanno facendo divisione intorno ai 
quadri e tondi che ornano quello spartimento , 
con più giusta misura e proporzione , questa op- 
perà sarebbe in tutte le parti perfettissima , e 
sarebbe stato cosa agevole il ciò fare . Ma secon- 
do che io già intesi da certi vecchi amici d' An- 
drea , egli si difendeva con dire d' avere osser- 
vato nella volta il modo del partimento della Ri- 
tonda di Roma , dove le costole che si partono 
dal tondo del mezzo di sopra , cioè dove ha il 
lume quel tempio , fanno dall' una all' altra i 
quadri degli sfondati dei rosoni che a poco a po- 
co diminuiscono , ed il medesimo fa la costola , 
perchè non casca in su la dirittura delle colonne. 
Aggiugneva Andrea , se chi fece quel tempio 
della Ritonda, che è il meglio inteso e misurato 
che sia e fatto con più proporzione , non tenne 
di ciò conto in una volta di maggior grandezza 
e di tanta importanza , molto meno dovea te- 
nerne egli in uno spartimento di sfondati mino- 
ri . Nondimeno molti artefici, e particolarmente 
Michelagnolo Buonarroti, sono stati d' opinione 
che la Ritonda fusse fatta da tre architetti , e 
che il primo la conducesse al fine della cornice 
che è sopra le colonne , 1' altro dalla cornice 
in su , dove sono quelle finestre d' opera più 
gentile ; perchè in vero questa seconda par- 
te è di maniera varia e diversa dalla parte di 
sotto, essendo state seguitate le volte senza ub- 
bidire ai diritti con lo spartimento : il terzo si 
ttrede che facesse quel portico che fu cosa raris - 



1^0 PARTE, TERZA 

«ima . Per le quali cagioni i maestri che oggi 
fanno quest' arte non cascberebbono in cosi 
fatto errore , per iscusarsi poi , come faceva 
Andrea ; al quale essendo dopo questa opera al- 
logata la cappella del Sagramento nella mede- 
sima chiesa dalla famiglia de' Corbinelli , egli la 
lavorò con molta diligenza , imitando ne' bassi 
rilievi Donato e gli altri artefici eccellenti , e 
non perdonando a ninna fatica per farsi onore , 
come veramente fece . In due nicchie che met- 
tono in mezzo un bellissimo tabernacolo fece 
due santi poco maggiori d'un braccio Fuuo,cioè 
S. Iacopo e S.Matteo, lavorati con tanta vivacità 
e bontà che si conosce in loro tutto il buono e 
niuno errore : cosi fatti anco sono due angeli 
tutti tondi che sono in questaopera per finimen- 
to , con i più bei panni , essendo essi in atto di 
volare , che si possano vedere ; e in mezzo è 
un Cristo piccolino ignudo molto grazioso . Vi 
sono anco alcune storie di figure piccole nella 
predella e sopra il tabernacolo tanto ben fatte , 
che la punta d' un pennello appena farebbe 
quello che fece Andrea con lo scarpello . Ma chi 
vuole stupire della diligenza di questo uomo sin- 
golare , guardi tutta 1' opera di quella architet- 
tura tanto bene condotta e commessa per cosa 
piccola , che pare tutta scarpellata in un sasso 
solo . E' molto lodata ancora una Pietà grande 
di marmo che fece di mezzo rilievo nel dossale 
dell' altare con la Madonna e S. Giovanni che 
piangono. Ne si può immaginare il più bei getto 
di quello che sono le grate di bronzo col fini- 
mento di marmo che chiuggono quella cappel- 
la , e con alcuni cervi 7 impresa ovvero arniii 
de' Gorbinelli ; che fauno ornamento ai candeU 



vita d' Andrea dal monte s. Savino ^i 

litri di bronzo . Insomma questa opera fu fatta 
senza risparmio di fatica e con tutti quegli av- 
vertimenti che migliori si possono immaginare . 
Per queste e per i' altre opere d' Andrea divul- 
gatosi il nome suo, fu chiesto al Magnifico Lo- 
renzo vecchio de' Medici , nel cui giardino ave* 
come si è detto atteso agli studj del disegno , 
dal re di Portogallo : perchè mandatogli da Lo- 
renzo , lavorò per quel re molte opere di scul- 
tura e d'architettura, e particolarmente un bel- 
lissimo palazzo con quattro torri ed altri molti 
edifizj : ed una parte del palazzo fu dipinta 9 
secondo il disegno e cartoni di mano d'Andrea , 
che disegnò benissimo , come si può vedere nel 
nostro libro inalcune carte di sua propria mano 
finite con la punta d'un carbone, con alcune al- 
tre carte d' architettura benissimo intesa . Fece 
anco un altare a quel re di legno intagliato, 
dentrovi alcuni profeti . E similmente di terra 
per farle poi di marmo una battaglia bellissima, 
rappresentando le guerre che ebbe quel re con 
i Mori che furono da lui vinti ; della quale ope- 
ra non si vide mai di mano d' Andrea la più 
fiera ne la più terribile cosa per le movenze e 
varie attitudini de'cavalli, per la strage de'mor- 
ti , e per la spedita furia de' soldati in menar le 
mani . Fecevi ancora una figura d' un S. Marca 
«li marmo , che fu cosa rarissima . Attese anco 
Andrea , mentre stette con quel re , ad alcune 
cose stravaganti e difficili d' architettura , se- 
condo 1' uso di quel paese , per compiacere al 
re; delle quali cose io vidi già un libro al Monte 
Sansavino appresso gli eredi suoi , il quale di- 
cono che è oggi nelle mani di maestro Girolamo 
Lombardo che fu suo discepolo; ed a cui rimase 



M^ PARTE TERZA 

ìa finire , come si dirà , alcune opere cominciate 
da Andrea : il quale essendo stato nove anni in 
Portogallo , increscendogli quella servitù e de- 
siderando di rivedere in Toscana i parenti e gli 
amici , deliberò , avendo messo insieme buona 
somma di danari , con buona grazia del re tor- 
narsene a casa . E cosi avuta , ma con difficultà, 
licenza , se ne tornò a Fiorenza , lasciando chi 
là desse fine all' opere che rimanevano imper- 
fette . Arrivato in Fiorenza , cominciò nel i5oo 
un S. Giovanni di marmo che battezza Cristo , 
il quale aveva a essere messo sopra la porta del 
Tempio di S. Giovanni che è verso la Miseri- 
cordia , ma non lo finì , perchè fu quasi forzato 
andare a Genova ; dove fece due figure di mar- 
mo , un Cristo ed una nostra Donna , ovvero S. 
Giovanni , le quali sono veramente lodatissime. 
E quelle di Firenze cosi imperfette si rimasono > 
ed ancor oggi si ritrovano nell' opera di S. Gio- 
vanni detto . Fu poi condotto a Roma da papa 
Giulio II e fattogli allogazione di due sepolture 
di marmo poste in S. Maria del Popolo , cioè 
una per il cardinale Ascanio Sforza e 1' altra 
per il cardinale di Recanati strettissimo parente 
del papa : le quali opere cosi perfettamente da 
Andrea furono finite , che più non si potrebbe 
desiderare ; perchè cosi sono elleno di nettezza 
di bellezza e di grazia ben finite e ben condotte, 
che in esse si scorge 1' osservanza e le misure 
dell' arte. Vi si vede anco una Temperanza che 
ha in mano J un oriuolo da polvere , che è tenuta 
cosa divina ; e nel vero non pare cosa moderna , 
ma antica e perfettissima; ed ancoraché altre ve 
ne si;tno simili a questa , ella nondimeno per 
l' attitudine e grazia è molto migliore ; senzachè 



VITA d' ANDREA DAL MONTE S. SAVINO 3^3 
non può esser più vago e bello un velo ch'eil'ha 
intorno , lavorato con tanta leggiadria , che il 
vederlo è un miracolo . Fece di marmo in S. A- 
gostino di Roma , cioè in un pilastro a mezzo la 
chiesa , una S. Anna che tiene in collo una no- 
stra Donna con Cristo di grandezza poco meno 
che il vivo,la quale opera si può fra le moderne 
tenere per ottima; perchè siccome si vede nella 
vecchia una viva allegrezza e proprio naturale 
e nella Madonna una bellezza divina , cosi la fi- 
gura del fanciullo Cristo è tanto ben fatta , che 
niun' altra fu mai condotta simile a quella di 
perfezione e di leggiadria ; onde meritò che per 
tanti anni si frequentasse I* appiccarvi sonetti , 
ed altri varii e dotti componimenti, che i frati 
di quel luogo ne hanno un libro pieno , il quale 
ho veduto io con non piccola maraviglia . E di 
vero ebbe ragione il mondo di così fare , per- 
ciocché non si può tanto lodare questa opera che 
basti . Cresciuta perciò la fama d'Andrea , Leo- 
ne X risoluto di far fare a S. Maria di Loreto 
1' ornamento della camera di nostra Donna di 
marmi lavorati , secondo che da Bramante era 
stato cominciato, ordinò che Andrea seguitasse 
quel!' opera insino alla fine . L' ornamento di 
quella camera , che aveva cominciato Braman- 
te, faceva in sulle cantonate quattro risalti dop- 
pi , i quali ornati da pilastri con base e capitelli 
intagliati posavano sopra un basamento ricco 
d' intagli alto due braccia e mezzo, sopra il qual 
basamento fra i due pilastri detti aveva fatto 
una nicchia grande per mettervi figure e sede- 
re , e sopra ciascuna di quelle un' altra nicchia 
minore , che giugnendo al collarino de 5 capitelli 
di que' pilastri, faceva tanta fregiatura, quanto 



&44 PARTE TERZA 

erano alti • e sopra questi veniva poi posato l 'ar- 
chitrave, il fregio e la cornice riccamente inta- 
gliata , e rigirando intorno intorno^ tutte quat- 
tro le facciate e risaltando sopra le quattro can- 
tonate , faceva nel mezzo di ciascuna facciata 
maggiore ( 'perch'eie quella camera più lunga 
clic larga ) due vani , ond' era il medesimo ri- 
salto nel mezzo che in su ; cantoni , e la nicchia 
maggiore di sotto e la minore di sopra venivano 
a essere messe in mezzo da uno spazio di cinque 
braccia da ciascun lato ; nel quale spazio erano 
due porte, cioè una per lato > per le quali si 
aveva l'entrata alla detta cappella ; e sopra le 
porte era un vano fra nicchia e nicchia di brac- 
cia cinque per farvi storie di marmo . La fac- 
ciata dinanzi era simile , ma senza nicchie nel 
mezzo , e 1' altezza dell' imbasamento faceva 
col risalto un altare , il quale accompagnavano 
le cantonate de' pilastri e le nicchie de' canti . 
Nella medesima facciata era nel mezzo una lar- 
ghezza della medesima misura , che gli spazj 
delle bande per alcune storie della parte di so- 
pra e di sotto, in tanta altezza quanta era quella 
delle parti . Ma cominciando sopra V altare, era 
una grata di bronzo dirimpetto all'altare di 
dentro , per la quale si udiva la messa e vedeva 
il di dentro della camera e il detto altare della 
Madonna . In tutto dunque erano gli spazj e 
vani per le storie sette , uno dinanzi sopra la 
grata , due per ciascun lato maggiore , e due di 
sopra , cioè dietro all' aitare della Madonna , ed 
oltre ciò otto nicchie grandi ed otto piccole . 
con altri vani minori per 1' arme ed imprese del 
papa e della chiesa . 

Andrea dunque avendo trovato la cosa in que- 



VITA D' ANDREA DAL MONTE S. SAVINO 345 
sto termine , scompartì con ricco e beli* ordine 
liei sottospazj storie della vita della Madonna . 
In una delle due facciate dai lati cominciò per 
una parte la natività della Madonna , e la con- 
dusse a mezzo , onde fu poi finita del tutto da 
Baccio Bandinelli: neli' altra parte cominciò lo 
sposalizio , ma essendo anco questa rimasa im- 
perfetta , fu dopo la morte d' Andrea finita in 
quel modo che si vede da Raffaello da Monte 
Lupo . Nella facciata dinanzi ordinò in due pic- 
coli quadri che mettono in mezzo la grata di 
bronzo , che pi facesse in uno la Visitazione , e 
neli' altro quando la Vergine e Giuseppo vanno 
a farsi descrivere: e queste storie furono poi 
fatte d » Francesco da S. Gallo allora giovane . 
In quella parte poi dove è lo spazio maggiore 9 
fece Andrea 1' Angelo Gahhriello che annunzia 
la Vergine ( il che fu in quella stessa camera 
che questi marini rinchiuggono ) con tanta bel- 
la grazia , che non si può veder meglio, avendo 
fatto m Vergine intentissima a quel saluto , e 
1 ; Angelo ginocchioni, che non di marmo ma 
pare veramente celeste , e che di bocca gli esca 
Cdve Maria . Sono in compagnia di Gahbriello 
due a'tri angeli tutti tondi e spiccati , uno de' 
eguali cammina appi-esso di lui e V altro pare 
che voli . Due altri angeli stanno dopo un casa- 
mento in nudo traforati dallo scarpello , che 
paiono vivi in aria , e sopra una nuvola trafo- 
rata , anzi quasi tutta spiccata dal marmo, sono 
molti putti che sostengvmo un Dio Padre che 
manda lo Spirito Santo per un raggio di marmo 
che partendosi da lui tutto spiccato, pare natu- 
ralissimo; siccome è anco la colomba, che sopra 
esso rappresenta esso Spinte Santo; ne si può 
Vol. III. - 22 



itfi PARTE TERZA 

dire quanto sia bello e lavorato con sottilissima 
intaglio un vaso pieno di fiori che in questa ope- 
ra fece la graziosa mano d' Andrea , il quale 
nelle piume degli angeli , nella capigliatura , 
nella grazia de' volti e de' panni , ed insomma 
in ogni altra cosa sparse tanto del buono , che 
non si può tanto lodare questa divina opra che 
basti . E nel vero , quel santissimo luogo , che 
fu propria casa ed abitazione della madre del fi- 
gliuol di Dio , non poteva quanto al mondo ri- 
cevere maggiore né più ricco e beli' ornamento 
di quello, che egli ebbe dall'architettura di Bra- 
mante e dalla scultura d' Andrea Sansavino ; 
comecché se tutto fusse delle più preziose gem- 
me orientali , non sarebbe se non poco più che 
nulla a tanti meriti . Consumò Andrea tanto 
tempo in questa opera, che quasi non si crede- 
rebbe , onde non ebbe tempo a finire 1' altre 
che aveva cominciato ; perchè oltre alle dette di 
sopra , cominciò in una facciata da uno dei lati 
la natività di Gesù Cristo , i pastori e quattro 
angeli che cantano , e questi tutti finì tanto be- 
ne che paiono vivissimi. Mala storia che sopra 
questa cominciò de' Magi fu poi finita da Giro- 
lamo Lombardo suo discepolo e da altri . Nella 
testa di dietro ordinò che si facessero due storie 
grandi , cioè una sopra V altra ; in una la morte 
di essa nostra Donna e gli Apostoli che la por- 
tano a seppellire, quattro angeli in aria, e molti 
Giudei che cercano di rubar quel corpo santis- 
simo ; e questa fu finita dopo la vita d' Andrea 
da Bologna scultore . Sotto questa poi ordinò 
che si facesse la storia del miracolo di Loreto , 
ed in che modo quella cappella, che fu la camera 
di nostra Donna, e dove ella nacque, fu allevata 



vita d' Andrea dal monte s. swing ifo 

e salutata dall' angelo , e dov' ella nutrì il fi- 
gliuolo insino a dodici anni , e dimorò poi sem- 
pre dopo la morte di lui, fusse finalmente dagli 
angeli portata prima in Iscbiavonia , dopo nel 
territorio di Ricanati in una selva, e per ultimo 
dove ella è oggi tenuta con tanta venerazione e 
con solenne frequenza di tutti i popoli cristiani 
continuamente visitata . Questa storia , dice , 
secondo che da Andrea era stato ordinato , i'u in 
quella facciata fatta di marmo dal Tribolo scul- 
tore fiorentino , come al suo luogo si dirà . Ab- 
bozzò similmente Andrea i profeti delle nicchie, 
ma non avendo interamente finitone se non uno, 
gli altri sono poi stati finiti dal detto Girolamo 
Lombardo e da altri scultori , come si vedrà 
nelle vite che seguono . Ma quanto in questa 
parte appartiene ad Andrea , questi suoi lavori 
sono i più belli e meglio condotti di scultura 
che mai fossero stati fatti insino a quel tempo . 
Il palazzo similmente dalla canonica di quella 
chiesa fu similmente seguitato da Andrea , se- 
condo che Bramante di commessione di papa 
Leone aveva ordinato . Ma essendo anco rimaso 
dopo Andrea imperfetto , fu seguitata la fab- 
brica sotto Clemente VII da Antonio da S. Gal- 
lo, e poi da Giovanni Boccalino architetto sotto 
il reverendissimo cardinale di Carpi , insino all' 
anno i5b3 . Mentre che Andrea lavorò alla detta 
cappella della Vergine , si fece la fortificazione 
di Loreto ed altre cose, che molto furono lodate 
dall' invittissimo sig. Giovanni de' Medici , col 
quale ebbe Andrea stretta dimestichezza , es- 
sendo stato da lui conosciuto primieramente in 
Roma . Avendo Andrea di vacanza quattro mesi 
dell' anno per suo riposo , mentre lavorò a Lo- 



248 PARTE TERZA 

reto , consumava il detto tempo al Monte sua 
patria in agricoltura , godendosi in tanto un 
tranquillissimo riposo con i parenti e con gì 
amici . Standosi dunque la state al Monte , v 
fabbricò per se una comoda casa , e coni pere 
molti beni : ed ai frati di S. Agostino di quel 
luogo fece fare un chiostro che per piccolo che 
sia , è molto bene inteso, sebbene none quadre 
per averlo voluto que ? padri fabbricare in su U 
mura vecchie; nondimeno Andrea lo ridusse nel 
mezzo quadro, ingrossando i pilastri ne' cantoni 
per farlo tornare , essendo sproporzionato , a 
buona e giusta misura . Disegnò anco a una 
compagnia che è in detto chiostro , intitolata 
S. Antonio , una bellissima porta di compo- 
nimento dorico ; e similmente il tramezzo ed il 
pergamo della chiesa di esso S. Agostino. 
Fece anco fare nello scendere per andare alla 
fonte fuor d' una porta verso la pieve vecchia 
a mezza costa , una cappelletta per i frati , an- 
corché non ne avessero voglia . In Arezzo fece 
il disegno della casa di M. Pietro astrologo pe- 
ritissimo; e di terra una figura grande per Mon- 
tepulciano , cioè un re Porsena , che era cosa 
singolare ; ma non 1' ho mai rivista dalla prima 
volta in poi, onde dubito non sia male capitata 
ed a un prete tedesco amico suo fece un S. Roc- 
co di terra cotta grande quanto il naturale € 
molto bello ; il quale prete lo fece porre nella 
chiesa di Battifolie contado d'' Arezzo ; e questa 
fu T ultima scultura che facesse . Diede anco il 
disegno delle scale della salita al vescovado 
d' Arezzo ; e per la Madonna delle Lagrima 
della medesima città fece il disegno d* un orna- 
mento che si aveva a fare di marmo bellissimo , 



VITA D' ANDREA DAL MONTE S. SAVINO ìfy 
eon quattro figure di braccia quattro V una ; ma 
non andò questa opera innanzi per la morte di es- 
so Andrea ; il quale pervenuto all' età di sessan- 
totto anni , come quello che mai non stava o- 
zioso , mettendosi in villa a tramutare certi pali 
da luogo a luogo , prese una calda , ed in pochi 
giorni aggravato da continua febbre , si mori 
P anno 1529 . Bolse la morte d' Andrea per l'o- 
nore alla patria e per l'amore ed utile a tre suoi 
figliuoli maschi ed alle femmine parimente . E 
non è molto tempo che Muzio Cammillo , uno 
de' tre predetti figliuoli , il quale negli studj 
delle buone lettere riusciva ingegno bellissimo, 
gli andò dietro con molto danno della sua casa e 
dispiacere degli amici . Fu Andrea , oltre alia 
professione dell' arte , persona in vero assai se- 
gnalata ; perciocché fu nei discorsi prudente , e 
d' ogni cosa ragionava benissimo . Fu provido 
e costumato in ogni sua azione , amicissimo de- 
gli uomini dotti , e filosofo naturalissimo . At- 
tese assai alle cose di cosmografia , e lasciò ai 
suoi alcuni disegni e scritti di lontananze e di 
misure : fu di statura alquanto piccolo , ina be- 
nissimo formato e complessionato. I capelli suoi 
erano distesi e molli , gli occhi bianchi , il naso 
aquilino, la carne bianca e rubiconda , ma ebbe 
la lingua alquanto impedita. Furono suoi disce- 
poli Girolamo Lombardo, detto Simone Cioli 
Fiorentino, Domenico dal Monte Sansavino che 
morì poco dopo lui. Lionardo del Tasso Fioren- 
tino, che fece in S. Ambruogio di Firenze sopra 
Ja sua sepoltura un S. Bastiano di legno , e la 
tavola di marmo delle monache di Santa Chiara. 
Fu similmente suo discepolo Iacopo Sansovino 
Fiorentino, cosi nominato dal suo maestro , del 

* 22 



z5& PARTE TERZA 

quale si ragionerà a suo luogo distesamente. So- 
no dunque l'architettura e la scultura molto 
obbligate ad Andrea , per aver' egli nell' una 
aggiunto molti termini di misure ed ordini di 
tirar pesi , ed un modo di diligenza che non si 
era per innanzi usato ; e nell' altra avendo con- 
dotto a perfezione il marmo con giudizio , dili- 
genza , e pratica maaravigliosa „ 




iE^TE JD) s ID)^ Ji(Q> WM % % AMO 



VITA 
DI BENEDETTO DA ROVEZZANO 

SCULTORE. 

VJTran dispiacere mi penso io che sia quello di 
coloro , che avendo fatta alcuna cosa ingegno- 
sa , quando sperano goderla nella vecchiezza e 
vedere le prove e le bellezze degl' ingegni altrui 
in opere somiglianti alle loro , e potere conosce- 
re quanto di perfezione abbia quella [parte che 
essi hanno esercitato , si trovano dalla fortuna 
contraria o dal tempo o cattiva complessione o 
altra causa privi del lume degli occhi; onde non 
possono , come prima facevano , conoscere ne il 
difetto ne la perfezione di coloro, che sentono 
esser vivi ed esercitarsi nel loro mestiero . & 
molto più credo gli attristi il sentire le lodi 
de' nuovi , non per invidia , ma per non potere 
essi ancora esser giudici , se quella fama viene 
a ragionare o nò : la qual cosa avvenne a Bene- 
detto da Rovezzano scultore fiorentino, del 
quale al presente scriviamo la vita , accio sap- 
pia il mondo , quanto egli fusse valente e pra- 
tico scultore , e con quanta diligenza campasse 
il marmo spiccato , facendo cose maravigliose . 
Fra le prime di molte opre che costui lavoro 
in Firenze si può annoverare un cammino di 
macigno , eh' è in casa di Pier Francesco Bor- 
^herini , dove sono di sua mano intagliati capi- 
telli , fregi , ed altri molti ornamenti straforati 
con diligenza .Parimente in casa di M- Bindo. 



iSl PARTE TERZA 

Altoviti è di nn.no del medesimo un cammina 
ed un acquaio di macigno con alcune altre cose 
molto sottilmente lavorate , ma, quanto appar- 
tiene ali architettura , col disegno di Iacopo 
Sansovino allora giovane . L' anno poi i5«2 es- 
sendo fatta allogazione a Benedetto d' una se- 
poltura di marmo con ricco ornamento nciki 
cappella maggiore del Carmine di Firenze peri 
Piero Sederini stato gonfaloniere in Fiorenza, 
tu quella opera con incredibile diligenza da lui 
lavorata : perchè , oltre ai fogliami ed intagli di 
morte e figure , vi fece di Lasso rilievo un padi- 
glione a uso di panno nero ,di paragone , eoa 
tanta grazia e con tanto bel pulimento e lustro , 
che quella pietra pare più tosto un bellissimo 
raso nero , che pietra di paragone ; e per dirlo 
brevemente , tutto quello che è di mano di Be- 
nedetto in tutta questa opera non si può tanto 
lodare , che non sia poco . E perchè attese aiuto 
ali architettura , si rassettò col disegno di be- 
nedetto a S. Apostolo di Firenze la casa di M. 
Oddo Altoviti patrone e priore di quella chiesa, 
e Benedetto vi fece di marmo la porta princi- 
pale , e sopra la porta della casa Tarme degli 
Altoviti di pietra di macigno , ed in essa il lupo 
scorticato secco e tanto spiccato attorno , che 
par quasi disgiunto dal corpo dell'arme, con 
alcuni svolazzi traforati e cosi sottili , che non 
di pietra paiono , ma di sottilissima carta. Nelli 
medesima chiesa fece Benedetto sopra le due 
cappelle di M. Bindo Altoviti, dove Giorgio Va- 
sari Aretino dipinse a olio la tavola della Conce- 
zione , la sepoltura di marmo del detto IVI. Oddo, 
con un ornamento intorno , pieno di Icdatissimi 
togliami , e la cassa parimente bellissima . La 



VITA DI BENEDETTO DA ROVEZZANO 253 
Vorò ancora Benedetto a concorrenza di Iacopo 
Sansovino e di Baccio Bandinelli , come si è 
detto , uno degli apostoli di quattro braccia e 
mezzo per S.Mariadel Fiore,cioè un S. Giovanni 
Evangelista , che è figura assai ragionevole e 
lavorata con buon disegno e pratica , la qual fi- 
gura è nell' Opera in compagnia dell' altre . 
1/ anno poi i5i 5 volendo i capi e maggiori dell* 
ordine di Vallombrosa traslatar il corpo di S. 
Giovanni Gualberto dalla badia di Passignano 
nella chiesa di S. Trinità di Fiorenza , badia del 
Jnedesimo ordine , feciono fare a Benedetto il 
disegno , e metter mano a una cappella e sepol- 
tura insieme, con grandissimo numero di figure 
tonde e grandi quanto il vivo , che accomoda- 
tamente venivano nel partimento di quell'opera 
in alcune nicchie tramezzate di pilastri pieni di 
fregiature e di grottesche intagliate sottilmente: 
€ sotto a tutta questa opera aveva ad essere un 
basamento alto un braccio e mezzo , dove anda- 
vano storie della vita di detto S.Gio: Gualberto, 
ed altri infiniti ornamenti avevano a essere in- 
torno alia cassa e per finimento dell' opera . In 
questa sepoltura dunque lavorò Benedetto aiu- 
tato da molti intagliatori dieci anni continui con 
grandissima spesa di quella congregazione , e 
condusse a fine quel lavoro nelle case del Guar- 
londo , luogo vicino a S. Salvi fuor della porta 
alla Croce, ove abitava quasi di continuo il ge- 
nerale di quell' ordine che faceva far P opera . 
Benedetto dunque condusse di maniera questa 
cappella e sepoltura , che fece stupire Fiorenza. 
Ma come volle la sorte ( essendo anco i marmi e 
r opere egregie degli uomini eccellenti sottopo- 
ste alla fortuna ) essendosi fra que' monaci dopo 



254 PARTE TERZA 

molte discordie mutato governo , si rimase nel 
medesimo luogo queir opera imperfetta infine 
al i53o,nel qual tempo essendo la guerra intor- 
no a Fiorenza , furono da' soldati guaste tante 
fatiche , e quelle teste, lavorate con tanta dili- 
genza , spiccate empiamente da quelle figurine, 
ed in modo rovinato e spezzato ogni cosa , che 
que' monaci hanno poi venduto "il rimanente 
per piccolissimo prezzo : e chi ne vuole vedere 
una parte, vada nell'opera di S. Maria del Fiore, 
dove ne sono alcuni pezzi stati comperi per 
marmirotti , non sono molti anni, dai minisi! 
di quel luogo . E nel vero siccome si conduce 
ogni cosa a buon fine inque'monasteri e luoghi 
dove è la concordia e la pace : così per lo con- 
trario dove non è se non ambizione e discordia, 
niuna cosa si conduce mai a perfezione ne a ìo^ 
dato fine , perchè quanto acconcia un buono e 
savio in cento anni , tanto rovina un ignorante 
Villano e pazzo in un giorno. E pare che la sorte 
voglia che bene spesso coloro che manco sanno 
e di niuna cosa virtuosa si dilettano , siano sem- 
pre quelli che comandino e governino , anzi ro- 
vinino ogni cosa, siccome anco disse de' principi| 
secolari non meno dottamente che con verità , 
T Ariosto nel principio del XVII canto . Ma tor- 
nando a Benedetto, fu peccato grandissimo , 
che tante sue fatiche e spese di quella religione 
siano cosi sgraziatamente capitate male. Fu or- 
dine ed architettura del medesimo la porta e 
vestibulo della badia di Firenze : e parimente 
alcune cappelle, ed infra l'altre quella di S. 
Stefano fatta dalla famiglia de' Pandolfini . Fu 
ultimamente Benedetto condotto in Inghilterra 
a' servigi del re , al quale fece molti lavori di 



VITA DI BENEDETTO DA ROVEZZANO l55 
marmo e di bronzo , e particolarmente la sua 
sepoltura ; delle quali opere per la liberalità di 
[mei re 7 cavò da poter vivere il rimanente delia 
rita acconciamente: perchè tornato a Firenze, 
3opo aver finito alcune piccole cose , le verti- 
gini , che insino in Inghilterra gli avevano co- 
rrìinciato a dar noia agli occhi , ed altri impedi- 
menti causati y come si disse , dallo star troppo 
intorno al fuoco a fondere i metalli o pure da 
altre cagioni , gli levarono in poco tempo del 
tutto il lume degli occhi ; onde restò di lavorare 
intorno air anno i55o e di vivere pochi anni 
ilopo . Portò Benedetto con buona e cristiana 
pacienza quella cecità negli ultimi anni della 
sua vita , ringraziando Dio che prima gli aveva 
provveduto , mediante le sue fatiche , da poter 
vivere onestamente . Fu Benedetto cortese e 
galantuomo , e si dilettò sempre di praticare 
con uomini virtuosi . Il suo ritratto si è cavato 
[la uno che fu fatto quando egli era giovane 
la. Agnolo di Donino , il quale proprio è in sul 
nostro libro de 5 disegni , dove sono anco alcune 
carte di mano di Benedetto molto ben disegna- 
te: il quale per queste opere merita di essere fra 
questi eccellenti artefici annoverato . 




,,CCI(0) XDJL MONTE: 











VITA 
DI BACCIO DA MONTELUPO 

SCULTORE 





E DI RAFFAELLO 

SUO FIGLIUOLO 



Q, 



uanto manco pensano i popoli che gli strac- 
curati delle stesse arti che voglion fare possano 
quelle giammai condurre ad alcuna perfezione , 
tanto più contra il giudizio di molti imparò Bac- 
cio da Montelupo 1' arte della scultura . E que- 
sto gli avvenne , perchè nella sua giovanezza 
sviato da' piaceri , quasi mai non istudiava , ed 
ancoraché da molti fusse sgridato e sollecitato , 
nulla o poco stimava 1* arte . Ma venuti gli anni 
della discrezione , i quali arrecano il senno seco, 
gli fecero subitamente conoscere quanto egli 
era lontano dalla buona via ; per il che vergo- 
gnatosi degli altri che in tale arte gli passavano 
innanzi , con bonissimo animo si propose segui- 
tare , ed osservare con ogni studio quello che 
con la infingardaggine sino allora aveva fuggito. 
Questo pensiero fu cagione ch'egli fece nella 
scultura quo' frutti, che la credenza di molti da 
lui più non aspettava . Datosi dunque all' arte 
con tutte le forze , ed esercitandosi molto in 
quella , divenne eccellente e raro : e ne mostrò 
saggio in una opera di pietra forte lavorata di 
scarpello in Fiorenza sul €antone del giardini 
Voi, III. a3 



"258 PARTE TERZA 

appiccato col palazzo de' Pucci , che fu l'arme 
di papa Leone X , dove sono due fanciulli che 
la reggono con bella maniera e pratica condotti. 
Fece uno Ercole per Pier Francesco de'Medici , 
e fu gli allogato dall'arte di porta S. Maria una 
statua di S. Giovanni Evangelista per farla di 
bronzo ; la quale prima che avesse , ebbe assai 
contrari , perchè molti maestri fecero modelli 
a concorrenza ; la quale figura fu posta poi sul 
canto di S. Michele in Orto dirimpetto all'Uffi- 
cio . Fu questa opera finita da lui con somma 
diligenzia. Dicesi che quando egli ebbe fatto là 
figura di terra , chi vide V ordine delle arma- 
dure e le forme fattele addosso V ebbe per cosa 
bellissima , considerando il bello ingegno di 
Baccio in tal cosa . E quelli che con tanta faci- 
lità la videro gettare , diedero a Baccio il titolo 
di avere con grandissima maestria saldissima- 
mente fatto un bel getto . Le quali fatiche du- 
rate in quel mestiero , nome di buono anzi d'ot- 
timo maestro gli diedero ; e oggi più che mai da 
tutti gli artefici è tenuta bellissima questa figu- 
ra . Mettendosi anco a lavorare di legno , inta- 
gliò Crocifissi grandi quanto il vivo ; onde infi- 
nito numero per Italia ne fece , e fra gli altri 
uno a' frati di S. Marco in Fiorenza sopra la 
porta del coro . Questi tutti sono ripieni di bo- 
nissima grazia ; ma pure ve ne sono alcuni mol- 
to più perfetti degli altri , come quello delle 
Murate di Fiorenza , ed uno che ne è in S. Pie- 
tro Maggiore non manco lodato di quello ; ed 
a' monaci di S. Fiora e Lucilla ne fece un simile 
che lo locarono sopra T aitar maggiore nella lo- 
ro badia in Arezzo,che è tenuto molto più bello 
degli altri . Nella venuta di papa Leone X in 



VITA DI BACCIO E RAFF. DA MONTELTJPO %% 
Fiorenza fece Baccio fra il palagio del podestà 
e badia un arco trionfale bellissimo di legname 
e di terra, e molte cose piccole che si sono smar- 
rite, e sono per le case de' cittadini . Ma venu- 
togli a noia lo stare a Fiorenza , se n' andò a 
Lucca , dove lavorò alcune opere di scultura > 
ma molte più di architettura in servigio di quel- 
la città , e particolarmente il bello e ben com- 
posto tempio di S. Paulino avvocato de Luc- 
chesi con buona e dotta intelligenza di dentro e 
di fuori, e con molti ornamenti. Dimorando 
dunque in quella città insino all'ottantesimo an- 
no della sua età , vi fini il corso delia vita ; ed 
in S. Paulino predetto ebbe onorata sepoltura da 
coloro che egli aveva in vita onorato . 

Fu coetaneo di costui Agostino Milanese scul- 
tore ed intagliatore molto stimato ; il quale in 
S. Maria di Milano cominciò la sepoltura di 
Monsignor di Fois, oggi rimasa imperfetta,nella 
quale si veggiono ancora molte figure grandi e 
finite ed alcune mezze fatte ed abbozzate r con 
assai storie di mezzo rilievo in pezzi e non mu- 
rate , e con moltissimi fogliami e trofei . Fece 
anco un' altra sepoltura che è finita e murata in 
S. Francesco , fatta a' Biraghi , con sei figure 
grandi ed il basamento storiato , con altri bel- 
lissimi ornamentijche fanno fede della pratica e 
maestria di quel valoroso artefice . 

Lasciò Baccio alla morte sua fra gli altri fi- 
gliuoli Raffaello che attese alla scultura , e non 
pure paragonò suo padre , ma lo passò di gran 
lunga . Questo Raffaello cominciando nella sua 
giovanezza a lavorare di terra , di cera . e di 
bronzo , s' acquistò nome d' eccellente scultore, 
e perciò essendo condotto da Antonio da S. Gal- 



*6o PARTE TERZA 

Io a Loreto insieme con molti altri per dar fine 
all'ornamento di quella camera , secondo V or- 
dine lasciato da Andrea Sansavino , fini del tutto 
Raffaello lo sposalizio di nostra Donna , stato 
cominciato dal detto Sansavino , conducendo 
molte cose a perfezione con bella maniera, par- 
te sopra le bozze d' Andrea , parte di sua fanta- 
sia ; onde fu meritamente stimato de' migliori 
artefici che vi lavorassero al tempo suo . Finita 
quell' opera , Michelagnolo mise mano per or- 
dine di papa Clemente VII a dar fine , secondo 
T ordine cominciato , alla sagrestia nuova ed 
alla libreria di S. Lorenzo di Firenze ; onde Mi- 
chelagnolo conosciuta la virtù di Raffaello , si 
servì di lui in queir opera ; e fra V altre cose gli 
fece fare , secondo il modello che n' aveva egli 
fatto , il S. Damiano di marmo che è oggi in 
detta sagrestia , statua bellissima e sommamente 
lodata da ognuno . Dopo la morte di Clemente 
trattenendosi Raffaello appresso al duca Ales- 
sandro de' Medici , che allora faceva edificare la 
fortezza del Prato , gli fece di pietra bigia in una 
punta del baluardo principale di detta fortezza , 
cioè dalla parte di fuori , l'arme di Carlo V im- 
peratore tenuta da due Vittorie ignude e grandi 
quanto il vivo , che furono e sono molto lodate ; 
e nella punta d' un altro , cioè verso la città 
dalla parte dimezzo giorno, fece l'arme del 
detto duca Alessandro della medesima pietra 
con due figure . E non molto dopo lavorò un 
Crocifisso grande di legno per le monache di S. 
Apollonia ; e per Alessandro Antinori , allora 
nobilissimo e ricchissimo mercante fiorentino , 
fece nelle nozze d'una sua figliuola un apparato 
ricchissimo eoa statue ; storie , e molt' altri or- 



VITA DI BACCIO E RAFF. DA MONTELUPO 26 1 
tìamenti bellissimi.Andato poi a Roma dal Bua- 
narroto, gli furono fatte fare due figure di 
marmo grandi braccia cinque per la sepoltura, 
di Giulio II a S. Pietro in V incula , murata e fi- 
nita allora da Michelagnolo , Ma ammalandosi 
Raffaello mentre faceva questa opera, non potè 
mettervi quello studio e diligenza ch'era solito, 
onde ne perde di grado , e sodisfece poco a Mi- 
clielagnolo. Nella venuta di Carlo V imperatore 
a Roma , facendo fare papa Paolo III un appa- 
rato degno di quell' invittissimo principe , fece 
Raffaello in sul ponte S. Agnolo di terra e stuc- 
chi quattordici statue tanto belle, che elle fu- 
rono giudicate le migliori che fussero state fatte 
in quell' apparato, e die è più, le fece con tanta 
prestezza , che fu a tempo a venir a Firenze , 
dove si aspettava similmente V imperatore a fa- 
re nello spazio di cinque giorni e non più in su 
la coscia del ponte a Santa Trinità due fiumi di 
terra di nove braccio F uno , cioè il Reno per la 
Germania e il Danubio per V Ungheria . Dopo 
essendo condotto a Orvieto , fece di marmo in 
una cappella , dove aveva prima fatto il Mosca 
scultore eccellente molti ornamenti bellissimi 
di mezzo rilievo , la storia de' Magi , che riuscì 
opera molto bella per la varietà di molte figure 
che egli vi fece con assai buona maniera. Tor- 
nato poi a Roma , da Tiberio Crispo, castellano 
allora di Castel S. Angiolo, fu fatto architetto di 
quella gran mole; onde egli vi acconciò ed ornò 
molte stanze con intagli di molte pietre e mischi 
di diverse sorti ne' cammini , finestre , e porte , 
Fecegli oltre ciò una statua di marmo alta cin- 
que braccia , cioè F angelo di Castello che è ia 
©ima (tal torrion quadro di mezzo f dove nti 

* 93 



l6l PARTE TERZA 

lo stendardo; a similitudine di quello che appar- 
ve a S. Gregorio , quando avendo pregato per il 
popolo oppresso da crudelissima pestilenza , lo 
vide rimettere la spada nella guaina . Appresso 
essendo il detto Crispo sfatto cardinale , mandò 
più volte Raffaello a Bolsena dove fabbricava 
un palazzo : ne passò molto che il reverendissi- 
mo cardinale Salviati e M. Baldassarre Turini 
da Pescia diedero a fare a Raffaello , già toltosi 
da quella servitù del castello e del cardinale Cri- 
spo , la statua di papa Leone che è oggi sopra la 
sua sepoltura nella Minerva di Roma ; e quella 
finita , fece Raffaello al detto M. Baldassarre 
perla chiesa di Pescia , dove aveva murato una 
cappella di marmo, una sepoltura ; ed alla Con- 
solazione di Roma fece tre figure di marmo di 
mezzo rilievo in una cappella . Ma datosi poi a 
una certa vita più da filosofo che da scultore , 
si ridusse , amando di vivere quietamente , a 
Orvieto , dove presa la cura della fabbrica di S. 
Maria , vi fece molti acconcimi, trattenendovisi 
molti anni ed invecchiando innanzi tempo . Cre- 
do che se Raffaello avesse preso a fare opere 
grandi , come arebbe potuto, arebbe fatto molte 
più cose e migliori che non fece nell' arte . ]\| a 
l'essere egli troppo buono e rispetto SQ f llfrfTpn ^ 
do le noie e contentandosi di quel t an ^ C |J? j- 
aveva la sorte provveduto , lasciò w^n^ J^^, 
sioni di fare opere segnalate . Diserò R a ff ae i lo 
molto praticamente , e d intese molto meglio le 
cose dell' arte , che n0 n aveva fatto Baccio suo 
padre ; e di mano così dell' uno , come dell' al- 
tro , sono alcuni disegni nel nostro libro , ma 
molto migliori sono e più graziosi e fatti con 
migliore arte quelli di Raffaello ; il quale tìegli 



VITA DI BACCIO E RAFF, DA MONTELTJPO. »63 
ornamenti d' architettura seguitò assai la ma- 
niera di Michelagnolo , come ne fanno tede i 
cammini , le porte , e le finestre che egli lece m 
detto Castello S. Angiolo , ed alcune cappelle 
fatte di suo ordine a Orvieto di bella e rara ma- 
niera . Ma tornando a Baccio , dolse assai la sua 
morte ai Lucchesi , avendolo essi conosciuto 
giusto e buono uomo e verso ognuno cortese e 
amorevole molto . Furono 1' opere di Baccio 
circa gli anni del Signore i533 .Fu suo grandis- 
simo amico e da lui imparò molte cose /accana 
da Volterra , che in Bologna ha molte cose la- 
vorato di terra cotta, delle quali alcune ne sono 
nella chiesa di S. Giuseppo . 




IL0jilJ£-2T2© IDI CIUEID) Il 



VITA 
DI LORENZO DI CREDI 

PITTORE FIORENTINO. 



M, 



entre che maestro Credi orefice ne' suoi 
tempi eccellente lavorava in Fiorenza con 
molto buon credito e nome , Andrea Sciarpello- 
ni acconciò con esso lui , acciò imparasse quel 
mestiero, Lorenzo suo figliuolo , giovanetto di 
bellissimo ingegno e d' ottimi costumi . E per- 
chè quanto il maestro era valente ed insegnava 
volentieri , tanto il discepolo apprendeva con 
studio e prestezza qualunque cosa se gli mostra- 
va, non passò molto tempo che Lorenzo divenne 
non solamente diligente e buon disegnatore, ma 
orefice tanto pulito e valente, che niun giovane 
gli fu pari in quel tempo ; e ciò con tanta lode 
di Credi , che Lorenzo da indi in poi fu sempre 
chiamato , non Lorenzo Sciarpelloni , ma di 
Credi da ognuno . Cresciuto dunque V animo a 
Lorenzo , si pose con Andrea del Verrocchio , 
che allora per un suo cosi fatto umore si era 
dato al dipignere ; e sotto lui, avendo per com- 
pagni e per amici , sebbene erano concorrenti , 
Pietro Perugino e Lionardo da_ Vinci , attese 
con ogni diligenza alla pittura : e perchè a Lo- 
renzo piaceva fuor di modo la maniera di Lio- 
nardo , la seppe così bene imitare , che niuno 
fu che nella pulitezza e nel finir T opere con di- 
ligenza P imitasse più di lui , come si può ve- 
dere in molti disegni , fatti e di stile e di penna 



l66 PARTE TERZA 

O d' acquerello , che sono nel nostro libro ; fra 
i quali sono alcuni ritratti da medaglie di terra, 
acconci sopra con panno lino incerato e con ter- 
ra liquida con tanta diligenza imitati e con tanta 
pazienza finiti , che non si può a pena credere y 
non ebe fnre . Per queste cagioni adunque fu 
tanto Lorenzo dal suo maestro amato, che quan- 
do Andrea andò a Vinezia a gettare di bronzo il 
cavallo e la statua di Bartoiommeo da Berga- 
mo , egli lasciò a Lorenzo tutto il maneggio ed 
amministrazione delle sue entrate e de' negozi , 
e parimente tutti i disegni , rilievi ? statue , e 
masserizie dell' arte.* ed all' incontro amò tanto 
Lorenzo esso Andrea suo maestro , che oltre 
ari' adoperarsi in Firenze con incredibile amore 
in tutte le cose di lui , andò anco più d' una 
volta a Venezia a vederlo , e rendergli conto 
della sua buona amministrazione : e ciò con 
tanta sodisfa zione d' Andrea , che se Lorenzo 
r avesse acconsentito , egli se 1' arebbe institui- 
to erederNè di questo buon animo fu punto in- 
grato Lorenzo 7 poich' egli, morto Andrea , an- 
dò a Vinezia e condusse il corpo di lui a Firen- 
ze , ed agli eredi poi consegnò ciò che si trovava 
in mano d' Andrea , eccetto i disegni , pitture , 
sculture, ed altre cose dell' arte . Le prime pit- 
ture di Lorenzo furono un tondo d' una nostra 
Donna , che fu mandato al re di Spagna , il di- 
segno della qual pittura ritrasse da una d' An- 
drea suo maestro ; ed un quadro molto meglio 
che 1' altro, che fu similmente da Lorenzo ri- 
tratto da uno di Lionardo da Vinci , e mandato 
anch' esso in Ispagna , ma tanto simile a quella 
di Lionardo, che non si conosceva 1' uno dall'al- 
tro . E' di mano di Lorenzo una nostra Donna 



TITA DI LORENZO DI CREDI 267 

in una tavola molto ben condotta , la qua!' è 
accanto alla chiesa grande di S. Iacopo di Pisto- 
ia , e parimente una che n' è nello spedale del 
Ceppo , che è delle migliori pitture che siano 
in quella città . Fece Lorenzo molti ritratti ; e 
quando era giovane fece quello di se stesso , che 
è oggi appresso Gio: Iacopo suo discepolo pit- 
tore in Fiorenza con molte altre cose lasciategli 
da Lorenzo , fra le quali sono il ritratto di Pie- 
tro Perugino , e quello d' Andrea del Verroc- 
chio suo maestro . Ritrasse anco Girolamo Be- 
nivieni uomo dottissimo e suo molto amico . La- 
vorò nella compagnia di S. Bastiano dietro alla 
chiesa de' Servi in Fiorenza in una tavola la no- 
stra Donna, S. Bastiano , ed altri santi ; e fece 
all'altare di S. Giuseppo in Santa Maria del Fio- 
re esso Santo . Mandò a Montepulciano una ta- 
vola che è nella chiesa di S. Agostino , dentrovi 
un Crocifisso , la nostra Donna , e S. Giovanni 
fatti con molta diligenza . Ma la migliore opera 
che Lorenzo facesse mai , e quella in cui pose 
maggiore studio e diligenza per .vincere se stes- 
so , fu quella che è in Cestello a una cappella , 
dove in una tavola è la nostra Donna, S. Giulia- 
no , e S. Niccolò ; e chi vuol conoscere che il la- 
vorare pulito a olio è necessario a volere che 
1' opere si conservino , veggia questa tavola la- 
vorata con tanta pulitezza , che non si può più . 
Dipinse Lorenzo , essendo ancor giovane, in un 
pilastro d' Orsanmicheìe un S. Bartolomei eo: 
ed alle monache di S. Chiara in Fiorenza una ta- 
vola dellanatività di Cristocon alcuni pastori ed 
angeli ; ed in questa , oltre altre cose , mise gran 
diligenza in contraffare alcune erbe tanto bene, 
che paiono naturali, Nel medesimo luogo fece iu 



268 PARTE TERZA 

un quadro una S. Maddalena in penitenza, ed in 
un altro appresso la casa di M. Ottaviano de'Me- 
dici fece un tondo d' una nostra Donna . In S. 
Friano fece una tavola; ed in S.Matteo dello spe- 
dale di Lelrao lavorò alcune figure: in S. Repa- 
rata dipinse 1' Angelo Michele in un quadro ; e 
nella compagnia dello Scalzo una tavola fatta 
con molta diligenza.Ed oltre a queste opere fece 
molti quadri di Madonne e d' altre pitture , che 
sono per Fiorenza nelle case de' cittadini . A- 
vendo dunque Lorenzo mediante queste fatiche 
messo insieme alcune somme di danari , come 
quello che piuttosto che arricchire disiderava 
quiete, si commise in S. Maria Nuova di Fioren- 
za , là dove visse ed ebbe comoda abitazione in- 
sino alla morte . Fu Lorenzo molto parziale 
della setta di fra Girolamo da Ferrara , e visse 
sempre come uomo onesto e di buona vita, usan- 
do amorevolmente cortesia dovunque se gliene 
porgeva occasione. Finalmente pervenuto al 
settantottesimo anno della sua vita si morì di 
vecchiezza , e fu seppellito in S. Piero Maggiore 
l'anno i.53o. Fu costui tanto finito e pulito 
ne' suoi lavori , che ogni altra pittura a compa- 
razione delle sue parrà sempre abbozzata e mai 
netta . Lasciò molti discepoli , e fra gli altri 
Gio: Antonio Sogliani e Tommaso di Stefano . 
Ma perchè del Sogliano si parlerà in altro luogo, 
dirò quanto a Tommaso , eh' egli imitò molto 
nella pulitezza il suo maestro , e fece in Fioren- 
za e fuori molte opere ; e nella villa d' Arcetri 
a Marco del Nero una tavola d' una natività di 
Cristo condotta molto pulitamente . Ma la prin- 
cipili professione di Tommaso fu col tempo di 
dipignere drapperie , onde lavorò i drappelloni 



VITA DI LORENZO DI CREDI 269 

meglio che alcun altro . E perchè Stefano padre 
di Tommaso era stato miniatore , ed anco aveva 
fatto qualche cosa d'architettura, Tommaso per 
imitarlo condusse , dopo la morte di esso suo 
padre, itponte a Sieve lontano a Fiorenza dieci 
miglia , che allora era per una piena rovinato ; e 
similmente quello di S. Piero a Ponte in sul fiu- 
me di Bisenzio , che è una beli' opera . li dopo 
molte fabbriche fatte per monasteri ed altri luo- 
ghi , ultimamente essendo architettore dell'arte 
della lana , fece il modello delle case nuove che 
fece fare quell'arte dietro alla Nunziata ; e fi- 
lialmente si morìjessendo già vecchio di settanta 
anni o più l'anno i5b4,e fu sepolto in S. Marco, 
dove fu onorevolmente accompagnato dall' ac- 
cademia del disegno . Ma tornando a Lorenzo , 
ei lasciò molte opere imperfette alla sua morte, 
e particolarmente un quadro d' una passibile di 
Cristo molto bello che venne nelle mani d' An- 
tonio da Ricasoli,ed una tavola diJVL Francesco 
da Castiglioni canonico di S. Maria del Fiore , 
che la mandò a Castiglioni, molto bella . Non si 
curò Lorenzo di Cara molte opere grandi , per- 
chè penava assai a condurle e vi durava fatica 
incredibile , e massimamente perchè i colori 
eh' egli adoperava erano troppo sottilmente 
macinati; oltreché purgava gli olj di noce e stil- 
la vali , e faceva in su le tavole Ile le mestichi 
de' colori in gran numero, tanto che dalla prima 
tinta chiara all'ultima oscura si conduceva a poco 
a poco con troppo e veramente soverchio ordine, 
onde n' aveva alcuna volta insula tavoletta ven- 
ticinque e trenta,e per ciascuna teneva il suo pen- 
nello appartato ; e dove e^li lavorava , non vo- 
leva che si facesse alcun oioviiaGulu che potere 



270 PARTE TERZA 

far polvere ; la quale troppo estrema diligenza 
non è forse più lodevole punto, che si sia una 
estrema negligenza , perchè in tutte le cose si 
vuole avere un certo mezzo e star lontano dagli 
estremi , che sono comunemente viziosi . 




7L©EJEKZETT< 



VITA. 
DI LORENZETTO 

SCULTORE ED ARCHITETTO FIORENTINO 

E DI BOGGAGCINO 

PITTORE CREMONESE. 



Q 



uando la fortuna ha tenuto un pezzo a basso 
con la povertà la virtù di qualche bell'ingegno» 
alcuna volta suole ravvedersi ? ed in un punto 
non aspettato procacciare a colui < he dinanzi 
gli era nimico in vari medi benefit] , per ri- 
storare in un anno i dispetti e l' incomodità di 
molti : il che si vide iri Lorenzo di Lodovico 
campanaio fiorentino , il quale si adoperò così 
nelle cose d' architettura come di scultura , e 
Ju tanto amato da Raffaello da Urbino, che non 
solo fu da lui aiutato ed adoperato in molte cose, 
ma ebbe dal medesimo per moglie una sorella 
di Giulio Romano discepolo di esso Raffaello. 
Finì Lorenzetto ( che così fu sempre chiamato ) 
nella sua giovanezza la sepoltura del cardinal© 
Foiteguerri, posta in S. Iacopo di Fisti ia , e 
stata già cominciata da Andrea del\errocchio; 
e fra V altre cose vi è di mano di Lorenzetto 
una Carità che non è se non ragionevole; e poco 
dopo fece a Giovanni Bartolini per il suo orto 
una figura ; la quale finita , andò a Roma, dove 
lavorò ne' primi anni molte cose 7 delle quali 
non accade fare altra memoria , Dopo essendo- 



Ij'ì. PARTE TERZA 

gli allogata da Agostino Ghigi , per ordino di 
Raffaello da Urbino , la sua sepoltura in S. Ma- 
ria dei Popolo , dove aveva fabbricato una cap- 
pella , Lorenzo si mise a questa opera con tutto 
quello studio , diligenza , e fatica che mai gli in 
possibile per uscirne con lode , per piacere a 
Raffaello, dal quale poteva molti favori ed aiuti 
sperare , e per esserne largamente rimunerato 
dalia liberalità d' Agostino uomo ricchissimo. 
$Jè c»tali fatiche furono se non benissimo spese, 
perchè aiutato dal giudizio di Raffaello , condus- 
se a perfezione quelle figure, cioè un Iona ignu- 
do uscito dal ventre del pesce per la resurrezio- 
ne de' morti , ed un Elia che col vaso d' acqua 
e col pane subcinerizio vive di grazia sotto il gi- 
nepro. Queste statue dunque furono da Lorenzo 
a tutto suo potere con arte e diligenza a somma 
bellezza finite; ma egli non ne consegui già quel 
premio che il bisogno della sua famiglia e tante 
fatiche meritavano, perciocché avendola morte 
chiusi gli occhi ad Agostino e quasi in un mede- 
simo tempo a Raffaello , le dette figure per la 
poca pietà degli credi d' Agostino se gli rima- 
sero in bottega , dove stettero molti anni . Pure 
oggi sono state messe in opera nella detta chiesa 
di Santa Maria del Popolo alla detta sepoltura. 
Lorenzo dunque caduto d' ogni speranza per le 
dette cagioni , si trovò per allora avere gettato 
il tempo e la fatica . Dovendosi poi eseguire il 
testamento di Raffaello , gli fu fatta lare una 
statua di marmo di quattro braccia d' una no- 
stra Donna per lo sepolcro di esso Raffaello net 
tempio di Santa Maria Ritonda , dove per ordi- 
ne mio fu restaurato quel tabernacolo . Fece il 
medesimo Lorenzo per un mercante de' Perini 



VITA DI LOREKZETTO E DI FOCCACCINO 27I 
•Ila Trinità di Roma una sepoltura con due fan- 
ciulli di mezzo rilievo ; e d' architettura fece il 
disegno di molte case , e particolarmente quello 
del palazzo di M. Bernardino Cafì'arelli, e nella 
Valle la facciata di dentro , e cosi il disegno 
delle stalle ed il giardino di sopra per Andrea 
cardinale delia Valle , dove accomodò nel par- 
amento di quel!' opera colonne , base , e capi- 
telli antichi , e spartì attorno per basamento di 
tutta queir opera pili antichi pieni di storie ; e 
più alto fece sotto certe nicchione un altro fre- 
gio di rottami di cose antiche , e di sopra nelle 
dette nicchie pose alcune statue pur antiche e 
di marmo , le quali sebbene non erano intere 
per essere quale senza testa , quale senza brac- 
cia , ed alcuna senza gambe , ed insomma cia- 
scuna con qualche cosa meno, 1' accomodò non- 
dimeno benissimo , avendo fatto rifare a buoni 
scultori tutto quello che mancava: la quale cosa 
fu cagione che altri signori hanno poi fatto il 
medesimo , e restaurato molte cose antiche, co- 
me il cardinale Cesis , Ferrara , Farnese , e per 
dirlo in una parola tutta Roma. E nel vero han- 
no molto più grazia queste anticaglie in questa 
maniera restaurate , che non hanno que'tronchi 
imperfetti , e le membra senza capo ,0 in altro 
modo difettose e manche . Ma tornando al giar- 
dino detto , fu posto sopra le nicchie la fregia- 
tura che vi si vede di storie antiche di mezzo 
rilievo bellissime e rarissime ; la quale invenzio- 
ne di Lorenzo gli giovò infinitamente , perchè 
passati gì' infortunj di papa Clemente , egli fa 
adoperato con suo molto onore ed utile . Per- 
ciocché avendo il papa veduto , quando si com- 
battè Castel Sant'Agnolo , che due cappelletti 



9 4 



274 PARTE TERZA 

di marmo che erano all'entrare del ponte ave- 
vano fatto danno, perchè standovi dentro alcuni 
soldati archibugieri , ammazzavano chiunque 
s' affacciava alle mura , e con troppo danno , 
stando essi al sicuro , levavano le difese, si risol- 
vè Sua Santità levare le dette cappelle,e ne'luo- 
ghi loro mettere sopra due hasamenti due statue 
di marmo : e cosi fatto metter su il S. Paolo di 
Paolo Promano , del quale si è in altro luogo ra- 
gionato , fu data a fare V altra , cioè un S. Pie-> 
ro , a Lorenzetto , il quale si portò assai bene , 
ma non passò già quella di Paolo B.omano ; le 
quali due statue furono poste e si veggiono oggi 
all' entrata del ponte. Venuto poi a morte papa 
Clemente , furono allogate a Baccio Bandinelli 
le sepolture di esso Clemente e quella di Leone 
X , ed a Lorenzo data la cura del lavoro di qua- 
dro che vi si aveva a fare disarmo, onde egli si 
andò in questa opera qualche tempo trattenendo* 
Finalmente quando fu creato pontefice papa 
Paolo III,essendo Lorenzo molto male condotto 
ed assai consumato , e non avendo altro che una 
casa , la quale egli stesso si aveva al Macello 
de' Corbi fabbricata, ed aggravato di cinque fi- 
gliuoli ed altre spese , si voltò la fortuna a in- 
grandirlo e ristorarlo per altra via . Perciocché 
volendo papa Paolo che si seguitasse la fabbrica 
di S. Pietro, e non essendo più vivo ne Baldas- 
sarre. Sanese ne altri di coloro che vi avevano 
atteso , Antonio da S. Gallo mise Lorenzo in 
queir opera per architetto , dove si facevano le 
mura in cottimo a tanto la canna. Laonde in pò* 
chi anni fu più conosciuto e ristorato Lorenzo 
senza affaticarsi , che non era stato in molti con 
Uùlle fatiche , avendo in quel punto avuto prò- 






VITA DI LORENZETTO E M BOCCACCINO ZjS 
pizio Dio , gli uomini , e la fortuna ; e se egli 
fusse più lungamente vivuto, avrebbe anco mol- 
to meglio ristorato que' danni cbe la violenza 
della sorte, quando bene operava, indegnamente 
gli aveva fatto. Ma condottosi all' età d' anni 
quarantasette si morì di febbre Tanno i5^i * 
Dolse infinitamente la morte di costui a molti 
amici suoi, che lo conobbero sempre amorevole 
e discreto . E perchè egli visse sempre da uomo 
dabbene e costumatamente, i deputati di S. Pie- 
tro gli diedero in un deposito onorato sepolcro^ 
e posero in quello lo infrascritto epitaffio : 

SCULPTORI LAÙRENTIO FLORENTINO. 

Roma mihi tributi lumulum , Florentia vitame 

JSemo alio vellet nasci et obire loco . 

M D X L I» 

Vix. Ann. xlvii. Men. il. ì). XV» 

Avendosi Boccaccino Cremonese > il quale ftt 
quasi ne' medesimi tempi, nella sua patria e per 
tutta Lombardia acquistato fama di raro e d'ec- 
cellente pittore , erano sommamente lodate l'o- 
pere sue, quando egli andato a Roma per vedere 
r opere di Michelagnolo tanto celebrate > non 
V ebbe sì tosto vedute , che quanto potè il più 
cercò d' avvilirle ed abbassarle > parendogli 
quasi tanto inalzare se stesso, quanto biasimava 
un uomo veramente nelle cose del disegno* anzi 
in tutte generalmente eccellentissimo * A costui 
dunque essendo allogata la cappella di S* Maria 
Traspontina , poiché V ebbe finita di dipignere 
e scoperta ^ chiarì tutti coloro „ i quali pensando 
che dovesse passare il cielo ; non lo videro puv 



2j& PARTE TERZA 

aggiugnere al palco degli ultimi solari delle ca- 
se : perciocché veggendo i pittori di Roma la 
incoronazione di nostra Donna che egli aveva 
fatto in quell' opera con alcuni fanciulli volan- 
ti , cambiarono la maraviglia in riso . E da que- 
sto si può conoscere che , quando i popoli co- 
minciano ad inalzare col grido alcuni più ec- 
cellenti nel nome che nei fatti , è difficile cosa 
potere, ancoraché a ragióne ? abbatterli con le 
parole , insino a che 1' opere stesse contrarie in 
tutto a quella credenza , non discoprono quello 
che coloro tanto celebrati sono veramente ; ed 
è questo certissimo , che il maggiore danno che 
agli altri uomini facciano gli uomini , sono le 
Iodiche si danno troppo presto agi' ingegni che 
si affaticano ne II' operare ; perchè facendo co- 
tali lodi coloro gonfiare acerbi , non gli lasciano 
andare più avanti, e coloro tanto lodati, quando 
non riescono 1' opere di quella bontà che si a- 
spettavano , accorandosi di quel biasimo , si di- 
sperano al tutto di potere mai più bene operare. 
Laonde coloro che savi sono , debbono assai più 
temere le lodi che il biasimo , perchè quelle 
adulando , ingannano , e questo scoprendo il 
vero , insegna . Partendosi adunque Boccaccino 
di Roma per sentirsi da tutte le parti trafitto e 
lacero, se ne tornò a Cremona , e quivi il meglio 
che seppe e potè , continuò di esercitar la pit- 
tura , e dipinse nel duomo sopra gli archi di 
mezzo tutte le storie della Madonna ; la quale 
opera è molto stimata in quella città . Fece an- 
co altre opere e per la città e fuori , delle quali 
non accade far menzione . Insegnò costui V arte 
ad un suo fig'iuolo chiamato Cammillo,il q-mle 
attendendo con più studio all' arte , js' ingegnò 



VITA DI LORENZETTO E DI BOCCÀCCINO 777 
di rimediare , dove aveva maneato la vanagloria 
di Boccaceino. Di mano di questo Cammilio so- 
no alcune opere in S. Gismondo , lontano da; 
Cremona un miglio , le quali dai Cremonesi so- 
no stimate la miglior pittura che abbiano. Fece 
ancora in piazza nella facciata di una casa , ed 
in Sant' Agata tutti i partimene delle volte, ed 
alcune tavole e la facciata di Sant'Antonio , «on 
altre cose che lo fecero conoscere per molto 
pratico ; e se la morte non l'avesse anzi tempo 
levato dal mondo , averebbe fatto onorarissima 
riuscita, perchè camminava per buona via; ma 
quelle opere nondimeno che ci ha lasciate , me- 
ritano che di lui si faccia memoria. Ma tornando 
a Boccaceino , senza aver mai fatto alcun mi- 
glioramento nell'arte, passò di questa vita d'an- 
ni cinquantotto . JNe' tempi di costui fu in Mi- 
lano un miniatore assai valente , chiamato Giro- 
lamo , di mano del quale si veggiono assai opere 
e quivi ed in tutta Lombardia . Fu similmente 
Milanese e quasi ne'medesimi tempi Bernardino 
del Lupino pittore dilicatissimo e molto vago , 
come si può vedere in molte opere che sono di 
sua mano in quella città , ed a Sarone , luogo 
lontano da quella dodici miglia , in uno sposa- 
lizio di nostra Donna, ed in altre storie che sono 
nella chiesa di S. Maria , fatte in fresco perfet- 
tissimamente . Lavorò anco a olio molto pulita- 
mente, e fu persona cortese ed amorevole molto 
delle cose sue ; onde se gli convengono merita- 
mente tutte quelle lodi che si devono a qualunque 
artefice che con 1' ornamento della cortesia fa 
non meno risplendere l'opere ed i costumi della 
rita,che con l'essere eccellente quelle dell'arte» 




baxid.A:S § TPJEHxrz ^z 



VITA 
DI BALDASSARRE PERUZZI 

SANESE 

PITTORE ED ARCHITETTO. 

Jl ra tutti i doni che distribuisce il cielo ai mor- 
tali , nessuno giustamente si puote o dee tener 
maggiore della virtù e quiete e pace dell' animo, 
facendoci quella per sempre immortali e questa 
beati . E però chi di queste è dotato , oltre l'ob- 
bligo che ne dee avere grandissimo a Dio , tra 
gli altri , quasi fra le tenebre un lume, si fa co- 
noscere , nella maniera che ha fatto ne' tempi 
nostri Baldassarre Peruzzi pittore ed architetto 
sanese, del quale sicuramente possiamo dire che 
la modestia e la bontà che si videro in lui russe- 
rò rami non mediocri della somma tranquillità, 
che sospirano sempre le menti di eh i ci nasce , 
e che 1' opere da lui lasciateci , siano onoratissi- 
mi frutti di quella vera virtù che fu in lui infu- 
sa dal cielo . Ma sebbene ho detto di sopra Bal- 
dassarre Sanese , perchè fu sempre per Sanese 
conosciuto , non tacerò, che siccome sette città 
combatterono fra loro Omero , volendo ciascu- 
na che egli fusse suo cittadino,cosl tre nobilissi- 
me città di Toscana , cioè Fiorenza , Volterra e 
Siena hanno tenuto ciascuna che Baldassarre sia 
suo . Ma a dirne il vero , ciascheduna ci ha par- 
te ; perciocché essendo già travagliata Fiorenza 
dalle guerre civili , Antonio Peruzzi nobile cit- 






2$o PARTE TERZA 

ladino fiorentino se n'andò per vivere più quie- 
tamente ad abitare a Volterra ; la dove avendo 
qualche tempo dimorato , Y anno m^Hq. prese 
moglie in quella città , ed in pochi anni ebbe due 
figliuoli, uno mascbio chiamato Baldassarre , ed 
una femmina che ebbe nome Virginia. Ora av- 
venne , correndo dietro la guerra a costui che 
nuli' altro cercava che pace e quiete , che Vol- 
terra indi a non molto fu saccheggiata ; perchè 
fu sforzato Antonio fuggirsi a Siena, e lì avendo 
perduto quasi tutto quello che aveva , a starsi 
assai poveramente . Intanto essendo Baldassarre 
cresciuto , praticava sempre con persone inge- 
gnose , e particolarmente con orafi e disegnato- 
ri . Perchè cominciatogli a piacere quell' arti, si 
diede del tutto al disegno ; e non molto dopo 
morto il padre, si diede alla pittura con tanto 
studio, che in brevissimo tempo fece in essa ma- 
raviglioso acquisto , imitando oltre 1' opere de* 
maestri migliori , le cose vive e naturali ; e così 
facendo qualche cosa , potè con quell' arte aiu- 
tare se stesso , la madre, e la sorella, e seguitare 
gli studj della pittura. Furono le sue prime ope- 
re ( oltre alcune cose in Siena non degne di me- 
moria) una cappelletti in Volterra appresso alla 
porta Fiorentina , nella quale condusse alcune 
figure con tanta grazia, che elle furono cagione 
che fatto amicizia con un pittore volterrano 
chiamato Piero , il quale stava il più del tempo? 
jn Roma , egli se n' andasse là con esso lui , chi 
lavorava per Alessandro VI alcune cose in pa- 
lazzo. Ma essendo morto Alessandro e non lavo- 
rando più maestro Piero in quel luogo , si misi 
Baldassarre in bottega dei padre di Maturino 
pittore non molto eccellente , che in quel témM 



VITA DI BALDASSARRE PERUZZI. 281 
di lavori ordinari aveva sempre molte cose da 
l'are . Colui dunque messo innanzi a Baldassarre 
un quadro ingessato, gli disse, senza dargli altro 
cartone o disegno , che vi Tacesse dentro una 
nostra Donna . Baldassarre preso un carbone , 
in un tratto ebbe con molta pratica disegnato 
quello che voleva dipignere nel quadro , ed ap- 
presso dato di mano ai colori , lece in pochi 
giorni un quadro tanto belio e beo finito , che 
fece stupire non solo il maestro della bottega , 
ma rnoltipittori chelo videro; i quali conosciuta 
ta virtù sua , furono cagione che gli fu dato a 
fare nella chiesa di S. Onofrio la cappella dell'ai- 
tar maggiorerà quale egli condusse a fresco con 
:nolto bella maniera e con molta grazia . Dopo 
iella chiesa di S. Rocco a Ripa fece due altre 
;appellette in fresco: perchè cominciato a essere 
n buon credito , fu condotto a Ostia , dove nel 
naschio della Rocca dipinse di chiaroscuro in al- 
cune stanze storie bellissime, e particolarmente 
ma battaglia da mano , in quella maniera che 
isavano di combattere anticamente i Romani , 
;d appresso uno squadrone di soldati che danno 
E assalto a una rocca , dove si veggiono i soldati 
;on bellissima e pronta bravura , coperti con le 
arghe, appoggiare le scale alla muraglia, e quelli 
li dentro ributtarli con fierezza terribile . Fece 
nc:> in questa storia molti istrumenti da guerra 
litichi ; e similmente diverse sorti d' armi, ed 
h una sala molte altre storie tenute quasi delle 
aigliori cose che facesse ; ben' è vero che fu 
iutato in questa opera da Cesare da Milano . 
Litornato Baldassarre dopo questi lavori in Ro- 
aa , fece amicizia strettissima con Agostino 
Uugi Sanese ? si perchè Agostino naturalmente 
Voi. Ili 2 5 



n&i PARTE TERZA 

amava tutti i virtuosi , e sì perchè Baldassarre 
si faceva Sanese ; onde potè con V aiuto di tanto 
uomo trattenersi e studiare le cose di Roma , 
massimamente d' architettura , nelle quali per 
la concorrenza di Bramante fece in poco tempo 
maraviglioso frutto ; il che gli fu poi , come si 
dirà , di onore e d' utile grandissimo . Attese 
anco alla prospettiva , e si fece in quella scienza 
tale, che in essa pochi pari a lui abbiam veduti 
a' tempi nostri operare ; il che si vede manife- 
stamente in tutte l'opere sue . Avendo intanto 
papa Giulio II fatto un corridore in palazzo , e 
vicino al tetto un' uccelliera, vi dipinse Baldas- 
sarre tutti i mesi di chiaroscuro e gli esercizj 
che si fanno per ciascun d' essi in tutto l' anno ; 
nella quale opera si veggiono infiniti casamenti, 
teatri , anfiteatri , palazzi , ed altre fabbriche 
con bella invenzione in quel luogo accomodate. 
Lavorò poi nel palazzo di S. Giorgio per il car- 
dinale Raffaello Riario vescovo d Ostia, in com- 
pagnia d' altri pittori , alcune stanze ; e fece una 
facciata dirimpetto a M. Ulisse da Fano, e simil- 
mente quella di esso M Ulisse , nella quale le 
storie che egli vi fece d'Ulisse gli diedero nome 
e fama grandissima . Ma molto più gliene diede 
il modello del palazzo d'Agostino Ghigi condotto 
con quella bella grazia che si vede, non murato, 
ma veramente nato, e l'adornò fuori di teirett* 
con istorie di sua mano molto belle . La sala si- 
milmente è fatta in partimentidi colonne, figu- 
rate in prospettiva , le quali con istrafori mo- 
strano quella essere maggiore . E quello che è 
di stupenda maraviglia , vi si vede una loggia in 
sul giardino dipinta da Baldassarre con le storie 
di Medusa , quando ella converte gli uomini in 



VITA DI BALDASSARRE PERUZZT. 283 
Sasso , che non può immaginarsi più bella ; ed 
appresso quando Perseo le taglia la testa con 
molte altre storie ne'peducci di quella volta ; e 
1' ornamento tirato in prospettiva di stucchi e 
colori contrafatti e tanto naturale e vivo , che 
anco agli artefici eccellenti pare di rilievo . E 
mi ricorda che menando io il cavaliere Tiziano, 
pittore eccellentissimo ed onorato , a vedere 
quell' opera , egli perniun modo voleva credere 
che quella fusse pittura; perchè mutato veduta, 
ne rimase maravigliato . Sono in questo luogo 
alcune cose fatte da fra Sebastian Viniziano 
della prima maniera ; e di mano del divino Raf- 
faello vi è (come si è detto) una Galatea rapita 
dagli Dii marini . Fece anco Baldassarre , passa- 
to Campo di Fiore per andare a piazza Giudea , 
una facciata bellissima di terretta con prospetti- 
ve mirabili , la quale fu fatta finire da un cubi- 
culario del papa , ed oggi è posseduta da Iacopo 
Strozzi Fiorentino . Similmente fece nella Pace 
una cappella a M. Ferrando Ponzetti , che fu 
poi cardinale , all' entrata della chiesa a man 
manca con istorie piccole del Testamento vec- 
chio e con alcune figure anco assai grandi , la 
quale opera per cosa in fresco , è lavorata con 
molta diligenza . Ma molto più mostrò, quanto 
valesse nella pittura e nella prospettiva , nel 
medesimo tempio vicino all' aitar maggiore , 
dove fece per M.Filippo da Siena cherico di ca- 
mera in una storia ? quando la nostra Donna sa- 
lendo i gradi va al tempio con molte figure de- 
gne di lode, come un gentiluomo vestito all'an- 
tica , il quale scavalcato d' un suo cavallo , por- 
ge , mentre i servidori 1' aspettano , la limosina 
a un povero tutto ignudo e meschinissimo , il 



284 PARTE TERZA 

quale si vede checon grande affetto glie là chie- 
de . Sono anco in questo luogo casamenti vari 
ed ornamenti bellissimi ; ed in questa opera si- 
milmente lavorata in fresco sono contraffatti 
ornamenti di stucco intorno intorno , che mo- 
strano essere con campanelle grandi appiccati 
al muro come fusse una tavola dipinta a olio. E 
nell'onoratissimo apparato che lece il popolo 
romano in Campidoglio, quando fu dato il ba- 
stone di santa Chiesa al duca Giuliano de' Me- 
dici , di sei storie di pittura che furono fatte da 
sei diversi eccellenti pittori , quella che fu di 
mano di Baldassarre alta sette canne e larga tre 
é mezzo , nella quale era quando Giulia Tarpea 
fa tradimento ai Romani, fu senza alcun dubbio 
di tutte l'altre giudicata la migliore . Ma quello 
che fece stupire ognuno , fu la prospettiva ov- 
vero scena d' una commedia , tanto bella , che 
non è possibile immaginarsi più ; perciocché la 
varietà e bella maniera de'casamenti , le diverse 
logge , la bizzarria delle porte e finestre , e l'al- 
tre cose che vi si videro ci' architettura furono 
tanto bene intese e di così straordinaria inven- 
zione , che non si può dirne la millesima parte . 
A M. Francesco da Norcia fece per la sua casa 
in su la piazza de' Farnesi una porta d' ordine 
dorico molto Graziosa: ed a M. Francesco Buzio 
vicino alla piazza degli Altieri una moito beila 
facciata, e nel fregio di quella mise tutti i cardi- 
nali romani che allora vivevano ritratti di na-« 
turale: e nella facciata figurò le storie di Cesare 
quando gli sono presentali i tributi da tutto il 
mondo , e sopra vi dipinse i dodici imperatori , i 
quali posano sopra certe mensole e scortano le 
vedute al di sotto in su, e sono eon grandissima 



VITA DI BALDASSARRE PERUZZI 1$5 

arte lavorati ; per la quale tutta opera meritò 
commendazione infinita. Lavorò in Banchi un 
arme di papa Leone con tre fanciulli a fresco , 
che di tenerissima carne e vivi parevano ; ed a 
Fr. Mariano Fetti frate del Piombo fece a Mon- 
tecavaiio nel giardino un S. Bernardo di terretta 
hellissimo ; ed alla compagnia di S. Caterina da 
Siena in strada Giulia , oltre una hara da portar 
morti alla sepoltura che è mirabile, molte altre 
cose tutte lodevoli . Similmente in Siena diede 
ii disegno dell'organo del Carmine , e fece alcu- 
ne altre cose in quella città , ma non di molta 
importanza. Dopo essendo condotto a Bologna 
dagli operai di S. Petronio , perchè facesse il 
modello della facciata di quei tempio , ne fece 
due piante grandi e due profili , uno alla moder- 
na ed un altro alla tedesca , che ancora si serba 
( come cosa veramente rara , per aver 7 egli in 
prospettiva di maniera squartata e tirata quella 
fabbrica, che pareva di rilievo ) nella sagrestia 
di detto S. Petronio . Nella medesima città in 
casa del conte Gio: Battista Bentivogli lece per 
la detta fabbrica più disegni che furono tanto 
belli ^ che non si possono abbastanza lodare le 
belle investigazioni da quest' uomo trovate per 
non rovinare il vecchio che era murato , e con 
beila proporzione congiugnerìcrcol nuovo. Fece 
al conte Gio: Battista sopraddetto un disegno 
d' una Natività con i Magi di chiaroscuro , nella 
quale è cosa rnaravigliosa vedere i cavalli , i car- 
riaggi, le corti dei tre re condotti con bellissima 
grazia, siccome anco sono le muraglie de'tempj 
ed alcuni casamenti intorno alla capanna ; la 
quale opera fece poi colorire ii conte daGirolamo 
Treyi'gi , che la condusse a buona perfezione . 

* <*5 



286 PARTE TERZA 

j?ece ancora il disegno ilei la porta della chiesa cìì 
S. Michele in Bosco , hellissimo monastero dei i 
monaci di Monte Oliveto fuor di Bologna ;ed il 
disegno e modello del duomo di Carpi , che fu 
molto bello, e secondo le regole di Yitruvio co» 
suo ordine fabbricato ; e nel medesimo luogo 
diede principio alla chiesa di S.Niccola, la quale 
non venne a fine in quel tempo , perchè Baldas- 
sarre fu quasi forzato tornare a Siena , a fare i 
disegni per le fortificazioni della città , che poi 
furouo secondo V ordine suo messe in opera . 
Dipoi tornato a Roma 7 e fatta la casa che è di- 
rimpetto a' Farnese , ed alcun' altre che sono 
dentro a quella città , fu dal papa Leone X m 
molte cose adoperato ; il qual pontefice volendo 
finire la fabbrica di S.Pietro cominciata da Giu- 
lio II col disegno di Bramante , e parendogli 
che fosse troppo grande edilizio e da reggersi 
poco insieme, fece Baldassarre un nuovo model- 
lo magnifico e veramente ingegnoso, e con tanto 
buon giudizio , che d' alcune parti di quello si 
sono poi serviti gli aitri architetti . E di vero 
questo artefice fu tanto diligente e di sì raro e 
bel giudizio, che le cose sue furono sempre in 
modo ordinate, che non ha mai avuto pari nelle 
cose d' architettura , per aver egli , oltre 1' altre 
cose , quella professione con bella e buona ma- 
niera di pittura accompagnato . Fece il disegna 
della sepoltura di Adriano VI > e quello che vi è 
dipinto intorno è di sua mano ; e Michela gnok» 
scultore sanese condusse la detta sepoltura di 
marmo con l' aiuto di esso Baldassarre ; e quan- 
do si recitò al detto papi Leone la Calandra 
commedia del cardinale di Bibbiena , fece Bal- 
dassarre 1' apparato e la prospettiva che non fi* 



VITA DI BALDASSARRE f»ERUZZt 287 
manco lidia , anzi più assai che quella che ave- 
va altra volta fatto , coinè si è detto di sopra ; 
ed in queste sì fatte opere meritò tanto più lode, 
quanto per un gran pezzo addietro 1' uso delle 
commedie,e conseguentemente delle scene e pro- 
spettive, era stato dismesso , facendosi in quella 
vece feste e rappresentazioni ; ed o prima o poi 
che si recitasse la detta Calandra 9 la quale fa 
delle prime commedie volgari che si vedesse o 
recitasse, basta che Baldassarre fece al tempo di 
Leone X due scene ehe furono maravigliose , ed 
apersono la via a coloro che ne hanno poi fatto 
a'tempi nostri. Ne si può immaginare, come egli 
in tanta strettezza di sito accomodasse tante 
strade , tanti palazzi, e tante bizzarrie di tempj, 
di logge , e d' andari di cornici cosi ben fatte, che 
parevano non fìnte , ma verissime , e la piazza 
non una cosa dipinta epicciola, ma vera e gran- 
dissima . Ordinò egli similmente le lumiere , i 
lumi di dentro che servono alla prospettiva , e 
tutte Y altre cose che facevano di bisogno con 
molto giudizio , essendosi, come ho detto, quasi 
perduto del tutto l'uso delle commedie,la quale 
maniera di spettacolo avanza , per mio credere, 
quando ha tutte le sue appartenenze,qualunque 
altro quanto si voglia magnifico e sontuoso. Nella 
creazione poi di papa Clemente VII l'anno i5i^ 
fece Y apparato della coronazione , e fini in S. 
Pietro la facciata della cappella maggiore di pe- 
perigni , già stata cominciata da Bramante ; e 
nella cappella , dove è la sepoltura di bronzo di 
papa Sisto , fece di pittura quegli apostoli ehe 
sono di chiaroscuro nelle nicchie dietro l'alta- 
re , e il disegno del tabernacolo del Sagra mento, 
che è molto grazioso/. Venuto poi 1' anno \5ij 



2$8 P A g T E TERSA 

nel crudelissimo sacco di Roma il povero Bal- 
dassarre fu fatto prigione degli SpagnuoH,e no«w 
solamente perde ogni suo avere , ma fu anco 
molto straziato e tormentato, perchè avendo egli 
1' aspetto grave , nobile, e grazioso , lo credeva- 
no qualche gran prelato travestito o altro uoinoi 
atto a pagare una grossissima taglia. Ma final- 
mente avendo trovato quegli empissimi bàrbari 
che egli era un dipintore , gli fece un di loro r 
stato affezionatissimo di Borbone, fare il ritratto 
di quel scelleratissimo capitano nimico di Dio e 
degli uomini , o che glie lo facesse vedere costi 
morto o in altro modo , che glie lo mostrasse: 
con disegni o con parole . Dopo ciò , essendo 
uscito Baldassarre dalle mani loro , imbarcò per 
andarsene a Porto Ercole , e di lì a Siena; ma fin 
per la strada di maniera svaligiato e spogliato 
d'ogni cosa , che se n' andò a Siena in camicia . 
Nondimeno essendo onoratamente ricevuto ei 
rivestito dagli amici , gli fu poco appresso or- 
dinato provvisione e salario dal pubblico > 
acciò attendesse alla fortificazione di quella i 
città nella cjuale dimorando ebbe due figliuoli . 
Ed oltre quello che fece per il pubblico , fec&« 
molti disegni di case a' suoi cittadini , e nella > 
chiesa del Carmine il disegno dell' ornamento] 
dell' organo che è molto bello . Intanto venutoli 
]' esercito imperiale e del papa all' assedio di 
Firenze, Sua Santità mandò Baldassarre in carni 
pò a Baccio Valori commissario , acciò si ser4 
visse dell'ingegno di lui ne' bisogni del cam- 
po e nell' espugnazione della città . Ma Baldas- 
sarre amando più la libertà dell'antica patria j 
che la grazia del papa , senza temer punto 1' in- 
dignazione di tanto pontefice, non si volle mai 



VITA DI BALDASSARRE PERUZZI. 289 
adoperare in cosa alcuna di momento ; eli che 
accortosi il papa, gli portò per un pezzo non 
piccolo odio Ma finita Ja guerra , desiderando 
(Baldassarre di ritornare a Roma , i cardinali Sal- 
riati , Trivulzi , e Cesarino , i quali tutti aveva 
In molte cose amorevolmente serviti, lo ritorna- 
rono ingrazia del papa , e ne' primi maneggi; 
onde potè liberamente ritornarsene a Roma, do- 
rè dopo non molti giornifece peri signori Orsini 
il disegno di due bellissimi palazzi che furono 
fabbricati in verso Viterbo , e d'alcuni altri edi- 
rìzj per la Puglia . Ma non intermettendo in 
questo mentre gli studi d' astrologia ne quelli 
rfella mattematica e gli altri , di che molto si 
dilettava , cominciò un libro dell' antichità di 
[Roma , ed a comentare Vitruvio , facendo i di- 
egni di mano in mano delle figure sopra gli 
critti di queir autore , di che ancor' oggi se ne 
ede una parte appresso Francesco da Siena , 
he fu suo discepolo , dove in alcune carte sono 
disegni dell' antichità e del modo di fabbricare 
Ila moderna ; Fece anco , stando in Roma, il 
disegno della casa de' Massimi, girato in forma 
ovale , con bello e nuovo modo di fabbricare ; e 
nella facciata dinanzi fece un vestibulo di colon- 
ne doriche molto artifizioso e proporzionato , 
ed un bello spartimentonel cortile e nell'accon- 
cio delle scale ; ma non potè vedere finita que- 
st' opera y sòpraggiunto dalla morte . Ma ancor r 
che tante fussero le virtù e le fatiche di questo 
nobile artefice, elle giovarono poco nondimeno 
a lui stesso, ed assai ad altri : perchè sebbene fu 
adoperato da papf , cardinali , ed altri perso- 
naggi grandi e ricchissimi , non però alcuno 
d' essi gli fece mai rilevato beneficio ; e ciò potè 



igo PARTE TERZA 

agevolmente avvenire , non tanto dalla poca li- 
beralità de' signori che per lo più meno sono li- 
berali dove più doverebbono,quanto dalla timi- 
dità e troppa modestia , anzi , per dir meglio im 
questo caso , dappocaggine di Baldassarre . E 
per dire il vero , quanto si deve essere discreto 
con i principi magnanimi e liberali , tanto biso- 
gna essere con gli avari , ingrati , e discortesi r 
importuno sempre e fastidioso ; perciocché sic- 
come con i buoni P importunità ed il chiederr 
sempre sarebbe vizio , così con gli avari eli' è' 
virtù ; e vizio sarebbe con i sì l'atti essere di- 
screto . Si trovò dunque negli ultimi anni della, 
vita sua Baldassarre vecchio , povero , e carico i 
di famiglia ; e finalmente essendo vivuto sempre 
costumatissimo , ammalato gravemente si mise* 
in letto ; il che intendendo papa Paolo III e tardi 
conoscendo il danno che riceveva nella perdita! 
di tanto uomo, gli mandò a donare per Iacomoi 
Meligbi computista di S. Pietro cento scudi ed ai 
fargli amorevolissime offerte. Ma egli aggravato! 
nel maie,o pure che così avesse a essere, o(come 
si crede ) sollecitatagli la morte con veleno dai 
qualche suo emulo che il suo luogo desiderava dell 
quale traeva scudi dugentocinquanta di provvi- 
sione, il che fu tardi dai medici conosciuto, si mori 
malissimo contento più per cagione della sua po- 
vera famiglia die di se medesimo , vedendo ini 
che mal termine egli la lasciava. Fu dai fìgliuoìii 
e dagli amici molto pianto, e nella Ritonda ap- 
presso a Raffaello da Urbino , dove fu da tutti ii 
pittori , scultori , ed architettori di Roma ono- 
revolmente pianto ed accompagnato , datogli 
onorata sepoltura con questo epitaffio : 



VITA DI BALDASSARRE PERUZZl 29 1 
Balth asari Pendio Senensi , viro et pictura 
t architectura aliisque ingeniorum artibus adeo 
^celienti , ut si priscorum occubuisset tempori- 
)ns, nostra illuni feliciti* legercnt. Vix. Ann. ir 
Mens. xi. Dies xx. 

Lucrttia et lo: Salustius optimo conjugi et 
Vanenti, non sine lachrymis Simonis , Honorii , 
Claudii , TEmiliae , ac Sidpitiae minorimi fi- 
Uorum , dolentes posuerunt . Die un Ianuarii 

^IDXXXVl. 

Fu maggiore la fama ed il nome di Baldassar- 
re essendo morto che non era stato in vita ; ed 
allora massimamente fu la sua virtù desiderata, 
che papa Paolo III si risolvè di for finire S. Pie- 
tro; perchè s' avvidero allora di quanto aiuto 
egli sarebbe stato ad Antonio da S. Gallo , per- 
chè sebbene Antonio fece quello che si vede, 
{avrebbe nondimeno (come si crede ) meglio ve- 
duto in compagnia di Baldassarre alcune dimcul- 
tà di queir opera . Rimase erede di molte cose 
di Baldassarre, Sebastiano Serbo Bolognese ; il 
quale fece il terzo libro dell' architettura ed il 
quarto dell' antichità di Roma misurate , ed in 
questi le già dette fatiche di Baldassarre furono 
iparte messe in margine , e parte furono di m ol- 
ito aiuto all'autore; i quali scritti di Baldassarre 
rimasero per la maggior parte in mano a Iacopo 
Melighino Ferrarese che fu poi latto architetto 
da papa Paolo detto nelle sue fabbriche , ed al 
detto Francesco Sanese stato suo creato e disce- 
polo , di mano del quale Francesco è in Roma 
Tarme del cardinale di Trani in Navona molto 
lodata ed alcune altre opere. E da costai avemo 
avuto il ritratto di Baldassarre e notizia di molte 
cose , che non potei sapere , quando uscì la pri- 



1C)1 PARTE TERZA 

ma volta fuori questo libro . Fu anco discepolo 
di Baldassarre Virgilio Romano , che nella sua. 
patria fece a mezzo Borgo nuovo una facciata di 
grafito con alcuni prigioni, e molte altre opere 
belle . Ebbe anco dal medesimo i primi principi 
d'architettura Autonio del Rozzo cittadino sa- 
nese ed ingegnere eccellentissimo t e seguitollo 
parimente il Riccio pittore sanese , sebbene ha' 
poi imitato assai la maniera di Gio: Antonio So* 
doma da Vercelli. Fu anco suo creato Gio: Bat- • 
tista Peloro architetto sanese , il quale attese i 
molto alle matematiche edalla cosmografia , & 
fece di sua mano bussole, quadranti e molti ferri 
e stronfienti da misurare ;e similmente le piante 
di molte fortificazioni , che sono per la maggior 
parte appresso maestro Giuliano orefice sanese 
amicissimo suo . Fece questo Gio: Battista al 
duca Cosimo de' Medici tutto di rilievo e bello i 
affatto il sito di Siena con le valli, e ciò che ha, 
intorno a un miglio e mezzo , le mura , le stra-' 
de , i forti , ed insomma del tutto un bellissimo 1 
modello . Ma perchè era costui instabile, si par-j 
ti , ancorché avesse buona provvisione , da quel 
principe ; e pensando di far meglio si condusse 
in Francia, dove avendo seguitato la corte senza; 
alcun frutto molto tempo, si morì finalmente in 
Avignone . Ma ancorché costui fosse molto pra-i 
tico e intendente architetto , non si vede però ini 
alcun luogo fabbriche fatte da lui o con suo or-j 
dine, stando egli sempre tanto poco in un luogo,! 
che non si poteva risolvere niente ; onde consum- 
ino tutto il tempo in disegni , capricci , misure 
e modelli . Ha meritato nondimeno , come pro- 
fessor delle nostre arti ? che di lui si faccia me- 
moria « 



VITA DI BALDASSARRE PERUZZr 293 
Disegnò Baldassarre eccellentemente in tutt' i 
nodi e con gran giudizio e diligenza , ma più di 
ìenna , d' acquarello , e chiaroscuro che d'altro, 
:ome si vede in molti disegni suoi che sono ap- 
*resso gli artefici , e particolarmente nel nostro 
foro in diverse carte : in una delle quali è una 
toria finta per capriccio , cioè una piazza piena 
1' archi , colossi , teatri , ohelischi , piramidi , 
;empj di diverse maniere , portici , ed altre cose 
;utte fatte all' antica , e sopra una base è Mer- 
curio , al quale correndo intorno tutte le sorti 
T alchimisti , con soffietti , mantici, bocce , ed 
litri istromenti da stillare , gli fanno un servi- 
naie per farlo andar del corpo , con non meno 
ridicola che bella invenzione e capriccio . Furo- 
no amici e molto domestici di Baldassarre , il 
[juale fu con oguuno sempre cortese , modesto , 
e gentile, Domenico Beccafumi Sanese pittore 
eccellente ed il Capanna, il quale oltre molte al- 
tre cose che dipinse in Siena , fece la facciata 
de' Turchi , ed un'altra che v'è sopra la piazza. 



Voi. Uh 26 




TL, FATTORIE 



VITA 

DI GIOVANNI FRANCESCO 
DETTO IL FATTORE 

FIORENTINO 

E DI PELLEGRINO DA MODANI 

PITTORI. 

VXiovan Francesco Perini , detto il Fattore ; 
jpttor fiorentino non fu manco obbligato alla 
fortuna, che egli si fnsse alla bontà delia sua na- 
tura ; poiché i costumi r V inclinazione alla pit- 
tura , e l'altre sue virtù furono cagione cbe 
Raffaelloda Urbino se lo prese incapa edinsieme 
con Giulio Romano se l'allevò, e tenne poi 
sempre 1' uno e V altro come figliuoli , dimo- 
strando alla sua morte , quanto conto tenesse 
d' amendue nel lasciargli eredi delle virtù sue e 
delle facultadi insieme . Gio: Francesco dunque, 
il quale cominciando da putto , quando prima 
andò in casa di Raffaello , a essere chiamato il 
Fattore , si ritenne sempre quel nome . Imitò 
ne' suoi disegni la maniera di Raffaello, e quella 
osservò del continuo , come ne possono far Me 
alcuni suoi disegni che sono nel nostro libro . E 
non è gran fatto cbe molti se ne veggiano,e tutti 
> con diligenza finiti , perchè si diiettò molto più 
di disegnare che di colorire . Furono le prime 
cose di Gio: Francesco da lui lavorate nelle log- 



S()S PARTE TERZA 

gè del papa a Roma in compagnia di Giovanni | 
da Udine , di Perino del Vaga , e d' altri eccel- 
lenti maestri : nelle quali opere si vede una bo- 
nissima grazia , e di maestro che attendesse alla 
perfezione delle cose. Fu universale, e dilettpssi 
molto di far paesi e casamenti . Colorì bene a 
olio , a fresco , ed a tempera , e ritrasse di natu- 
rale eccellentemente , e fu in ogni cosa molto 
aiutato dalla natura , intanto che senza molto 
studio intendeva bene tutte le cose delF arte ; 
onde fu di grande aiuto a Raffaello a dipignere 
gran parte de' cartoni dei panni d'arazzo della 
cappella del papa e del concistoro,e particolar- 
mente le fregiature . Lavorò anco molte altre 
cose con i cartoni ed ordine di Raffaello , come 
la volta d'Agostino Ghigi in Trastevere, e molti 
quadri, tavole,ed altre opere diverse; nelle quali 
si portò tanto bene , che meritò più V un giorno 
che l'altro da Raffaello essere amato . Fece in 
monte Giordano in Roma una facciata di chia- 
roscuro ; ed in Santa Maria di Anima alla porta 
del fianco che va alla Pace in fresco un S. Cri- 
stofano d'otto braccia che è bonissima figura,- ed 
in quest' opera è un romito in una grotta con 
una lanterna in mano , con buon disegno e gra- 
zia unitamente condotto. Venuto poi Gio: Fran- 
cesco a Firenze , fece a Lodovico Capponi a 
Montughi , luogo fuor della porta a S. Gallo, 
un tabernacolo con una nostra Donna molto lo- 
data. Intanto venuto a morte Raffaello , Giulio 
Romano e Gio: Francesco stati suoi discepoli 
stettono molto tempo insieme, e finirono di com- 
pagnia T opere che di Raffaello erano rimase 
imperfette , e particolarmente quelle che egli 
aveva cominciato nella vigna del papa , e simil- 



VITA DEL FATTORE E DI PELLEGRINO 1§T 
mente quelle della saia grande di palazzo , dovfr 
sono di mano di questi due dipinte le storie di 
Costantino con bonissime figure e condotte con 
bella pratica e maniera : ancorché le invenzioni 
e gli schizzi delle storie venissero in parte da 
Raffaello . Mentre che questi lavori si facevano, 
Perino del Vaga pittore molto eccellente tolse 
per moglie una sorella di Gio: Francesco , onde 
fecero molti lavori insieme , e seguitando .poi 
Giulio e Gio: Francesco , fecero in compagnia, 
una tavola di due pezzi , dentrovi V Assunzione 
di nostra Donna , che andò a Perugia a Monte- 
luci , e così altri lavori e quadri per diversi luo- 
ghi . Avendo poi commissione da papa Clemente 
di fare una tavola simile a quella di Raffaello 
che è a S. Pietro a Montorio,la quale si aveva a 
mandare in Francia , dove quella era prima 
stata da Raffaello destinata , la cominciarono , e 
appresso venuti a divisione , e partita la roba , i 
disegni , ed ogni altra cosa lasciata loro da Raf- 
faello, Giulio se n' andò a Mantova, dove al 
marchese lavorò infinite cose ; laddove non 
molto dopo capitando ancor Gio: Francesco o 
tiratovi dall' amicizia di Giulio oda speranza di 
dovervi lavorare , fu si poco da Giulio accarez- 
zato che se ne partì tostamente, e girata la Lom- 
bardia se ne tornò a Roma , e da Roma in su lo 
galee se n' andò a Napoli dietro al marchese del 
Vasto, portando seco la tavola finita che era im- 
posta di § .Pietro a Montorio ; ed altre cose , le 
quali fece posare in Ischia isola del marchese . 
Ma la tavola fu posta poi, dove è oggi , in Napoli 
nella chiesa di S. Spirito degP incurabili . Fer- 
matosi dunque Gio: Francesco in Napoli , eai»- 

* a6 



icfi PARTE TERZA 

fendendo a disegnare e dipignere j si tratteneva-, ' 
essetwlo da lui molto carezzato , con Tommaso . 
Campi mercante fiorentino che governava le co- 1 
se di quel Signore . Ma non vi dimorò lunga- 
mente, perchè, essendo di mala complessione , j 
ammalatosi vi si mori con incredibile dispiacere 
di qnel Sig. marchese e di chiunque lo conosce- 
va . Ebbe costui un fratello similmente dipinto- 
re chiamato Luca , il quale lavorò in Genova: 
con Perino suo cognato, ed in Lucca ed in molti 
altri luoghi d' Italia ; e finalmente se n'andò in 
Inghilterra , dove avendo alcune cose lavorate al 
re e per alcuni mercanti , si diede finalmente a 
far disegni per mandar fuori stampe di rame in- 
tagliate da' Fiamminghi ; e cosi ne mandò fuori 
molte che si conoscono , oltre alla maniera , al 
nome suo ; e fra 1' altre è sua opera una carta , 
dove alcune femmine sono in un bagno , l'origi- 
nale della quale di propria mano di Luca è nel 
nostro libro . Fu discepolo di Giovanni France- 
sco Leonardo detto il Pistoia per esser pistoiese , 
il quale lavorò alcune cose in Lucca, ed in Roma 
fece molti ritratti di naturale , ed in Napoli per 
il vescovo d' Ariano Diomede Caraffa oggi car- 
diale fece in S. Domenico una tavola della lapi- 
dazione di S. Stefano in una sua cappella ; ed in 
Monte Olivete ne fece un' altra , che fu posta 
all' aitar maggiore, e levatane poi per dar luogo 
;• un'altra di simile invenzione di mano di Gior- 
gio Vasari Aretino . Guadagnò Lionardo molti 
danari con que' signori napoletani , ma ne fece 
pei capitate , perchè se gli giocava di mano in 
mano, e finalmente si morì in Napoli, lasciando 
nome di essere stato buon coloritore , ma non 



VITA DFL FATTORE 3 DI PBTAEGRINO ag$ 
fcm ci' avere avuto molto huon disegno .- Visse 
Giovali Francesco anni quaranta, e 1 opere M* 
furono ci rea al i5>-8. 

Fu amico di Gio: Francesco e discepolo an- 
eli' ecli di Raffaello, Pellegrino da Modana , il 
quale avendosi nella pittura acquistato nome di 
hello insegno nella patria , delibero , udite le 
maraviglie : di Raffaello da Urbino , per corri- 
spondere mediante l'affaticarsi alla speranza già 
conceputa di lui , andarsene a Roma , laddove 
munto si pose con Raffael lo , che ninna cosa 
Seno mal agi* uomini virtuosi . Erano allora in 
Roma infiniti giovani che attendevano alla pit- 
tura, ed emulando Ira loro cercavano 1 uno 1 al- 
tro avanzare nel disegno per venire in grazia 
di Raffaello e guadagnarsi nome fra ì popoli : 
perchè attendendo continuamente Pellegrino 
adi studi , divenne , oltre al disegno, di prato* 
maestrevole nell' arte : e quando Leone X. lece 
dipignere le lo-ge a Raffaello, vi lavoro aneli e- 
gli in compagnia degli altri giovani , e riuscì 
tanto bene , die Raffaello si servi poi di lui in 
molte altre cose. Fece Pellegrino in Santo Eu- 
stachio di Roma entrandoli) chiesa tre ligure in 
fresco a uno altare; e nella chiesa de'Portughesi 
alla Scrofa la cappella dell' altare maggiore in 
fresco, insieme con la tavola. Dopo avendo in S. 
Jacopo della Nazione spagnuola fatta fare il car- 
dinale Alborenseuna cappella adorna di molti 
marmi,eda Iacopo Sansovinoun S.Jacopo di mar- 
mo alto quattro braccia e mezzo e molto lodato, 
Pellegrino vi. dipinse in fresco le storie della vi- 
ta di quello apostolo , facendo alle figure genti- 
lissima avia a imitazione di Raffaello suo mae- 
stro , ed avendo tanto bene accomodato tutto il 



3oo PARTE TERZA 

componimento , che quell' opera fece conoscere 
Pellegrino per uomo desto e di bello e buono 
ingegno nella pittura . Finito questo lavoro , ne 
fece molti altri in Roma e da per se ediri compa- 
gnia . Ma venuto finalmente a morte Raffaello , 
egli se ne tornò aModana,dove fece molte opere, 
ed in fra l'altre per una confraternita di Battuti 
fece in una tavola a olio S.Giovanni che battez- 
za Cristo ; e nella chiesa de' Servi in un' altra 
tavola S. Cosmo e Damiano con altre figure . 
Dopo avendo preso moglie , ebbe un figliuolo' 
che fu cagione della sua morte ; perchè venuto 
a parole con alcuni suoi compagni , giovani mo- 
danesi , n' ammazzò uno ; di che portata la nuo- 
va a Pellegrino, egli per soccorrere al figliuolo, 
acciò non andasse in mano della giustiziaci 
mise in via per trafugarlo ; ma non essendo an- 
cora molto lontano da casa , lo scontrarono i 
parenti del giovane mortoci quali andavano cer- 
cando T omicida . Costoro dunque affrontando 
Pellegrino che non ebbe tempo a fuggire , tutti 
infuriati, poiché non avevano potuto giù «nere 
il figliuolo , gli diedero tante ferite , che Fo la- 
sciarono in terra morto . Dolse molto ai Moda- 
riesi questo caso , conoscendo essi che per la 
morte di Pellegrino restavano privi d'uno spirito 
veramente peregrino e raro.Fu coetaneo di costui 
Gaudenzio Milanese pittore eccellente, pratico 
ed espedito , il quale in fresco fece in Milano 
molte opere e particolarmente a'frati della Pas- 
sione un cenacolo bellissimo , che per la mor- 
te sua rimase imperfetto . Lavorò anco a olio 
eccellentemente, e di sua mano sono assai opere 
a Vercelli ed a Veralla molto stimate . 




AOTDIRE^V IITE.X. SARTi 



■ =•- ■ ■ p 

VITA 

D' ANDREA DEL SARTO 

ECCELLENTISSIMO PITTORE FIORENTINO. 

J-Jccoci dopo le vite di molti artefici stati eccel- 
lenti, chi per colorito, chi per disegno, e chi 
per invenzione , pervenuti all' eccellentissimo 
Andrea del Sarto , nel quale uno mostrarono la 
natura e 1' arte tutto quello che può far la pit- 
tura mediante il disegno, il colorire, e l'inven- 
zione ; in tanto che se fusse stato Andrea d'animo 
alquanto più fiero ed ardito , siccome era d' in- 
gegno e giudizio profondissimo in questa arte,sa- 
Tehhe stato senza dubitazione alcuna senza pari. 
Ma una certa timidità d'animo, ed una sua certa 
natura dimessa e semplice non lasciò mai vedere 
in lui un certo vivace ardore, né quella fierezza 
che aggiunta all'altre sue parti r arebbe fatto 
essere nella pittura veramente divino; perciocché 
egli mancò per questa cagione di quegli orna- 
menti , grandezza , e copiosità di maniere, eh© 
in molti altri pittori si sono vedute. Sono nondi- 
meno le sue figure, sebbene semplici e pure, bene 
intese , senza errori , e in tutti i conti di somma 
perfezione. L'arie delle teste, così di putti come 
di femmine, sono naturali e graziose, e quelle 
de' giovani e de' vecchi con vivacità e prontezza 
mirabile, i panni belli a maraviglia, e gl'ignudi 
jnolto bene intesi; e sebbene disegnò semplice- 
mente, sono nondimeno i coloriti suoi rari e ve - 
ramente divini . Nacque Andrea l'anno 1488 in 



3o2 PARTE TERZA 

Fiorenza , di padre che esercitò sempre l'arte 
del sarto, onde egli fa sempre così chiamato da 
ognuno: e pervenuto all'età di sette anni,. levato 
dalla scuola di leggere e scrivere , fu messo 
all'arte dell' orefice; nella quale molto più vo- 
lentieri si esèrcito sempre (a ciò spinto da natura- 
le inclinazione) in disegnare, che in maneggiando 
ferri per lavorare d'argento o d'oro; onde av- 
venne che Gian Barile pittore fiorentino, ma 
grosso e plebeo , veduto il buon modo di dise- 
gnare del fanciullo , se lo tirò appresso, e fattogli 
abbandonare l'orefice, lo condusse all'arte della 
pittura, nella quale cominciandosi a esercitare 
Andrea con suo molto piacere, conobbe che la 
natura per quello esercizio l'aveva creato; onde 
cominciò in assai picciolo spazio di tempo a far 
cose con i col ori, che Gian Barile e gli altri arte- 
fici della città ne restavano maravigliati. Ma 
avendo dopo tre anni fatto bonissima pratica nel 
lavorare e studiando continuamente, s'avvide 
Gian Barile che attendendo il fanciullo a quello 
studio, egli era per fare una straordinaria riu- 
scita ; perchè parlatone con Piero di Cosimo, 
tenuto allora dei migliori pittori che f ussero 
in Fiorenza, acconciò seco Andrea; il quale, 
come desideroso d'imparare, non restava mai 
di affaticarsi ne di studiare . E la natura , che 
l'avevafatto nascere pittore, operava tanto in lui, 
che nel maneggiare i colori lo faceva con tanta 
grazia, come se avesse lavorato cinquanta anni; 
onde Piero gli pose grandissimo amore, e sen- 
tiva incredibile piacere nel P udire che quando 
aveva punto di tempo, e massimamente i giorni 
di festa , egli spendeva tutto il di insieme con 
altri giovani, disegnando alla sala del Papa, 
dov^ era il cartone di Michelagnolo e quello di 



vita d'Andrea del sarto 3o3 

Lionardo da Vinci, e che superava, ancorché 
giovanetto, tutti gli altri disegnatori, che terraz- 
zani e forestieri quasi senza fine vi concorrevano, 
in Ira i quali piacque più che quella di tutti gli 
altri ad Andrea la natura e conversazione del 
Franciabigio pittore , e parimente al Franeia 
quella d' Andrea; onde fatti amici, Andrea disse 
ai Francia che non poteva più sopportare la stra- 
nezza di Piero già vecchio , e che voleva perciò 
torre una stanza da se ; la qual cosa udendo il 
Francia che era forzato a fare il medesimo , per- 
chè Mariotto Albertinelli suo maestro aveva ab- 
bandonata l'arte della pittura, disse al suo com- 
pagno Andrea che anch' egli aveva bisogno di 
stanza , e che sarebbe con comodo dell' uno e 
dell'altro ridursi insieme. Avendo essi adunque 
tolta una stanza alla piazza del Grano , condus- 
sero molte opere di compagnia , una delle quali 
furono le cortine che cuoprono le tavole dell'ai- 
tar maggiore de' Servi , le quali furono allogate 
loro da un sagrestano strettissimo parente del 
Francia ; nelle quali tele dipinsero in quella che 
è volta verso il coro una nostra Donna Annun- 
ziata, e nell'altra che è dinanzi,un Cristo depo- 
sto di croce simile a quello che è nella tavola 
che quivi era di mano di Filippo e di Pietro 
Perugino. Solevano ragunarsi in Fiorenza in capo 
della via Larga sopra le case del Magnifico Otta- 
viano de' Medici dirimpetto all'orto di S. Marco 
gli uomini della compagnia che si dice dello Scal- 
zo, intitolata in S. Gip: Battista, la quale era stata 
murata in que'giorni da molti artefici fiorentini,! 
quali fra l'altre cose vi avevano fatto di muraglia 
un cortile di prima giunta, che posava sopra alcune 
colonne non molto grandi; onde vedendo alruai 



3o4 PARTE TERZA 

«li loro clie Andrea veniva in grado d* ottimo 
pittore, deliberarono, essendo più ricchi d'animo 
che di danari , che egli facesse intorno a detto 
chiostro, in dodici quadri di chiaroscuro , cioè 
di terretta in fresco , dodici storie della vita di 
S. Gio: Battista; per lo/che messovi mano , fece 
nella prima quando S. Giovanni battezza Cristo, 
con molta diligenza e tanto buona maniera , che 
gli acquistò credito, onore, e fama persi fatta 
maniera, che molte persone si voltarono a fargli 
fare opere, come a quello che stimavano dover 
col tempo a quello onorato fine,ehe prometteva il 
principio del suo operare straordinario,pervenire. 
«E fra 1 altre cose che egli allora fece di quella pri- 
ma maniera fece un quadro, che oggi è in casa di 
Filippo Spini, tenuto per memoria di tanto arte- 
fice in molta venerazione . Ne molto dopo in S. 
Gallo, chiesa de 'frati Eremitani Osservanti del-j 
l'ordine di S. Agostino fuor della porta a S. Gallo, 
gli fu fatto fare per una cappella una tavola d'un 
Cristo, quando in forma d'ortolano apparisce nel- 
l'ortoa Maria Maddalena, la quale opera per co- 
lori e per una certa morbidezza ed unione è dolce 
per tutto e così ben condotta, che ella fu cagione 
che non molto poi ne fece due altre nella medesima 
chiesa, come si dirà di sotto. Questa tavola f 
oggi al canto agli Alberti in S. Iacopo tra' Fossi, 
e similmente l'altre due. Dopo queste opere par- 
tendosi Andrea ed il Francia dalla piazza del Gra« 
no, presono nuove stanze vicino al convento della 
Nunziata nella Sapienza; onde avvenne che Ari« 
drea ed Iacopo Sansovino allora giovane, il quale 
nel medesimo luogo lavorava di scultura sottc 
Andrea Contueci suo maestro, feciono sì grande 
e stretta amicizia insieme, che né giorno ne notfe* 



VITA t)' ANDREA DEL SARTO 3o5 
si staccava l'uno dall'altro, e per lo più i loro 
ragionamenti erano delle diiUcultà dell'arte; on- 
de non è maraviglia se l'uno e l'altro sono poi 
stati eccellentissimi, come si dice ora d'Andrea, 
e come a suo luogo si dirà di Iacopo. Stando in 
quel tempo medesimo ne! dettocon vento de'Servi 
ed al banco delle candele un frate sagrestano, 
chiamato fra Mariano dal Canto alla Macine, egli 
sentiva molto lodare a ognuno Andrea, e dire 
che egli andava facendo maraviglioso acquisto 
nella pittura ; perchè pensò di cavarsi una voglia 
con non moltaspesa. E così tentando Andrea (che 
dolce e buono uomo era ) nelle cose dell'ono- 
re, cominciò a mostrargli sotto spezie di cari% 
di volerlo aiutare in cosa che gli recherebbe 
onore ed utile, e lo farebbe conoscere per si 
fatta maniera, che non sarebbe mai più povero. 
Aveva già molti anni innanzi nel primo cortile 
de'Servi fatto Messo BaSdovinetti nella facciata 
che fa spalle alla Nunziata, una natività di Cri- 
sto , come si è detto di sopra, e Cosimo Rosselli 
dall'altra parte aveva cominciato nel medesi- 
mo cortile una storia, dove S.Filippo autore di 
queir ordine de' Servi piglia 1' abito , la quale 
storia non aveva Cosimo condotta a fine per esse- 
re, mentre appunto la lavorava, venuto a morte. 
II frate dunque avendo volontà grande di segui- 
tare il resto, pensò di fare con suo utile che An- 
drea e il Francia, i quali erano d' amici venuti 
(Concorrenti nell'arte, gareggiassino insieme, e 
ne facessino ciascun di loro una parte ; il che , 
loltre all'essere servito benissimo, avverebbe fatto 
m spesa minore, ed a loro le faticherò, grandi .; 
laonde aperto l'animo suo ad Andrea, lo per- 
suase a pigliare quel carico , mostrandogli che 
Vot. III. 37 



3o6 PARTE TERZA 

per essere quel luogo pubblico e molto frequen* 
tato , egli sarebbe mediante cotale opera cono- 
sciuto non meno dai forestieri che dai Fiorentini, 
e che egli perciò non doveva pensare a prezzo 
nessuno,anzi né anco di esserne pregato, ma piut- 
tosto di pregare altrui ; e che quando egli a ciò 
non volesse attendere , aveva il Francia , che 
per farsi conoscere aveva offerto di farle , e del 
prezzo rimettersi in lui . Furono questi stimoli 
molto gagliardi a far che Andrea si risolvesse a 
pigliare quel carico, essendo egli massimamente 
di poco animo ; ma questo ultimo del Francia 
r indusse a risolversi affatto , e ad essere d' ac- 
cordo mediante una scritta di tutta P opera , 
perchè niun' altro v' entrasse . Cosi dunque a- 
vendolo il frate imbarcato e datogli danari , 
volle che per la prima cosa egli seguitasse la vita 
di S. Filippo , e non avesse per prezzo da lui 
altro che dieci ducati per ciascuna storia , di- 
scendo che anco quelli li dava di suo , e che ciò 
faceva più per bene e comodo di lui , che per 
Utile o bisogno del convento . Seguitando dun- 
que quell'opera con grandissima diligenza , co- 
me quello che più pensava all' onore che all' u- 
tile , fini del tutto in non molto tempo le prime 
tre storie e le scoperse , cioè in una quando S. 
Filippo già frate riveste queir ignudo , nell'altra 
quando egli sgridando alcuni giuocatori che be- 
stemmiavano Dio e si ridevano di S. Filippo , 
facendosi beffe del suo ammonirli , viene in un 
tempo una saetta dal cielo , e percosso un albe- 
ro , dove eglino stavano sotto all'ombra , ne uc- 
cide due , e mette negli altri incredibiU spaven- 
to j alcuni con le mani alla testa si gettano sba- 
lorditi innanzi , e altri si mettono gridando \u 



VITA D' ANDREA DEL SARTO 3t>? 
folca tutti spaventati , e una femmina uscita di 
se per lo tuono della saetta© per la paura, e in 
fuga tanto naturale, che pare eh' ella veramente 
viva • ed un cavallo scioltosi a tanto rumore e 
«pavento fa con i salti e con uno orribile movi- 
mento vedere , quanto le cose improvvise e che 
non si aspettano rechino timore e spavento : nel 
die tutto si conosce, quanto Andrea pensasse 
alla varietà delle cose ne' casi che avvengono , 
con avvertenze certamente belle e necessarie 
» chi esercita la pittura. Nella terza fece quan^ 
do S. Filippo cava gli spiriti da dosso a una 
femmina , con tutte quelle considerazioni che 
migliori in sì fatta azione possono immaginarsi f 
onde recarono tutte queste storie ad Andrea o- 
nore grandissimo e fama . Perchè inanimito se- 
guitò di fare due altre storie nel medesimo cor- 
tile . In una faccia è S.Filippo morto , ed i 
suoi frati intorno che lo piangono , ed oltre ciò 
un putto morto che toccando la bara , dove e £>♦ 
Filippo , risuscita ; onde vi si vede prima morto, 
e poi risuscitato e vivo con molto bella consider 
razione e naturale e propria . l\ T ell ; ultima da 
quella banda figurò i frati che mettono la veste 
di S. Filippo in capo a certi fanciulli ; ed m 
questa ritrasse Andrea della Robbia scultore in 
un vecchio vestito di rosso , che viene chinato 
e con una mazza in mano . Similmente vi ritras- 
se Luca suo figliuolo > siccome nell'altra già 
detta , dove è morto S. Filippo , ritrasse Giro- 
lamo pur figliuolo d' Andrea scultore e suo amK 
cissimo , il quale è morto non è molto in Fran- 
cia . E cosi dato fine al cortile di quella banda , 
parendogli il prezzo poco e 1' onore troppo , Si 
risolvè licenziare il rimanente dell'opera , cpia»- 



3o8 PARTE TE Tv ZA 

dunque il frate molto se ne dolesse ; ma per 
P obbligo fatto non volle disobblig&rlo , se An- 
drea non gli promise prima fare due altre storie 
a suo comodo e piacimento , e crescendogli il 
frate il prezzo ; e cosi furono d' accordo . Per 
queste opere venuto Andrea in maggior cogni- 
zione , gji furono allogati molti quadri e opere 
d' importanza , e fra l'altre dal generale de' mo- 
naci di Vallombrosa , per il monasteiio di Si 
Salvi fuor della porta alla Croce nel refettorio 
l'arco d' una volta eia facciata per farvi un ce-, 
nacolo , nella quale volta fece in quattro tondi 
quattro figure, S. Benedetto, S. Giovanni Gual- 
berto, S. Salvi vescovo, e S. Bernardo degli 
liberti di Firenze loro frate e cardinale ; e nel 
mezzo fece un tondo , dentrovi tre facce , die 
sono una medesima , per la Trinità ; e fu que- 
sta opera per cosa in fresco molto ben lavorata , 
e perciò tenuto Andrea quello cbe egli era vera-, 
mente nella pittura . Laonde per ordine di Bac« 
ciò d' Agnolo gli fu dato a fare in fresco alio 
sdrucciolo <T Orsanmichele cbe va in Mercato 
nuovo in un biscanto quella Nunziata di maniera 
minuta cbe ancor vi si vede , la quale non gli fu 
molto lodata ; e ciò potè essere , percliè Andrea, 
il quale faceva bene senza affaticarsi o sforzare 
la natura, volle , come si crede , in questa opera 
sforzarsi e farla con troppo studio . Fra i molti 
quadri che poi fece per Fiorenza, de' quali tutti 
sarei troppo lungo a volere ragionare , dirò cbe 
fra i più segnalati si può noverare quello cbe 
oggi è in camera di Baccio Barbadori,nel quale è 
una nostra Donna intera con un putto in collo e 
Sant' Anna e S. Giuseppo , lavorati di bella ma- 
niera , e tenuti carissimi da Baccio . Uno ne fece 



VITA D'ANDREA. DEL SARTO 3or) 
similmente mollo lodevole , che è oggi appresso 
Lorenzo di Domenico Borghini ; e un altro a 
Lionardo del Giocondo d' una nostra Donna, 
che al presente è posseduto da Piero suo figliuo- 
lo . A Carlo G inori ne fece due non molto gran- 
di , che poi furono comperi dal Magnifico Otta- 
viano de' Medici , de' quali oggi n' è uno nella 
sua bellissima villa di Campi, e 1' altro ha in 
camera con molte altre pitture moderne fatte da 
eccellentissimi maestri il sig. Bernardetto degno 
figliuolo di tanto padre, il quale come onora e 
stima T opere de' famosi artefici , cosi è in tutte 
1' azioni veramente magnifico e generoso signo- 
re . Aveva in questo mentre il frate de' Servi 
allogata al Franciabigio una delle storie del so- 
praddetto cortile , ma egli non aveva anco finito 
di fare la turata , quando Andrea insospettito , 
perchè gii pareva che il Francia in maneggiare 
i colori a fresco fusse di se più pratico e spedito 
maestro , fece quasi per gara i cartoni delle due 
storie per mettergli in opera nel canto fra la por- 
ta del fianco di S. Bastiano e la porta minore 
che dal cortile entra nella Nunziata . E fatto i 
cartoni , si mise a lavorare in fresco, e fece nella 
prima la natività di nostra Donna con un com- 
ponimento di figure benissimo misurate ed acco- 
modate con grazia in una camera , dove alcune 
donne , come amiche e parenti essendo venute 
a visitarla , sono intorno alla donna di parto 
vestite di quegli abiti che in quel tempo si usa- 
vano, ed alcune altre manco nobili standosi in- 
torno al fuoco lavano la puttinapur allor nata , 
mentre alcune altre fanno le fasce ed altri così 
fatti servigj ; e fra gli altri vi è un fanciullo che 
si scalda a quei fuoco molto vivace ? ed un ve«- 

* 27 



SiO PARTE TERZA 

chio che si riposa sopra un tettuccio molto na-» 
turale ; ed alcune donne similmente che portano 
da mangiare alla donna che è nel letto con modi 
veramente propri e naturalissimi ■ e tutte que- 
ste figure insieme con alcuni putti , che stando 
in aria gettano fiori , sono per l'aria, per i panni 
e per ogni altra cosa consideratissimi , e coloriti 
tanto morbidamente , che paiono di carne le fi* 
gure , e V altre cose piuttosto naturali che di- 
pinte . Neil* altra Andrea fece i tre Magi d' O- 
riente , i quali guidati dalla stella andarono ad 
adorare il fanciullino Gesù Cristo,e gli finse sca- 
valcati, quasi che fussero vicini al destinato luo- 
go,e ciò per esser solo lo spazio delle due porte 
per vano fra loro e la natività di Cristo , che di 
mano d'Àlesso Baldovinetti si vede : nella quale 
storia Andrea fece la corte di que' tre re venire 
lor dietro con carriaggi e molti arnesi e genti 
che gli accompagnano , fra i quali sono in un 
cantone ritratti di naturale tre pei'sone vestite 
d' abito fiorentino , V uno è Iacopo Sansovino 
che guarda in verso chi vede la storia , tutto in-* 
tero : 1' altro appoggiato ad esso , che ha un 
braccio in iscorto ed accenna, è Andrea maestro 
dell' opera ; ed un'altra testa in mezzo occhio 
dietro a Iacopo è 1' Aiolle musico . Vi sono oltre 
ciò alcuni putti che salgono su per le mura, per 
stare a veder passare le magni fieenze e le stra- 
vaganti bestie che menano con esso loro que'tre 
re ; la quale istoria è tutta simile all' altra già 
detta di bontà , anzi nell'una e nell'altra superò 
se stesso , nonché il Francia , che anch' egli la 
sua vi fini . In questo medesimo tempo fece una 
tavola per la badia di S. Godenzo , benefizio dei 
medesimi frati ? che fu tenuta molto ben fatta. 



VITA D'ANDREA DEL SARTO 3lf 
!£ per i frati di S. Gallo fece in una tavola la no*» 
stra Donna annunziata dall'Angelo , nella quale 
si vede un' unione di colorito molto piacevole , 
ed alcune teste d' angeli che accompagnan» 
Gabriello, con dolcezza sfumate e di bellezza 
d' arie di teste condotte perfettamente ; e sotto 
questa fece una predella Iacopo da Pontormo 9 
allora discepolo d' Andrea , il quale diede saggio 
in queir età giovenile d'aver a far poi le bell'o- 
pere che fece in Fiorenza di sua mano , prima 
che egli diventasse, si può dire , un altro, come 
si dirà nella sua vita Dopo fece Andrea un qua- 
dro di figure non molto grandi a Zanobi Girola- 
mi, nel quale era dentro una storia di Giuseppo 
figliuolo di Iacob , che fu da lui finita con una 
diligenza molto continuata ,e perciò tenuta una 
bellissima pittura . Prese non molto dopo a fare 
agli uomini della compagnia di Santa Maria 
della Neve dietro alle monache di S. Ambrogio 
in una tavolina tre figure , la nostra Donna , S. 
Gio: Battista, e S. Ambrogio; la quale opera fi- 
nita , fu col tempo posta in sul' altare di detta 
compagnia . Aveva in questo mentre preso di- 
mestichezza Andrea mediante la sua virtù con 
Giovanni Gaddi , che fu poi cherico di Camera; 
il quale perchè si dilettò sempre dell' arti del 
disegno , faceva allora lavorare del continuo 
Iacopo Sansovino ; onde piacendo a costui la 
maniera d ; Andrea , gli fece fare per se un qua- 
dro d' una nostra Donna bellissima, il quale per 
avergli Andrea fatto intorno e modelli pd altre 
fatiche ingegnose, fu stimato la più bella opera 
che insino allora Andrea avesse dipinto . Fece 
dopo questo un altro quadro di nostra Donna a 
Giovanni di Paolo merciaio,che piacque a chiiut* 



3i2 PARTE TERZA 

que il vide infinitamente ', per essere veramente 
bellissimo , e ad Andrea Santini ne fece un al- 
tro , dentrovi la nostra Donna , Cristo , S. Gio- 
vanni , e S. Giuseppo lavorati con tanta dili- 
genza j clie sempre furono stimati in Fiorenza 
pittura molto lodevole: le quali tutte opere die- 
dero sì gran nome ad Andrea nella sua città, che 
.fra molti giovani e vecchi che allora dipigneva- 
no era stimato dei più eccellenti che adoperassi- 
no colori e pennelli ; laonde si trovava non solo 
essere onorato , ma in istato ancora , sebbene si 
faceva poco affatto pagare le sue fatiche , che 
poteva in parte aiutare e sovvenire i suoi , e di- 
fendersi dai fastidj e dalle noie che hanno coloro 
che ci vivono poveramente , Ma essendosi d' una 
giovane innamorato, e poco appresso essendo 
rimasa vedova, toltala per moglie , ebbe più che 
fare il rimanente della sua vita , e molto più da 
• travagliare che per 1* addietro fatto non aveva ,* 
perciocché oltre le fatiche e fastidj che seco 
portano simili impacci comunemente, egli se ne 
prese alcuni da vantaggio , come quello che fu 
ora da gelosia ed ora da una cosa ed ora da un'al- 
tra combattuto . Ma per tornare all' opere che 
fece , le quali , come furono assai , così furono 
rarissime , egli fece dopo quelle di che si è fa- 
vellato di sopra , a un -frate di Santa Croce 
dell'ordine Minore , il qual era governatore al- 
lora delle monache di $. Francesco in via Pen- 
tolini e si dilettava molto della pittura , in una 
tavola per la chiesa di dette monache la nostra 
Donna ritta e rilevata sopra una base in otto 
facce , in su le cantonate della quale sono alcu- 
ne arpie che seggono , quasi adorando la Vergi- 
ne ,-te quale con una mano tiene in collo il fi- 



VITA D'AWDftEA DEL SARTO 3l3 
gliuoìo , che con attitudine bellissima la strign* 
con le braccia tenerissimamente, e con l'altra 
un libro serrato , guardando due putti ignudi , 
i quali mentre Y aiutano a reggere , le fanno in- 
torno ornamento . Ha questa Madonna da man 
ritta un S. Francesco molto ben fatto , nella te- 
sta del quale si conosce la bontà e semplicità , 
cbe fu veramente in quel santo uomo . Oltre ciò 
sono i piedi bellissimi , e così i panni , perchè 
Andrea con un girar di pieghe molto ricco e con 
alcune ammaccature dolci sempre contornava 
le figure in modo , cbe si vedeva l'ignudo. A. 
man destra ha un S. Giovanni Evangelista finto 
giovane ed in atto di scrivere l'Evangelio in mol- 
to bella maniera . Si vede oltre ciò in questa o- 
pera un fumo di nuvoli trasparenti sopra il ca- 
samento , e le figure cbe pare che si muovano ; 
la quale opera è tenuta oggi fra le cose d'Andrea 
di singolare e veramente rara bellezza , Fece 
anco al Nizza legnaiuolo un quadro di nostra 
Donna , che fu non men beilo stimato che l'al- 
tre opere sue . 

Deliberando poi Y arte de' mercatanti che si 
facessero alcuni carri trionfali di legname a 
guisa degli antichi Romani , perchè andassero 
la mattina di S. Giovanni a processione in cam- 
bio di certi paliotti di drappo e ceri , che le 
città e castella portano in segno di tributo, pas- 
sando dinanzi al duca e magistrati principali, di 
dieci che se ne fecero allora , ne dipinse Andrea 
.alcuni a olio e di chiaroscuro con alcune storie , 
che furono molto lodate .JE sebbene si doveva 
seguitare di farne ogni anno qualcuno per insino 
che ogni città e terra avesse il suo ( il che sa- 
rebbe stato magnificenza e pompa grandissima), 



3i4 PARTE TIRZA 

fu nondimeno dismesso il ciò fare 1* anno iSin -» 
Mentre dunque che con queste ed altre opere 
Andrea adornava la sua città , ed il suo nome 
ogni giorno maggiormente cresceva , delibera- 
rono gli uomini della compagnia dello Scalzo, 
che Andrea finisse V opera del loro cortile, eh© 
già aveva cominciato e fattovi la storia del bat- 
tesimo di Cristo ; e cosi avendo egli rimesso ma- 
no all' opera più volentieri , vi fece due storie , 
e per ornamento della porta che entra nella 
•compagnia , una Carità ed una Iustizia bellissi- 
ma . In una delle storie fece S. Giovanni che 
predica alle turbe in attitudine pronta , con 
persona adusta , e simile alla vita che faceva , e 
con un' aria di testa che mostra tutto spirito e 
considerazione . Similmente la varietà e pron- 
tezza degli ascoltatori è maravigliosa , vedendosi 
alcuni stare ammirati, e tutti attoniti nell'udire 
nuove parole ed una così rara e non mai più 
udita dottrina . Ma molto più si adoperò 1* in- 
gegno d' Andrea nel dipignere Giovanni che 
battezza in acqua una infinità di popoli , alcuni 
de' quali si spogliano , altri ricevono il battesi- 
mo , ed altri essendo spogliati , aspettano che 
finisca di battezzare quelli che sono innanzi a 
loro ; ed in tutti mostrò un vivo affetto e molto, 
ardente disiderio nell'attitudini di coloro che si 
affrettano per essere mondati dal peccato : senza 
che tutte le figure sono tanto ben lavorate in 
quel chiaroscuro , eh* elle rappresentano vive 
istorie di marmo e verissime . Non tacerò che 
mentre Andrea in queste ed in altre pitture si 
adoperava , uscirono fuori alcune stampe inta- 
gliate in rame d' Alberto Duro, e che egli se ne 
servì e ne cavò alcune figure , riducendole alla 



vita d'Andrea, del sarto 3i5 
,„aniera sua ; il che ha fatto credere ad alcuni , 
jnon che sia male servirsi delle huone cose altrui 
destramente , ma che Andrea non avesse molta 
invenzione . Venne in quel tempo disiderio a 
Baccio Bandinelli , allora disegnatore molto sti- 
mato, d'imparare a colorire a olio ; onde cono- 
scendo che niuno in Fiorenza ciò meglio sapea 
fare di esso Andrea , gli fece fare un ritratto di 
se che somigliò molto in quell'età , come si può 
anco vedere ; e cosi nel vedergli fare questa ed 
altre opere , vide il suo modo di colorire , seb- 
hen poi o per la difficili tà o per non se ne curare 
non seguitò di colorire , tornandogli più a pro- 
posito ì'a scultura . Fece Andrea un quadro ad 
Alessandro Corsini pieno di putti intorno ed una 
nostra Donna che siede in terra con un putto in 
collo , il quale quadro fu condotto con helParte 
e con un colorito molto piacevole: ed a un mer- 
eiaio , che faceva bottega in Roma ed era suo 
molto amico , fece una testa bellissima . Simil- 
mente Gio: Battista Puccini Fiorentino, piacen- 
dogli straordinariamente il modo di fare d'An- 
drea , gli fece fare un quadro di nostra Donna 
per mandare in Francia ; ma riuscitogli bellis- 
simo , se lo tenne per se , e non lo mandò altri- 
menti . Ma nondimeno facendo egli in Francia 
suoi traffichi e negozj , e perciò essendogli com- 
messo che facesse opera di mandar le pitture 
eccellenti , diede e fare ad Andrea un quadro 
d' un Cristo morto e certi angeli attorno che lo 
sostenevano, e con atti mesti e pietosi contem- 
plavano il loro Fattore in tanta miseria per i 
peccati degli uomini . Questa opera finita che 
fu, piacque di maniera universalmente, che An- 
drea pregato da molti la &ce intagliare in B.9* 



3i8 PARTE TEIlzA 

ma (Ih Agostino Vimziano ; ma non gli essendo 
riuscita molto bene , non volle mai più dare al- 
cuna cosa alla stampa . Ma tornando al quadro,! 
egli non piacque meno in Francia , dove fu 
mandato , che s' avesse fatto in Fiorenza ; in- 
tanto che il re acceso di maggior disiderio d' a- 
vere dell' opere d' Andrea , diede ordine che ne 
facesse a Icun'al tre; la quale cosa fu cagione che 
Andrea persuaso dagli amici si risolvè d' andare 
poco dopo in Francia . Ma intanto intendendo i 
Fiorentini , il che fu 1' anno i5i5 , che papa 
Leone X voleva fare grazia alia patria di farsi 
in quella vedere, ordinarono per riceverlo feste 
grandissime , ed un magnifico e sontuoso appa- 
rato con tanti archi , facciate , tempj , colossi , 
ed altre statue ed ornamenti , che in.sino allora 
non era mai stato fatto né il più sontuoso ne il 
più ricco e hello, perchè allora fioriva in quella 
città maggior copia di belli ed elevati ingegni , 
che in altri tempi fusse avvenuto giammai . 
All'entrata della porta di S. Pier Gatto lini fece 
Iacopo di Sandro un arco tutto istoriato , ed in- 
sieme con esso lui Baccio da Montelupo . A S. 
Felice in piazza ne fece un altro Giuliano del 
Tasso, ed a Santa Trinità alcune statue , e la 
meta di Romolo; ed in Mercato nuovo la colon- 
na Traiana . In piazza de' Signori fece un tem- 
pio a otto facce Antonio fratello di Giuliano da 
S. Gallo,- e Baccio Bandinelìi fece un gigante in 
su la loggia . Fra la badia ed il palazzo del Po- 
destà fecero un arco il Granacelo ed Aristotile 
di S- Gallo : ed al canto de' Bischeri ne fece un 
altro il Rosso con molto bello ordine e varietà di 
figure . Ma quello che fu più di tutto stimato , 
fu la facciata di S. Maria del .Fiore fatta di le- 



-VITA D'ANDREA DEL SARTO 3l 7 

*name,e lavorata in diverse storie di chiaroscu- 
ro dal nostro Andrea tanto bene , che più non si 
sarebbe potuto disiderare . E perchè l'architet- 
tura di questa opera fu di Iacopo Sansovino , e 
similmente alcune storie di bassorilievo , e di 
scultura molte figure tonde , fu giudicato dal 
pupa che non sarebbe potuto essere queir edilì- 
zio più bello , quando fosse stato di marmo ; e 
ciò fu invenzione di Lorenzo de' Medici padre 
di quel papa , quando viveva . Fece il medesimo 
Iacopo in sulla piazza di S. Maria Novella un ca- 
vallo simile a quello di Roma , che fu tenuto 
bello affatto . Furono anco fatti infiniti orna- 
menti alla sala del Papa nella via della Scala , e 
li metà di quella strada piena di bellissime sto- 
rie di mano di molti artefici, ma per la maggior 
parte disegnate da Baccio Bandinelli. Entrando 
dunque Leone in Fiorenza del medesimo anno 
il terzo dì di Settembre, fu giudicato questo ap- 
parato il maggiore che fusse stato fatto giammai, 
ed il più bello . Ma tornando oggi mai ad An- 
drea , essendo di nuovo ricerco di l'are un altro 
quadro per lo re di Francia , ne fini in poco 
tempo uno , nel quale fece una nostra Donna 
bellissima , che fu mandato subito , e cavatone 
dai mercanti quattro volte più che non l' aveva- 
no essi pagato. Aveva appunto allora Pier Fran- 
cesco Borgherini fatto fare a Baccio d' Agnolo 
di legnami intagliati spalliere , cassoni , sederi , 
e letto di noce molto beili per fornimento d'una 
camera, onde perchè corrispondessero le pittu- 
re all' eccellenza degli altri lavori, fece in quelli 
fare una parte delle storie da Andrea in figure 
fiorì molto grandi de' fatti di Giuseppo figliuolo 
di Iacob , a concorrenza d' alcune che n 5 aveva 
Voi. Uh 28 



3iS * A. R T E TERZA 

fatte il Granacelo e Iacopo da Pontormo , che 
sono molto belle . Andrea dunque si sforzò con 
mettere in quel lavoro diligenza e tempo straor- 
dinario di far sì , che gli riuscissero più perfet- 
te che quelle degli altri sopraddetti ; il che gii 
venne fatto benissimo , avendo egli nella varietà 
delle cose che accaggiono in quelle storte mo- 
stro, quanto egli valesse nell' arte della pittura; 
le quali storie perla bontà loro furono per l'as- 
sedio di Fiorenza volute scassare di dove erano 
confitte da Gio:Battista della Palla per mandare 
al re di Francia . Ma perchè erano confitte di 
sorte, che tutta l'opera si sarebbe guasta, resta- 
rono nel luogo medesimo con un quadro di no- 
stra Donna che è tenuto cosa rarissima . Fece 
dopo questo Andrea una testa d' un Cristo , te- 
nuta oggi dai frati de' Servi in su V altare della 
Nunziata , tanto bella , che io per me non so se 
si può immaginare da umano intelletto per una. 
testa d'un Cristo la più. bella . Erano state fatte 
in S. Gallo fuor della porta nelle cappelle della 
chiesa, oltre alle due tavole d'Andrea,molte al- 
tre , le quali non paragonano le sue,- onde aven- 
dosene ad allogare un'altra, operarono que' frati 
col padrone della cappella eh' ella si desse ad 
Andrea ; il quale cominciandola subito , fece in 
quella quattro figure ritte , che disputano della 
Trinità , cioè un S. Agostino che con aria vera- 
mente alìricana ed in abito di veseovo si muove 
con veemenzia verso un S. Pier Martire,che tie- 
ne un libro aperto in aria e atto fieramente 
terribile; la quale testa e figura è molto lodata . 
Allato a questo è un S. Francesco , che con una 
mano tiene un libro , e 1' altra ponendosi al 
petto , pare che esprima con la bocca una certa 



VITA D* ANDREA DEL SARTO 3 J$ 

Caldezza di fervore , che lo faccia quasi strug- 
gere in quel ragianamento . Evvi anco un S. 
Lorenzo che ascolta, come giovane, e pare che 
ceda all' autorità di coloro . A basso sono ginoc- 
chioni due figure, una Maddalena con bellissimi 
panni , il volto della quale è ritratto della mo- 
glie ; perciocché non faceva aria di femmine in 
nessun luogo , che da lei non la ritraesse , e se 
pur avveniva che da altre talora la togliesse,per 
1' uso del continuo vederla e per tanto averla 
disegnata , e che è più , averla nell' animo im- 
pressa, veni va che quasi tutte le teste che faceva 
di femmine la somigliavano. L'altra delle quat- 
tro figure fu un S. Bastiano , il quale , essendo 
ignudo , mostra le schiene , che non dipinte, ma 
paiono a chiunque le mira vivissime . E certa- 
mente questa , fra tante opere a olio , fu dagli 
artefici tenuta la migliore ; conciossiachè in es- 
sa si vede molta osservanza nella misura delle 
figure ed un modo molto ordinato e la proprietà 
dell' aria ne' volti ; perchè hanno le teste dei 
giovani dolcezza , crudezza quelle de' vecchi , 
ed un certo mescolato che tiene dell'une e dell'al- 
tre quelle di mezza età. Insomma questa tavola 
è in tutte le parti bellissima , e si trova oggi in 
S. Iacopo tra'Fossi al canto agli Alberti insieme 
con l'altre di mano del medesimo . Mentre che 
Andrea si andava trattenendo in Fiorenza die- 
tro a queste opere assai poveramente senza pun- 
to sollevarsi , erano stati considerati in Francia 
i due quadri che vi aveva mandati dal re Fran- 
cesco 1 , e fra molti altri stati mandati di Roma, 
di Venezia , e di Lombardia, erano stati di gran 
lunga giudicati i migliori . Lodandogli dunque 
straordinariamente quel re,gli fu detto che es- 



320 PARTE TERZA 

sere potrebbe fievolmente che Andrea sicondw- 
cesse in Francia ai servigio di Sua Maestà ;iaqual 
cosa fu carissima ai re ; onde data commessione 
di quanto si aveva da lare , e che in Fiorenza, 
gli frissero pagati danari per il viaggio , Andrea 
sì mise allegramente in cammino per Francia, 
conducer.do seco Andrea Sguazzella suo crealo. 
Arrivati poi finalmente alla corte , furono da 
quel re con molta amorevolezza e allegramente 
ricevuti ; e Andrea prima che passasse il prime 
giorno del suo arrivo , provò quanta fosse la li- 
beralità e cortesia di cruel magnanimo re , rice- 
vendo in dono danari e vestimenti ricchi ed ono- 
rati . Cominciando poco appresso a lavorare > si 
fece al re ed a tutta la corte grato di maniera , 
che essendo da tutti carezzatogli pareva che la 
sua partita l'avesse condotto da una estrema in- 
felicità a una felicità grandissima . Ritrasse fra 
le prime cose di naturale il Dalfino figliuolo del 
re nato di pochi mesi e cosi in fasce, e portatolo 
al re , n' ebbe in dono trecento scudi d'oro . Do- 
po seguitando di lavorare, fece al re una Carità 
che fu tenuta cosa rarissima , e dal re tenuta in 
pregio come cosa che lo meritava . Ordinatogli 
appresso grossa provvisione, faceva ogni opera, 
perchè volentieri stesse seco , promettendo che 
niuna cosa gli mancherebbe ; e questo perchè 
gli piaceva neìl' operare d' Andrea la prestezza 
ed il procedere di queir uomo , che si conten- 
tava d' ogni cosa ; oltre ciò sodisfacendo molto 
a tutta la corte , fece molti quadri e molte ope- 
re ; e s'egli avesse considerato donde si era par- 
tito e dove la sorte T aveva condotto , non ha 
dubbio che sarebbe salito(lasciamo stare le ric- 
chezze ) a onoratissimo grado . Ma essendogli un 



VITA »' ANDREA. DEL SARTO 321 

giorno , che lavorava per la madre del re un S* 
Girolamo in penitenza , venuto alcune lettere 
da Fiorenza , le quali gli scriveva la moglie P 
cominciò ( qualunque si fusse la cagione ) a pen- 
sare di partirsi . Chiese dunque licenza al re , 
dicendo di volere andare a Firenze , e che acco- 
modate alcune sue faccende tornerebbe a Sua 
Maestà per ogni modo , e che per starvi più ri- 
posato menerebbe seco la moglie , ed al ritorno 
suo porterebbe pitture e sculture di pregio . Il 
re fidandosi di lui gli diede perciò danari ? e An- 
drea giurò sopra il Vangelo di ritornare a lui 
fra pochi mesi . E così arrivato a Fiorenza feli- 
cemente , si godè la sua bella donna parecchi 
mesi e gli amici e la città. Finalmente passando 
il termine , in fra f l quale doveva ritornare al 
re , egli si trovò in ultimo , fra in murare e 
darsi piacere e non lavorare , aver consumati i 
suoi danari e quelli del re parimente . Ma non- 
dimeno volendo egli tornare ? potettero più in 
lui i pianti e i preghi della sua donna , che il 
proprio bisogno e la fede promessa ai re ; onde 
non essendo ( per compiacere alla donna ) tor- 
nato , il re ne prese tanto sdegno , che mai più 
con diritto occhio non volle vedere per molto 
tempo pittori fiorentini , e giurò che se mai gli 
fusse capitato Andrea alle mani , più dispiacere 
che piacere gli arebbe fatto , senza avere punto 
di riguardo alla virtù di quello. Cosi Andrea re- 
stato in Fiorenza , e da uno altissimo grado ve* 
liuto a un infimo, si tratteneva e passava tem- 
po , come poteva il meglio . Nella sua partita 
per Francia avevano gli uomini dello Scalzo , 
pensando che non dovesse mai più tornare , al- 
logato tutto il restante dell' opera del cortile ai 

* 28 



3^2 PARTE TERZA 

Franciabigio , che già vi aveva fatto due storie; 
quando vedendo Andrea tornato iti Firenze , 
fecero eh' egli rimise mano all' opera , e segui- 
tando vi fece quattro storie 1' una accanto all'al- 
tra . Nella prima è S. Giovanni preso dinanzi a 
Erode . Neil' altra è la cena e il hallo d' Elodia- 
de con figure molto accomodate ed a proposito . 
Nella terza è la decollazione di esso S.Giovanni, 
nella quale il maestro della giustizia mezzo ignu- 
do è figura molto eccellentemente disegnata , 
siccome sono anco tutte V altre . Nella quarta 
Erodiade presenta la testa , ed in questa sono 
alcune figure che si maravigliano/atte con bel- 
lissima considerazione; le quali storie sono state 
un tempo lo studio e la scuola di molti giovani, 
che oggi sono eccellenti in queste arti . Fece in 
sui canto che fuor della porta a Pinti voltava 
per andare agi' Ingesuati in un tabernacolo a 
fresco una nostra Donna a sedere con un putto 
in collo ed un S. Giovanni fanciullo che ride , 
fatto con arte grandissima e lavorato così per- 
fettamente , che è molto stimato per la bellezza 
e vivezza sua ; e la testa della nostra Donna è il 
ritratto della sua moglie di naturale; il qual ta- 
bernacolo per la incredibile bellezza di questa 
pittura , che è veramente maravigliosa , tu la- 
sciato in piedi , quando 1' anno i53o peri' asse- 
dio di Fiorenza fu rovinato il detto convento 
degi' Ingesuati ed altri molti bellissimi edifizj , 
In que'medesimi tempi facendo in Francia Err- 
tolommeo Panciaticbi il vecchio, molte faccen- 
de di mercanzia , come disideroso di lasciare 
memoria di se in Lione ; ordinò a Baccio d* A- 
gnolo che gli facesse fare da Andrea una tavola 
e glie la mandasse là , dicendo che in quella: 



VITA D'ANDREA DEL SARTO 3s3 

voleva un'Assunta di nostra Donna con gli Apo- 
stoli intorno al sepolcro . Questa opera dunque 
condusse Andrea fin presso alla fine , ma perche 
il legname di quella parecchie volte s'aperse, or 
lavorandovi or lasciandola stare , ella si rimase 
a dietro non finita del tutto alla morte sua ; e fu 
poi da Bartolommeo Panciatichi il giovane ri- 
posta nelle sue case , come opera veramente de- 
gna di lode per le bellissime figure degli Apo- 
stoli , oltre alla nostra Donna che da un coro di 
putti ritti è circondata , mentre alcuni altri la 
reggono e portano con una grazia singolarissi- 
ma ; ed a sommo della tavola è ritratto fra gli 
Apostoli Andrea tanto naturalmente , che par 
viro . E' oggi questa nella villa de' Baroncelli 
poco fuor di Fiorenza in una chiesetta stata mu- 
rata da Piero Salviati vicina alla sua villa per 
ornamento di detta tavola. Fece Andrea a som- 
mo dell' orto de y Servi in due cantoni due storie 
della vigna di Cristo, cioè quando ella si pianta, 
lega , e paleggia ; ed appresso quel padre di fa- 
miglia che chiama a lavorare coloro che si sta- 
vano oziosi, fra i quali è uno , che mentre è di- 
mandato se vuol entrare in opera , sedendosi 
gratta le mani e sta pensando se vuol andare 
fra gli altri operai , nella guisa appunto che 
certi infingardi si stanno con poca voglia di la- 
vorare . Ma molto più bella è 1' altra , dove il 
detto padre di famiglia gli la pagare,mentre essi 
mormorando si dogliono ; e fra questi uno che 
da se annovera i danari , stando intento a quello 
che gli tocca, par vivo, siccome anco pare il ca- 
staido che gli paga rie quali storie sono di chiaro- 
scuro e lavorate in fresco con destrissima prati- 
ca . Dopo queste fece nel noviziato del medesi- 



3^4 PARTE TERZA 

mo convento a sommo <T una scala una Pietà 
colorita a fresco in una nicchia , che è molto 
bella. Dipinse anco in un quadretto a ol?o un'al- 
tra Pietà , e insieme una Natività nella camera 
di quel convento , dove già stava il generale 
Angelo Aretino . Fece il medesimo a Zanobi 
Bracci, che molto disiderava avere opere di sua 
mano , in un quadro per una camera una nostra 
Donna che inginocchiata si appoggia a un mas- 
so contemplando Cristo , che posato sopra un 
viluppo di panni , la guarda sorridendo , mentre 
un S. Giovanni che vi è ritto accenna alla nostra 
Donna , quasi mostrando quello essere il vero 
figliuol di Dio . Dietro a questi è un Giuseppo 
appoggiato con la testa in su le mani posate so- 
pra uno scoglio , che pare si beatifichi 1' anima 
nel vedere la generazione umana essere diven- 
tata, per quella nascita, divina. Dovendo Giulio 
cardinale de' Medici per commessione di papa 
Leone far lavorare di stucco e di pittura la volta 
della sala grande del Poggio a Caiano, palazzo® 
villa della casa de'Medici posta fra Pistoia e Fio- 
renza, fu data la cura di quest'opera e di pagar 
i danari al Magnifico Ottaviano de' Medici, come 
a persona che non tralignando dai suoi maggiori 
s' intendeva di quel mestiere , ed era amico ed 
amorevole a tutti gli artefici delle nostre arti , 
dilettandosi più che altri d'avere adtfrne le sue 
case dell' opere dei più eccellenti . Ordinò dun- 
que , essendosi dato carico di tutta 1' opera al 
Franciabigio , eh' egli n' avesse un terzo so- 
lo , un terzo Andrea , e V altro Iacopo da Pon- 
tormo . Ne fu possibile , per molto che il Ma- 
gnifico Ottaviano sollecitasse costoro , ne per 
«lanari che offerisse e pagasse loro > far sì che 



VITA D* ANDREA DEL SARTO 3sS 

ijuelPopera si conducesse a fine. Perchè Andrea 
solamente fini con molta diligenza in una fac- 
ciata una storia , dentrovi quando a Cesare sono 
presentati i tributi di tutti gli animali ; il dise- 
gno della quale opera è nel nostro libro insieme 
con molti altri di sua mano , ed è il più finito , 
essendo di chiaroscuro, che Andrea facesse mai. 
In questa opera Andrea per superare il Francia 
e Iacopo si mise a fatiche non più usate, tirando 
in quella una magnifica prospettiva ed un ordine 
di scale molto difficile , per le quali salendo si 
perviene alla sedia di Cesare ; e queste adornò 
di statue molto ben considerate , no» gli bastan- 
do aver mostro il beli' ingegno suo nella varietà 
di quelle figure che portano addosso que' tanti 
diversi animali , come sono una figura indiana 
che bauna casacca gialla in dosso e sopra le 
«palle uba gabbia tirata in prospettiva con al- 
cuni pappagalli dentro e fuori , che sono cosa 
rarissima ; e come sono ancora alcuni che gui- 
dano capre indiane , leoni, giraffe, leonze , lupi 
cervieri , scimmie ,e mori , ed altre belle fanta- 
sie accomodate con bella maniera e lavorate in 
fresco divinissimamente. Fece anco in su quelle 
scalee a sedere un nano che tiene in una scatola 
il camaleonte tanto ben fatto , che non si può 
immaginare nella deformità della stranissima 
forma sua la più bella proporzione di quella 
che gli diede. Ma questa opera rimase , come s'è 
detto, imperfetta per la morte di papa Leone . 
E sebbene il duca Alessandro de' Medici ebbe 
disiderio che Iacopo da Pontormo la finisse , 
non ebbe forza di far sì che vi mettesse mano . E 
tiel vero ricevè torto grandissimo a restare^m- 
perfetta, essendo, per cosa di villa } la più bella 



3^6 PARTE TERZA 

sala del mondo . Ritornato in Fiorenza Andre» , 
fece in un quadro una mezza figura ignuda d' un 
$. Gio: Battista , che è molto bella , la quale gli 
in fatta fare da Gio: Maria Benintendi , che poi 
la donò al Sig. duca Cosimo. Mentre le cose suc- 
cedevano in questa maniera , ricordandosi al- 
cuna volta Andrea delle cose di Francia , sospi- 
rava di cuore , e se avesse pensato trovar perdo- 
no del fallo commesso , non ha dubbio che egli 
vi sarebbe tornato . E per tentare la fortuna , 
volle provare , se la virtù sua gli potesse a ciò 
essere giovevole . Fece adunque in un quadra 
un S. Gio: Ballista mezzo ignudo per mandarlo» 
al gran maestro di Francia , acciò si adope- 
rasse per farlo ritornare in grazia del re . Ma 
qualunque di ciò fusse la cagione , non glielo 
mandò altrimenti , ma lo vendè al Magnifico 
Ottaviano de' Medici , il quale lo stimò sempre 
assai , mentre visse: siccome fece anco due qua- 
dri di nostre Donne che gli fece d'una medesima 
maniera , i quali sono oggi neHe sue case . JNè 
dopo molto gli fece fare Zanobi Bracci per Mon- 
signore di S. Beaume un quadro , il quale con- 
dusse con ogni diligenza , sperando che potesse 
esser cagione di fargli riavere la grazia del re 
Francesco , il quale desiderava di tornare a 
servire . Fece anco un quadro a Lorenzo Iacopi 
di grandezza molto maggiore che V usato , den- 
tro vi una nostra Donna a sedere con il putto in 
braccio e due altre figure che ¥ accompagnano, 
le quali seggono sopra certe scalee , che di di- 
segno e colorito sono simili all' altre opere sue . 
Lavorò similmente un quadro di nostra Donna 
bellissimo a Giovanni d'Agostino Dini , che è 
oggi per la sua bellezza molto stimato; e £osini» 



VITA. D' ANDREA DEL SARTO 827 

t,npi ritrasse di naturale tanto bene 7 die pare 
vivissimo . Essendo poi venuto l'anno i523 in 
Fiorenza la peste , ed anco pel contado in qual- 
che luogo , Andrea per mezzo d' Antonio Bran- 
caeci, per fuggire la peste ed anco lavorare qual- 
che cosa , andò in Mugello a fare per le mona- 
che di S. Piero a Lueo dell'ordine di Camaldoli 
una tavola , là dove menò seco la moglie ed una 
figliastra , e similmente la sorella di lei ed un 
garzone . Quivi dunque standosi quietamente , 
mise mano all'opera ; e perchè quelle venerande 
donne più 1' un giorno che 1' altro facevano ca- 
rezze e cortesie alla moglie , a lui , ed a tutta la 
brigata , si pose con grandissimo amore a lavo- 
rare quella tavola , nella quale fece un Cristo 
morto pianto dalla nostra Donna, da S. Giovanni 
[Evangelista, e da una Maddalena, in ligure tanto 
vive , che pare eh' elle abbiano veramente lo 
«spirito e T anima . Nel S. Giovanni si scorge la 
tenera dilezione di quel V apostolo , e l'amore 
della Maddalena nel pianto, ed un dolore estre- 
mo nel volto ed attitudine della Madonna , la 
quale vedendo il Cristo , che pare veramente di 
rilievo in carne e morto , fa per la compassione 
stare tutto stupefatto e smarrito S. Piero e S. 
Paolo, che contemplano morto il Salvatore del 
mondo in grembo alla madre ; per le quali 
maravigiiose considerazioni si conosce quanto 
Andrea si dilettasse delle fini e perfezioni dell' 
arte ; e per dire il vero , questa tavola ha dato 
più nome a quel monasterio , che quante fab- 
briche e quante altre spese vi sono state fatte, 
aneorchè ma «nifi che e straordinarie . Finita la 
tnvola , perchè non era ancor passato il pericolo 
dell* peste diaiorò nei medesimo luogo,dove era 



328 PARTE TERZA 

benissimo veduto e carezzato, alcune settimane. 
Nel qual tempo per non si stare fece non sola- 
mente una visitazione di nostra Donna a S. Li- 
sabetta, che è in cbiesa a man ritta sopra ii Pre- 
sepio per finimento d' una tavoletta antica , ma 
ancora in una tela non molto grande una bellis- 
sima testa d' un Cristo alquanto simile a quella 
ebe è sopra l'altare delia Nunziata , ma non si 
finita ; la qual testa , ebe in vero si può annove- 
rare fra le buone cose che uscissero delle mani 
d' Andrea , è oggi nel monasterio de' monaci 
degli Angeli di Firenze appresso ii molto rev. 
P. Don Antonio da Pisa amator non solo degli 
uomini eccellenti nelle nostre arti , ma general- 
mente di tutti i virtuosi . Da questo quadrò ne 
sono stati ricavati alcuni , perchè avendolo Don 
Silvano Razzi fidato a Zanobi Poggini pittore , 
acciò uno ne ritraesse a Bartolommeo G on- 
di ebe ne lo richiese , ne furono ricavati alcuni 
altri, ebe sono in Firenze tenuti in somma vene- 
razione . In questo modo adunque passò Andrea 
senza pericolo il tempo della peste , e quelle 
donne ebbero dalla virtù di tanto uomo quell'o- 
pera , che può stare al paragone delle più eccel- 
lenti pitture che siano state fatte a' tempi no- 
stri; onde non è maraviglia se llamnzzotto capo 
di parte a Scariealasino tentò per V assedio di 
Firenze più volte d' averla per mandarla a Bo- 
logna in S. Michele in Bosco alia sua cappella . 
Tornato Andrea a Firenze , lavorò a Beccuccio 
Bicchieraio da Gambassi amicissimo suo in una 
tavola una nostra Donna in aria col figliuolo in 
collo ed a basso quattro figure, S. Gio: Battista , 
S. Maria Maddalena , S Bastiano , e S. Rocco ; 
e nella predella ritrasse & oatuTaie esso Beo 



VITA D* ANDREA DEL SARTO 829 

succio e la moglie che sono vivissimi ; la quale 
favola è oggi a Gambassi castello fra Volterra e 
Fiorenza nella Vaidelsa . A Zanobi Bracci per 
una cappella della sua villa di Rovezzano fece 
un bellissimo quadro di una nostra Donna che 
allatta un putto , ed un Giuseppo con tanta dili- 
genza , che si staccano , tanto hanno rilievo , 
dalla tavola ; il quale quadro è oggi in casa di 
M. Antonio Bracci figliuolo di detto Zanobi . 
Fece anco Andrea nel medesimo tempo e nel 
già detto cortile dello Scalzo due altre storie ; in 
ana delle quali figurò Zaccheria che sacrifica ed 
ammutolisce nelF apparirgli l'angelo , nell'altra 
è la visitazione di nostra Donna bella a maravi- 
glia . Federico II duca di Mantoa , nel passure 
per Fiorenza quando andò a fare reverenza a 
Clemente VII, vide sopra una porta in casa Me- 
dici quel ritratto di papa Leone in mezzo al car- 
dinale Giulio de' Medici e al cardinale de' Rossi 
che già fece 1' eccellentissimo Raffaello da Ur- 
bino ; perchè piacendogli straordinariamente, 
pensò come quello che si dilettava di cosi fatte 
pitture eccellenti farlo suo : e così quando gli 
parve tempo, essendo in Romano chiese in dono 
a papa Clemente , che glie ne fece grazia corte- 
semente ; onde fu ordinato in Fiorenza a Otta- 
viano de'Medici , sotto la cui cura e governo 
erano Ippolito ed Alessandro , che incassatolo , 
lo facesse portare a Mantoa . La qual cosa di- 
spiacendo molto al MagnificoOttavicinOjchenon 
arebbe voluto privar Fiorenza d'una sì fatta 
pittura , si maravigliò che il papa l'avesse corsa 
così a un tratto.pure rispose che non manchereb- 
be di servire ^ il duca,mache essendo l'ornamento 
cattivo ne faceva fare un jittovo , il quale coni© 
Foz.JJl ^ 72 



33o PARTE TERZA 

fusse messo d' oro , manderebbe sicurissima- 
mente il quadro a Mantoa . E ciò fatto M. Ot- 
taviano per salvare , come si dice , la capra e i 
cavoli , mandò segretamente per Andrea e gli 
disse come il fatto stava , e che a ciò non era al- 
tro rimedio che contraffare quello con ogni dili- 
genza , e mandandone un simile al dùca , rite- 
nere, ma nascosamente, quello di mano di Raf- 
faello. Avendo dunque promesso Andrea di fare 
quanto sapeva e poteva , fatto fare un quadro 
simile di grandezza ed in tutte le parti, lo lavorò 
in casa di M. Ottaviano segretamente, e vi si af- 
faticò di maniera , che esso M. Ottaviano inten- 
dentissimo delle cose dell' arti , quando fu finU 
to , non conosceva !* uno dall' altro , ne il pro- 
prio e vero dal simile , avendo massimamente 
Andrea contraffatto insino alle macchie del su- 
cido come era il vero appunto . E così nascosto 
che ebbero quello di Ratfaello,mandarono quel- 
lo di mano d Andrea in un ornamento simile a 
Mantoa ; di che il duca restò sodisfattissimo ? 
avendoglielo massimamente lodato , senza es- 
sersi avveduto della cosa , Giulio Romano pitto- 
re e discepolo di Raffaello : il qual Giulio si sa- 
rebbe stato sempre in quella opinione e Farebbe 
creduto di mano di Raffaello ; ma capitando a 
Mantoa Giorgio Vasari , il quale , essendo fan- 
ciullo e creatura di M. Ottaviano aveva veduto 
Andrea lavorare quel quadro , scoperse la cosa ; 
perchè facendo il detto Giulio molte carezze al 
Vasari e mostrandogli dopo molte anticaglie e 
pitture quel quadro di Raffaello , come la mi- 
glior cosa che vi fusse , disse Giorgio : Y opera è 
bellissima, ma non è altrimenti di mano di Raf- 
faello . Come no ? disse Giulio , non lo so io 7 



; vita d'Andrea del sarto 33t 
che riconosco i colpi che vi lavorai su? Voi ve 
gli siete dimenticati, soggiunse Giorgio, perchè 
questo è di mano d' Andrea del Sarto , e perse- 
guo eli ciò, eccovi un segno ( e glielo mostrò ) 
che fu (atto in Fiorenza perchè quando erano 
insieme si scambiavano . Ciò udito, fece rivoltar 
Giulio il quadro , e visto il contrassegno , si 
strinse nelle spalle dicendo queste parole : Io 
non lo stimo mt no che s' egli fusse di mano di 
Raffaello , anzi molto più , perchè è cosa fuor 
di natura che un uomo eccellente imiti sì hene 
la maniera d' un altro , e la faccia cosi simile . 
Basta , che si conosce che così valse la virtù 
d' Andrea accompagnata , come sola . E così iu 
col giudizio e consiglio di M. Ottaviano sodi- 
sfatto al duca, e non privata Fiorenza d'una sJL 
degna opera ; la quale essendogli poi donata dal 
duca Alessandro , tenne molti anni appresso di 
se ; e finalmente ne fece dono al duca Cosimo 
che r ha in guardaroba con molte altre pitture 
famose . Mentre che Andrea faceva questo ri- 
tratto, fece anco per il detto M. Ottaviano in un 
"quadro solo la testa di Giulio cardinale de' Me- 
dici ,che fu poi papa Clemente, simile a quella 
di Raffaello che fu molto bella ; la qual testa fu 
poi donata da esso M. Ottaviano al vescovo vec- 
chio de' Marzi . Non molto dopo disiderando M* 
Baldo Magi ni da Prato fare alia Madonna della 
Carcere nella sua terra una tavola di pittura 
bellissima , dove aveva fatto fare prima un or- 
namento di marmo molto onorato , gli fu fra 
molti altri pittori messo innanzi Andrea ; onde 
avendo M. Baldo , ancorché di ciò non s' intera 
desse molto , più inchinato 1' animo a lui che a 
uiuu' altro , gli aveva quasi dato intenzione di 



33l PARTE TERZA 

volere che egli e non altri la facesse; quando na 
Niccolò Soggi Sansovino , che aveva qualche 
amicizia in Prato , fu messo innanzi a M. Baldo 
per quest' opera, e di maniera aiutato, dicendo 
che non si poteva avere miglior maestro di lui , 
che gli fu allogata queir opera . Intanto man- 
dando per Andrea chi V aiutava , egli con Do- 
menico Puligo ed altri pittori amici suoi , pen- 
sando al fermo che il lavoro fusse suo, se n'andò 
a Prato . Ma giunto, trovò che Niccolò non solo 
aveva rivolto l'animo di M. Baldo , ma anco era 
tanto ardito e sfacciato , che in presenza di M. 
Baldo disse ad Andrea che giocherebbe seco ogni 
somma di danari a far qualche cosa di pittura , 
e chi facesse meglio tirasse . Andrea, che sapea 
quanto Niccolò valesse , rispose , ancorché per 
ordinario fusse di poco animo ; Io ho qui meco 
questo mio garzone che non è stato molto all'ar- 
te , se tu vuoi giocar seco , io metterò i danari 
per lui,ma meco non voglio che tu ciò faccia per 
niente ; perciocché se io ti vincessi non mi sa- 
rebbe onore , e se io perdessi , mi sarebbe gran- 
dissima vergogna. E detto a M. Baldo che desse 
l'opera a Niccolò, perchè egli la farebbe di ma- 
niera che ella piacerebbe a chi andasse al mer. 
cato , se ne tornò a Fiorenza , dove gli fu allo- 
gata una tavola per Pisa, divisa in cinque qua- 
dri, che poi fu posta alla Madonna di S. Agnesa 
lungo le mura di quella città fra la cittadella 
vecchia ed il duomo. Facendo dunque in ciascun 
quadro una figura , fece S. Gio: Battista e S. 
Piero che mettono in mezzo quella Madonna 
elie fa miracoli . Negli altri è S. Caterina Mar- 
tire, S. Agnesa , e S. Margherita ; figure ciascu- 
na per se , che fanno maravigliare per la loro 



VITA D f ANDREA DEL SARTO 33$ 

bellezza chiunque le guarda , e sono tenute le 
più leggiadre e belle femmine che egli facesse 
mai . Aveva M. Iacomo frate de' Servi ne n'as- 
solvere e permutar un voto d' una donna ordi- 
natole eh' ella facesse fare sopra la porta del 
fianco nella Nunziata che va nel chiostro dalli» 
parte di fuori una figura d' una nostra Donna * 
perchè trovato Andrea , gli disse che aveva a 
fare spendere questi danari , e che sebbene non 
erano molti , gli pareva ben fatto , avendogli 
tanto nome acquistato le altre opere fatte in 
quel luogo, che egli e non altri facesse anco 
questa . Andrea , che era anzi dolce uomo che 
altrimenti, spinto dalle persuasioni di quel pa- 
dre , dall' utile , e dal disiderio della gloria, ri- 
spose che la farebbe volentieri ; e poco apprea- 
so messovi mano, fece in fresco una nostra Don- 
na che siede bellissima con il figliuolo in collo e 
un S. Giuseppa , che appoggiato a un sacco 
tien gli occhi fissi a un libro aperto; e fu sì fatta 
quest' opera, che per disegno, grazia e bontà di 
colorito , e per vivezza e rilievo mostrò egli 
avere di gran lunga Superati ed avanzati tutti i 
pittori che avevano insino a quel tempo lavora- 
to. Ed in ver© è questa pittura così fatta , eh© 
apertamente da se stessa, senza che altri la Iodi f 
si fa conoscere per stupenda e rarissima . 

Mancava al cortile dello Scalzo solamente 
&na storia a restare finito del tutto; per il che 
Andrea , che aveva ringrandito la maniera per 
aver visto le figure che Mkheiagnolo aveva co- 
minciate e parte finite per la sagrestia di S. Lo- 
renzo, mise mano a fare quest'ultima storia, ed 
in essa dando V ultimo saggio del suo mi^liora- 
eieuto. fece U nascer di S. Oio. Battista intìgure 

J 29 



334 PARTI TERZA 

bellissime e molto migliori e di maggior rilievi 
che 1' altre da lui state fatte per 1' addietro nel 
medesimo luogo* Soiio bellissime in questa opera, 
fra l'altre, una femmina che porta il putto nato 
al letto , dove è Santa Lisabetta , che anch' ella 
è bellissima figura; e Zaccheria che scrive sopra 
una carta , la quale ha posata sopra un ginoc- 
chio , tenendola con una mano, e' con 1 altra 
scrivendo il nome del figliuolo tanto vivamen- 
te , che non gli manca altro che il fiato stes- 
so: è bellissima similmente una vecchia che siede 
in sa una predella,ridendosi del parto di quell'al- 
tra vecchia, e mostra nell'attitudine e nell'affeti» 
quei tanto che in simile cosa farebbe la natura. 
Finita quell'opera, che certamente è dignissi- 
ma di ogni lode, fece per il generale di Vallom- 
hrosa in una tavola quattro bellissime figure, 
S. Gio: Battista , S. Giovan Gualberto institu- 
tor di queir ordine, S. Michelagnolo, e S. Ber- 
nardo cardinale e loro monaco $ e nel mezzo 
alcuni putti che non possono esser ne più vivaci 
uè più beili . Questa tavola e a Vallomhrosa 
sopra l' altezza d' un sasso , dove stanno certi 
monaci separati dagli altri in alcune stanze dette 
le Celle , quasi menando vita da romiti. Dopo 
questa gli fece fare Giuliano Scala per mandare 
a Serrazzana in una tavola una nostra Donna a 
sedere col figlio in collo e due mezze figure dalle 
ginocchia in su, S. Celso e Santa Giulia, S.Ono- 
frio , S. Caterina , S. Benedetto , S. Antonio da 
Padoa, S.Piero e S. Marco; la quale tavola fu tenu- 
ta simile all'altre cose d'Andrea; ed al detto Giu- 
liano Scala rimase per un resto, che coloro gli 
dovevano di danari pagati per loro , un mevzo 
fondo, dentro al quale è una Nunziata che an- 



VITA D J ANDREA DEL SA&TÓ. 335 
dava sopra per finimento della tavola, il quale è 
nella chiesa de' Servì a una sua cappella intorno 
«1 coro nella tribuna maggiore . Erano stati 1 
monaci di S. Salvi molti anni senza pensare che 
si mettesse mano al loro cenacolo , che avevano 
dato a fare ad Andrea, allora che fece l'arco 
con le quattro figure, quando un abate galantuo- 
mo e di giudizio deliberò che egli finisse quell'o- 
pera ; onde Andrea , che già si era a ciò altra 
volta obbligato, non fece alcuna resistenza, anzi 
messovi mano in non molti mesi, lavorandone 
a suo piacere un pezzo per volta, lo fini, e di ma- 
nieratile quest'opera fu tenuta ed è certamente 
la più facile , la più vivace di colorito e di dise- 
gno che facesse giammai, anzi che fare si possa; 
avendo oltre all'altre cose dato grandezza, mae- 
stà , e grazia infinita a tutte quelle figure ; in 
tanto che io non so che mi dire di questo cena-* 
colo, che non sia poco, essendo tale, che chiun- 
que lo vede resta stupefatto. Onde non è mara- 
viglia se la sua bontà fu cagione che nelle rovint* 
dell'assedio di Firenze l'anno i5^g egli fusse 
lasciato stare in piedi r allora che i soldati e 
guastatori per comandamento di chi reggeva 
rovinarono tutti i borghi fuori della città , i 
monasteri , spedali r e tutti gli altri edifizj. Co- 
storo , dico, avendo rovinato la chiesa e il cam- 
panile di S* Salvi e cominciando a mandar giù 
parte del convento , giunti che furono al refet- 
torio , dove è questo cenacolo» , vedendo chi li 
guidava , e forse avendone udito ragionare , sì 
maravigliosa pittura, abbondonando l' impresa 
non lasciò rovinar altro di quel luogo , ser- 
bandosi a ciò fare , quando non avessono po- 
tuto fare altro. Dopo few Andrea alla c#m- 



336 PARTE TER!? A 

pagoia di S. Iacopo , detta il Nicchio , in un 
segno da portare a processione un S. Iacopo che 
fa earezze, toccandolo sotto il mento, a un putto 
vestito da Battuto, ed un altro putto che ha un 
libro in mano fatto con bella grazia e naturale. 
Ritrasse di naturale un commesso de'monaci di 
"Vallombrosa, che per bisogni del suo monasterio 
si stava sempre in villa , e fu messo sotto un 
pergolato , dove aveva fatto suoi acconcimi e 
pergole con varie fantasie, e dove percoteva 
assai l'acqua ed il vento, siccome volle quel com- 
messo amico d' Andrea. E perchè finita T opera 
avanzò de' colori e della calcina , Andrea preso 
in tegolo , chiamò la Lucrezia sua donna , e le. 
disse :-Vien qua : poiché ci sono avanzati questi 
colori , io ti voglio ritrarre, acciò si veggia in 
questa tua età , come ti sei ben conservata , e 
si conosca nondimeno quanto hai mutato effigie, 
e sia per esser questo diverso dai primi ritratti. 
Ma non volendo la donna, che forse aveva altra 
fantasia , star ferma , Andrea quasi indovinando 
esser vicino al suo fine , tolta una spera, ritrasse 
gè medesimo in quel tegolo tanto bene, che par 
vivo e naturalissimo . Il qual ritratto è appresso 
alla detta M. Lucrezia sua donna che ancor vive. 
Ritrasse similmente un canonico pisano suo ami- 
cissimo , ed il ritratto , che è naturale e molto 
frello, è anco in Pisa. Cominciò poi per la signo- 
ria i cartoni che si avevano a colorire per far le 
spalliere della ringhiera di piazza con molte 
Jieile fantasie sopra i quartieri $eì\a città , con 
le bandiere delle capitudini tenute da certi putti 
éon ornamenti ancora dei simulacri di tutte le 
virtù , e parimente i monti e fiumi più famosi 
4el dominio di Fiorenza . J$a quest' opera cosi 



VITA D'ANDREA DEL SARTO 33y 
cominciata rimase imperfetta per ia morte d Ari*-- 
drea, come rimase anco, ma poco meno che 
finita, una tavola che fece per i monaci di Val* 
lombrosa alla loro badia di Poppi in Casentino* 
'liella quale tnvola fece una nostra Donna Assunta 
con molti putti intorno, S. Giovanni Gualberto* 
S. Bernardo Cardinale loro monaco , come s' è 
detto, Santa Caterina e S. Fedele ; la quale ta- 
vola così imperfetta è oggi in detta badia di 
Poppi. Il simile avvenne d'una tavola non molto 
grande , che finita doveva andar a Pisa . Lasciò 
bene finito del tutto un molto bel quadro, che oggi 
è in casa di Filippo Salviati, e alcuni altri. Quasi 
ne' medesimi tempi Gio: Battista della Palla a- 
vendo compere quante sculture e pitture nota- 
bili aveva potuto , facendo ritrarre quelle che 
non poteva avere, aveva spogliato Fiorenza d'una 
infinità di cose elette senza alcun rispetto , pefc 
ordinare al re di Francia un appartamento d;i 
I stanze , che fusse il più ricco di così fatti orna- 
menti che ritrovare si potesse . Costui dunque 
desiderando che Andrea tornasse in grazia ed 
al servigio del re, gli fece fare due quadri ; in 
uno Andrea dipinse Abramo in atto di volere 
sacrificare il figliuolo, e ciò con tanta dili- 
| genza , che fu giudicato che insino allora non 
non avesse mai fatto meglio . Si vedeva nella 
figura del vecchio espressa divinamente quella 
viva fede e costanza , che senza punto spaven- 
ì tarlo lo faceva di bonissìma voglia pronto a uc- 
j cidere il proprio figliuolo . Si vedeva anco il 
medesimo volgere la testa verso un bellissimo 
| putto , il quale parea gli dicesse che fermasse il 
colpo . Non dirò quali fussero T attitudini f 
1* abito , i calzari, ed altre cose di quel vecchio- 



338 PARTE TERZA 

Eerchè non è possibile dirne a bastanza ; dirò 
ene che si vedeva il bellissimo e tenero putto 
Isaac tutto nudo tremare per timore della mor- 
te e quasi morto senza esser ferito. Il medesimo 
aveva , non clie altro , il collo tinto dal calor 
del sole , e candidissime quelle parti che nel 
viaggio di tre giorni avevano ricoperto i panni . 
Similmente il montone fra le spine pareva vivo, 
ed i panni d'Isaac in terra piuttosto veri e natu- 
rali che dipinti . Vi erano oltre ciò certi servi 
ignudi che guardavano un asino che pasceva , e 
un paese tanto ben fatto, che quel proprio , do- 
ve fu il fatto , non poteva esser più bello ne al- 
trimenti. La qual pittura avendo dopo la morte 
d' Andrea e la cattura di Battista compera Fi- 
lippo Strozzi , ne fece dono al Sig. Alfonso Da- 
valos Marchese del Vasto, il quale la fece por- 
tare nell'isola d' Ischia vicina a Napoli, e porre 
in alcune stanze in compagnia d'altre dignissime 
pitture . Nell'altro quadro fece una Carità bel- 
lissima con tre putii, e questo comperò poi dalla 
donna d' Andrea , essendo egli morto, Domenico ! 
Conti pittore , che poi lo vendè a Niccolò Ante- 
nori che lo tiene come cosa rara che eli' è vera- 
mente. Venne in questo mentre desiderio alj 
Magnifico Ottaviano de'Medici,vedendo quanto 
Andrea aveva in quest' ultimo migliorata la ma-? 
niera , d' avere un quadro di sua mano ; ondo 
Andrea che desiderava servirlo per esser molto 
obbligato a quel Signore che sempre aveva fa- 
vorito i begli ingegni, e particolarmente i pitto- 
ri , gli fece in un quadro una nostra Donna chej 
siede in terra con un putto in su le gambe a ca- 1 
valcione che volge la testa a un S. Giovannino 
sostenuto da una S. Elisabetta vecchia tanto beni 



vita d'Andrea del sarto 339 
fatta e naturale che par viva, siccome anco ogni 
altra cosa è lavorata con arte,disegno e diligenza 
incredibile . Finito che ebbe questo quadro , 
Andrea lo portò a M. Ottaviano ; ma perchè es- 
sendo allora 1' assedio attorno a Firenze , aveva 
quei Signore altri pensieri , gli rispose che io 
elesse a chi voleva , scusandosi e ringraziandolo 
sommamente . Ài che Andrea non rispose altro 
sé non : la fatica è durata per voi , e vostro sarà 
sempre . Vendilo , rispose M. Ottaviano ," e ser- 
viti de' danari ; perciocché io so quel che io mi 
dico . Partitosi dunque Andrea se ne tornò a ca- 
sa , ne per chieste che gli lussino fatte , volle 
mai dare il quadro a nessuno , anzi fornito che 
fu l'assedio e i Medici tornati in Firenze , ri- 
portò Andrea il quadro a M. Ottaviano, il quale 
presolo ben volentieri e ringraziandolo , glie lo 
pagò doppiamente ; laquai' opera è oggi in ca- 
mera di madonna Francesca sua donna e sorella 
elei reverendissimo Salviati ; la quale non tiene 
men conto delle belle pitture lasciateli dal Ma- 
gnifico suo consorte, che ella si faccia del con- 
servare e tener conto degli amici di lui . Fece 
un altro quadro Andrea quasi simile a quello 
della Carità già detta a Già: Borgherini, dentino- 
vi una nostra Donna ,un S. Giovanni putto che 
porge a Cristo un a palla figurata per il mondo , 
e una testa di S. Giuseppo molto bella . Venne 
voglia a Paolo da Terrarossa , veduta la bozza 
del sopraddetto Abramo , d' avere qualche cosa 
di mano d'Andrea , come amico universalmente 
ili tutti i pittori; perchè richiestolo d' un ritratto 
di quella Abramo , Andrea volentieri lo sèrvi e 
glie lo fece tale , che nella sua piccolezza non 
fu punto inferiore* al la grandezza dell'originale. 



340 PARTE TERZA 

Laonde piacendo molto a Paolo, gli domandò 
del prezzo per pagarlo , stimando che dovesse 
Costarli quello che meramente valeva; ma chie- 
dendogli Andrea una miseria , Paolo quasi si 
vergognò, e strettosi ne' le spaile gli diede tutto 
quello cho chiese . Il quadro fu poi mandato da 
lui a Napoli .... ed in quel luogo è la più bella 
e onorata pittura che vi sia. Erano per l'assedio 
di Firenze fuggitisi con le paghe alcuni capitani 
della città ; onde essendo richiesto Andrea di 
dipignere nella facciata del palazzo del Podestà 
ed in piazza non solo detti capitani, ma ancora 
alcuni cittadini fuggiti e fatti ribelli , disse che 
gli farebbe; ma per non si acquistare, come An- 
drea dal Castagno , il cognome degl' Impiccati , 
diede nome di farli fare a un suo garzone , chia- 
mato Bernardo del Buda . Ma fatta una turata 
grande , dove egli stesso entrava e usciva di 
notte , condusse quelle figure di maniera , che 
parevano coloro stessi vivi e naturali . I soldati 
che furono dipinti in piazza nella facciata delia 
Mercatanzia vecchia vicino alla Condotta, fu- 
rono già sono molt' anni coperti di bianco, per- 
chè non si vedessero . E similmente i cittadini , 
che egli fini tutti di sua mano nel palazzo del 
Podestà , furono guasti . Essendo dopo Andrea 
in questi suoi ultimi anni molto famigliare d'ai- \ 
«uni che governavano la compagnia di S. Ba- 
stiano , che e dietro a' Servi , fece loro di sua 
mano un S. Bastiano dal bellico in su tanto bel- 
lo , che ben parve che quelle avessero a essere 
1' ultime pennellate che egli avesse a dare . Fi- 
nito l' assedio , se ne stava Andrea aspettando 
che le cose si allargassino , sebbene con poca 
speranza che il disegno di Francia gli dovesse 



VITA D' ANDREA DEL SAUTO 3/fl 

riuscire , essendo stato preso Gio: Ballista della 
Palla , quando Fiorenza si riempie d< i soldati 
del campo e di vettovaglie; fra i quali soldati 
essendo alcuni Lanzi appcstati, diedero non pic- 
colo spavento alla città , e poco appresso la la- 
sciarono infetta . Laonde o fusse per questo so- 
spetto o pure perchè avesse disordinato- nel 
mangiare , dopo aver molto in quello assedio 
patitoci ammalò un giorno Andrea gravemente; 
e postosi nel letto giudicatissimo , senza trovar 
rimedio al suo male e senza molto governo , 
standoli più lontana che poteva la moglie per 
timore della peste , si morì ( dicono ) che quasi 
nessuno se n' avvide ; e così con assai poche ci- 
rimonie gli fu nella chiesa de' Servi vicino a 
casa sua dato sepoltura dagli uomini dello Scal- 
zo , dove sogliono seppellirsi tutti quelli di 
quelia compagnia . Fu la morte d' Andrea di 
grandissimo danno alla sua città edali'arte,per- 
chè insinoalt' età di quarantadue anni che visse 
andò sempre di cosa in cosa migliorando di sor- 
te , che quanto più fusse vivuto, sempre avereb- 
be accresciuto miglioramento ali arte ; percioc- 
ché meglio si va acquistando a poco a poco , an- 
dandosi col piede più sicuro e fermo nelle difìi- 
cuità dell'arte, che non si fa in volere sforzare 
la natura e l'- ingegno a un, tratto . Ne è dubbio 
che se Andrea si fusse fermo a Roma , quando 
e«!i vi andò per vedere l opere di Raffaello e di 
Michehgnolo , e parimente le statue e le rovine 
<li quella città, eh e egli arerebbe : molto arricchi- 
ta la maniera ne' componimenti d< !!e storie , e 
arerebbe dato un giorno più finezza e maggior 
forza alle sue figure ; il Òhe non è venuto fitto 
interamente, se non a chi è stato qualche tem.]^ 
Foi. II L fa 



, 342 PARTE TERZA 

in Roma a praticarle e considerarle minuta- 
mente . Avendo egli dunque dalla natura una 
dolce e graziosa maniera nel disegno , ed un co- 
lorito facile e vivace molto ,così nel lavorare ini 
; fresco come a olio , si crede senza dubbio , se 
si fusse fermo in Roma,che egli averebbe avan- 
zati tutti gli artefici del tempo suo. JVIa credono 
alcuni cbe da ciò lo ritraesse l'abbondanza dell* 
opere cbe vide in quella città di scultura e pit- 
tura , e così anticbe come moderne ; ed il ve- 
dere molti giovani discepoli di Raffaello e d'altri 
esser fieri nel disegno e lavorare sicuri e senza 
stento, i quali, coiue timido cbe egli era, non gli 
diede il cuore di passare , e così facendosi paura 
da se , si risolvè per*lo meglio tornarsene a Fi- 
renze , dove considerando a poco a poco quel- 
lo che avea veduto , fece tanto profìtto , cbe 
1' opere sue sono state tenute in pregio ed am- 
mirate , e che e più , imitate più dopo la morte 
che mentre visse ; e chi n' ha le tien care ; e chi 
1' ha volute vendere , n' ha cavato tre volte più 
che non furono pagate a lui ? atteso che delle 
sue cose ebbe sempre poco prezzo , sì perchè 
era , come si è detto , timido di natura, e sì 
perchè certi maestri di legname , che allora la- 
voravano le migliori cose in casa de' cittadini, 
non gli facevano mai allogare alcun' opera per 
servire gli amici loro , se non quando sapevano 
che Andrea avesse gran bisogno ; nel qual tem^ 
pò si contentava ;d' ogni pregio , Ma questo non 
toglie che P opere sue non siano rarissime , e 
che non ne sia tenuto grandissimo conto , e me- 
ritamente , per essere egli stato de' maggiori e 
migliori maestri che siano stati in sin qui . Sono 
nel nostro libro molti disegni di sua mano , e 



VITA D'ANDEA DREL SARTO 343 

tutti bltonì, ma particolarmente è hello all'atto 
quello della storia clic fece al Poggio, quahclo 
a Cesare è presentato il tributo di tutti gli ani- 
mali orientali t il qual disegno , che è tatto di 
chiaroscuro, è cosa rara, ed il più finito che An- 
drea facesse mai , avvengachè quando egli dise- 
gnava le cose di naturale per metterle in opera , 
faceva certi schizzi cosi abbozzati , bastandogli 
vedere quello che faceva il naturale; quando poi 
gli metteva in opera,gli conduceva a perfezione; 
onde i disegni gli servivano più per memoria di 
quello che aveva visto,che per copiare appunto 
da quelli le sue pitture. Furono i discepoli d'An- 
drea infiniti , ma non tutti fecero il medesimo 
studio sotto la disciplina di lui ; perchè vi dimo- 
rarono chi poco e chi assai , non per colpa d'An- 
drea , ma della donna sua, che senza aver ri- 
spetto a nessuno , comandando a tutti imperio- 
samente, gli teneva tribolati . Furono dunque 
suoi discepoli Iacopo da Pontormo , Andrea 
Sguazzella , che tenendo la maniera d' Andrea , 
ha lavorato in Francia un palazzo fuor di Pari- 
gi, che è cosa molto lodata ; il Solosmeo , Pier 
Francesco di Iacopo di Sandro , il qual ha fatto 
in S. Spirito tre tavole , e Francesco Salviatì e 
Giorgio Vasari Aretino che fu compagno del 
detto Salviati , ancorché poco dimorasse con 
Andrea; Iacopo del Conte Fiorentino, e Nannoc- 
cio eh' oggi è in Francia col cardinale Tornone 
in bollissimo credito . Similmente Iacopo detto 
Iacone fu discepolo d' Andrea e molto amico 
suo ed imitatore della sua maniera ; del qual 
Iacone , mentre visse Andrea , se ne valse assai, 
come appare in tutte le sue opere , e massima- 
mente nella facciata del cav. Buondelrnonti in 






344 PARTE TERZA 

su la piazza di S. Trinità . R.estò dopo la sua 
morte erede dei disegni d'Andrea e dell' altre, 
cose dell' arte Domenico Conti , che fece poco 
profitto nella pittura , al quale furono da alcuni 
( come si crede ) deli' arte rubati una notte tuttj 
i disegni e cartoni ed altre cose che aveva d'An- 
drea j ne mai si è potuto sapere chi quo' tali 1 
fusero. Domenico Conti adunque , come non | 
ingrato de' henefizj ricevuti dal suo maestro , e 
desideroso di dargli dopo la morte quegli onori 
che meritava, fece sì che la cortesia di Raffaello 
da Montelupo gli fece un quadro assai ornato di 
marmo, il quale fu nella chiesa de' Servi murato 
in un pilastro con questo epitaffio fattogli dal 
dottissimo M. Pier Vettori allora giovane : 

ANDREAÈ . SARTIO 

ADMIRABIL1S . INGENTI . P1CTORI 

AC . VETERÌBUS . 1LLIS 

OMNIUM . ÌVDICIO . COMPARANDO 

DOMINICVS . CONTES . DISCIPVLYS 

£RO . LABORIB VS . IN . SE • INSTI! VENDO . S VSCEPTIS 

GRATO . ANIMO . POS V IT 

VIXIT . ANN. XLII. OB . ANN. MDXXX. 

Dopo non molto tempo alcuni cittadini ope- 
rai della detta chiesa , piuttosto ignoranti che 
nemici delle memorie onorate, sdegnandosi ehe 
quel quadro fussc in quel luogo stato messo 
se»:za loto licenza , operarono di maniera , che 
ne fu levato , ne por ancora è stato ri murato in 
altro luogo ; nel che volle forse mostrarci la 



VITA D' ANDREA DEL SARTO 345 

fortuna , che non solò gì' influssi de' fati pos- 
sono in vita , ma ancora nelle memorie dopo la 
morte; ma a dispetto loro sono per vivere l'ope- 
re ed il nome d' Andrea lunghissimo tempo, e 
per tenerne , spero , questi miei scritti molti 
secoli memoria . Conchiudiamo adunque , che 
se Andrea fu d' animo basso nell' azioni della 
vita , contentandosi di poco , egli non è perciò 
che neir arte non fusse d' ingegno elevato e spe- 
ditissimo e pratico in ogni lavoro , avendo con 
r opere sue , oltre l'ornamento eh' elle fanno 
a' luoghi dove elle sono , fatto grandissimo gio- 
vamento ai suoi artefici nella maniera, nel dise- 
gno , e nel colorito ; ed il tutto con manco er- 
rori che altro pittor fiorentino , per avere egli > 
come si è detto innanzi , inteso benissimo 1' om- 
bre ed i lumi , e lo sfuggire delle cose negli scu- 
ri , e dipinte le sue cose con una dolcezza molto 
viva : senza che egli mostrò il modo di lavorare 
in fresco con perfetta unione , e senza ritoccare 
molto a secco ; il che fa parer fatta ciascuna 
opera sua tutta in un medesimo giorno ; onde 
può agli artefici toscani stare per esempio in 
ogni luogo , ed avere fra i più celebrati ingegni 
loro lode grandissima ed onorata palma . 



JO 






I 




HMRjGaH&TRZIA. IDE, 1LÒSSI 



VITA 
DI M. PROPERZIA DE' ROSSI 

SCULTRICE BOLOGNESE. 

jlj gran cosa che in tutte quelle virtù ed in tutti 
quelli esercizi , ne' quali in qualunque tempo 
hanno voluto le donne intromettersi con qualche 
studio , elle siano sempre riuscite eccellentissima 
e più che famose,come con una infinità di esem- 
pli agevolmente potrehhe dimostrarsi . E certa- 
mente ognun sa quanto elleno universalmente 
tutte nelle cose economiche vagliano , oltrachè 
nelle cose della guerra medesimamente si sa chi 
fu Cammilla , Arpalice , Valasca , Tomiri ,Pan- 
tasilea , Molpadia , Orizia , Antiope , Ippolita , 
Semiramide , Zenobia , chi finalmente Fulvia 
di Marc'Antonio, che, come dice Dione istorico, 
tante volte s' armò per difender il marito e se 
medesima . Ma nella poesia ancora sono state 
maravigliosissime , come racconta Pausania . 
Corinna fu molto celebre nel versificare; ed Eu- 
statio nel catalogo delle navi di Omero fa men- 
zione di Saffo onoratissima giovane (il medesimo 
fa Eusebio nel libro de' tempi ) la quale in vero 
sebben fu donna , ella fu però tale , che superò 
di gran lunga tutti gli eccellenti scrittori di 
quella età . E Varrone loda anch' egli fuor di 
modo , ma meritamente Erinna , che con tre- 
cento versi s' oppose alla gloriosa fama del pri- 
mo lume della Grecia, e con un suo picciol vo- 
lume chiamato Elecate equiparò la nuuicroti} 



V 



3#3 PARTE TERZA 

Iliade del grand' Omero . Aristofane celebra 1 
Carissena nella medesima professione per dottis- \ 
sima ed eccellentissima femmina ; e similmente 
Teano , Mirone , Polla , Elpe, Cornifieia, e Te- 
lisela alla quale fu posta nel tempio di Venere 
per maraviglia delle sue tante virtù una beìlissi- 
ma statua . E per lasciar tant' altre versi Beatri- 
ce , non leggiamo noi che Arete nelle difficultà 
di filosofia fu maestra del dotto Àristippo ? E 
Lastenia ed Àssiotea discepole del divinissimo 
Platone ? E nell' arte oratoria Sempronia ed 
Ortensia femmine romane furono molto famo- 
se . Nella grammatica Agallide (come dice Ate- 
neo ) fu rarissima , e nel prt dir delle cose futu- 
re , o diasi questo all' astrologia o alla magica , 
[basta che Temi e Cassandra e Manto ebbero 
ne' tempi loro grandissimo nome : come ancora 
Iside e Cerere nelle necessità dell'agricoltura, 
ediri tutte le scienze universalmente le figliuole 
di Tespio . Ma certo in nessun' altra età s' è ciò 
meglio potuto conóscere , che nella nostra, do- 
ve le donne hanno acquistato grandissima fama 
non solamente nello studio delle lettere, corri' ha 
fatto la signora Vittoria del Vasto , la signora 
Veronica Gambara , la signora Caterina Angui- 
sciola, la Schioppa , la JVugarola, madonna Lau- 
ra Battiterra, e cent' altre si nella volgare come, 
nella latina e nella greca lingua dottissime , ma 
eziandio in tutte i' altre facultà . Ne si son ver- 
gognate , quasi per torci il vanto della superio- 
rità , di mettersi con le tenere e bianchissime 
mani nelle cose meccaniche , e fra la ruvidezza 
de' marmi e 1' asprezza del ferro per conseguire 
il desiderio loro e riportarsene fa -ria , come ù ce 
»e' nostri di Properzia de' Rossi da Bologna 



VITA DI PROPERZIÀ DE' ROSSI. 3ff) 
giovane virtuosa non solamente nelle eose di ca- 
sa , come i' altre , ma in infinite scienze , che 
non che le donne, ma tutti gii nomini gli ebbero 
invidia. Costei fu del corpo bellissima ? e sonò 
e cantò ne suoi lampi meglio che femmina della 
sua città ; e perciocché era di capriccioso e de- 
stissimo ingegno , si mise ad intagliar noccioli 
di pesche , i quali sì bene e con tanta pazienza 
lavorò j che fu cosa singolare e maravigliosa il 
vederli non solamente per la sottilità del lavoro, 
ina per la sveltezza delle figurine che in quegli 
faceva, e perla delicatissima maniera del com- 
partirle . È certamente era un miracolo veder 
in su un nocciolo così piccolo tntla la passione 
diCristo fatta con bellissimo intaglio con una in- 
finità di persone , oltra i crocifissori e gli apo- 
stoli . Questa cosa le diede animo, dovendosi far 
l'orna mento delle tre porte della prima facciata 
di S. Pelronio tutta a ligure di marmo, che ella 
per mezzo dei marito chiedesse agli operai una 
parte di quel lavoro , i quali di ciò furono con- 
tentissimi , ogni volta eh' ella facesse veder loro 
qualche opera di marmo condotta di sua mano . 
Of'dc ella subito fece al conte Alessandro depep- 
poli uh ritratto di Unissimo marmo , dov' era il 
contf Guido suo padre di naturale ; la qual cosa 
piacque infinitamente non solo a coloro , ma a 
tutta quella città ; e perciò gli operai non man- 
carono di allogarle una parte di quel lavoro, nel 
quale ella lini con grandissima maraviglia di tut- 
ta Bologna un leggiadrissimo quadro , dove 
( perciocché in quel Tempo la misera donna era 
innamoratissima d' un bel giovane j-ii quale pa- 
reva che poco di lei si curasse) fece la moglie 
del maestro di casa di Faraone , che innamora- 



35o PARTE TERZA 

tasi di Giuseppe , quasi disperata del tanto pre- 
garlo , all' ultimo gli toglie la veste d' attorno 
con una donnesca grazia e più che mirabile. Fu 
questa opera da tutti riputata bellissima , ed a 
lei di gran sodisfazione , parendole con questa 
figura del vecchio Testamento avere isfogato in 
parte 1' ardentissirna sua passione . IVè volse far 
altro mai per conto di detta fabbrica, ne fu per- 
sona che non la pregasse eh' ella seguitar voles- 
se , eccetto maestro Amico , che per 1' invidia 
sempre la-sconfortò e sempre ne disse male agli 
operai , e fece tanto il maligno , che il suo la- 
voro le fu pagato un vilissimo prezzo . Fece an- 
cor' ella due angioli di grandissimo rilievo e dì 
Leila proporzione , eh' oggi si veggono , contra 
sua voglia però , nella medesima fabbrica . All' 
ultimo costei si diede ad intagliare stampe di 
rame , e ciò fece fuor d'ogni biasimo e con gran- 
dissima lode . Finalmente alla povera innamo- 
rata giovane ogni cosa riuscì perfettissimamen- 
te , eccetto il suo infelicissimo amore . Andò la 
fama di cosi nobile ed e levato ingegno per tutt* 
Italia , e all'ultimo pervenne agli orecchi di 
papa Clemente VII , il quale subito che corona- 
to ebbe 1' imperatore in Bologna, domandato di 
lei , trovò la misera donna esser morta quella 
medesima settimana , ed essere stata sepolta 
nello spedale della Morte , che così avea lasciato 
nel suo ultimo testamento . Onde al papa ch'era 
volonteroso di vederla spiacque grandissima- 
mente la morte di quella , ma molto più a' suoi 
cittadini , i quali , mentre ella visse , la tennero 
per un grandissimo miracolo della natura ne'no- 
stri tempi . Sono nel nostro libro alcuni disegni 
di mano di costei fatti di penna e ritratti dalle 



VITA DI PROPERZIÀ DE* ROSSI. 35 1 
cose di Raffaello da Urbino molto buoni , ed U 
suo ritratto si è avuto da alcuni pittori che fu- 
rono suoi amicissimi . Ma non è mancato , an- 
corché ella disegnasse molto bene, chi abbia pa- 
reggiato Properzia non solamente nel disegno , 
ma fatto così bene in pittura , com' ella di scul- 
tura . Di queste la prima è suor Plautiila mona- 
ca ed oggi priora nel monasterio di S. Caterina 
da Siena in Fiorenza in su la piazza di S.Marco, 
la quale cominciando a poco a poco a disegnare, 
e ad imitare coi colori quadri e pitture di mae- 
stri eccellenti , ha con tanta diligenza condotte 
alcune cose,che ha fatto maravigliar gli artefici. 
Di mano di costei sono due tavole nella chiesa 
del detto monasterio di S. Cateriua ; ma quella 
è molto lodata , dove sono i Magi che adorano 
Gesù . Nel monasterio di S,. Lucia di Pistoia è 
una tavola grande nel coro , nella quale è la 
Madonna col bambino in braccio , S. Tommaso , 
S. Agostino , S. Maria Maddalena , S. Caterina 
da Siena , S. Agnese , S. Caterina Martire , e S. 
Lucia ; e un' altra tavola grande di mano della 
medesima mandò di fuori lo spedalingo di Lel- 
mo . Nel refettorio del detto monasterio di S. 
Caterina è un cenacolo grande , e nella sala del 
lavoro una tavola di mano della detta : e per le 
case de'gentiluomini di Firenze tanti quadri , 
che troppo sarei lungo a volere di tutti ragio- 
nare . Una Nunziata in un gran quadro ha la 
moglie del sig. Mondragone Spagnuolo,ed un'al- 
tra simile ne ha madonna Manetta de' Fedini . 
Un quadretto di nostra Donna è in S. Giovanni- 
nodi Firenze ; e una predella d' altare è in S. 
Maria del Fiore , nella quale sono istorie della 
Vita di S. Zanobi molto belle . E perchè questa 



352 PARTE TERZA 

veneranda e virtuosa suora , innanzi che lavo* | 
russe tavole ed opere. d' importanza, attese a far 
di minio, sono di sua mano moìti quadretti belli I 
affatto in mano di diversi , dei quali non accade 1 



far menzione . Ma quelle cose di mano di costei J 
sono miglioricene ella ila ricavato da altri, nelle 
quali mostra che arebhe fatto cose maraviglio- 
se se , come l'anno gli uomini , avesse avuto co- 
modo di studiare ed attendere al disegno e ri- 
trarre cose vive e naturali . E che ciò sia vero , 
ài vede manifestamente in un quadro d'una na- 
tività di Cristo ritratto da uno che già fece il 
Bronzino a Filippo Salviati . Similmente il vero 
di ciò si mostra in questo , che nelle sue opere i 
volti e fattezze delle d^nne per averne veduto a 
suo piacimento sono assai migliori che le teste 
itegli uomini non sono ; e più simili al vero. Ha 
ritratto in aleuna delie sue opere in volti didon-r 
ne madonna Costanza de' Doni , stata ne' tempi 
nostri esempio d'ineredihile bellezza ed onestà , 
tanto bene, che da donna in ciò per le d< tte ca- 
gioni non molto pratica , non si può più oltre 
desiderare . 

Similmente ha con molta sua lode atteso ai 
disegno ed alla pittura , ed attende ancora , a- 
veodo imparato da Alessandro Allori allievo del 
Bronzino , madonna Lucrezia figliuola di M.A1-* 
fonso Quistelli dalla Mirandola , e donna oggi 
del conte Clemente Pietra , cóme si può vedere 
in molti quadri e ritratti , che ha lavorati di sua 
mano , degni d' esser lodati da ognuno , Ma Só- 
fonisba Cremonese figliuola di M. Arnilcaro An- 
guisciola ha con più studio e con miglior gra- 
zia , che altra donna de' tempi nostri , faticata 
dietro alle cose del disegno ; perciocché ha sa- 



TITA DI PROPERZIA VE' ROSSI*. 353 
puto non pure disegnare , colorire , e ritrarre di 
naturale , e copiare eccellentemente cose d'aU- 
tri , ma da se sola ha (atto cose rarissime e bel- 
lissime di pittura, onde ha meritato che Filippo 
re di Spagna avendo inteso dal sig. duca d'Alba 
le virtù e meriti suoi , abbia mandato per lei 
e fattala condurre onoratissimamente in Ispa- 
gna , dove la tiene appresso la reina con grossa 
provvisione e con stupor di tutta quella corte , 
che ammira , come cosa maravigliosa , i' eccel- 
lenza di Sofonisba. E non è molto che M. Tom- 
maso Cavalieri gentiluomo romano mandò al 
sig. duca Cosimo , olire una carta di mano del 
divino Michelagnolo , dove è una Cleopatra , 
un' altra carta di mano di Sofonisba , nella quale 
è una fanciulliua che si ride di un putto che 
piagne , perchè avendogli ella messo innanzi un 
caneslrino pieno di gambcri,uno d'essigli morde 
un dito ; del qual disegno non si può \eder cosa 
più graziosa né più simile al vero . Onde io in 
memoria della virtù di Sofonisba, poiché viven- 
do ella in Ispagna non ha V Italia copia delle 
sue opere, 1' ho messo nel nostro libro de' dise- 
gni . Possiamo dunque dire col divino Ariosto , 
e con vex'ità , che 

Le donne sofo venute fu eccellenza 

Di ciascun arte ov' hanno posto cura . 

E questo sia il fine della vita di PrQperzia scul- 
trice bolognese . 



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